essenza del Seiki

L’ESSENZA DEL SEIKI, l’operatore Anthony Fidler racconta Kishi

Si parla spesso dell’essenza del Seiki di Akinobu Kishi, il cui libro “Seiki – Life in Resonance – L’arte segreta dello shiatsu” ci fa comprendere quanto esso sia frutto di una ricerca. Come editori di questo affascinante testo, abbiamo cercato di comprenderne l’essenza della pratica. Infatti, come scrive il dott. Giuseppe Montanini nella prefazione, Kishi non esita a sottolineare i grandi limiti della parola scritta: l’essenza delle cose si può solo percepire nell’esperienza, non si può comprendere solamente leggendo un libro.
Lo scorso settembre abbiamo ospitato nella nostra sede di Milano il terapista inglese Anthony Fidler, innamorato di questa pratica, che ci ha mostrato il proprio modo di praticare il Seiki Soho. La sua premessa, come si evince anche dalla lettura del libro, è che la pratica del Seiki è fuori dagli schemi, non esistono routine o manovre codificate e ci si affida in gran parte all’esperienza del terapeuta, alla sua capacità di connettersi con il paziente, per cui ogni operatore ha uno stile unico. E’ fondamentale per l’operatore sentire con attenzione lo scorrere dell’energia, vedere dove questa si muove e dove ristagna; ci si affida “all’intelligenza” del corpo del ricevente e alla sua capacità di ripristinare l’omeostasi.

Anthony Fidler conobbe Kishi ad un workshop nel 2004, ricevette un trattamento durante il quale aveva potuto sperimentare diversi stati di coscienza e per lui fu una esperienza molto profonda e pregnante. All’inizio fu molto “scombussolato” ma, successivamente, comprese che ciò in realtà era stato estremamente utile e positivo. Kishi diventò il suo maestro e lo seguì per una decina d’anni. In quel periodo Anthony intraprese un viaggio in India comprendendo che la cosa non era stata casuale ma aveva un particolare significato per lui, forse rappresentava l’inizio di un vero viaggio dentro se stesso, una nuova via per poter essere profondamente connesso con la sua parte più interiore. Anthony, da allora, non ha smesso di sperimentare, esplorare sia attraverso il proprio corpo ma anche la mente e lo spirito e trovare un modo per poter conciliare un lavoro così profondo su se stessi con quello rivolto agli altri. Ci ha confidato che apprendere da Kishi non era facile, parlava poco ma ciò che trasmetteva era principalmente l’invito di essere il più possibile se stessi e concentrarsi per potersi connettere con il corpo e la psiche del ricevente.
Nel 2009 Anthony si rese conto di poter praticare quello che il suo maestro gli aveva trasmesso, si sentiva finalmente pronto, incredibilmente vivo e centrato all’interno del suo corpo e in un trattamento comprese l’importanza della connessione con gli altri. Anthony dice che il suo particolare interesse riguarda soprattutto il trauma e che lavora cercando sempre qualcosa di nuovo. Kishi si era particolarmente concentrato sul tocco ma Anthony ritiene che sia anche altrettanto importante concentrarsi su hara, perché il corpo richiede un certo tempo per aprirsi ed entrare in risonanza e non è certo facile ma il lavoro su hara riesce a facilitare tale apertura. La meditazione e la capacità di percepire il movimento sono, secondo lui, gli atteggiamenti che ci consentono di riuscire a penetrare il nucleo delle persone. Per arrivare a questo è necessario centrarsi nel proprio respiro e ascoltare quando questo entra.

Come anche descritto in “Seiki”, che contiene un bell’affresco storico relativo allo shiatsu, Anthony ci ha raccontato che Kishi aveva studiato sia con Namikoshi che con Masunaga; era tuttavia particolarmente legato a Masunaga e non perdeva l’occasione di osservarlo e di porgli domande; si sforzava continuamente di trovare il kyo “tanto caro” al maestro, ma non riusciva a farlo come lui; comprese quindi che il suo interesse si era spostato maggiormente nell’osservazione della persona da trattare e nella relazione/interazione con questa. Kishi si trasferì in Svizzera e iniziò a lavorare con lo shiatsu, però si ammalò al punto di non riuscire più a camminare; solo allora decise di rientrare in Giappone, dove intraprese un percorso con alcuni sacerdoti scintoisti. Quello fu un momento di grandi cambiamenti sia sul piano fisico che spirituale, che smosse profondamente il suo ki sino a portarlo alla guarigione.
Kishi si confrontò dunque nuovamente con Masunaga su tutti questi temi, maturando l’idea di iniziare a cercare l’origine di questo movimento rigeneratore nel corpo, un movimento quasi sciamanico. Per lui, la cultura del ki rappresentava un modo di aprirsi al divino, il tentativo di trovare il movimento originale nella convinzione che, più si è puliti dentro, più ci si apre all’altro. Il tocco dello shiatsu, per Kishi, possedeva questa incredibile capacità di generare fiducia e la possibilità di aprirsi all’altro.
Kishi aveva una personalità assai particolare e carismatica ed era decisamente interessato a sperimentare aspetti anche molto diversificati della vita. Aveva la convinzione che tutte le esperienze che noi facciamo, soprattutto quelle più negative o traumatiche, si sedimentano e congelano nel nostro corpo, perciò, per poter far veramente brillare se stessi, è necessario ripulire il corpo dal proprio passato. Cominciò così a cercare di aiutare le persone che si rivolgevano a lui lavorando in tal senso con buoni risultati.
Secondo Anthony Fidler, scomparso Kishi, il Seiki Soho finisce in un certo senso con lui, però il testo che ha lasciato illustra la sua visione e filosofia di vita; ora sta alle persone che lui ha incontrato e formato far comprendere l’importanza della connessione con gli altri durante i trattamenti.

essenza del SeikiNell’incontro di Milano, Anthony, nonostante il tempo limitato, ci ha mostrato il proprio modo di trattare e come prepararsi ad un lavoro così particolare; prima della dimostrazione, ha guidato numerosi esercizi utilizzando diversi movimenti e lavorando molto sulla respirazione e sulla meditazione, per focalizzare la centratura e la possibilità di aprirsi meglio all’ascolto.
Nella dimostrazione, dopo un lavoro di meditazione per trovare una connessione con la ricevente, si è concentrato su alcune zone particolari che necessitano di maggior attenzione, per poi passare a quelle successive da cui veniva richiamato. La pressione che ha esercitato non può essere definita fisica, ma una forte connessione energetica. Si è concentrato sulle zone più kyo; il meridiano kyo è anche il meridiano relativo alla cura del corpo. La percezione dell’essenza delle cose ha necessariamente una connotazione spirituale (non religiosa nel senso comune). Durante la dimostrazione, la ricevente ha provato una sensazione di calore e di leggerezza e si è sentita molto bene.
Al prossimo convegno Fisieo del 20-22 marzo 2020 a Montesilvano sarà presente Kyoko Kishi, moglie di Akinobu e sua assistente, che condurrà un workshop di Seiki. Questa sarà sicuramente un’altra grande occasione per comprendere l’essenza del Seiki Soho e per integrare e approfondire quanto appreso nel libro.

Roberto Palasciano, con la collaborazione di Sofia Bossi Poroli

ANPUKU ZUKAI – introduzione di Ōta Shinsai

Per i nostri lettori più curiosi, ecco un estratto dell’introduzione del libro “Anpuku Zukai – Antica arte del trattamento dell’addome” scritta dall’autore Ōta Shinsai, che illustra l’importanza di questo libro. Buona lettura!

[…] Attualmente si suppone che la scienza medica fu introdotta in Giappone dalla Cina, mentre non è tutt’ora chiaro se le tecniche di movimento e di respirazione, il trattamento anma e il dōin ankyō arrivarono anch’esse dalla Cina, come componenti della medicina cinese. […]
Purtroppo però, la tecnica del dōin anma è molto antica, non esistono molti esperti in grado di praticarla o di fare ricerche in merito, così è caduta nell’oblio. Solo in tempi moderni due studiosi di Kyōto di nome Kōga Syuan e Kagawa Genetsu, entrambi esperti di medicina, hanno cercato di recuperare l’arte medica originale del nostro paese. Nei loro testi si parla del dōin anma come di una terapia molto efficace, ed entrambi sono considerati i pionieri che hanno ridato vita alla sua divulgazione.
Sino a questo momento, le persone che praticavano questo tipo di terapia erano identificate nell’immaginario comune come non vedenti, vedove, falliti o studenti di umile estrazione che dovevano lavorare per mantenersi agli studi. Per questa ragione chi pratica tale disciplina anche oggi è mal visto dalla gente, che finisce per non avere fiducia nel trattamento.
Quando ho cominciato gli studi di medicina, anch’io credevo che l’anma fosse deprecabile. Ma, all’età di trent’anni, contrassi una malattia molto grave e, dopo aver provato ogni tipo di cura medica e terapia senza che sortisse effetto alcuno, pensai che non ci fosse più nulla da fare e che sarei probabilmente morto. Durante l’inverno decisi così di pregare e di affidare la mia anima a due divinità a me care. Poi provai a praticare da solo il dōin anma così come me lo ricordavo e, nonostante la mia malattia fosse ritenuta difficilmente curabile, gradualmente scomparve, come la neve si scioglie ai tiepidi raggi del sole, ed io guarii. Per la prima volta compresi quanto questa pratica fosse efficace e come un artista di Hida, che, quando crea una scultura in legno si concentra per imprimere la propria anima nell’immagine, cercai notte e giorno di evolvere spiritualmente migliorando le mie potenzialità finché, dopo tre anni, giunsi a comprendere gli elementi fondamentali del dōin anma.
Cominciai in seguito a provare questa tecnica medica su persone malate e, come l’eco dell’onda che si infrange sulla riva, l’effetto fu stupefacente.
Visti i risultati ottenuti, molte persone venivano da me ogni giorno, sia come pazienti che come studenti, e mi chiedevo quale fosse il giusto modo di aiutarle. Il dōin anma non è facile da imparare ed è difficile da praticare in un breve arco di tempo, perché non si può prevedere esattamente la durata necessaria della terapia. Quindi decisi di scrivere questo libro, corredandolo di numerose illustrazioni, per far conoscere a quante più persone possibili questa disciplina meravigliosa.
Ho cercato di scrivere in modo comprensibile anche a un bambino; spero che questo testo possa essere utile a chi soffre a causa di una malattia, a lavoratori, genitori e giovani che, praticando i trattamenti su di sé, possano conservare la salute e vivere a lungo. Mi auguro che possa diventare un modo per allevare figli e nipoti con cura e affetto.

15 febbraio 1827
Ōta Shinsai di Naniwa, Osaka

RISO CON ZUCCA

La zucca è una delle verdure tipiche dell’autunno. Per ottenere un riso con la zucca delizioso, bisogna innanzitutto scegliere la zucca. Io prediligo le zucche pepone o, alternativamente la varietà okkaido. La ragione della scelta sono la colorazione arancio / rossastra e la consistenza della buccia.

La zucca, che è stracolma di beta carotene, ha un sapore che si intensifica man mano che ci si allontana dal centro (dove troviamo i semi) e si arriva in periferia, cioè dove c’è la buccia. La cucina macrobiotica tende ad utilizzare la maggior parte delle parti della pianta, e quindi cercheremo di adeguarci.

Passiamo quindi alla ricetta per 4 – 5 persone:

100 g di cipolla
450 g di zucca
300 g di riso integrale
1 mazzetto di prezzemolo
sale
Olio EVO
25 g semi di zucca crudi decorticati

Innanzitutto laviamo bene la zucca e togliamo le estremità. Quindi la tagliamo in due e leviamo dalla zucca i semi (che terremo da parte) e la parte centrale filamentosa.
Tagliamo la zucca (compresa della buccia) in parti e le mettiamo in una pentola con acqua e sale fino a che siano completamente immerse. Lasciamo bollire per circa 10 – 15 minuti poi, con un frullatore ad immersione ne otteniamo una crema abbastanza liquida.
Intanto avremo lavato e scolato il riso e tagliato finemente la cipolla.
Soffriggiamo la cipolla in olio EVO e, quando inizia a dorarsi, uniamo il riso e lo rosoliamo un paio di minuti.
riso e zuccaAggiungiamo quindi la purea di zucca, rimescoliamo e lasciamo cuocere a fuoco basso con il coperchio per 45-50 minuti.
Di quando in quando controlliamo la cottura e rimescoliamo dolcemente quindi approfittiamo per regolare di sale o aggiungere un po’ d’acqua.

Mentre cuoce il riso, mondiamo il prezzemolo e lo sminuzziamo.
Tostiamo leggermente i semi decorticati di zucca sinché non sprigionano il loro caratteristico aroma.

A cottura ultimata aggiungiamo il prezzemolo e rimescoliamo bene; lasciamo quindi riposare con il coperchio ancora per qualche minuto e poi serviamo.

Aggiungiamo i semi di zucca nel piatto come decorazione finale.

NOTA: i semi della zucca possono essere messi in una teglia in forno a 200°C con un po’ di sale per ottenere i classici semi di zucca da mangiare come spuntino.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

animali totem

ANIMALI TOTEM E LINGUAGGIO

Il mondo animale è il precursore del più sviluppato regno umano, e principalmente si divide in rettili, mammiferi, uccelli, pesci, insetti. Ognuna di queste categorie esprime, sia nel simbolo che nella funzione, i primi prototipi anatomici, fisiologici e psicologici del più complesso tra gli animali: l’Uomo, anche designato da alcuni studiosi “Umanimale”; il quarto regno.
Volendo riassumere la metafisica generale della creazione, abbiamo in principio il Fuoco delle stelle che, raffreddandosi, origina il regno minerale; i minerali, tramite il fluire dell’acqua, si verticalizzano nel secondo regno, quello vegetale, che, a sua volta, “sradicandosi”, come a volersi smuovere dall’inerzia stanziale, genera le categorie del regno animale sopra elencate.
I primi tre regni, minerale, vegetale e animale, sono detti macrocosmo, mentre il quarto regno, quello umano, microcosmo.
Per comprendere realmente il tema sciamanico degli animali totem, presente in quasi tutte le culture antiche del globo, dobbiamo chiarire quanto sopra detto, altrimenti ogni attribuzione o significazione sarà fine a se stessa, come uno dei tanti giochi della New Age.

L’Uomo – o Umanimale – è la sintesi dei regni precedenti, i quali contengono un simbolismo in relazione a noi umani. Occorre distinguere con chiarezza il piano umano (fisico, emozionale, mentale o spirituale) al quale ognuno di questi regni si rivolge.
I minerali, con il loro strutturalismo, andranno a caratterizzare le qualità statiche dell’essere umano, quali ad esempio la volontà, la centratura, la concentrazione, la coerenza. Saranno anche d’aiuto su altri piani del nostro essere, ma sempre e solo per strutturare, sostenere, fissare. Con questo non si vuol intendere che una pietra non possa apportare caratteristiche quali dolcezza o sentimento, ma se lo farà sarà per effetto collaterale all’aver agito sulla struttura.
Dal mondo vegetale traiamo invece il simbolismo inerente alla nostra fisiologia, non solo organica ma anche sottile. Piante e alberi iniziano a parlarci più internamente rispetto al mondo minerale, tuttavia non porteranno messaggi diretti alla coscienza, ma alle nostre capacità di verticalizzazione, come un simbolo vivente quale è un albero di fronte a noi, che ci induce con la sua presenza uno stato d’animo, una sensazione d’essere. Con il regno vegetale siamo quindi giunti sulla soglia della coscienza umana, ma in una modalità ancora elementare e di carattere generale. Ovviamente, come nel caso precedente, potremo avere esperienze molto precise ed efficaci (come insegnano la floriterapia o l’erboristica in generale), ma saranno effetti collaterali dell’aver ripristinato una fisiologia disturbata; infatti, nella tradizione erboristica si considera il comportamento della pianta rispetto al bosco o al suo habitat, e da quel comportamento si deduce un’analogia con la complessione psichica dell’uomo.
Il regno animale, invece, è latore di funzioni e stati psicologici e spirituali molto più specifici, e inizia così a rivolgersi più direttamente alla coscienza dell’uomo, alle funzioni superiori. L’animale, infatti, “va” dall’uomo, può viaggiare verso di lui, può comparirgli dinanzi e, con la sua presenza peculiare, recare un messaggio. La pietra giace inerte e, nella maggior parte dei casi, devo eviscerarla dalla terra, andare a prenderla, compiere un atto preciso, in montagna o in miniera. L’albero rimane immobile nel bosco e così la pianta, devo quindi trovarmi io in loro presenza. Di nuovo, devo muovermi per trovare un messaggio; muovermi in quel grande arazzo umano di minatori, studiosi, raccoglitori, erboristi, sperimentatori, fino ad arrivare all’”utente”. Certo, nel mondo vegetale possiamo assistere a qualche movimento verso l’uomo; ad esempio, nella mia casa in collina, nel terreno antistante il bosco negli ultimi anni è comparsa la melissa, tantissima melissa, e guarda caso è comparsa negli anni in cui ho avuto bisogno del suo messaggio, del suo profumo, del suo principio attivo.
L’animale, però, viene da te fisicamente, si sposta, appare, ti si muove dentro e, nella sua fortissima diversificazione, porta messaggi meno generali, meno fisiologici: porta messaggi senzienti, che comunicano con la nostra parte senziente! Grazie alle sue peculiarità di animale – animate – ci coglie nel profondo, dialoga direttamente con la coscienza.

Da qui lo sciamanesimo dell’animale totem che, un po’ ovunque nel mondo e nel tempo, come un’astrologia di astri viventi – dove l’animale diventa astro e dominante o transito – ha accompagnato la storia e l’esperienza umana. Ovviamente è una scienza vivente che inizia dalla conoscenza di questo regno attraverso l’osservazione, come nei regni precedenti, e che culmina nella formazione di un lessico che, se ben strutturato, ha la caratteristica dell’efficacia, del vero, del sorprendente… sono “anima-li”.
Quando si ha la fortuna di conoscere questo lessico, perlomeno di avvicinarsene, una nuova cartellonistica dell’anima umana inizia e la propria vita non sarà più la stessa, poiché ogni alfabeto che impariamo ci muta radicalmente, e più parola e semantica conosciamo, più l’intelligenza può oggettivarsi.
Cominciate con l’osservare quando un animale, qualunque esso sia, si mette in relazione con voi, vi incontra insomma, magari solo per il fatto di apparire al vostro cospetto o smuovere sensi ed emozioni, e da lì cominciate a cercare sul web, ad esempio “cornacchia significato”, consultando quanto riuscite a trovare sull’argomento. Si inizia così, piano piano, e se avete sensibilità e costanza vedrete, in un tempo relativamente breve, sorgere in voi un nuovo linguaggio; guardate che funziona! Perché gli anima-li sono anime specifiche, animate, e in quanto tali, vi sentono, specie se vi accorgete di loro; in altre parole, il mondo animale si accorge se voi vi siete accorti di lui!

Pascal Fabio Patruno

2° serata della vitalità – Il tuo animale totem

Prosegue il ciclo delle Serate della Vitalità, incontri mensili su temi riguardanti il benessere, organizzate da Shiatsu Milano Editore e il Centro del Benessere. La 2° serata ha come tema:

“IL TUO ANIMALE TOTEM – Una meditazione per scoprire l’animale guida”

L’incontro si terrà venerdì 15 novembre dalle 20 alle 22.30 e sarà aperto a tutti i tesserati Arci.

animale totemGli Anima-li sono anime, anime animate, ci guardano, ci sentono, dialogano con noi, sanno che esistiamo. Il problema tra Uomo e mondo animale è unicamente rappresentato dal problema linguistico: loro non parlano e non intendono come parliamo o intendiamo noi. Questo incontro avrà l’obiettivo di iniziare a colmare questo divario comunicativo.
La serata inizierà con una parte introduttiva esplicativa per poi proseguire con una pratica meditativa guidata, al termine della quale seguirà una condivisione per chi lo desidera.

Per una migliore riuscita della pratica, chiediamo ai partecipanti di pensare e ricordare un “incontro” avuto (recentemente o meno) con un rappresentate del regno animale. Non il piccione o il gatto incrociato per la strada ma, piccione o gatto che sia, un animale che abbia avuto un comportamento o un modo di apparire non ordinario.

 

La serata sarà condotta da Pascal Fabio Patruno, operatore shiatsu dal 1996 e, dal 1999 al 2009, insegnante di Naturopatia, Astrodiagnosi e Medicina Tradizionale Cinese in varie scuole. Dal 1997 è anche insegnante di Tai Chi Chuan e nel 2000 fonda l’associazione Alchimia Urbana, dove svolge tuttora le proprie attività, tra cui l’insegnamento all’Accademia Triennale di Astrologia Egizia,oltre a tenere conferenze su vari temi. Nel 2012 si diploma operatore di Terapie Essene e Lettura dell’Aura con Anne Givaudan.

 

Incontro con contributo e su prenotazione tramite email o telefono:
info@centrodelbenessere.it, tel 02-26681272, whatsapp 375.6113751 c/o Centro del Benessere, via Pacini 46, MM2 Lambrate (MI)

Evento riservato ai soci del Centro del Benessere e tesserati ARCI

serata della vitalità – Come è fatto il cibo?

SERATE-VITALITA a

 

 

Proseguono le Serate della Vitalità, incontri mensili su temi riguardanti il benessere, organizzate da Shiatsu Milano Editore e il Centro del Benessere. Questa serata proporrà:

“COM’E’ FATTO IL CIBO? – Dall’insalata al pane, siete sicuri di conoscere tutte le fasi dal campo alla tavola?”

L’incontro si terrà venerdì 29 novembre dalle 20 alle 22.30 e sarà aperto a tutti i tesserati Arci.

com'è fatto il ciboInsalata, frutta secca, pane, zuppe e minestroni, spezie in polvere, pasta e riso: tutti i segreti delle trasformazioni industriali a partire dal campo sino al confezionamento. Leggeremo le etichette e le tabelle nutrizionali alla ricerca di zucchero, glutine, proteine aggiunte: elementi le cui correlazioni con patologie sono note alla scienza. Per questa ragione vedremo i più importanti studi epidemiologici su bibite zuccherate, alimenti per bambini e glutine.
Un problema di salute che costringe a cambiare stile alimentare e ad evitare tutti i componenti che arricchiscono le liste ingredienti dei cibi di provenienza industriale porta la relatrice a iniziare un nuovo percorso, volto alla conoscenza e all’approfondimento di tecniche di coltivazione, all’importanza della provenienza dei semi e della loro riproduzione naturale, così come delle reali proprietà degli alimenti e la loro manipolazione, per dare una risposta concreta alla crescente consapevolezza della centralità del cibo per il benessere e la salute delle persone.

 

La serata sarà condotta da Monia Caramma, che si occupa di cereali antichi ed interazioni alimentari da circa 20 anni. È così che nasce e prende forma la linea di pasta secca da lei studiata e creata, prodotta con i marchi Apuntìno e Bontàsana, nella logica di un’economica etica e sostenibile per tutti. Un progetto in continua evoluzione volto a creare prodotti capaci di offrire dei veri benefici, andando oltre il mondo dei cibi plantbased e glutenfree. Monia dal 2018 è referente europea di Sorghum-ID per la produzione di pasta di sorgo, è relatrice e speaker di conferenze dedicate all’alimentazione funzionale e al mondo dei cereali antichi. Nel 2018 il suo speech ha vinto il premio Let’s Emerge Award nell’edizione italiana di Seed&Chips. Suoi articoli sono stati pubblicati anche sul Journal of food and nutritional disorders.

 

Incontro con contributo e su prenotazione tramite email o telefono:
info@centrodelbenessere.it, tel 02-26681272, whatsapp 375.6113751 c/o Centro del Benessere, via Pacini 46, Milano Lambrate (MM2)

Evento riservato ai tesserati ARCI

Calendario Serate della Vitalità 2019-20

Longevità̀ e salutogenesi

LONGEVITA’ E SALUTOGENESI

Dal 18 al 25 settembre 2019 la Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori ha riproposto la Settimana dello Shiatsu, giunta alla sua ottava edizione e quest’anno dedicata a longevità e salutogenesi. La comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere che una vita sana e attiva, una corretta alimentazione e la capacità di non farsi travolgere dallo stress siano ingredienti comuni a tutte le storie di longevità. Sul sito della Fisieo troverete numerosi articoli in proposito, di seguito vi parlo della mia esperienza e del mio parere in proposito.

Di solito ai miei riceventi faccio questa battuta: “Lo shiatsu fa bene a chi lo fa e a chi lo riceve non si sa”. Ho quasi ottant’anni e sono ancora abbastanza elastico, ho solo un po’ di seccature di salute con le quali convivo, ma riesco a praticare shiatsu inginocchiato anche per qualche ora.
Da molti anni vado in vacanza sempre nello stesso campeggio in Sardegna, e sono conosciuto per la mia capacità di alleviare dolori a collo, schiena ecc. con il mio shiatsu. Naturalmente faccio solo pochissimi trattamenti agli amici e non spargo la voce. Gli anni passano, i riceventi invecchiano e quest’anno, oltre ai soliti, ho trattato tre nuove signore vicine alla mia età; ho risolto loro qualche problemino e perciò mi hanno donato qualche omaggio alimentare e tanto affetto. Queste signore anziane si sono rivelate particolarmente sensibili al contatto che noi stabiliamo attraverso il “tocco consapevole e amorevole” specifico dello shiatsu; abituate a fisioterapia, osteopatia e altro, ciò che le ha sorprese è stato l’essere ascoltate, il sollievo sia fisico che mentale abbastanza veloce e la mia considerazione per i loro disagi, esigenze e sofferenza. Almeno in quei giorni estivi hanno cercato di seguire i miei consigli per una alimentazione sana, facendo gli esercizi per la salute che avevo loro consigliato. Mi hanno anche chiesto indirizzi di operatori shiatsu nella loro città, e spero che ci vadano.

Cosa facciamo con lo shiatsu, e perché è collegato a longevità e salutogenesi? Con pressioni e stiramenti andiamo a riequilibrare l’energia dei riceventi, lavorando sulle zone dove l’energia è carente e bilanciando il flusso energetico che percorre il loro corpo; agiamo naturalmente anche sulla psiche perché, come sostiene la medicina orientale, siamo un tutt’uno corpo-mente-spirito, concetto oggi recepito anche da molti nostri medici.
C’è una differenza però nella condizione degli anziani, per i quali entra in gioco il termine “l’altro stato”. Negli adulti il benessere si può definire con la parola “omeostasi”, cioè la capacità di mantenere un ambiente interno costante; il nostro corpo provvede a ristabilirla dai continui cambiamenti definiti come “altro stato” ma con l’avanzare dell’età il nostro corpo non riesce più a stabilire un’omeostasi efficiente, perciò spesso viviamo “nell’altro stato”.
Cosa possiamo fare noi anziani? Abbiamo la capacità di confrontarci con ciò che ci è estraneo, imparare non solo ad evitare lo stress, ma anche a sopportarlo. Si tratta di conoscere i limiti della sopportabilità fisica e psichica, per poterli poi ampliare. Queste seccature di salute, come succede nei bambini, aiutano a sviluppare la nostra capacità di autoregolazione e di autoguarigione.

L’arte dello shiatsu, in Giappone, è riconosciuta come pratica sanitaria e porta con sé, tra l’altro, un vasto bagaglio di conoscenze e attenzioni dedicate alla capacità di invecchiare mantenendo un buono stato di salute psicofisica. Non è un caso che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Giappone è il paese con la più alta aspettativa di vita al mondo: 87 anni per le donne e 80 per gli uomini.
Cosa li rende così longevi e resistenti? Principalmente l’alimentazione, con la combinazione di cibo a basso contenuto calorico come pesce e verdura in porzioni ridotte, quindi facilmente masticabili bene e a lungo. Inoltre la cultura giapponese da molta importanza dell’addome, infatti non chiedono “Come stai?” ma “Come sta la tua pancia?”, il che favorisce anche l’utilizzo di terapie energetiche alternative parallelamente alla medicina ufficiale.

Una vita sana e attiva, una corretta alimentazione e la capacità di non farsi travolgere dallo stress sono ingredienti comuni a tutte le storie di longevità. In Italia il numero dei centenari cresce costantemente e a ritmo sostenuto. Il nostro paese, inoltre, detiene il primato europeo di longevità. Un’elevata concentrazione di ultracentenari si trova soprattutto in Sardegna, dove da tempo gli scienziati cercano tracce dell’elisir di lunga vita.

Un concetto che sta assumendo sempre maggiore importanza è quello dell’adattabilità, cioè una elevata capacità di adattamento biologico agli agenti dannosi come i radicali liberi, coinvolti nei processi di invecchiamento cellulare. Negli ultimi anni molta attenzione è stata dedicata al sistema immunitario dei grandi vecchi e i dati fino ad oggi raccolti forniscono evidenze che in questi soggetti esista un meccanismo di “rimodellamento” del sistema immunitario, in grado di permettere loro di contrastare anche le patologie legate all’invecchiamento.

Lunga vita a tutti, con lo shiatsu e un corretto stile di vita e alimentazione!
Roberto Palasciano

SHIATSU PER LA BELLEZZA

La mia visione della bellezza di una donna è piuttosto orientale. Nella mia esperienza di operatore shiatsu, ho visto spesso signore affaticate e stanche che, dopo il trattamento, acquisivano un’espressione luminosa. Shizuto Masunaga, nel suo “Manuali di shiatsu – 4° mese” da noi pubblicato, dice che “la persona è bella quando è in salute”.
Egli dedica diverse pagine allo shiatsu per la bellezza nella seconda parte, in cui illustra trattamenti per un girovita snello, mani e piedi belli e magri e per migliorare temperatura corporea e colorito; in “Manuali di shiatsu – 3° mese” invece propone il trattamento del viso.

Nel paragrafo “Come diventare belle”, racconta: “Durante i trattamenti per i vari disturbi, notavo che le riceventi miglioravano nel colorito, avevano meno rughe e perdevano peso. In oriente il concetto di bellezza è collegato alla vita. Lo shiatsu per l’estetica non interviene artificialmente (come accade in occidente), ma se, tramite lo shiatsu, si diventa più belli, è perché si sta meglio. Quindi, perché emerga la vera bellezza di una persona, è importante che sia in salute. In effetti, la donna perde il suo splendore quando è stanca e sofferente. Se la condizione della bellezza è il benessere, si possono eseguire trattamenti appositi per le donne, curando sia i disturbi che loro nemmeno sanno di avere, sia le zone relative a specifici organi che fanno riacquisire la bellezza. Queste zone sono quelle profondamente collegate all’apparato riproduttivo, e questo aspetto è molto affascinante, quasi divino”.

L’alimentazione scorretta o una vita sregolata rappresentano un fattore determinante per l’invecchiamento cellulare, con ripercussione sulla salute fisica e mentale. In tutte le cellule del nostro corpo è insita un’energia capace di creare e costruire. Questo nutrimento è fornito dalla respirazione, dall’alimentazione e dall’invisibile (i pensieri, le preoccupazioni, le energie esterne), ma basta che manchi un elemento vitale o l’energia sia di cattiva qualità che le cellule si aggreghino in modo non corretto, originando patologie, o muoiano precocemente, accelerando il procedimento d’invecchiamento. Man mano che l’energia vitale decresce, si mostrano i primi segni d’invecchiamento.

Shiatsu per la bellezzaCome ho accennato, la fisiologia del nostro corpo è nutrita dall’energia della terra (gli alimenti) e dall’energia invisibile del cielo, che si esprime nell’aria. Queste energie sono veicolate sia dal sangue che dai meridiani, che sono i binari in cui l’energia fluisce. Tramite lo shiatsu possiamo agire sui meridiani e sulle loro stazioni, “i punti”.
Lo stato di salute della pelle dipende dunque dagli invisibili fattori psicologici che i pensieri orientano, rafforzano o indeboliscono. Una défaillance dei pensieri origina messaggi scorretti sul corpo energetico, apre la porta all’invecchiamento delle cellule e favorisce la formazione di rughe, dovute a squilibri psicologici e fisici.
Le rughe dipendono da uno squilibrio energetico in relazione ad un meridiano. Ad esempio, la ruga 15 (vedi immagine) esprime uno stato di amarezza, mentre la ruga 16 è caratteristica di una persona taciturna, che pensa troppo rischiando la depressione. Approfondirò l’argomento in un prossimo articolo.

Vista l’attualità e l’interesse destato dallo shiatsu per l’estetica, il 19-20 ottobre 2019 presso l’Associazione Centro del Benessere di Milano condurrò, in collaborazione con Roberta Wurth, il workshop “Shiatsu per la bellezza”, giunto alla sua seconda edizione. Proporremo sia gli studi di Masunaga sulla bellezza, sia la fisiognomica cinese del viso per curare e prevenire segni e rughe.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

FAGIOLINI CROCCANTI

Ecco qua una ricetta facile e gustosa per ottenere fagiolini croccanti. Un modo di valorizzare un prodotto semplice come i fagiolini e contemporaneamente aiutarci ad attivare la circolazione e iniziare a prepararci ai primi freddi autunnali, utilizzando anche prodotti che sono di fine stagione.

Ingredienti per 4 persone:

500 g fagiolini
4 spicchi d’aglio
un pezzo di radice di zenzero
qualche pomodoro
sale q.b.
peperoncino a piacere (facoltativo)
olio EVO

Puliamo i fagiolini in acqua e li priviamo dell’estremità col picciolo. Se durante l’operazione si “sfilaccia”, togliamo il filo del fagiolino. Infine li lasciamo su un panno ad asciugare.
Una volta puliti, li allineiamo e li tagliamo della lunghezza di 3 dita circa (6 cm).

Puliamo quindi gli spicchi d’aglio e li priviamo dell’eventuale germoglio presente.

Infine speliamo un pezzo di radice di zenzero di una dimensione approssimativamente pari agli spicchi d’aglio.

Tritiamo finemente sia l’aglio sia lo zenzero per il soffritto.

A parte, scottiamo 2 o 3 pomodori per levargli facilmente la pelle.

Fagiolini croccantiIn un’ampia padella soffriggiamo in olio EVO l’aglio e lo zenzero, uniti al peperoncino eventuale, sinché non siano ben coloriti. Uniamo i fagiolini e saliamo, rimestando a fiamma viva per 2 o 3 minuti.
Infine aggiungiamo i pomodori precedentemente pelati, mescoliamo il tutto in modo che il pomodoro si rompa in pezzi più piccoli e portiamo a bollore.
Quindi copriamo la padella e lasciamo la fiamma al minimo per altri 15 minuti circa.

Durante la cottura dobbiamo controllare ogni tanto che vi sia la giusta umidità e che i fagiolini siano sufficientemente teneri da essere infilzati con la forchetta, ma tuttavia croccanti.
Se mancasse liquido si può aggiungere un po’ d’acqua in cottura, se invece i pomodori si rivelassero troppo liquidi basterà scostare il coperchio per fare rapprendere più rapidamente.

Infine, se vi accorgete che non li mangerete tutti, raffreddateli rapidamente in modo tale che non perdano croccantezza e quindi, ad un eventuale successivo riscaldamento, non risultino eccessivamente morbidi.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.