CURIAMOCI DEL NOSTRO “INTERNO”

Carissimi lettori,
si parla molto, di questi tempi, di come possiamo aiutare noi stessi a superare l’emergenza sanitaria di questo periodo. Noi che ci occupiamo di discipline bio-naturali dobbiamo ricordarci che la nostra società contemporanea vive su paradossi e contraddizioni e che ci siamo allontanati dalla natura. Il prof. Franco Berrino (medico ed epidemiologo, sostenitore della filosofia macrobiotica), in un suo scritto di questi giorni, afferma: “Per combattere l’esterno dobbiamo comprendere che il virus si trasmette sì per contatto, ma dipende anche dal nostro “terreno”, quello che coltiviamo dentro di noi, la grande Via, la via del cibo, del movimento e della meditazione”.
Per tenere in forma e potenziare il nostro “terreno” dobbiamo continuare a praticare attività olistiche, magari da soli, aumentare le nostre conoscenze e tenere un’alimentazione corretta. Studi europei e americani hanno dimostrato che chi ha un’alimentazione ricca di fibre vegetali, soprattutto di cereali integrali, pane integrale, zuppe di orzo o farro decorticato, miglio e grano saraceno fa funzionare bene il proprio intestino, perché questi alimenti nutrono anche i microbi “buoni”.
Dare uno spazio nell’alimentazione a tali cibi ci può aiutare a migliorare il nostro sistema immunitario. Visto che, in questo periodo, possiamo trovare il tempo per cucinare, perché non provare? Con gli alimenti elencati dal prof. Berrino possiamo preparare, oltre a verdure e legumi, cibi anche molto piacevoli al gusto.
il nostro "interno"Guido Rotondi, il nostro esperto di ricette macrobiotiche, tiene appositamente la rubrica “Una mela al giorno”: ogni mese trovate i suoi interessanti consigli e, se ve ne siete persi qualcuno, potete ritrovarlo sul nostro sito alla voce “articoli”. Oppure, sul nostro sito trovate due bei libri venduti insieme in offerta speciale: “Corpo naturale Mente naturale” di Bill Tara su salute, ecologia e spiritualità, e “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero, per mettere in pratica i suggerimenti.
Lo shop on line della nostra casa editrice è sempre attivo, anche se magari le consegne non saranno veloci come sempre per le difficoltà di posta e corrieri. Per qualsiasi necessità o informazione potete contattarci ai nostri soliti numeri, siamo attivi anche da casa! Speriamo comunque di riprendere le nostre attività in modo completo il più presto possibile. Nonostante le difficoltà del momento, continuiamo a lavorare alla pubblicazione di nuovi libri sia cartacei che e-book. In aprile uscirà infatti il primo volume di “Keiraku to shiatsu” di Shizuto Masunaga ed entro l’anno manderemo in stampa anche il secondo volume; inoltre, prima dell’estate completeremo il lavoro di traduzione del libro “Terapia della coppettazione” di IIkai Zinhi Chirali e, chissà, forse qualche altra novità.

Buona lettura e curate il vostro “interno”.
Roberto Palasciano

“KEIRAKU TO SHIATSU”: TSUBO e HIBIKI

Vista l’uscita a breve (in aprile) della traduzione del libro di Shizuto Masunaga “Keiraku to shiatsu” (shiatsu con i meridiani) primo volume, in questo e nei prossimi articoli vorrei esprimere le mie sensazioni e riflessioni sui principali argomenti e approfondimenti trattati in questa raccolta di articoli; mi piacerebbe anche coinvolgere i lettori in un dibattito, perché gli spunti e i diversi pareri sono proprio l’essenza di questo testo, anche considerando lo sviluppo e le interpretazioni che ha avuto in questi anni lo shiatsu stile Iokai.
A tal proposito mi piace riportare la frase scritta da Shizuto Masunaga come introduzione a questa raccolta di articoli e che troverete nelle prime pagine del libro:

Tentando di decifrare correttamente il pensiero cinese, ho cercato la mia personale visione della verità attraverso la pratica dello shiatsu secondo la teoria dei meridiani. Sono così giunto alla formulazione di un nuovo sistema teorico conforme ai principi della medicina orientale e per questo vorrei condividerlo con voi”.

Gli articoli pubblicati sulla rivista “Ido no Nippon” nel periodo tra gli anni 1960-80 ci permettono di approfondire le conoscenze sul Keiraku shiatsu, oltre che di comprendere come Shizuto Masunaga arrivò a creare il suo stile di shiatsu. Possiamo “assistere” a dibattiti con diversi studiosi, medici e operatori di kanpô (la medicina cinese in generale), di toeki (medicina con le erbe) di agopuntura e di altre tecniche manuali e, attraverso tali conversazioni e gli insegnamenti del maestro, riusciamo a conoscere e vivere quel periodo centrale del Novecento giapponese in cui lo shiatsu e le arti manuali ebbero, in Giappone, una grande diffusione e una consacrazione definitiva.

“Keiraku to Shiatsu” non è un manuale; chi ha letto “Zen Shiatsu”, “Manuali di shiatsu 1°, 2° 3° e 4° mese” (libri di testo per il Centro Iokai) e “Racconti di 100 trattamenti”, tutti testi di Shizuto Masunaga, potrà completare il proprio percorso di conoscenza degli insegnamenti del Maestro che, oltre ad aver creato un nuovo sistema di shiatsu conforme ai principi della medicina orientale contribuì a rivalutare l’immagine del kanpô con questi articoli e con i suoi libri, in un momento in cui il kanpô, in Giappone, stava perdendo la sua essenza.
Masunaga, in questo libro, ribadisce agli operatori kanpô contemporanei l’importanza di non lavorare semplicemente sui punti seguendo i manuali di agopuntura, ma percepire gli tsubo e l’hibiki (la risonanza, eco, vibrazione del meridiano) e conoscere e lavorare sul percorso dei meridiani.

Vorrei riflettere con voi su questo argomento. Sentire la risonanza del meridiano (vibrazione/eco) e percepire la localizzazione dei punti sembra difficile ma, secondo la mia esperienza maturata seguendo tre maestri giapponesi, anche se per poco tempo, non è così impossibile; a tal proposito Masunaga scrive: “Per raggiungere il mio obiettivo, ho imparato molto da agopuntura e moxa-terapia e ho voluto chiarire l’idea di percezione sensibile dei meridiani, stimolando gli operatori ad approfondirne lo studio. Dal momento che, grazie allo shiatsu, è possibile acquisire un’esperienza concreta, vi chiedo di prestare attenzione alle mie parole, di avere pazienza e di continuare nella lettura perché credo che, una volta appreso il contenuto, qualsiasi operatore di agopuntura e moxa-terapia sarà in grado di percepire e riconoscere i meridiani e i punti tramite le proprie dita”.
Quindi, anche per lavorare sui punti, è indispensabile conoscere e percepire i meridiani. Masunaga, inizia ricordandoci che gli agopuntori kanpô tradizionali usano il metodo shuketsu, percependo con le dita gli tsubo (punti su tutto il corpo) o i keiketsu (punti sui meridiani) prima di mettere gli aghi.
Gli tsubo e l’hibikiAddentrandoci negli insegnamenti, il Maestro ci ricorda che l’ideogramma tsubo rappresenta un vaso con un’apertura stretta che contiene qualcosa di prezioso, un bocciolo che racchiude il fiore; se dobbiamo farlo fiorire, non possiamo forzarlo. La bocca dello tsubo è contratta per proteggere le zone interne e, specialmente se è in corso una malattia, si potrà aprire solo grazie alla sensibilità protopatica primitiva dell’operatore, che sarà anche in grado di percepire con le dita le anomalie dell’organismo del ricevente.

La pressione shiatsu è in grado di agire sul sistema simpatico grazie alla naturalezza della pressione verticale e dell’effetto epidermico, quasi anestetico, della pressione mantenuta costante. Per ottenere buoni risultati è necessario un cosciente atteggiamento dell’operatore: è la sensazione protopatica unificatrice che ci permette di percepire tsubo e percorso dei meridiani e di creare una relazione con il ricevente.

Shizuto Masunaga, nei suoi articoli, dedica molte pagine all’insegnamento sulla percezione degli tsubo e della risonanza dei meridiani:
“Facendo una pressione corretta si possono percepire la posizione degli tsubo e il flusso come una corrente lineare. Qualora non si riesca a percepire la risonanza con precisione, possiamo aiutarci con il pollice dell’altra mano, esercitando la pressione su uno tsubo (spesso un keiketsu) sullo stesso meridiano e mettendolo in contatto con quella zona. È più facile percepire la risonanza del meridiano se la zona e il punto sono vicini. Riequilibrare la circolazione energetica del ricevente agendo solo su un solo punto è difficoltoso; ma, trattando simultaneamente i punti circostanti o lo tsubo centrale del meridiano, si può avvertire la risonanza del meridiano”.
Il Maestro introduce anche a possibilità, tramite la percezione della risonanza del meridiano, di sentire le variazioni del flusso, che può cambiare direzione. Una volta messi in collegamento due punti, o un punto con il pollice e una zona con il palmo della mano, possiamo percepire la variazione della risonanza nel meridiano, l’esistenza di una “linea” che collega i due punti, il percorso del meridiano (riequilibrandolo con un lavoro su kyo-jitsu) e anche il collegamento di energia dei 12 meridiani con i meridiani straordinari.

Le parole di Masunaga sensei sono molto chiare e illuminanti: nelle pagine di “Keiraku to shiatsu” si trova l’essenza del suo shiatsu con i meridiani. Avendo studiato a fondo il testo, coordinando la pubblicazione del libro, mi sono reso conto che le nostre conoscenze sullo shiatsu di Masunaga avevano bisogno di essere integrate. Pertanto, anche nei miei prossimi articoli affronterò altri argomenti fondamentali trattati in questa preziosa raccolta di scritti.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

CARCIOFI SOTT’OLIO

La macrobiotica ci viene incontro, ovviamente, nei momenti di difficoltà. Recuperare le ricette della nonna, o della bisnonna, è un ottimo modo di ricordarsi che bisogna:

• non sprecare il preziosissimo cibo
• utilizzare le varietà stagionali
• imparare a conservare le verdure con tecniche che sino sicure e che magari permettano di non dipendere da risorse limitate o interrompibili come sono rispettivamente lo spazio nel frigorifero o l’elettricità stessa.

Alla fine dell’inverno, i carciofi si avviano alla fine della propria stagionalità, sono buonissimi e costano davvero poco. Quindi, dopo averli mangiati cotti al vapore a testa in giù, fritti, tagliati sottili crudi in carpaccio e in insalata con noci e finocchi, che fare con le eccedenze?
Qui di seguito la ricetta dei carciofi sott’olio.

CARCIOFI SOTT’OLIOIngredienti:
Carciofi
Limone
Sale
Aceto bianco
Vino bianco
Pepe rosa e nero
Chiodi di garofano
Alloro
Olio EVO/girasole/mais

Procedimento:
Prepariamo una bacinella con acqua acidulata dal succo di limone nella quale immergiamo le dita e i carciofi quando sono stati puliti.
Togliamo quindi le spine con un taglio deciso, poi stacchiamo le foglie verde scuro più esterne che sono troppo fibrose.
Infine separiamo il gambo e tagliamo in quattro il carciofo.
Togliamo le eventuali barbe centrali, immergiamo un attimo nell’acqua innanzi preparata e posiamo in uno scolapasta nel lavandino.
Procediamo così con ogni carciofo. Poi passiamo ai gambi: scortichiamo la parte esterna e fibrosa e teniamo il midollo bianco, che immergiamo nell’acqua acidulata e poniamo insieme ai carciofi.
In una pezza di tela di lino, oppure in un infusore da the, poniamo il pepe ed i chiodi di garofano, poi mettiamo in pentola tutto: carciofi puliti, midolli dei gambi, un pizzico di sale, le spezie, le foglie di alloro e, infine, anneghiamo il tutto in una miscela in parti uguali di aceto e vino bianco.
CARCIOFI SOTT’OLIOPortiamo a bollore e, utilizzando la cappa perché l’odore dell’aceto bollito pervaderà ogni cosa nella stanza, cuociamo sinché non sono teneri (potrebbero bastare 20 minuti indicativamente).
A quel punto, scoliamo e lasciamo raffreddare, quindi, in un barattolo di vetro possibilmente per conserve, inseriamo nella maniera più compatta possibile, aggiungendo ogni tanto una foglia di alloro; infine, aggiungiamo l’olio sino a coprirli completamente.
Il giorno successivo si fa il rabbocco perché il livello dell’olio si sarà abbassato un po’. Quindi, richiudiamo il barattolo e conserviamo in luogo buio. Potrete iniziare a mangiarli dopo un mese e si conservano senza problemi sinché la nuova stagione dei carciofi arriva (ma spesso vengono finiti prima).

CARCIOFI SOTT’OLIOPotete degustarli come antipasto, aggiungerli in insalate, sulla pizza, nella pastasciutta e, alla fine, utilizzare l’olio rimasto così aromatizzato per cucinare o a crudo.

E, prima di sbarazzarvi delle foglie troppo fibrose, utilizzatele come base per fare un brodo di verdure da utilizzare nella cottura di cereali e/o legumi.

NOTA IMPORTANTE:
I carciofi puliti devo avere grandezza e colore simile affinché la cottura sia omogenea. Se avete partite diverse e pezzature diverse, meglio cuocere i carciofi di dimensioni simili, altrimenti rischiate carciofi troppo cotti o troppo crudi.
Benché sia più gradevole alla vista il carciofo intero, verso fine stagione i carciofi hanno spesso le barge interne e, inoltre, sono più fruibili gastronomicamente se sono già tagliati.

Buon appetito!
Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

mappa dei meridiani

IL NUOVO LIBRO “KEIRAKU TO SHIATSU”

Vista la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, sempre nell’ottica di conoscere le origini del Keiraku shiatsu (shiatsu con i meridiani) e divulgarlo, stiamo completando un’altra fatica editoriale!
Infatti, dopo la recente pubblicazione del libro “Anpuku Zukai”, che sta riscontrando un buon successo di vendita, abbiamo terminato la traduzione dal giapponese del 1° volume di “Keiraku to shiatsu” (letteralmente “meridiani e shiatsu”), già edito in francese con il titolo “Shiatsu et Médecine orientale”, Courrier du livre.

L’opera è costituita da una raccolta di articoli di Shizuto Masunaga pubblicati negli anni 1965-80 da due riviste giapponesi, Ido No Nippon e Kanpò no Risho. Vista la difficoltà di traduzione, su consiglio di Keiko Masunaga, moglie di Shizuto, abbiamo l’abbiamo divisa in due volumi.
Il primo, che pubblicheremo entro aprile 2020, comprende gli articoli pubblicati dalla rivista Ido No Nippon in cui Shizuto Masunaga esamina principalmente gli elementi della medicina e delle arti manuali giapponesi che gli permisero di ideare il proprio stile di shiatsu.
Il secondo volume, che pubblicheremo più avanti, raccoglie invece gli articoli pubblicati sulla rivista Kanpò no Risho, che riguardano principalmente la relazione tra lo shiatsu di Masunaga e la medicina tradizionale cinese.

Il mio lavoro di coordinamento di tale pubblicazione è risultato molto difficile, nonostante l’aiuto di traduttrici, collaboratrici e consulenti amanti di quest’arte, ma è stato edificante e mi ha permesso di vivere il periodo centrale del Novecento giapponese in cui lo shiatsu e le arti manuali ebbero una grande diffusione in Giappone.
La lettura di questi scritti ha stimolato in me sensazioni e riflessioni di cui vi parlerò nei prossimi articoli, e mi ha permesso di acquisire nuove nozioni e approfondimenti che certamente anche altri operatori shiatsu riterranno molto utili per migliorare la propria tecnica e conoscenza. Non vediamo l’ora di avere tra le mani il risultato della nostra fatica, certi che lo troverete interessante anche voi!

Roberto Palasciano, curatore editoriale

CIME DI RAPA

La cucina tradizionale e regionale italiana fornisce spesso ottime ricette per piatti equilibrati.
Normalmente i piatti, specialmente i primi, uniscono al cereale (composto da farine elaborate in forma di pasta) aromi mediterranei e verdure stagionali che offre l’orto.
Senza nulla togliere alla squisita ricetta tradizionale delle cime di rapa, suggerisco alcune piccole variazioni, che hanno lo scopo di eliminare cibi di origine animale e di minimizzare gli scarti.
Il miso d’orzo dà quel tocco di salato.

Ingredienti per 4 persone:

Aglio – 2 spicchi
Cime di rapa – 700 g
Orecchiette integrali – 350 g
Miso d’orzo – 1 cucchiaio da minestra
Olio EVO – 4 cucchiai da minestra
Sale grosso – 1 cucchiaio da minestra
Acqua – 3,5 l
Peperoncino – al gusto

cime di rapaLavate e mondate le cime di rapa, scartando circa 1 cm dell’estremità del gambo allo scopo di eliminare la zona ossidata dove è stato praticato il taglio precedente.
Separate con le mani la parte fogliare e le cime con i rametti più fini dai gambi più grossi.

Quindi tagliate i gambi più grossi in modo che possano entrare nella pentola, mentre le cime, le foglie e i rametti teneri andranno tagliati alla larghezza di circa 1 dito (né fino, ne troppo grossolano).

Pelate l’aglio e soffriggetelo insieme al peperoncino (opzionale) in una padella adatta poi ad accogliere le orecchiette.
Se non gradite l’aglio, lasciatelo intero e poi, una volta dorato, rimuovetelo, altrimenti trituratelo finemente. Dividete ora l’olio con peperoncino e aglio in due parti uguali.

Nella metà rimasta in padella, saltate a fiamma viva la parte tagliata di foglie, cime e rametti teneri per qualche minuto sinché appassiscono.

Nella pentola nella quale cuoceremo le orecchiette, portate ad ebollizione 3,5 litri d’acqua. A questo punto, immergete i gambi delle cime di rapa e fateli bollire per circa 15 minuti o sinché siano abbastanza teneri.

Tirate fuori i gambi e, nella stessa acqua, cuocete ora le orecchiette.
Tagliate i gambi e scartate la parte fibrosa (che riconoscerete quando il taglio diventa difficoltoso), mentre quella tenera va mescolata con la metà dell’olio rimasto e l’altro mezzo cucchiaio di miso; inserite in un frullatore ad immersione sino ad ottenere una crema verde brillante.

A cottura quasi ultimata delle orecchiette, scolatele e terminate la cottura in padella, aggiungendo un po’ d’acqua di cottura, la metà rimanente del miso d’orzo ed infine circa due terzi della cremina ottenuta.

Servite nei piatti ed aggiungete un po’ di crema di cime di rapa direttamente nel piatto.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

IL TUO PARTNER HA I NUMERI GIUSTI?

Dal nostro esperto de I Ching e Numerologia Orientale Valter Vico, autore di “Yi Jing”, ecco un articolo che desterà sicuramente l’interesse dei curiosi e in tema con il mese di febbraio. Buona scoperta!

Ecco come “calcolare” l’affinità di coppia con il sistema dei 9 Ki, tuttora molto in voga in Oriente, che viene utilizzato da secoli in Giappone per combinare matrimoni felici e duraturi.
Per “calcolare” l’affinità di coppia col vostro partner secondo questo metodo, cercate nella tabella i numeri associati ai vostri anni di nascita.

Il tuo partner ha i numeri giusti?

Attenzione però che, solo ed esclusivamente per chi è nato dal 1 gennaio al 3 febbraio, bisogna considerare l’anno precedente a quello di nascita.
Ad esempio, Kate è nata il 9/1/1982, per cui bisogna considerare il 1981. Quindi il numero di Kate sarà 1.
William invece è nato il 21/6/1982, per cui considereremo semplicemente il 1982 ed il suo numero sarà 9.

Trovati i numeri esaminiamo i fattori fondamentali per garantire un rapporto sereno, felice e duraturo. Essi sono 3: affinità, sostegno ed attrazione. Potete trovare nella tabella quello prevalente nella vostra coppia in base ai vostri numeri.

Come potete notare, l’aspetto prevalente è lo stesso per entrambi i partner.
Riprendendo l’esempio di Kate, numero 1, e William, numero 9, vediamo infatti che per il numero 1 il numero 9 si trova nella colonna “ATTRAZIONE” e lo stesso vale per il numero 9 verso il numero 1.

Secondo gli orientali, le combinazioni migliori nel lungo periodo sono quelle in cui prevale il sostegno reciproco nei momenti di difficoltà, perché mentre, da un lato, l’attrazione reciproca tende inevitabilmente ad affievolirsi nel tempo, l’affinità eccessiva può facilmente trasformarsi in routine e carenza di stimoli.

Un esempio di “sostegno” è quello di Carlo (14/11/1948, numero 7) e Camilla (17/7/1947, numero 8).
Lasciamo invece al lettore l’esercizio di verificare la compatibilità fra Carlo e Diana (1/7/1961).

Che fare se i numeri della coppia “non quadrano”?
In realtà ogni relazione di vero amore è una buona relazione, indipendentemente dai numeri. A volte gli aspetti numerologici possono porre delle sfide, però è solo superando insieme le sfide e le difficoltà che si può stabilire un rapporto veramente solido e duraturo. Tutte le coppie consolidate hanno trovato un loro equilibrio, per quanto ciò possa, a volte, sembrare incomprensibile dall’esterno.
Il “mistero” è spiegato dalle leggi della polarità, che regolano l’interazione fra il principio Yin, femminile, ed il principio Yang, maschile. Poca polarità, cioè maggiore vicinanza, significa migliore intesa ed affinità, ma anche possibile noia e mancanza di motivazione. In questi casi bisogna far sì che ognuno possa allargare i suoi spazi privati.
Molta polarità, cioè molta differenza, significa maggiore attrazione, ma anche minore capacità di capirsi e maggiore possibilità di conflitto. In questi casi bisogna cercare di condividere più momenti ed esperienze.
Attrazione ed affinità si possono quindi armonizzare in modo consapevole, attivo e condiviso col partner.

Buon San Valentino a tutti gli innamorati!

Valter Vico

La consultazione di Yi Jing (I Ching)

LA CONSULTAZIONE DI YI JING (I CHING)

Il libro “Yi Jing (I Ching)” di Valter Vico, oltre a proporre un’interessante interpretazione dei 64 Esagrammi del Libro dei Mutamenti, offre vari spunti di riflessione per la propria crescita personale. Ecco un estratto che può precedere la divinazione dell’oracolo. Buona lettura!

Lo Yi Jing è un libro di saggezza ed indica la via della propria evoluzione personale verso la saggezza e la realizzazione piena della propria umanità. I vari livelli di questa evoluzione sono simboleggiati dai diversi tipi umani descritti nel Libro dei Mutamenti. Possiamo migliorare noi stessi:
• sconfiggendo i nostri demoni anche se la lotta può essere lunga e difficile
• proteggendoci dai briganti, ma anche dalle nostre tendenze alla cattiveria o alla negatività
• superando i nostri atteggiamenti più infantili e meschini che ci impediscono di coltivare la nostra nobiltà di spirito
• assumendoci le nostre responsabilità di persone mature all’interno della famiglia e della società
• diventando “persone grandi”, cioè imparando a fare luce innanzitutto in noi stessi per poi poter illuminare anche gli altri
• accettando “nobilmente” il nostro destino ed attuando il nostro “mandato celeste”
• aspirando alla saggezza.

Vi è quindi una linea evolutiva verso l’alto attraverso la quale ogni persona che accetta il proprio posto fra Cielo e Terra può crescere e sviluppare la propria saggezza. Il destino dell’essere umano viene assegnato dal Cielo attraverso il “mandato celeste”. Il “nobile” di spirito è colui che accetta il proprio mandato celeste ed opera per realizzarlo. Questa è la Via del nobile, la sua Potenza e la sua Virtù. Il Libro dei Mutamenti è lo strumento che indica la Via.

Yi Jing (I Ching)Il Libro dei Mutamenti è preciso perché descrive in modo conciso, semplice, diretto ed efficace le dinamiche energetiche fondamentali che definiscono la situazione attuale e ne determinano le evoluzioni possibili.
Il responso descrive i ruoli e l’interazione dinamica fra le forze in gioco nella situazione considerata. Ciò che conta è ciò che le persone fanno o non fanno, non ciò che credono, pensano o credono di pensare.

Lo scopo fondamentale del processo di consultazione dell’oracolo è quello di consentire lo sviluppo del processo di consapevolezza, mentre invece cercare di “interpretare” forzatamente il responso è non solo inutile, ma soprattutto dannoso, perché blocca immediatamente ogni possibilità di vera comprensione.

Da “Yi Jing (I Ching)” di Valter Vico, Shiatsu Milano Editore

 

Crocchette di grano saraceno

CROCCHETTE DI GRANO SARACENO

Dal libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero, ecco una gustosa ricetta macrobiotica invernale. Buon appetito!

Crocchette di grano saraceno

Ingredienti: 2 tazze di grano saraceno arrostito, farina di grano tenero, 1 tazza di cavolo cappuccio, 1 cipolla, 1 carota, 4 tazze di acqua bollente, 2 pizzichi di sale, olio ex.vergine di oliva, daikon, shoyu

Ungere una pentola con poco olio e aggiungere la cipolla e il cavolo tagliati a dadini e la carota tagliata a quarti sottili.
Far saltare alcuni minuti, poi aggiungere il grano saraceno e saltare altri 3-4 min, mescolando ogni tanto.
Versare l’acqua bollente, mettere il sale e cuocere con coperchio per 25-30 min con fuoco al minimo.
Far raffreddare ed aggiungere farina sufficiente ad amalgamare.
Fare dei medaglioni e soffriggere in padella o cuocere al forno per 15-20 min a circa 180°.
Se si soffrigge, condire con una salsa di daikon grattugiato e shoyu.

creatività

DENTRO E TUTTO INTORNO A NOI È CREATIVITÀ

Articolo di Pierpaolo Alioto, conduttore della prossima serata della Vitalità dal titolo “Rituale di Yoga Sciamanico – Pratiche per il risveglio della Potenza”. Buona lettura!

Veniamo al mondo con un progetto ben preciso. Frutto dell’amore dei nostri genitori, siamo in realtà proiezione delle loro aspettative, dei loro sogni, dei loro desideri, dei loro progetti inespressi ed irrealizzati. Allo stesso tempo, i genitori che ci scegliamo sono esattamente ciò che ci serve per portare a termine la missione che siamo chiamati a condurre, il percorso che abbiamo deciso di intraprendere.

Ed ecco che la vita inizia a configurarsi come un continuo conflitto tra ciò che ci viene imposto e ciò che intimamente sentiamo di voler essere e realizzare. Il conflitto è il tema costante nella vita di ognuno di noi, sin dai primi istanti. Siamo pressati da regole familiari e sociali e ben presto tali regole plasmano la nostra forma e la nostra rappresentazione materiale in questo mondo.
Il “motore” trainante di tale massa, via via sempre più pesante, è, però, non plasmabile poiché appartiene a una dimensione differente, quella delle idee, della bellezza, della creatività; una dimensione impalpabile, inafferrabile ma fortemente percepibile da ognuno di noi, poiché è la dimensione della nostra Anima.
In un percorso di vita in cui siamo sottoposti al criterio educativo, ossia a un assoggettamento a regole comuni stabilite senza tener conto della unicità di ogni essere animato (ossia dotato di un’Anima), ci sentiamo sempre più schiacciati dal peso che siamo costretti a portare: una compressione che porta a lasciare sempre meno spazio alla nostra vera indole (quella che ci rende unici), alla nostra creatività, alla nostra Anima.
E così, stretti in gabbie rigide dovute alla pressione familiare e sociale, diveniamo controllabili e mansueti. Siamo falsamente liberi di vivere la nostra vita, esattamente come lo sono gli animali cresciuti in allevamento.
Essere nelle regole ci porta ad avere dei vantaggi materiali, il primo tra tutti è la protezione dai pericoli dell’ignoto, un ignoto che, ci viene insegnato, deve essere temuto. Infatti, l’arma più potente delle regole e gabbie sociali è la paura. La paura è il deterrente peggiore che ci blocca e ci rende maggiormente schiavi e controllabili.

Muoversi in un perimetro delimitato da altri (o da noi stessi), senza osare valicare quelli che ne costituiscono i limiti, porta a condurre un’esistenza in cui sopravvivere e non in cui vivere.
Senza il nuovo, senza l’ignoto, non c’è vita poiché non vi sono elementi e varianti che possano portare un progresso. Se l’uomo primitivo non avesse sfidato il fuoco anziché tenervisi lontano, tutta la nostra evoluzione non avrebbe avuto seguito.
Se scienziati e pensatori non avessero sfidato le consolidate leggi scientifiche e filosofiche dei loro tempi, oggi non saremmo quello siamo e non sapremmo quello che sappiamo.
Le migliori menti che oggi ricordiamo come seminali per la nostra evoluzione, ai loro tempi furono perseguite e, anche, uccise per il loro uscire fuori dagli schemi e dalle regole.
Ecco quindi che, nel continuo conflitto in cui ci troviamo quotidianamente nella nostra vita, abbiamo sempre una scelta importante da fare: possiamo sopravvivere sotto la protezione di regole illusorie che ci vengono imposte, o possiamo essere degli outsider, dei folli, dei pazzi sognatori, i capitani della nostra personale astronave verso il futuro, di noi stessi e dell’intera umanità.
Per poter scegliere, per poter prendere l’importante decisione che ogni giorno ci troviamo di fronte, ciò che deve illuminarci prima di ogni altra cosa è la consapevolezza. La consapevolezza della comprensione del conflitto, di chi siamo, della nostra missione di vita più intima e profonda, quella che ci ha portato a intraprendere l’esperienza terrena e materiale e a scegliere proprio quei nostri genitori, proprio il luogo in cui siamo nati, proprio i luoghi in cui abbiamo vissuto e tutto il resto.
Per maturare tale consapevolezza è fondamentale avere chiarezza di visione, ossia guardare alla nostra esperienza materiale come a una realtà illusoria (esattamente per quello che è), quindi a capire che tutto ciò che ci circonda lo abbiamo creato noi stessi e lo continuiamo a creare in ogni istante a ogni nostro respiro, per distruggerlo a ogni nostra esalazione, per farlo rinascere con la successiva. Comprendere questo è fondamentale per intraprendere il viaggio verso la consapevolezza e, quindi, verso la scelta di vita.
Guardare al mondo come a un’entità vacua frutto della nostra stessa creazione è importante quanto guardare a noi stessi con occhi che guardano al nostro interno e identificano anche la nostra stessa essenza come un qualcosa di vacuo, di immaginale, di non reale.
Aprire gli occhi che guardano in modo chiaro verso l’esterno e quelli che guardano in modo chiaro verso l’interno è la porta d’accesso al mondo dell’immaginale, ossia a quel mondo in cui noi stessi diveniamo artefici della realtà in cui ci immergiamo, in cui siamo liberi da qualsiasi barriera e possiamo muoverci verso le direzioni che la nostra Anima ci indica, dove il nostro impulso più profondo ci conduce, verso la meta che è l’obiettivo della nostra missione di vita.

Liberi vuol dire potersi esprimere, poter esprimere la propria Anima. La libertà di espressione passa attraverso la coltivazione della bellezza, dell’Amore, del piacere, della creatività.
Ecco, proprio la creatività è il demone che spesso sacrifichiamo per restare negli schemi grigi di della sopravvivenza. La creatività, invece, è lo spirito creatore (lo dice il termine stesso), ossia quella forza capace di generare qualcosa che prima non c’era.
Attraverso il suo spirito creativo, il pittore unisce in modo unico e irripetibile i colori creando un dipinto. Attraverso il suo spirito creativo, il musicista unisce in modo unico e irripetibilele note musicali creando una canzone. Attraverso il loro spirito creativo, il poeta e lo scrittore uniscono in modo unico e irripetibile le parole creando una poesia e un romanzo.
Attraverso la propria creatività, tutti coloro che agiscono in preda a un moto interno dell’Anima uniscono in modo unico e irripetibile tutto ciò che è attorno ad essi creano un meraviglioso nuovo mondo.

Nella vita siamo stati educati a privilegiare la competitività rispetto alla creatività, ad essere migliori degli altri per emergere, piuttosto che a mettere in comune con gli altri le nostre doti più importanti e profonde; siamo stati educati ad essere dei bravi artigiani e non dei fenomenali artisti.
E per quanto bravo possa essere, se l’artigiano non lascia spazio alla propria creatività, sarà in grado solo di copiare (un dipinto, una canzone, un’opera letteraria, una scultura, il frutto di un qualsiasi moto creativo avuto da altri).

Nel momento in cui apriamo i nostri occhi che guardano verso l’esterno e quelli che guardano verso l’interno dovremo, quindi, decidere se voler essere degli artisti o degli artigiani, se vivere creando o sopravvivere consumando e consumandoci.

“Per operare con la creatività bisogna essere critici nei confronti di noi stessi e di tutto ciò che rappresentiamo.
Uno dei grandi problemi della creatività è la morale. La morale incatena l’immaginario.
Per sviluppare l’immaginazione è necessario essere amorali.
Bisogna essere coraggiosi e prescindere dalla moralità”.  Alejandro Jodorowsky

 

Pierpaolo Alioto, counselor Olistico specializzato in Psicogenalogia e Costellazioni Familiari, operatore della Regressione e Progressione Immaginale, insegnante shiatsu

 

 

Meridiani: significato e realtà

MERIDIANI: SIGNIFICATO E REALTÀ

Anticipiamo ai nostri lettori un paragrafo intitolato “Meridiani: significato e realtà” del libro “Keiraku to shiatsu” di Shizuto Masunaga che stiamo traducendo dal giapponese e che pubblicheremo nel 2020. Buona lettura!

Nel 1974 ho pubblicato sulla rivista “Ido No Nippon” l’articolo “Come individuare uno tsubo”, sperando in una reazione dal mondo dell’agopuntura, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Avevo pensato che ciò fosse dovuto alla mentalità di molti operatori di agopuntura e moxaterapia, che ritengono esista una netta divisione tra le loro pratiche e quelle manuali, e mi ero arreso.
Negli anni a venire però ho avuto occasione di confrontarmi con alcuni esperti in materia che invece, imprevedibilmente, sottolineavano l’esistenza di un notevole interesse nei confronti della mia pubblicazione. E’ stata sicuramente una delle occasioni in cui ho avuto modo di imparare che un’osservazione che si limita a ciò che è visibile in superficie può portare ad una valutazione “maldestra”, e che per trovare la verità bisogna tenere conto anche della parte invisibile.
Si può affermare lo stesso con i meridiani: leggendo pubblicazioni e confrontandomi con altri, ho compreso la natura dei meridiani e, dieci anni fa, ho pubblicato sulla rivista di cui sopra lo studio “Riconoscere i meridiani”. A quell’epoca, la teoria di Bonhan* che dimostrava l’esistenza dei meridiani era oggetto di viva discussione nel mondo dell’agopuntura.
All’epoca affermai che il sistema dei meridiani ha le sue fondamenta nella medicina orientale, ed è il sistema di base che regola la Vita. Partendo da tale concetto, ho rivisto lo schema dei meridiani dell’agopuntura, utilizzando l’approccio manuale primordiale della punta delle dita per percepire tsubo e meridiani. Grazie a tale lavoro, ho ideato una mappa completamente nuova dei meridiani per diagnosi e contemporaneamente cura durante il trattamento shiatsu. Successivamente l’ho aggiornata e migliorata arrivando alla creazione di una mappa dal titolo “I dodici meridiani del corpo”.
Per provarne la veridicità, nell’articolo “Come individuare uno tsubo” ho illustrato i metodi più pratici per arrivare alla percezione sensibile dei meridiani. La mia spiegazione è: “Se si considera il sistema dei meridiani come un qualcosa di indissolubilmente legato alla vita, bisogna ritenere che esso si sviluppi a partire dalla nascita del sistema energetico nel citoplasma nelle cellule.
Da allora sono passati diversi anni e, nel frattempo, sono stati chiariti alcuni concetti ed effettuate dimostrazioni che hanno reso possibile una maggiore comprensione dei meridiani. Essendo finalmente riuscito a coglierne l’essenza e il significato, sostengo che i risultati meravigliosi ottenuti dalla medicina orientale (che considera i meridiani oggetto del trattamento), e impossibili da raggiungere nella medicina occidentale, sono la prova che i meridiani sono correlati all’essenza della vita maggiormente rispetto alle struttura corporea.

Shizuto Masunaga

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*Bonhan: biologo coreano che nel 1961 spiegò dal punto di vista anatomico che i meridiani sono condotti estremamente sottili e percorsi da piccoli corpuscoli.