mappa dei meridiani

IL NUOVO LIBRO “KEIRAKU TO SHIATSU”

Vista la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, sempre nell’ottica di conoscere le origini del Keiraku shiatsu (shiatsu con i meridiani) e divulgarlo, stiamo completando un’altra fatica editoriale!
Infatti, dopo la recente pubblicazione del libro “Anpuku Zukai”, che sta riscontrando un buon successo di vendita, abbiamo terminato la traduzione dal giapponese del 1° volume di “Keiraku to shiatsu” (letteralmente “meridiani e shiatsu”), già edito in francese con il titolo “Shiatsu et Médecine orientale”, Courrier du livre.

L’opera è costituita da una raccolta di articoli di Shizuto Masunaga pubblicati negli anni 1965-80 da due riviste giapponesi, Ido No Nippon e Kanpò no Risho. Vista la difficoltà di traduzione, su consiglio di Keiko Masunaga, moglie di Shizuto, abbiamo l’abbiamo divisa in due volumi.
Il primo, che pubblicheremo entro aprile 2020, comprende gli articoli pubblicati dalla rivista Ido No Nippon in cui Shizuto Masunaga esamina principalmente gli elementi della medicina e delle arti manuali giapponesi che gli permisero di ideare il proprio stile di shiatsu.
Il secondo volume, che pubblicheremo più avanti, raccoglie invece gli articoli pubblicati sulla rivista Kanpò no Risho, che riguardano principalmente la relazione tra lo shiatsu di Masunaga e la medicina tradizionale cinese.

Il mio lavoro di coordinamento di tale pubblicazione è risultato molto difficile, nonostante l’aiuto di traduttrici, collaboratrici e consulenti amanti di quest’arte, ma è stato edificante e mi ha permesso di vivere il periodo centrale del Novecento giapponese in cui lo shiatsu e le arti manuali ebbero una grande diffusione in Giappone.
La lettura di questi scritti ha stimolato in me sensazioni e riflessioni di cui vi parlerò nei prossimi articoli, e mi ha permesso di acquisire nuove nozioni e approfondimenti che certamente anche altri operatori shiatsu riterranno molto utili per migliorare la propria tecnica e conoscenza. Non vediamo l’ora di avere tra le mani il risultato della nostra fatica, certi che lo troverete interessante anche voi!

Roberto Palasciano, curatore editoriale

CIME DI RAPA

La cucina tradizionale e regionale italiana fornisce spesso ottime ricette per piatti equilibrati.
Normalmente i piatti, specialmente i primi, uniscono al cereale (composto da farine elaborate in forma di pasta) aromi mediterranei e verdure stagionali che offre l’orto.
Senza nulla togliere alla squisita ricetta tradizionale delle cime di rapa, suggerisco alcune piccole variazioni, che hanno lo scopo di eliminare cibi di origine animale e di minimizzare gli scarti.
Il miso d’orzo dà quel tocco di salato.

Ingredienti per 4 persone:

Aglio – 2 spicchi
Cime di rapa – 700 g
Orecchiette integrali – 350 g
Miso d’orzo – 1 cucchiaio da minestra
Olio EVO – 4 cucchiai da minestra
Sale grosso – 1 cucchiaio da minestra
Acqua – 3,5 l
Peperoncino – al gusto

cime di rapaLavate e mondate le cime di rapa, scartando circa 1 cm dell’estremità del gambo allo scopo di eliminare la zona ossidata dove è stato praticato il taglio precedente.
Separate con le mani la parte fogliare e le cime con i rametti più fini dai gambi più grossi.

Quindi tagliate i gambi più grossi in modo che possano entrare nella pentola, mentre le cime, le foglie e i rametti teneri andranno tagliati alla larghezza di circa 1 dito (né fino, ne troppo grossolano).

Pelate l’aglio e soffriggetelo insieme al peperoncino (opzionale) in una padella adatta poi ad accogliere le orecchiette.
Se non gradite l’aglio, lasciatelo intero e poi, una volta dorato, rimuovetelo, altrimenti trituratelo finemente. Dividete ora l’olio con peperoncino e aglio in due parti uguali.

Nella metà rimasta in padella, saltate a fiamma viva la parte tagliata di foglie, cime e rametti teneri per qualche minuto sinché appassiscono.

Nella pentola nella quale cuoceremo le orecchiette, portate ad ebollizione 3,5 litri d’acqua. A questo punto, immergete i gambi delle cime di rapa e fateli bollire per circa 15 minuti o sinché siano abbastanza teneri.

Tirate fuori i gambi e, nella stessa acqua, cuocete ora le orecchiette.
Tagliate i gambi e scartate la parte fibrosa (che riconoscerete quando il taglio diventa difficoltoso), mentre quella tenera va mescolata con la metà dell’olio rimasto e l’altro mezzo cucchiaio di miso; inserite in un frullatore ad immersione sino ad ottenere una crema verde brillante.

A cottura quasi ultimata delle orecchiette, scolatele e terminate la cottura in padella, aggiungendo un po’ d’acqua di cottura, la metà rimanente del miso d’orzo ed infine circa due terzi della cremina ottenuta.

Servite nei piatti ed aggiungete un po’ di crema di cime di rapa direttamente nel piatto.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

IL TUO PARTNER HA I NUMERI GIUSTI?

Dal nostro esperto de I Ching e Numerologia Orientale Valter Vico, autore di “Yi Jing”, ecco un articolo che desterà sicuramente l’interesse dei curiosi e in tema con il mese di febbraio. Buona scoperta!

Ecco come “calcolare” l’affinità di coppia con il sistema dei 9 Ki, tuttora molto in voga in Oriente, che viene utilizzato da secoli in Giappone per combinare matrimoni felici e duraturi.
Per “calcolare” l’affinità di coppia col vostro partner secondo questo metodo, cercate nella tabella i numeri associati ai vostri anni di nascita.

Il tuo partner ha i numeri giusti?

Attenzione però che, solo ed esclusivamente per chi è nato dal 1 gennaio al 3 febbraio, bisogna considerare l’anno precedente a quello di nascita.
Ad esempio, Kate è nata il 9/1/1982, per cui bisogna considerare il 1981. Quindi il numero di Kate sarà 1.
William invece è nato il 21/6/1982, per cui considereremo semplicemente il 1982 ed il suo numero sarà 9.

Trovati i numeri esaminiamo i fattori fondamentali per garantire un rapporto sereno, felice e duraturo. Essi sono 3: affinità, sostegno ed attrazione. Potete trovare nella tabella quello prevalente nella vostra coppia in base ai vostri numeri.

Come potete notare, l’aspetto prevalente è lo stesso per entrambi i partner.
Riprendendo l’esempio di Kate, numero 1, e William, numero 9, vediamo infatti che per il numero 1 il numero 9 si trova nella colonna “ATTRAZIONE” e lo stesso vale per il numero 9 verso il numero 1.

Secondo gli orientali, le combinazioni migliori nel lungo periodo sono quelle in cui prevale il sostegno reciproco nei momenti di difficoltà, perché mentre, da un lato, l’attrazione reciproca tende inevitabilmente ad affievolirsi nel tempo, l’affinità eccessiva può facilmente trasformarsi in routine e carenza di stimoli.

Un esempio di “sostegno” è quello di Carlo (14/11/1948, numero 7) e Camilla (17/7/1947, numero 8).
Lasciamo invece al lettore l’esercizio di verificare la compatibilità fra Carlo e Diana (1/7/1961).

Che fare se i numeri della coppia “non quadrano”?
In realtà ogni relazione di vero amore è una buona relazione, indipendentemente dai numeri. A volte gli aspetti numerologici possono porre delle sfide, però è solo superando insieme le sfide e le difficoltà che si può stabilire un rapporto veramente solido e duraturo. Tutte le coppie consolidate hanno trovato un loro equilibrio, per quanto ciò possa, a volte, sembrare incomprensibile dall’esterno.
Il “mistero” è spiegato dalle leggi della polarità, che regolano l’interazione fra il principio Yin, femminile, ed il principio Yang, maschile. Poca polarità, cioè maggiore vicinanza, significa migliore intesa ed affinità, ma anche possibile noia e mancanza di motivazione. In questi casi bisogna far sì che ognuno possa allargare i suoi spazi privati.
Molta polarità, cioè molta differenza, significa maggiore attrazione, ma anche minore capacità di capirsi e maggiore possibilità di conflitto. In questi casi bisogna cercare di condividere più momenti ed esperienze.
Attrazione ed affinità si possono quindi armonizzare in modo consapevole, attivo e condiviso col partner.

Buon San Valentino a tutti gli innamorati!

Valter Vico

La consultazione di Yi Jing (I Ching)

LA CONSULTAZIONE DI YI JING (I CHING)

Il libro “Yi Jing (I Ching)” di Valter Vico, oltre a proporre un’interessante interpretazione dei 64 Esagrammi del Libro dei Mutamenti, offre vari spunti di riflessione per la propria crescita personale. Ecco un estratto che può precedere la divinazione dell’oracolo. Buona lettura!

Lo Yi Jing è un libro di saggezza ed indica la via della propria evoluzione personale verso la saggezza e la realizzazione piena della propria umanità. I vari livelli di questa evoluzione sono simboleggiati dai diversi tipi umani descritti nel Libro dei Mutamenti. Possiamo migliorare noi stessi:
• sconfiggendo i nostri demoni anche se la lotta può essere lunga e difficile
• proteggendoci dai briganti, ma anche dalle nostre tendenze alla cattiveria o alla negatività
• superando i nostri atteggiamenti più infantili e meschini che ci impediscono di coltivare la nostra nobiltà di spirito
• assumendoci le nostre responsabilità di persone mature all’interno della famiglia e della società
• diventando “persone grandi”, cioè imparando a fare luce innanzitutto in noi stessi per poi poter illuminare anche gli altri
• accettando “nobilmente” il nostro destino ed attuando il nostro “mandato celeste”
• aspirando alla saggezza.

Vi è quindi una linea evolutiva verso l’alto attraverso la quale ogni persona che accetta il proprio posto fra Cielo e Terra può crescere e sviluppare la propria saggezza. Il destino dell’essere umano viene assegnato dal Cielo attraverso il “mandato celeste”. Il “nobile” di spirito è colui che accetta il proprio mandato celeste ed opera per realizzarlo. Questa è la Via del nobile, la sua Potenza e la sua Virtù. Il Libro dei Mutamenti è lo strumento che indica la Via.

Yi Jing (I Ching)Il Libro dei Mutamenti è preciso perché descrive in modo conciso, semplice, diretto ed efficace le dinamiche energetiche fondamentali che definiscono la situazione attuale e ne determinano le evoluzioni possibili.
Il responso descrive i ruoli e l’interazione dinamica fra le forze in gioco nella situazione considerata. Ciò che conta è ciò che le persone fanno o non fanno, non ciò che credono, pensano o credono di pensare.

Lo scopo fondamentale del processo di consultazione dell’oracolo è quello di consentire lo sviluppo del processo di consapevolezza, mentre invece cercare di “interpretare” forzatamente il responso è non solo inutile, ma soprattutto dannoso, perché blocca immediatamente ogni possibilità di vera comprensione.

Da “Yi Jing (I Ching)” di Valter Vico, Shiatsu Milano Editore

 

Crocchette di grano saraceno

CROCCHETTE DI GRANO SARACENO

Dal libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero, ecco una gustosa ricetta macrobiotica invernale. Buon appetito!

Crocchette di grano saraceno

Ingredienti: 2 tazze di grano saraceno arrostito, farina di grano tenero, 1 tazza di cavolo cappuccio, 1 cipolla, 1 carota, 4 tazze di acqua bollente, 2 pizzichi di sale, olio ex.vergine di oliva, daikon, shoyu

Ungere una pentola con poco olio e aggiungere la cipolla e il cavolo tagliati a dadini e la carota tagliata a quarti sottili.
Far saltare alcuni minuti, poi aggiungere il grano saraceno e saltare altri 3-4 min, mescolando ogni tanto.
Versare l’acqua bollente, mettere il sale e cuocere con coperchio per 25-30 min con fuoco al minimo.
Far raffreddare ed aggiungere farina sufficiente ad amalgamare.
Fare dei medaglioni e soffriggere in padella o cuocere al forno per 15-20 min a circa 180°.
Se si soffrigge, condire con una salsa di daikon grattugiato e shoyu.

creatività

DENTRO E TUTTO INTORNO A NOI È CREATIVITÀ

Articolo di Pierpaolo Alioto, conduttore della prossima serata della Vitalità dal titolo “Rituale di Yoga Sciamanico – Pratiche per il risveglio della Potenza”. Buona lettura!

Veniamo al mondo con un progetto ben preciso. Frutto dell’amore dei nostri genitori, siamo in realtà proiezione delle loro aspettative, dei loro sogni, dei loro desideri, dei loro progetti inespressi ed irrealizzati. Allo stesso tempo, i genitori che ci scegliamo sono esattamente ciò che ci serve per portare a termine la missione che siamo chiamati a condurre, il percorso che abbiamo deciso di intraprendere.

Ed ecco che la vita inizia a configurarsi come un continuo conflitto tra ciò che ci viene imposto e ciò che intimamente sentiamo di voler essere e realizzare. Il conflitto è il tema costante nella vita di ognuno di noi, sin dai primi istanti. Siamo pressati da regole familiari e sociali e ben presto tali regole plasmano la nostra forma e la nostra rappresentazione materiale in questo mondo.
Il “motore” trainante di tale massa, via via sempre più pesante, è, però, non plasmabile poiché appartiene a una dimensione differente, quella delle idee, della bellezza, della creatività; una dimensione impalpabile, inafferrabile ma fortemente percepibile da ognuno di noi, poiché è la dimensione della nostra Anima.
In un percorso di vita in cui siamo sottoposti al criterio educativo, ossia a un assoggettamento a regole comuni stabilite senza tener conto della unicità di ogni essere animato (ossia dotato di un’Anima), ci sentiamo sempre più schiacciati dal peso che siamo costretti a portare: una compressione che porta a lasciare sempre meno spazio alla nostra vera indole (quella che ci rende unici), alla nostra creatività, alla nostra Anima.
E così, stretti in gabbie rigide dovute alla pressione familiare e sociale, diveniamo controllabili e mansueti. Siamo falsamente liberi di vivere la nostra vita, esattamente come lo sono gli animali cresciuti in allevamento.
Essere nelle regole ci porta ad avere dei vantaggi materiali, il primo tra tutti è la protezione dai pericoli dell’ignoto, un ignoto che, ci viene insegnato, deve essere temuto. Infatti, l’arma più potente delle regole e gabbie sociali è la paura. La paura è il deterrente peggiore che ci blocca e ci rende maggiormente schiavi e controllabili.

Muoversi in un perimetro delimitato da altri (o da noi stessi), senza osare valicare quelli che ne costituiscono i limiti, porta a condurre un’esistenza in cui sopravvivere e non in cui vivere.
Senza il nuovo, senza l’ignoto, non c’è vita poiché non vi sono elementi e varianti che possano portare un progresso. Se l’uomo primitivo non avesse sfidato il fuoco anziché tenervisi lontano, tutta la nostra evoluzione non avrebbe avuto seguito.
Se scienziati e pensatori non avessero sfidato le consolidate leggi scientifiche e filosofiche dei loro tempi, oggi non saremmo quello siamo e non sapremmo quello che sappiamo.
Le migliori menti che oggi ricordiamo come seminali per la nostra evoluzione, ai loro tempi furono perseguite e, anche, uccise per il loro uscire fuori dagli schemi e dalle regole.
Ecco quindi che, nel continuo conflitto in cui ci troviamo quotidianamente nella nostra vita, abbiamo sempre una scelta importante da fare: possiamo sopravvivere sotto la protezione di regole illusorie che ci vengono imposte, o possiamo essere degli outsider, dei folli, dei pazzi sognatori, i capitani della nostra personale astronave verso il futuro, di noi stessi e dell’intera umanità.
Per poter scegliere, per poter prendere l’importante decisione che ogni giorno ci troviamo di fronte, ciò che deve illuminarci prima di ogni altra cosa è la consapevolezza. La consapevolezza della comprensione del conflitto, di chi siamo, della nostra missione di vita più intima e profonda, quella che ci ha portato a intraprendere l’esperienza terrena e materiale e a scegliere proprio quei nostri genitori, proprio il luogo in cui siamo nati, proprio i luoghi in cui abbiamo vissuto e tutto il resto.
Per maturare tale consapevolezza è fondamentale avere chiarezza di visione, ossia guardare alla nostra esperienza materiale come a una realtà illusoria (esattamente per quello che è), quindi a capire che tutto ciò che ci circonda lo abbiamo creato noi stessi e lo continuiamo a creare in ogni istante a ogni nostro respiro, per distruggerlo a ogni nostra esalazione, per farlo rinascere con la successiva. Comprendere questo è fondamentale per intraprendere il viaggio verso la consapevolezza e, quindi, verso la scelta di vita.
Guardare al mondo come a un’entità vacua frutto della nostra stessa creazione è importante quanto guardare a noi stessi con occhi che guardano al nostro interno e identificano anche la nostra stessa essenza come un qualcosa di vacuo, di immaginale, di non reale.
Aprire gli occhi che guardano in modo chiaro verso l’esterno e quelli che guardano in modo chiaro verso l’interno è la porta d’accesso al mondo dell’immaginale, ossia a quel mondo in cui noi stessi diveniamo artefici della realtà in cui ci immergiamo, in cui siamo liberi da qualsiasi barriera e possiamo muoverci verso le direzioni che la nostra Anima ci indica, dove il nostro impulso più profondo ci conduce, verso la meta che è l’obiettivo della nostra missione di vita.

Liberi vuol dire potersi esprimere, poter esprimere la propria Anima. La libertà di espressione passa attraverso la coltivazione della bellezza, dell’Amore, del piacere, della creatività.
Ecco, proprio la creatività è il demone che spesso sacrifichiamo per restare negli schemi grigi di della sopravvivenza. La creatività, invece, è lo spirito creatore (lo dice il termine stesso), ossia quella forza capace di generare qualcosa che prima non c’era.
Attraverso il suo spirito creativo, il pittore unisce in modo unico e irripetibile i colori creando un dipinto. Attraverso il suo spirito creativo, il musicista unisce in modo unico e irripetibilele note musicali creando una canzone. Attraverso il loro spirito creativo, il poeta e lo scrittore uniscono in modo unico e irripetibile le parole creando una poesia e un romanzo.
Attraverso la propria creatività, tutti coloro che agiscono in preda a un moto interno dell’Anima uniscono in modo unico e irripetibile tutto ciò che è attorno ad essi creano un meraviglioso nuovo mondo.

Nella vita siamo stati educati a privilegiare la competitività rispetto alla creatività, ad essere migliori degli altri per emergere, piuttosto che a mettere in comune con gli altri le nostre doti più importanti e profonde; siamo stati educati ad essere dei bravi artigiani e non dei fenomenali artisti.
E per quanto bravo possa essere, se l’artigiano non lascia spazio alla propria creatività, sarà in grado solo di copiare (un dipinto, una canzone, un’opera letteraria, una scultura, il frutto di un qualsiasi moto creativo avuto da altri).

Nel momento in cui apriamo i nostri occhi che guardano verso l’esterno e quelli che guardano verso l’interno dovremo, quindi, decidere se voler essere degli artisti o degli artigiani, se vivere creando o sopravvivere consumando e consumandoci.

“Per operare con la creatività bisogna essere critici nei confronti di noi stessi e di tutto ciò che rappresentiamo.
Uno dei grandi problemi della creatività è la morale. La morale incatena l’immaginario.
Per sviluppare l’immaginazione è necessario essere amorali.
Bisogna essere coraggiosi e prescindere dalla moralità”.  Alejandro Jodorowsky

 

Pierpaolo Alioto, counselor Olistico specializzato in Psicogenalogia e Costellazioni Familiari, operatore della Regressione e Progressione Immaginale, insegnante shiatsu

 

 

Meridiani: significato e realtà

MERIDIANI: SIGNIFICATO E REALTÀ

Anticipiamo ai nostri lettori un paragrafo intitolato “Meridiani: significato e realtà” del libro “Keiraku to shiatsu” di Shizuto Masunaga che stiamo traducendo dal giapponese e che pubblicheremo nel 2020. Buona lettura!

Nel 1974 ho pubblicato sulla rivista “Ido No Nippon” l’articolo “Come individuare uno tsubo”, sperando in una reazione dal mondo dell’agopuntura, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Avevo pensato che ciò fosse dovuto alla mentalità di molti operatori di agopuntura e moxaterapia, che ritengono esista una netta divisione tra le loro pratiche e quelle manuali, e mi ero arreso.
Negli anni a venire però ho avuto occasione di confrontarmi con alcuni esperti in materia che invece, imprevedibilmente, sottolineavano l’esistenza di un notevole interesse nei confronti della mia pubblicazione. E’ stata sicuramente una delle occasioni in cui ho avuto modo di imparare che un’osservazione che si limita a ciò che è visibile in superficie può portare ad una valutazione “maldestra”, e che per trovare la verità bisogna tenere conto anche della parte invisibile.
Si può affermare lo stesso con i meridiani: leggendo pubblicazioni e confrontandomi con altri, ho compreso la natura dei meridiani e, dieci anni fa, ho pubblicato sulla rivista di cui sopra lo studio “Riconoscere i meridiani”. A quell’epoca, la teoria di Bonhan* che dimostrava l’esistenza dei meridiani era oggetto di viva discussione nel mondo dell’agopuntura.
All’epoca affermai che il sistema dei meridiani ha le sue fondamenta nella medicina orientale, ed è il sistema di base che regola la Vita. Partendo da tale concetto, ho rivisto lo schema dei meridiani dell’agopuntura, utilizzando l’approccio manuale primordiale della punta delle dita per percepire tsubo e meridiani. Grazie a tale lavoro, ho ideato una mappa completamente nuova dei meridiani per diagnosi e contemporaneamente cura durante il trattamento shiatsu. Successivamente l’ho aggiornata e migliorata arrivando alla creazione di una mappa dal titolo “I dodici meridiani del corpo”.
Per provarne la veridicità, nell’articolo “Come individuare uno tsubo” ho illustrato i metodi più pratici per arrivare alla percezione sensibile dei meridiani. La mia spiegazione è: “Se si considera il sistema dei meridiani come un qualcosa di indissolubilmente legato alla vita, bisogna ritenere che esso si sviluppi a partire dalla nascita del sistema energetico nel citoplasma nelle cellule.
Da allora sono passati diversi anni e, nel frattempo, sono stati chiariti alcuni concetti ed effettuate dimostrazioni che hanno reso possibile una maggiore comprensione dei meridiani. Essendo finalmente riuscito a coglierne l’essenza e il significato, sostengo che i risultati meravigliosi ottenuti dalla medicina orientale (che considera i meridiani oggetto del trattamento), e impossibili da raggiungere nella medicina occidentale, sono la prova che i meridiani sono correlati all’essenza della vita maggiormente rispetto alle struttura corporea.

Shizuto Masunaga

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*Bonhan: biologo coreano che nel 1961 spiegò dal punto di vista anatomico che i meridiani sono condotti estremamente sottili e percorsi da piccoli corpuscoli.

PERCHÉ PRATICARE SHIATSU SUI BIMBI?

Perché praticare shiatsu sui bimbi? Masunaga sensei il secolo scorso e Ōta Shinsai due secoli fa, nei loro scritti raccomandano di praticare lo shiatsu o il trattamento dell’addome sui bambini, ritenendo queste pratiche molto efficaci per le loro caratteristiche di contatto profondo ma graduale.
Shizuto Masunaga inizia il 4° volume di “Manuali di Shiatsu” dicendo “Spesso mi viene chiesto a che età si può eseguire un trattamento shiatsu sui bambini. Sin dalla loro nascita ci viene naturale abbracciarli, accarezzarli e muoverli; inoltre, usare le mani per valutare l’esistenza di eventuali disturbi e disagi è di grande aiuto per la loro crescita. Provate dunque a praticare delle pressioni shiatsu con un tocco materno”.
Ōta Shinsai, medico agopuntore dei primi dell’Ottocento che praticava Anpuku (trattamento dell’addome) scrive nel suo libro “Anpuku Zukai”: “Nel bambino, organi e visceri non sono ancora completamente sviluppati, il tessuto epiteliale è morbido, ossa e muscoli sono elastici e non rigidi. È importante quindi fare del proprio meglio durante l’infanzia del bambino per nutrirne lo spirito e aiutare il suo corpo a crescere armoniosamente. Buona parte delle malattie dell’infanzia possono essere curate semplicemente praticando anpuku, senza l’aiuto di medicinale alcuno. La tecnica manuale praticata sui bambini è un po’ diversa, e se il bimbo è piccolo lo si lascia in braccio alla madre o si tratta in laterale“.

Una psicologa dell’Ospedale Pediatrico Mayer di Firenze dice: “E’ indispensabile testimoniare e diffondere tutto quello che può aiutare il bambino a superare il suo dolore e il disagio ospedaliero. Anch’io sento che è doveroso raccontare le esperienze che viviamo in Pediatria perché lo shiatsu è “un’arte per la salute” che porta al bambino benessere, rilassamento, diminuzione del dolore e dell’ansia e tanti altri benefici ancora. Inoltre, aspetto non trascurabile, è veramente piacevole ricevere un trattamento shiatsu”.
La nostra autrice Marisa Fogarollo, dopo alcuni anni d’insegnamento presso la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia, conoscendo le meravigliose possibilità che hanno le nostre mani di aiutare gli altri tramite un “tocco empatico”, nel 1996 iniziò ai collaborare con la Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova. Qui, insieme ad altri docenti della Scuola Internazionale di Shiatsu, cominciò ad insegnare alle mamme come trattare i propri bambini, utilizzando lo “shiatsu familiare” praticato in Giappone e la naturale propensione della madre a toccare con dolcezza il proprio figlio. Visto il successo dei suoi insegnamenti, iniziò a tenere corsi dall’intrigante titolo “Shiatsu e Bimbi”, seguita poi da diverse insegnanti che ora, annualmente, conducono workshop e corsi sullo shiatsu per i bambini, anche personalizzandoli.
Quattro anni fa, spinta dal desiderio di diffondere lo shiatsu per i bimbi, iniziò a mettere per iscritto le proprie conoscenze nel libro “Shiatsu & Bimbi”, seguito poi da “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi” entrambi da noi editati.
Perché praticare shiatsu sui bimbi?Nel 1996 Marisa ha anche attivato una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera di Padova e la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia, nell’ambito del Centro Regionale Veneto della Terapia del Dolore e Cure Palliative Pediatriche. Da allora, una decina di operatori shiatsu professionisti sono presenti nei vari reparti della Clinica Pediatrica e della Clinica di Oncoematologia pediatrica per trattare bambini e ragazzi ricoverati, vivendo esperienze veramente toccanti e testimoniando l’importanza e la validità dello shiatsu.
Marisa racconta: “Ogni anno trattiamo circa 1.000 bambini distribuiti nei vari reparti e dai grafici che abbiamo a disposizione possiamo dire che i risultati sono sempre soddisfacenti. In ospedale tutto è concentrato su efficienza e razionalità e, anche se medici e personale infermieristico sono sempre disponibili e preparati ad inserire attività per il benessere psico-fisico del bambino e del ragazzo, lo shiatsu risulta sempre efficace, “parla al loro corpo” trasmettendo sicurezza e accudimento. I bambini, dopo il trattamento riscontrano uno stato generale di maggior benessere, sollievo dallo stato di stress, diminuzione dell’ansia, miglior riposo notturno, aiuto nelle funzioni intestinali, nella tensione addominale, nella stipsi e accettano volentieri il tocco dello shiatsu. Trattiamo anche piccoli ricoverati per migliorare il dolore dovuto a coliche addominali ed altri problemi intestinali e aiutiamo il decorso post-operatorio di bambini e ragazzi ricoverati in Oncoematologia, nel’Hospice pediatrico e in Terapia Intensiva”.

Lo shiatsu, oltre a diminuire il dolore fisico, si rivela utile a ridurre ed eliminare anche il dolore emotivo. Marisa conosce bene le problematiche degli adolescenti e si è occupata di loro scrivendo il libro “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi” insieme alla psicologa Giuseppina Morrone. Sappiamo che gli adolescenti attraversano una fase della vita particolarmente delicata, trovandosi ad affrontare problemi più grandi di loro che, purtroppo, lasciano segni tali da impedire uno sviluppo sereno ed equilibrato. Lo shiatsu li può aiutare tramite i trattamenti descritti nel libro, in cui Marisa propone un lavoro su tutto il corpo secondo lo stile Masunaga e descrive numerose sequenze con relative fotografie, facendo anche riferimenti alla medicina cinese, agli aggiustamenti e ai chakra, utili per comprendere i problemi fisici, spirituali ed emozionali degli adolescenti.
I ragazzi sperimentano nuovi modi di essere e tantissime emozioni. Molto interessante è l’idea di aver fatto fare ai ragazzi disegni dopo il trattamento e farli commentare dalla psicologa.
Vi consiglio la lettura di entrambi i libro e, agli interessati, possiamo indicare insegnanti che tengono workshop sullo shiatsu per i bimbi.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

ZUPPA DI CARDI

Il cardo è una pianta poco conosciuta oggigiorno ma che veniva utilizzata spesso in inverno; la zuppa di cardi è un piatto dimenticato, che non troverete facilmente nel menù di un ristorante e tipicamente invernale. Il sapore è un po’ amarognolo ma interessante.

zuppa di cardi

Brodo di cottura dei cardi dopo la filtratura

Ecco gli ingredienti per la zuppa (4-5 persone):

1 kg di cardi
50 g di mandorle
3 spicchi d’aglio
1 scalogno
prezzemolo
600 ml di brodo vegetale
1 C di farina di grano saraceno
sale
limone

Il brodo vegetale può facilmente essere fatto con cipolla e carota (gli scarti di tali ortaggi vanno benissimo).
Fate quindi bollire per 20 minuti circa nel brodo vegetale i cardi debitamente puliti , asportandone le asperità e tagliandoli in pezzi lunghi un paio di dita.

Intanto, tritate finemente aglio, scalogno e mandorle e passateli qualche minuti in padella con dell’olio.
Scolate i cardi e filtrate il brodo di cottura.
Aggiungete il brodo di cottura al soffritto e stemperate un cucchiaio di farina integrale di grano saraceno; lasciate cuocere per qualche minuto verificando che il composto sia cremoso e privo di grumi.
Ora potete quindi versare la crema nel piatto e adagiarvi sopra i cardi. Guarnite con del prezzemolo e servite in tavola.

N.B: se pulite i cardi ma non li lessate subito, passateli in acqua acidulata con limone affinché non si scuriscano.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

I NOSTRI AUGURI DI NATALE!

Cari lettori,
cogliamo l’occasione delle prossime festività natalizie per porgervi i nostri migliori auguri e, nel contempo, ringraziare chi ha apprezzato il nostro lavoro e ci aiuta nella diffusione delle discipline bionaturali: le federazioni shiatsu che ci accolgono durante i loro convegni, le riviste del settore che cortesemente hanno recensito i nostri libri e chi lavora insieme a noi.
Come saprete, abbiamo iniziato l’attività nel 2011 e non avremmo mai pensato, in otto anni, date le nostre dimensioni, di pubblicare una ventina di titoli. Alcuni stanno avendo grande successo, altri un po’ meno ma siamo comunque contenti del contenuto di alto livello che caratterizza le nostre opere. Per realizzare i testi ci avvaliamo di consulenti scientifici e non, traduttori e supervisori che, con passione alle volte superiore al proprio ruolo, svolgono un gran bel lavoro.

Continuiamo quindi con entusiasmo e impegno il lavoro per la divulgazione delle discipline bionaturali. Oltre ai libri di shiatsu e dintorni, abbiamo editato alcuni testi peculiari di divinazione (“Yi Jing – I Ching”), filosofia macrobiotica (“Corpo naturale Mente naturale”), musica cinese e cultura orientale (“Il Tao della musica”) e ora stiamo traducendo, su richiesta degli agopuntori italiani, “Terapia di Coppettazione” di Chirali, uno dei testi più consultati al mondo ed edito finora solo in inglese. Pensate che abbiamo anche prodotto alcuni ebook in lingua inglese (ad esempio “Masunaga Shiatsu manuals” di S. Masunaga)!
Qualche settimana fa, con la pubblicazione di “Anpuku Zukai” di Ōta Shinsai, abbiamo raggiunto il traguardo che ci eravamo proposti nel 2019. Nel 2020 seguirà l’importante traduzione di “Keiraku to Shiatsu” di S. Masunaga, un testo che ci sta facendo faticare molto, ma crediamo apprezzerete lo sforzo.

In queste feste natalizie, vogliamo farvi un regalo: per ogni acquisto (escluse le Mappe dei meridiani) effettuato sul nostro sito dal 3 al 28 dicembre, avrete automaticamente in omaggio il libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi“, biografia scritta da Kazutami Namikoshi che concorre ad ampliare il panorama storico dello shiatsu. Speriamo che l’omaggio vi sia gradito. Continuate a seguirci con affetto.