anpuku on line

ANPUKU ON LINE… MISSION IMPOSSIBLE?

Durante il periodo che abbiamo passato rinchiusi per il lockdown, è stato necessario cambiare le nostre abitudini e le nostre giornate. Passato un primo momento di “stordimento”, nel quale ci siamo sentiti davvero molto disorientati, abbiamo provato ad approfittare della nuova situazione per leggere, studiare e approfondire alcuni aspetti teorici delle nostre arti.
Anche noi di Shiatsu Milano Editore siamo stati un po’ travolti da questo cambiamento ma, una volta trovate nuove simmetrie, il nostro lavoro di redazione ha potuto proseguire e, cosa ancora più importante, continuare ad occuparci dei nostri libri e progetti ci è stato di grande aiuto e di conforto durante tutto quel “tempo sospeso”. Nonostante l’attitudine alla tecnologia non sia tra le nostre doti migliori, guidati da Roberto Palasciano che, con i suoi 80 anni, è sempre pronto a mettersi in gioco, abbiamo imparato presto a comunicare fra noi usando gli strumenti che avevamo a disposizione. E così, con il passare dei giorni, abbiamo preso dimestichezza nello svolgere il nostro lavoro quotidiano in collegamento on line. La nostra redazione è diventata un allegro pianeta virtuale sospeso tra una Milano silenziosa, le verdi montagne della Valtellina, le dolci colline Biellesi e il cielo limpido della Riviera. E’ stato tutto un collegarsi tra cucine, studi improvvisati e salotti invasi da libri e computer. E così abbiamo continuato a lavorare ai nostri libri, ai progetti e ai contatti, ma soprattutto abbiamo sconfitto insieme la tristezza e la paura.
In quel lungo periodo ci sono mancate molte cose ma una di quelle che abbiamo rimpianto di più è stata sicuramente la nostra pratica shiatsu, perciò abbiamo cominciato a chiederci come poter organizzare un seminario on line per operatori shiatsu professionisti… Ma come sopperire all’impossibilità di stare ad osservare un relatore che pratica, come rendere a parole l’idea di un tocco? In tempi normali avremmo pensato a una missione impossibile, ma il virus malefico ci stava lanciando una sfida: quella di continuare a stare insieme e praticare shiatsu. Bisognava trovare un modo diverso di comunicare e un tema adatto.
Uno degli argomenti che, in questo ultimo anno, ha raccolto maggiore successo tra chi segue il nostro lavoro di ricerca è stato “Anpuku”, un’arte antica giapponese di trattamento dell’addome che può essere a tutti gli effetti considerata un’antenata dello shiatsu. E’ stato il maestro Haruiko Masunaga a spingerci a tradurre dal giapponese all’italiano il bellissimo “Anpuku Zukai” di Ota Shinsai, dal momento egli lo considera fondamentale per seguire gli insegnamenti di suo padre Shizuto nella pratica dello shiatsu dei meridiani e lo stesso Shizuto, nei suoi scritti, citava sempre l’Anpuku.
Nei due anni che hanno portato alla realizzazione del libro, abbiamo avuto bisogno di rivedere molte volte i kanji (ideogrammi) e studiarli a fondo per cercare di afferrarne il significato, facendo anche spesso riferimento agli insegnamenti di Shizuto Masunaga. Prezioso per noi è stato anche l’incontro con Toshi Ickikawa, che abbiamo avuto modo di seguire personalmente e con il quale ci siamo trovati molto in sintonia sullo studio di questa preziosa pratica. Così, dalle richieste dei nostri colleghi e dall’esigenza di condividere la nostra esperienza, abbiamo proposto un workshop che, nell’autunno 2019, aveva coinvolto e positivamente impressionato un piccolo gruppo di operatori.
Il collegamento è stato facile: un argomento nuovo, per un nuovo modo di comunicare, e il workshop Anpuku è diventato un webinar (neologismo di cui, fino a poco prima, ignoravamo il significato!).
Le lezioni on line sono state una bellissima esperienza: abbiamo riunito una comunità variegata di allievi, insegnanti e operatori shiatsu e qualche collega delle discipline bionaturali; un variopinto mosaico di persone collegate da sud a nord… isole comprese (dal Trentino alla Puglia, da Roma alla Sardegna con collegamenti anche dall’estero), tutti riuniti dalla stessa curiosità, con l’intento di mettersi in gioco, di sperimentare. Confrontarci con colleghi con background ed esperienze diverse (i corsi hanno visto la partecipazione di operatori di stile Masunaga, Namikoshi, MTC e altro) è stato stimolante e di grande crescita per tutti.
I risultati sono stati davvero molto positivi, l’interesse, le domande e gli interventi dei partecipanti ci hanno fatto crescere e aiutato ad andare ancora più a fondo in alcuni aspetti della nostra ricerca.
La nostra esperienza continua, la formazione a distanza è un’occasione per molti operatori di tutta Italia e siamo felici di stimolare momenti di crescita e incontro. Dal 24 settembre cominciamo con un nuovo corso Anpuku on line. Per mantenere comunque l’opportunità di incontrarci, abbiamo messo in programma un corso in presenza nel weekend del 26-27 settembre nella nostra sede di Milano.

Serena Trotti

Shizuto Masunaga: gli inizi nello shiatsu

SHIZUTO MASUNAGA: GLI INIZI NELLO SHIATSU

Nel libro da noi appena pubblicato “Keiraku to shiatsu”, l’autore Shizuto Masunaga, prendendo spunto dalla richiesta della redazione della rivista “Ido no Nippon” di trovare l’origine del termine shiatsu, racconta in quattro articoli il proprio percorso di operatore e insegnante shiatsu, aggiungendo sul finale: “Dovete scusarmi se non ho saputo resistere alla tentazione di parlarvi di come il destino mi abbia portato allo shiatsu e di descrivere le memorie di quei tempi”.
I tempi sono gli anni ‘30/’80 del secolo scorso, periodo in cui lo shiatsu ebbe un momento di grande diffusione in Giappone grazie specialmente al lavoro di Tokujiro Namikoshi e ai programmi televisivi. Il termine shiatsu divenne popolare prima della seconda guerra mondiale. Nel famoso libro “Il segreto della vita quotidiana” di Tsukuda Takichi, pubblicato nel 1925 e ancora attuale, noto come il libro rosso (Akabon), si parla frequentemente di shiatsu, accennando alla nascita di diverse scuole.

In questo articolo, desidero esporvi gli inizi nello shiatsu del maestro Masunaga.
Il padre di Shizuto Masunaga era un militare della marina, operatore shiatsu e di Judo seikufu, tecnica per correggere le tensioni dell’addome che utilizza anche esercizi di preparazione al judo. Egli era anche responsabile sindacale di quartiere, oltre che creatore di kimoni. La madre invece, operatrice shiatsu e anpuku (trattamento dell’addome), ricorreva spesso alle terapie popolari e aveva seguito i corsi dei migliori sensei di tecniche manuali dei suoi tempi, tra cui Tempeki Tamai, Oguro e Hosomi.
Shizuto, da bambino, spesso sentiva storie di malati apparentemente incurabili che erano guariti con il semplice tocco delle mani e la cosa destava in lui grande interesse. Il primo contatto con le terapie manuali lo ebbe a tredici anni con il dottor Hosomi, che aveva curato sua madre per un problema di ristagno di sangue dopo il parto (oketsu – sangue vecchio). La donna aveva portato da questo dottore anche i figli, pensando “Ho tre figli, farò sì che uno di loro impari questa meravigliosa terapia per curare chi soffre come ho sofferto io.”
Shizuto a quindici anni, nel 1940, conobbe Tempeki Tamaī, operatore e insegnante shiatsu e autore di uno dei primi libri di shiatsu (“Shiatsu ho”, tecnica shiatsu). Tamaī amava definirsi il creatore dello shiatsu.
Shizuto lo incontrò partecipando ad un corso organizzato da suo padre a Kyoto, e questo evento può considerarsi l’inizio del percorso di Masunaga nello shiatsu. Sua madre, che praticava il trattamento sull’addome e aveva sempre con sé il libro “Shiatsu ho”, ricevette anche i complimenti di Tamaī per il proprio lavoro. Partecipando al corso e leggendo il libro, Shizuto cominciò ad apprezzare il lavoro del maestro Tamaī sull’addome, in grado di sciogliere i profondi shikori (Ndr. tensioni dell’addome) e, dopo qualche tempo, leggendo il libro “Anpuku Zukai” di Ōta Shinsai, si rese conto dell’importanza del lavoro sull’addome (argomento che approfondirò in altri articoli).
Sempre in giovane età entrò in contatto con il maestro Hishi e il suo metodo di diagnosi remota, il cui trattamento consisteva nel premere contemporaneamente con entrambe le mani su due punti diversi dello stesso meridiano per cercare la causa del disturbo e diminuire il dolore. Questa pratica ebbe molta importanza nella creazione dello shiatsu stile Iokai.
Terminato il servizio militare ed essendo le università non completamente attive, viste le numerose richieste, aiutò i genitori utilizzando tecniche di shiatsu, anpuku e judo seikufu imparate dal padre e dalla madre, lavorando inizialmente con il téaté (tecnica dell’appoggiare le mani per stimolare l’energia). Tale antica tecnica era ben illustrata in un libro di Katsuzo Nishi, che spiegava il proprio metodo basato sui rimedi naturali riguardanti alimentazione, igiene, motilità e pressione sulla pelle.

All’epoca vi erano due stili principali di shiatsu: quello di Koyama, una tecnica sha dispersiva derivata dall’Anma e consistente in pressioni forti su tutti i nodi (shikori) e quello di Namikoshi, più gentile. Masunaga studiò la tecnica Namikoshi e, dopo aver conseguito il diploma di operatore shiatsu, insegnò per una decina d’anni psicologia e shiatsu nell’accademia di Namikoshi. Successivamente, ritenne che lo stile Namikoshi si fosse adeguato alle richieste dei pazienti, accelerando il ritmo e perdendo così la caratteristica essenziale della pressione mantenuta costante, che permette di agire in profondità. Nel tentativo di sostenere la sua opinione fu ritenuto, come egli stesso scrive, un ribelle, e costretto a lasciare la scuola; tuttavia, nei suoi scritti, rimpiange il suo modo di comportarsi e si scusa con Namikoshi, ribadendo la stima per il sensei e ritenendolo fondamentale per la diffusione dello shiatsu.
Sperando abbiate letto con interesse questa ricostruzione storica, più avanti scriverò della nascita dello stile Iokai e dei maestri che influenzarono questo stile.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

hummus di ceci

HUMMUS DI CECI

Oggi desidero presentare della ricetta dell’hummus di ceci, che è diffusa in tutta l’area del mediterraneo e si suppone originaria del Libano.
La ricetta, oltre ad essere gustosa, valorizza ingredienti comuni come i ceci ed il sesamo, che la rendono estremamente economica, ad alta densità energetica e proteica, adatta sia ad anziani che a bambini.
Una nota: nell’antichità, sino alla scoperta dell’olio da spremitura delle olive, il sesamo ed il lino erano i principali semi oleaginosi dai quali si estraeva l’olio alimentare, molto diffuso ancora ai nostri giorni in gran parte del continente africano, dove l’olivo non è diffuso per ragioni climatiche.
La pasta di sesamo, detta Tahin, è ottima al posto delle paste spalmabili dolci a colazione, per colazioni salate e anche, stemperata, come salsa per condire verdure cotte.

Passiamo ora alla ricetta.

Ingredienti:

• ceci: 500 g (in ammollo per una giornata)
• alga kombu: un pezzo da 10 cm
• tahin (pasta di semi di sesamo, da omogeneizzare poiché la parte grassa tende naturalmente a separarsi dal resto): 5 generosi cucchiai da minestra
• aglio: 5 spicchi medi
• olio EVO: 5 cucchiai da minestra
• 3 limoni medi
• sale (al gusto)
• capperi, olive denocciolate (al gusto)
• guarnizioni: prezzemolo, pinoli e/o mandorle
• spezie in polvere: cumino, paprica

Preparazione
Dopo aver messo in ammollo i ceci secchi, sciacquateli e scartate l’acqua usata per idratarli, dandola alle piante.
Con una pentola a pressione, portate a ebollizione i ceci e, usando la schiumarola, portate via più schiuma possibile; questo eviterà che si otturi la valvola della pentola.
Una volta asportata tutta la schiuma più densa, aggiungete l’alga kombu e chiudete la pentola col suo coperchio.

L’aggiunta dell’alga kombu in cottura serve a rendere più digeribile la buccia dei legumi, i ceci nel nostro caso. L’alga kombu potrà poi essere rimossa a fine cottura o meno (io la lascio).

Appena la valvola di sicurezza inizia a fischiare, mettete la pentola sul fuoco più piccolo con la fiamma al minimo e lasciate cuocere per un’ora.
Una volta cotti i ceci, depressurizzate la pentola e colateli, ma conservate il brodo di cottura.
Immergete nei ceci caldi gli spicchi d’aglio (eventualmente privati dell’anima) per 5-10 minuti se non gradite il gusto pungente dell’aglio crudo, quindi aggiungete l’olio EVO, il sale, il tahin, eventualmente i capperi/olive/prezzemolo e le spezie.

La spezia tradizionale è il cumino ma, se non piace, si può tranquillamente sostituire con paprica o semi di finocchio o anice polverizzati (o tralasciare).

Se usate capperi sotto sale e/o olive, il mio consiglio è quello di salare alla fine onde evitare l’eccesso di sapidità.

A questo punto, frullate tutto con un frullatore ad immersione, aggiungendo lentamente il brodo caldo di cottura dei ceci, in modo da regolare il punto di cremosità dell’hummus.
L’utilizzo del brodo di cottura conferirà all’hummus un gusto speciale e gli permetterà una conservazione più duratura.
L’hummus deve risultare una pasta omogenea, al più punteggiata da pezzi di capperi ed olive, più o meno densa a seconda dell’uso.

Nella presentazione nel piatto, conviene guarnire con prezzemolo fresco tritato ed eventualmente pinoli o mandorle leggermente tostate.

L’hummus può essere considerato un secondo, può accompagnare un pinzimonio, può essere spalmato sui gambi di sedano o carote o sulle foglie di finocchio, può essere servito tiepido o caldo come contorno o come accompagnamento a verdure o spalmato sul pane, come parte del condimento di una bruschetta; insomma, un vero jolly in cucina!

Buon appetito!
Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.


 

SURIBACHI E SURIKOGI

Tra le tecniche di preparazione dei condimenti vi è quella del gomasio. Il gomasio è un macinato costituito principalmente da semi tostati di sesamo e sale.

La sua preparazione si presta ad innumerevoli varianti, tra le quali la percentuale di sale rispetto al sesamo (da 1/20 a scendere), la presenza di soli semi di sesamo chiaro oppure una miscela di sesamo chiaro e nero, l’aggiunta di alghe.

suribachi e surikogi

La particolarità del gomasio è che la preparazione richiede necessariamente un attrezzo speciale, mostrato in foto, composto da un contenitore in ceramica zigrinato (suribachi) e dal suo pestello (surikogi) in legno.
La zigrinatura è assolutamente fondamentale, se si desidera macinare semi di piccola dimensione come sono, appunto, i semi di sesamo o anche quelli di lino.
I semi molto piccoli, infatti, sono difficili da masticare proprio a causa delle loro dimensioni contenute; pertanto, se deglutiti interi, nello stesso modo transiteranno nel tratto digerente e non apporteranno alcun effetto nutrizionale.

La dimensione del suribachi è contenuta (circa 20 cm di diametro) ed è un attrezzo da utilizzare rigorosamente a mano. Bisogna imprimere contemporaneamente pressione e traslazione per riuscire a macinare i semi che, così, non solo saranno digeribili, ma si assoceranno anche ai granelli di sale, fornendo così il tipico sapore salato.
Il gomasio si può utilizzare al posto del sale e, ovviamente ha un sapore particolare. Io lo consiglio nelle insalate, nelle verdure cotte e al posto del parmigiano nelle pastasciutte.

E’ consigliabile non preparare mai troppo gomasio perché il processo di molitura innesca inevitabilmente il processo di ossidazione e, conseguentemente, dopo un paio di settimane, il preparato irrancidisce.

Con il suribachi si possono preparare anche altre macinature da usare come condimento e presenti nelle tradizioni di moltissime cucine (indiane, mediterranee, mediorientali ma anche sudamericane); insomma, è un attrezzo davvero versatile.

Qui di seguito la ricetta per preparare il gomasio:

Ingredienti:
sale fino (un ventesimo, o meno, del sesamo in volume)
sesamo in semi
alghe (opzionali)

Preparazione:

Si tosta il sale per eliminare ogni possibile residuo di umidità.
Si lava e si scola il sesamo, quindi si tosta in padella senza aggiunta di nulla, a fuoco bassissimo.
Il sesamo è pronto quando si verifica una di queste condizioni:
a) inizia a scoppiettare e qualche granello salta dalla padella
b) mescolandolo delicatamente con un cucchiaio d’acciaio, non ne rimane attaccato nessun seme
c) la fragranza del sesamo tostato invade la cucina

suribachi & surikogi con semi di lino dopo 5 minuti di macinamento

A questo punto, bisogna unire il sale al sesamo tostato e iniziare il processo di macinatura. Suggerisco di farlo da seduti, tenendo in grembo il suribachi e utilizzando il surikogi con movimenti circolari.
Il procedimento termina in pochi minuti, quando circa l’80% dei semi risulta macinato.
Per l’impiego, consiglio di utilizzare un vecchio contenitore di spezie con una foratura di dimensioni generose.
Se volete essere “precisi” nelle quantità ottenibili, considerate che, dopo la macinatura, il volume del sesamo aumenta di circa un terzo. Ovvero, se misurate due contenitori di spezie colmi di semi di sesamo interi, ne otterrete circa tre di gomasio.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

I libri di Shizuto Masunaga

I LIBRI DI SHIZUTO MASUNAGA

Shizuto Masunaga, nel corso della sua vita, produsse molti libri e scritti e collaborò con diverse riviste giapponesi di medicina naturale. Purtroppo, solo pochi di questi scritti sono stati pubblicati in lingue occidentali anche a causa delle difficoltà di traduzione, dovute alla profonda conoscenza dell’autore in tema di medicina e filosofia occidentale e orientale, psicologia e religione.
Importante per la diffusione del Keiraku shiatsu nel mondo fu, nel 1977, la pubblicazione in inglese del libro “Zen Shiatsu”, tradotto da Wataru Ohashi dall’originale giapponese “Shiatsu”, a cui poi seguirono traduzioni in altre lingue (anche in italiano, nel 1979, a cura di Edizioni Mediterranee).
Seguì poi la traduzione di “Zen Exercises” in inglese, edito in italiano nel 1996 come “Zen per immagini”, sempre da Edizioni Mediterranee. Questi libri sono solamente un frammento di tutto il lavoro di Masunaga ma per molti studenti occidentali, fino a poco tempo, fa sono stati gli unici testi disponibili per conoscere i fondamenti del Keiraku shiatsu.
Negli ultimi anni, l’editore francese “Le Courrier du livre” ha tradotto e pubblicato “Shiatsu et Médecine orientale” (dall’originale giapponese “Keiraku to shiatsu”, shiatsu con i meridiani) e “100 Récits du Traitement” (“Racconti di 100 trattamenti”). Trovo importante anche il lavoro fatto da Maria Silvia Parolin e Hatsuni Ueda, che hanno tradotto in italiano “Manuale di Sesshin” (2007, edizioni Macunix).

Attualmente, il Centro Iokai di Tokyo è diretto da Haruhiko Masunaga, figlio di Shizuto, che continua l’insegnamento e la divulgazione dello shiatsu del padre, in Giappone e all’estero. Nel 2011 mi sono recato a Tokyo per conoscere la realtà dello Iokai e frequentare un breve corso per stranieri tenuto da Haruhiko Masunaga.
Durante l’insegnamento, ho notato che Haruhiko consultava i libri del padre “Racconti di 100 trattamenti” e “Manuali di shiatsu”, utilizzati anche come libri di testo per i corsi base e avanzati che si tengono allo Iokai. Su licenza di Keiko e Haruhiko Masunaga, ho deciso di far tradurre in italiano questi volumi e pubblicarli sotto l’etichetta Shiatsu Milano Editore, casa editrice che avevo appena fondato per la diffusione delle discipline bio naturali.
Le traduzioni sono state possibili grazie alla collaborazione con la nostra shiatsuka giapponese Akiko Emori, la nostra traduttrice ufficiale Mayu Fanny Suzuki e alle consulenze di Tsuya Yamada e Manuela Perardi.

Il primo “faccia a faccia” con gli scritti originali di Masunaga è stata la traduzione di “Racconti di 100 trattamenti”. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista giapponese “Ningen-Igaku”, cinquantotto dei cento previsti perché, purtroppo, Shizuto Masunaga morì di malattia prima di completarli. I racconti sono autobiografici e, come ci scrisse in una lettera Keiko Masunaga:
“A differenza di altri testi scritti da Masunaga sensei, “Racconti di 100 trattamenti” è un libro molto particolare e importante proprio perché tratta intensamente l’idea e la filosofia del Keiraku shiatsu, dal punto di vista e dallo stile di vita adottato da Masunaga sensei”.
In seguito, dal 2014 al 2016, abbiamo tradotto e pubblicato “Manuali di shiatsu”, suddivisi in 1°, 2°, 3° e 4° mese. Questi volumi, sebbene contengano alcuni argomenti e sequenze già espressi in “Zen shiatsu”, ampliano e dettagliano i contenuti fondamentali e le tecniche del Keiraku shiatsu. Su richiesta di Haruhiko Masunaga, per far conoscere l’importanza di questi manuali, abbiamo iniziato la loro pubblicazione in lingua inglese, per ora in formato ebook. Grazie alle numerose richieste stiamo pensando di fare anche una versione cartacea.
Visti la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, e sempre nell’ottica di divulgare il Keiraku shiatsu originale, abbiamo tradotto anche “Keiraku to shiatsu” 1° volume, a breve uscirà il secondo.
Altri libri meriterebbero di essere tradotti nel nostro idioma e, a tal proposito, elenchiamo i testi più importanti scritti da Shizuto Masunaga in vendita in lingua giapponese al Centro Iokai di Tokyo.
1963 – La terapia dello Shiatsu
1965 – La terapia dello Shiatsu clinico
1968 – Introduzione alla psicologia clinica per operatori shiatsu
1969 – Shiatsu per la famiglia
1969 – Shiatsu per principianti
1970 – Mappa di meridiani stile Iokai (disponibile anche in italiano – Shiatsu Milano Editore)
1970 – Sesshin/Setsushin. Guida alla diagnosi (disponibile anche in italiano – Macunix)
1973/75 – Manuali di shiatsu 1°, 2°, 3° e 4° mese (disponibili anche in italiano e in inglese – Shiatsu Milano Editore)
1974 – Shiatsu (tradotto con il titolo “Zen shiatsu” anche in inglese e in italiano – Edizioni Mediterranee)
1975 – Linee e punti per la salute
1979 – Esercizi energetici (tradotto con il titolo “Esercizi per immagini” in inglese e in italiano -Edizioni Mediterranee)
1980 – Racconti di 100 trattamenti, ampliato nella seconda edizione del 1994 (disponibile anche in italiano e a breve in inglese – Shiatsu Milano Editore)
1983 – Keiraku to Shiatsu – (disponibile anche in italiano – Shiatsu Milano Editore)

Roberto Palasciano, curatore editoriale

I libri di Shizuto Masunaga

La mappa dello shiatsu con i meridiani

LA MAPPA DELLO “SHIATSU CON I MERIDIANI”

In riferimento al nuovo libro di Shizuto Masunaga “Keiraku to shiatsu”, ora disponibile per l’acquisto, dopo aver parlato di tsubo, hibiki (risonanza del meridiano) e sho (diagnosi), vi anticipo qualche riflessione su come Masunaga sia arrivato a creare la mappa dei meridiani relativa il proprio stile “shiatsu con i meridiani”.
La medicina cinese considera il percorso del meridiano come collegamento tra i punti indicati sulle mappe tradizionali. Durante i trattamenti shiatsu ai propri riceventi, tramite la setsushin (valutazione con le dita) Masunaga notò che la risonanza del flusso energetico del meridiano non combaciava con il percorso del collegamento dei punti descritto nelle mappe tradizionali della medicina cinese, percependo invece un tragitto lineare senza angoli accentuati.
Negli anni ’60 Masunaga fece la prima ricerca sullo scorrimento del flusso energetico nei canali e, conoscendo la forte connessione tra arti inferiori e visceri e organi dell’addome, ritenne inspiegabile l’assenza, nelle gambe, del percorso dei meridiani di Intestino Tenue, Intestino Crasso e Triplice Focolare, che nelle mappe tradizionali cinesi sono posizionati solo sugli arti superiori.
Il Maestro notò infatti che il trattamento sulle gambe, oltre che piacevole, risultava efficace e di aiuto per i problemi di questi tre meridiani. Osservò la stessa cosa valutando il percorso dei meridiani di Vescica e Rene, notando che, nelle mappe di agopuntura, Rene sulla coscia si incrociava con Vescica; percepì il percorso di Rene sulla parte esterna della coscia e ritenne illogico, inoltre, che il meridiano di Vescica Biliare, yang, dalla spalla andasse sulla parte anteriore del torace. In “Keiraku to shiatsu” trovate queste ed ulteriori considerazioni sul percorso dei meridiani.
Masunaga, ritenuto che il modello classico delle mappe si riferisse solo all’agopuntura, insieme ai suoi collaboratori si procurò molti dati, rilevandoli da una serie di trattamenti e classificandoli. Nel suo libro spiega che arrivò a creare la mappa dello “shiatsu con i meridiani” considerando le reazioni corporee dei pazienti e valutando delle costanti di risposta; cominciò così ad aggiungere alcuni “tratti” di meridiani non indicati nei testi classici.
La nuova mappa dei meridiani si perfezionò gradualmente grazie a un elevato numero di prove cliniche eseguite personalmente dal maestro e dai suoi collaboratori, dimostrando l’efficacia del percorso dei meridiani su tutto il corpo. Nel testo è molto interessante la considerazione che molti punti, segnati sulle mappe antiche in un percorso a zig-zag, erano relativi ad altri meridiani e risultavano efficaci per problemi del meridiano a cui appartengono. Ad esempio, un punto di Intestino Crasso risultava efficace nel trattamento delle malattie oculari; infatti, nella nuova mappa è localizzato sul nuovo percorso esteso del meridiano di Vescica Biliare.
Masunaga concluse il proprio lavoro nel 1970, pubblicando la “Mappa fondamentale dei dodici meridiani”, e nel libro conclude dicendo: “utilizzando i dodici meridiani nella totalità del corpo e applicando ho-sha sul kyo-jitsu per riequilibrare l’organismo, trattando simultaneamente i differenti sintomi localizzati nel corpo, ho potuto realizzare il principio kanpō del trattamento olistico dell’organismo”.
In “Keiraku to shiatsu” troverete tre lunghi articoli scritti da Masunaga sull’argomento che vi permetteranno di conoscere con maggiori dettagli di come è stata realizzata la mappa.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

Insalata di cous-cous

INSALATA DI COUS-COUS

Si avvicina l’inizio dell’estate e vogliamo proporre ai nostri lettori una ricetta estiva, tratta dal nostro libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero. Buon appetito!

Il solstizio (composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”) d’estate (dal latino Aed-stats, “calore”) è il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno. È il momento in cui la luce, dopo aver raggiunto il suo massimo, comincia la fase calante, lasciando ogni giorno sempre più spazio al buio.
Qui l’energia creata della primavera raggiunge l’apice e, in Medicina Cinese, viene associata all’immagine del Fuoco: una energia che dal centro si irradia verso l’esterno, va in tutte le direzioni e trasmette calore.

INSALATA DI COUS-COUS

Ingredienti: 2 etti di cous-cous, 3 etti di acqua, 1 carota tagliata a dadini, 1/4 di peperone rosso tagliato a dadini, mezzo etto di tofu, mezza tazza di piselli freschi e sgranati, 10 capperi, 5 o 6 olive nere, olio ex. vergine di oliva, aceto di riso, acidulato di umeboshi, sale, shoyu.

Tagliare il tofu a quadratini e metterlo a macerare in poca acqua e shoyu. Scottare in poca acqua per 2-3min, nell’ordine, le carote e i piselli. Fare raffreddare immediatamente sotto acqua fredda. Spruzzare le carote di aceto di riso e i fagiolini di acidulato di umeboshi. Saltare il peperone per qualche minuto in un cucchiaio di olio. Fare raffreddare.
In una pentola con un buon fondo tostare il cous-cous a fuoco medio, fino a quando non incomincia a fumare e a cambiare leggermente di colore, facendo attenzione a non bruciarlo.
Nel frattempo, portare a bollore l’acqua e salarla. Quando il cous-cous è pronto, levare la pentola dal fuoco, continuando a mescolare per 2-3 min. Aggiungere l’acqua bollente e coprire immediatamente. Far riposare 10 min e sgranare con una forchetta.
Condire con le verdure, il tofu, il liquido di marinatura e 1 cucchiaio di olio.

Sho: la diagnosi orientale

SHO: LA DIAGNOSI ORIENTALE

In questo articolo parlerò dello sho nel kanpō seguendo i ragionamenti sulla diagnosi di Shizuto Masunaga espressi nel suo libro “Keiraku to shiatsu”. Certamente, abbiamo le idee chiare sul termine diagnosi secondo il modo di procedere della medicina occidentale per identificare la malattia. Nella medicina occidentale, si arriva all’identificazione della malattia attraverso la valutazione dei vari sintomi e segni presentati dal malato. Il medico, basandosi su un ragionamento analogico, dopo aver chiarito il rapporto dei diversi sintomi decide a quale malattia corrisponde maggiormente lo stato morboso e, come dice Masunaga molte volte nei suoi scritti, arriva a dare alla patologia “il nome della malattia”.
Lo sho (diagnosi orientale) è più complesso, come appare interpretando l’ideogramma del termine (証): la parte sinistra significa letteralmente “cuore uscito dalla bocca” (parola) e la parte destra “giustificazione”. Il significato è di annunciare ciò che si pensa.
Per spiegare la complessità e allo stesso tempo la semplicità dello sho, in “Sei Ki – life in resonance” l’autore Akinobu Kishi afferma: “Diagnosi, nel kanpō, è riconoscere il punto focale, e lo sho è già trattamento perché, eseguendolo, si crea l’azione dinamica che armonizza il corpo umano”.
La differenza essenziale tra la medicina orientale e occidentale consiste nel modo di procedere per effettuare la diagnosi. I metodi di valutazione sembrano simili perché, in entrambe, la diagnosi viene fatta utilizzando indagine verbale, vista, udito, palpazione e tatto. Tuttavia, è differente il modo in cui queste valutazioni vengono applicate. Nel kanpō, il procedere è molto più raffinato rispetto alla medicina occidentale, in particolare nella valutazione del polso. L’agopuntore e gli esperti di tecniche manuali, tramite l’uso specifico di tre dita in una determinata posizione su un solo vaso sanguigno del polso, percepiscono contemporaneamente le alterazioni energetiche dei dodici meridiani e dei relativi organi e comprendono l’equilibrio energetico del ricevente. Questo concetto è difficilmente comprensibile con la mentalità scientifica occidentale, che invece rileva un’alterazione organica.
Nel kanpō, la diagnosi del polso fa parte della diagnosi con il tatto (setsushin) e viene utilizzata in combinazione con le altre tre diagnosi: valutazione dell’addome e della schiena e percezione dei meridiani. L’insieme delle informazioni ottenute tramite le quattro diagnosi, se eseguite correttamente, fornisce gli elementi dello sho che, durante il trattamento, permetterà di riequilibrare l’organismo nella sua interezza. Naturalmente, il quadro energetico, per quanto riguarda le tecniche manuali, viene completato dall’indagine con gli altri organi di senso (udito, vista e olfatto) tramite le quattro valutazioni caratteristiche monshin (indagine verbale), boshin (esame con l’osservazione), bunshin (valutazione di tono, voce e odore) e, come abbiamo visto, setsushin (esame con il tatto).
Nel “Suwen” è scritto: “Lo sho tiene conto della radice della malattia negli organi e nei visceri, ed è un modo di fare diagnosi per poi lavorare con le tecniche ho-sha di tonificazione/dispersione sul kyo-jitsu dei meridiani, riequilibrando le anomalie del flusso energetico. Si cerca di inquadrare l’origine della disarmonia nel kyo-jitsu dei meridiani sia con il toeki (rimedi medici orientali) che con shinkiu (agopuntura), moxa e altre tecniche manuali. Valutando lo stato della persona con lo sho, è necessario fare un lavoro per disperdere il ki nel caso di pieno e integrarlo nel caso di vuoto”.
Chiaramente, per la medicina cinese le malattie sono dovute a un eccesso o una carenza di yin oppure a un eccesso o una carenza di yang, e tale visione yin-yang portò a coniare i termini yin-yang e kyo-jitsu.
Nel testo “La teoria dell’anma” (massaggio classico giapponese) del Ministero della Salute giapponese, si determina la malattia tramite quattro test/indicazioni (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi), l’utilizzo della setsushin per determinare lo sho e il metodo ho-sha (dispersione e bonificazione) per riequilibrare le funzioni dell’organismo, considerando i quattordici meridiani, cioè i meridiani tradizionali più il ninmyaku (vaso concezione) e il tokumiaku (vaso governatore).

Masunaga, come sappiamo, nel proprio stile dà molta importanza allo sho e nel libro “Keiraku to shiatsu” esamina tutti i procedimenti utilizzati nel kanpō per determinare lo sho: valutazione del polso, valutazione con le 5 trasformazioni, valutazione dell’anma (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi) e le quattro diagnosi classiche della medicina orientale (monshin, bonshin, bushin e setsushin). Il suo modo di diagnosticare deriva da un esame profondo di questi modi di eseguire lo sho ed è influenzato, in particolare, dallo studio del libro “Anpuku Zukai”, dove è importante il lavoro sull’addome e sul movimento di braccia e gambe.
Lo sho, nello stille Iokai, utilizza sia la setsushin (valutazione con mani e dita) sia il movimento di braccia e gambe. Shizuto Masunaga ha identificato aree di diagnosi dell’addome e della schiena da esaminare con la setsushin e da trattare con la tecnica ho-sha / kyo-jitsu e il movimento di braccia e gambe per percepire il kyo-jitsu tramite gli stiramenti.
Nel prossimo articolo affronterò questi argomenti. Per concludere, vi propongo di guardare il disegno che sarà pubblicato sul primo volume del libro “Keiraku to shiatsu” in uscita a breve. Con questa immagine, Masunaga paragona la sequenza della vita e quella dello sho, il che ha fatto riflettere me e le mie collaboratrici Serena e Manuela, e penso anche voi lettori.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

PIADINA. LIEVITO? LESS IS MORE

Anche se l’emergenza lievito pare finalmente rientrata, approfitto per ricordare e contemporaneamente rivisitare la ricetta molto semplice della piadina. In questo modo, anche in futuro, potremo risolvere la carenza di pane anche in assenza di lievito. Inoltre, questo tipo di panificato non forma briciole ed è veramente versatile, adatto a raccogliere sia le salse salate sia quelle dolci.
La piadina si conserva per qualche giorno anche se, come quasi tutto il cibo, appena preparato è più gustoso e morbido.

Ingredienti (per 8-10 piadine):
Farina (350 g)
Acqua (150 ml)
Olio – EVO o girasole – 80 ml
Sale (2 g)

Preparazione:
Una precisazione riguardo alla farina: si usa una farina di grano integrale, una semintegrale, una tipo 2, tipo 1, tipo 0.
Si possono anche preparare mix di farine per terminare quelle che si hanno.
Si uniscono la farina e il sale e si impasta (io prediligo usare una ciotola) con acqua ed olio sino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo.
Si lascia riposare l’impasto coperto con un telo umido una mezz’ora.
Poi si forma un salsicciotto da 5 o 6 cm di diametro e si taglia in otto o dieci parti, formando delle palline con le mani. Adesso lasciamo riposare le palline un’altra mezz’ora, dopodiché, su un tagliere infarinato, stendiamo ciascuna pallina con l’ausilio di un mattarello fino ad ottenere un disco di circa 20 cm di diametro e spesso un paio di millimetri.
I perfezionisti possono poi procedere con un tagliapasta o con una tazza per ottenere un disco perfettamente rotondo ma, personalmente, ritengo che anche una certa irregolarità vada bene, lascia quel tocco artigianale alla piadina.
In una padella (in acciaio o antiaderente) calda adagiamo la piadina e la lasciamo cuocere a fiamma viva sinché non si gonfia.
A quel punto, la piadina va girata (io la schiaccio utilizzando il fondo di una pentola) e cotta sull’altro lato.
Intanto, prepariamo la prossima piadina. Solitamente, mentre si termina di spianare la successiva piadina, la prima si è gonfiata e va girata.
Poi le piadine pronte si impilano l’una sull’altra, in modo da mantenerle tiepide.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

CURIAMOCI DEL NOSTRO “INTERNO”

Carissimi lettori,
si parla molto, di questi tempi, di come possiamo aiutare noi stessi a superare l’emergenza sanitaria di questo periodo. Noi che ci occupiamo di discipline bio-naturali dobbiamo ricordarci che la nostra società contemporanea vive su paradossi e contraddizioni e che ci siamo allontanati dalla natura. Il prof. Franco Berrino (medico ed epidemiologo, sostenitore della filosofia macrobiotica), in un suo scritto di questi giorni, afferma: “Per combattere l’esterno dobbiamo comprendere che il virus si trasmette sì per contatto, ma dipende anche dal nostro “terreno”, quello che coltiviamo dentro di noi, la grande Via, la via del cibo, del movimento e della meditazione”.
Per tenere in forma e potenziare il nostro “terreno” dobbiamo continuare a praticare attività olistiche, magari da soli, aumentare le nostre conoscenze e tenere un’alimentazione corretta. Studi europei e americani hanno dimostrato che chi ha un’alimentazione ricca di fibre vegetali, soprattutto di cereali integrali, pane integrale, zuppe di orzo o farro decorticato, miglio e grano saraceno fa funzionare bene il proprio intestino, perché questi alimenti nutrono anche i microbi “buoni”.
Dare uno spazio nell’alimentazione a tali cibi ci può aiutare a migliorare il nostro sistema immunitario. Visto che, in questo periodo, possiamo trovare il tempo per cucinare, perché non provare? Con gli alimenti elencati dal prof. Berrino possiamo preparare, oltre a verdure e legumi, cibi anche molto piacevoli al gusto.
il nostro "interno"Guido Rotondi, il nostro esperto di ricette macrobiotiche, tiene appositamente la rubrica “Una mela al giorno”: ogni mese trovate i suoi interessanti consigli e, se ve ne siete persi qualcuno, potete ritrovarlo sul nostro sito alla voce “articoli”. Oppure, sul nostro sito trovate due bei libri venduti insieme in offerta speciale: “Corpo naturale Mente naturale” di Bill Tara su salute, ecologia e spiritualità, e “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero, per mettere in pratica i suggerimenti.
Lo shop on line della nostra casa editrice è sempre attivo, anche se magari le consegne non saranno veloci come sempre per le difficoltà di posta e corrieri. Per qualsiasi necessità o informazione potete contattarci ai nostri soliti numeri, siamo attivi anche da casa! Speriamo comunque di riprendere le nostre attività in modo completo il più presto possibile. Nonostante le difficoltà del momento, continuiamo a lavorare alla pubblicazione di nuovi libri sia cartacei che e-book. In aprile uscirà infatti il primo volume di “Keiraku to shiatsu” di Shizuto Masunaga ed entro l’anno manderemo in stampa anche il secondo volume; inoltre, prima dell’estate completeremo il lavoro di traduzione del libro “Terapia della coppettazione” di IIkai Zinhi Chirali e, chissà, forse qualche altra novità.

Buona lettura e curate il vostro “interno”.
Roberto Palasciano