SURIBACHI E SURIKOGI

Tra le tecniche di preparazione dei condimenti vi è quella del gomasio. Il gomasio è un macinato costituito principalmente da semi tostati di sesamo e sale.

La sua preparazione si presta ad innumerevoli varianti, tra le quali la percentuale di sale rispetto al sesamo (da 1/20 a scendere), la presenza di soli semi di sesamo chiaro oppure una miscela di sesamo chiaro e nero, l’aggiunta di alghe.

suribachi e surikogi

La particolarità del gomasio è che la preparazione richiede necessariamente un attrezzo speciale, mostrato in foto, composto da un contenitore in ceramica zigrinato (suribachi) e dal suo pestello (surikogi) in legno.
La zigrinatura è assolutamente fondamentale, se si desidera macinare semi di piccola dimensione come sono, appunto, i semi di sesamo o anche quelli di lino.
I semi molto piccoli, infatti, sono difficili da masticare proprio a causa delle loro dimensioni contenute; pertanto, se deglutiti interi, nello stesso modo transiteranno nel tratto digerente e non apporteranno alcun effetto nutrizionale.

La dimensione del suribachi è contenuta (circa 20 cm di diametro) ed è un attrezzo da utilizzare rigorosamente a mano. Bisogna imprimere contemporaneamente pressione e traslazione per riuscire a macinare i semi che, così, non solo saranno digeribili, ma si assoceranno anche ai granelli di sale, fornendo così il tipico sapore salato.
Il gomasio si può utilizzare al posto del sale e, ovviamente ha un sapore particolare. Io lo consiglio nelle insalate, nelle verdure cotte e al posto del parmigiano nelle pastasciutte.

E’ consigliabile non preparare mai troppo gomasio perché il processo di molitura innesca inevitabilmente il processo di ossidazione e, conseguentemente, dopo un paio di settimane, il preparato irrancidisce.

Con il suribachi si possono preparare anche altre macinature da usare come condimento e presenti nelle tradizioni di moltissime cucine (indiane, mediterranee, mediorientali ma anche sudamericane); insomma, è un attrezzo davvero versatile.

Qui di seguito la ricetta per preparare il gomasio:

Ingredienti:
sale fino (un ventesimo, o meno, del sesamo in volume)
sesamo in semi
alghe (opzionali)

Preparazione:

Si tosta il sale per eliminare ogni possibile residuo di umidità.
Si lava e si scola il sesamo, quindi si tosta in padella senza aggiunta di nulla, a fuoco bassissimo.
Il sesamo è pronto quando si verifica una di queste condizioni:
a) inizia a scoppiettare e qualche granello salta dalla padella
b) mescolandolo delicatamente con un cucchiaio d’acciaio, non ne rimane attaccato nessun seme
c) la fragranza del sesamo tostato invade la cucina

suribachi & surikogi con semi di lino dopo 5 minuti di macinamento

A questo punto, bisogna unire il sale al sesamo tostato e iniziare il processo di macinatura. Suggerisco di farlo da seduti, tenendo in grembo il suribachi e utilizzando il surikogi con movimenti circolari.
Il procedimento termina in pochi minuti, quando circa l’80% dei semi risulta macinato.
Per l’impiego, consiglio di utilizzare un vecchio contenitore di spezie con una foratura di dimensioni generose.
Se volete essere “precisi” nelle quantità ottenibili, considerate che, dopo la macinatura, il volume del sesamo aumenta di circa un terzo. Ovvero, se misurate due contenitori di spezie colmi di semi di sesamo interi, ne otterrete circa tre di gomasio.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

I libri di Shizuto Masunaga

I LIBRI DI SHIZUTO MASUNAGA

Shizuto Masunaga, nel corso della sua vita, produsse molti libri e scritti e collaborò con diverse riviste giapponesi di medicina naturale. Purtroppo, solo pochi di questi scritti sono stati pubblicati in lingue occidentali anche a causa delle difficoltà di traduzione, dovute alla profonda conoscenza dell’autore in tema di medicina e filosofia occidentale e orientale, psicologia e religione.
Importante per la diffusione del Keiraku shiatsu nel mondo fu, nel 1977, la pubblicazione in inglese del libro “Zen Shiatsu”, tradotto da Wataru Ohashi dall’originale giapponese “Shiatsu”, a cui poi seguirono traduzioni in altre lingue (anche in italiano, nel 1979, a cura di Edizioni Mediterranee).
Seguì poi la traduzione di “Zen Exercises” in inglese, edito in italiano nel 1996 come “Zen per immagini”, sempre da Edizioni Mediterranee. Questi libri sono solamente un frammento di tutto il lavoro di Masunaga ma per molti studenti occidentali, fino a poco tempo, fa sono stati gli unici testi disponibili per conoscere i fondamenti del Keiraku shiatsu.
Negli ultimi anni, l’editore francese “Le Courrier du livre” ha tradotto e pubblicato “Shiatsu et Médecine orientale” (dall’originale giapponese “Keiraku to shiatsu”, shiatsu con i meridiani) e “100 Récits du Traitement” (“Racconti di 100 trattamenti”). Trovo importante anche il lavoro fatto da Maria Silvia Parolin e Hatsuni Ueda, che hanno tradotto in italiano “Manuale di Sesshin” (2007, edizioni Macunix).

Attualmente, il Centro Iokai di Tokyo è diretto da Haruhiko Masunaga, figlio di Shizuto, che continua l’insegnamento e la divulgazione dello shiatsu del padre, in Giappone e all’estero. Nel 2011 mi sono recato a Tokyo per conoscere la realtà dello Iokai e frequentare un breve corso per stranieri tenuto da Haruhiko Masunaga.
Durante l’insegnamento, ho notato che Haruhiko consultava i libri del padre “Racconti di 100 trattamenti” e “Manuali di shiatsu”, utilizzati anche come libri di testo per i corsi base e avanzati che si tengono allo Iokai. Su licenza di Keiko e Haruhiko Masunaga, ho deciso di far tradurre in italiano questi volumi e pubblicarli sotto l’etichetta Shiatsu Milano Editore, casa editrice che avevo appena fondato per la diffusione delle discipline bio naturali.
Le traduzioni sono state possibili grazie alla collaborazione con la nostra shiatsuka giapponese Akiko Emori, la nostra traduttrice ufficiale Mayu Fanny Suzuki e alle consulenze di Tsuya Yamada e Manuela Perardi.

Il primo “faccia a faccia” con gli scritti originali di Masunaga è stata la traduzione di “Racconti di 100 trattamenti”. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista giapponese “Ningen-Igaku”, cinquantotto dei cento previsti perché, purtroppo, Shizuto Masunaga morì di malattia prima di completarli. I racconti sono autobiografici e, come ci scrisse in una lettera Keiko Masunaga:
“A differenza di altri testi scritti da Masunaga sensei, “Racconti di 100 trattamenti” è un libro molto particolare e importante proprio perché tratta intensamente l’idea e la filosofia del Keiraku shiatsu, dal punto di vista e dallo stile di vita adottato da Masunaga sensei”.
In seguito, dal 2014 al 2016, abbiamo tradotto e pubblicato “Manuali di shiatsu”, suddivisi in 1°, 2°, 3° e 4° mese. Questi volumi, sebbene contengano alcuni argomenti e sequenze già espressi in “Zen shiatsu”, ampliano e dettagliano i contenuti fondamentali e le tecniche del Keiraku shiatsu. Su richiesta di Haruhiko Masunaga, per far conoscere l’importanza di questi manuali, abbiamo iniziato la loro pubblicazione in lingua inglese, per ora in formato ebook. Grazie alle numerose richieste stiamo pensando di fare anche una versione cartacea.
Visti la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, e sempre nell’ottica di divulgare il Keiraku shiatsu originale, abbiamo tradotto anche “Keiraku to shiatsu” 1° volume, a breve uscirà il secondo.
Altri libri meriterebbero di essere tradotti nel nostro idioma e, a tal proposito, elenchiamo i testi più importanti scritti da Shizuto Masunaga in vendita in lingua giapponese al Centro Iokai di Tokyo.
1963 – La terapia dello Shiatsu
1965 – La terapia dello Shiatsu clinico
1968 – Introduzione alla psicologia clinica per operatori shiatsu
1969 – Shiatsu per la famiglia
1969 – Shiatsu per principianti
1970 – Mappa di meridiani stile Iokai (disponibile anche in italiano – Shiatsu Milano Editore)
1970 – Sesshin/Setsushin. Guida alla diagnosi (disponibile anche in italiano – Macunix)
1973/75 – Manuali di shiatsu 1°, 2°, 3° e 4° mese (disponibili anche in italiano e in inglese – Shiatsu Milano Editore)
1974 – Shiatsu (tradotto con il titolo “Zen shiatsu” anche in inglese e in italiano – Edizioni Mediterranee)
1975 – Linee e punti per la salute
1979 – Esercizi energetici (tradotto con il titolo “Esercizi per immagini” in inglese e in italiano -Edizioni Mediterranee)
1980 – Racconti di 100 trattamenti, ampliato nella seconda edizione del 1994 (disponibile anche in italiano e a breve in inglese – Shiatsu Milano Editore)
1983 – Keiraku to Shiatsu – (disponibile anche in italiano – Shiatsu Milano Editore)

Roberto Palasciano, curatore editoriale

I libri di Shizuto Masunaga

La mappa dello shiatsu con i meridiani

LA MAPPA DELLO “SHIATSU CON I MERIDIANI”

In riferimento al nuovo libro di Shizuto Masunaga “Keiraku to shiatsu”, ora disponibile per l’acquisto, dopo aver parlato di tsubo, hibiki (risonanza del meridiano) e sho (diagnosi), vi anticipo qualche riflessione su come Masunaga sia arrivato a creare la mappa dei meridiani relativa il proprio stile “shiatsu con i meridiani”.
La medicina cinese considera il percorso del meridiano come collegamento tra i punti indicati sulle mappe tradizionali. Durante i trattamenti shiatsu ai propri riceventi, tramite la setsushin (valutazione con le dita) Masunaga notò che la risonanza del flusso energetico del meridiano non combaciava con il percorso del collegamento dei punti descritto nelle mappe tradizionali della medicina cinese, percependo invece un tragitto lineare senza angoli accentuati.
Negli anni ’60 Masunaga fece la prima ricerca sullo scorrimento del flusso energetico nei canali e, conoscendo la forte connessione tra arti inferiori e visceri e organi dell’addome, ritenne inspiegabile l’assenza, nelle gambe, del percorso dei meridiani di Intestino Tenue, Intestino Crasso e Triplice Focolare, che nelle mappe tradizionali cinesi sono posizionati solo sugli arti superiori.
Il Maestro notò infatti che il trattamento sulle gambe, oltre che piacevole, risultava efficace e di aiuto per i problemi di questi tre meridiani. Osservò la stessa cosa valutando il percorso dei meridiani di Vescica e Rene, notando che, nelle mappe di agopuntura, Rene sulla coscia si incrociava con Vescica; percepì il percorso di Rene sulla parte esterna della coscia e ritenne illogico, inoltre, che il meridiano di Vescica Biliare, yang, dalla spalla andasse sulla parte anteriore del torace. In “Keiraku to shiatsu” trovate queste ed ulteriori considerazioni sul percorso dei meridiani.
Masunaga, ritenuto che il modello classico delle mappe si riferisse solo all’agopuntura, insieme ai suoi collaboratori si procurò molti dati, rilevandoli da una serie di trattamenti e classificandoli. Nel suo libro spiega che arrivò a creare la mappa dello “shiatsu con i meridiani” considerando le reazioni corporee dei pazienti e valutando delle costanti di risposta; cominciò così ad aggiungere alcuni “tratti” di meridiani non indicati nei testi classici.
La nuova mappa dei meridiani si perfezionò gradualmente grazie a un elevato numero di prove cliniche eseguite personalmente dal maestro e dai suoi collaboratori, dimostrando l’efficacia del percorso dei meridiani su tutto il corpo. Nel testo è molto interessante la considerazione che molti punti, segnati sulle mappe antiche in un percorso a zig-zag, erano relativi ad altri meridiani e risultavano efficaci per problemi del meridiano a cui appartengono. Ad esempio, un punto di Intestino Crasso risultava efficace nel trattamento delle malattie oculari; infatti, nella nuova mappa è localizzato sul nuovo percorso esteso del meridiano di Vescica Biliare.
Masunaga concluse il proprio lavoro nel 1970, pubblicando la “Mappa fondamentale dei dodici meridiani”, e nel libro conclude dicendo: “utilizzando i dodici meridiani nella totalità del corpo e applicando ho-sha sul kyo-jitsu per riequilibrare l’organismo, trattando simultaneamente i differenti sintomi localizzati nel corpo, ho potuto realizzare il principio kanpō del trattamento olistico dell’organismo”.
In “Keiraku to shiatsu” troverete tre lunghi articoli scritti da Masunaga sull’argomento che vi permetteranno di conoscere con maggiori dettagli di come è stata realizzata la mappa.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

Insalata di cous-cous

INSALATA DI COUS-COUS

Si avvicina l’inizio dell’estate e vogliamo proporre ai nostri lettori una ricetta estiva, tratta dal nostro libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero. Buon appetito!

Il solstizio (composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”) d’estate (dal latino Aed-stats, “calore”) è il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno. È il momento in cui la luce, dopo aver raggiunto il suo massimo, comincia la fase calante, lasciando ogni giorno sempre più spazio al buio.
Qui l’energia creata della primavera raggiunge l’apice e, in Medicina Cinese, viene associata all’immagine del Fuoco: una energia che dal centro si irradia verso l’esterno, va in tutte le direzioni e trasmette calore.

INSALATA DI COUS-COUS

Ingredienti: 2 etti di cous-cous, 3 etti di acqua, 1 carota tagliata a dadini, 1/4 di peperone rosso tagliato a dadini, mezzo etto di tofu, mezza tazza di piselli freschi e sgranati, 10 capperi, 5 o 6 olive nere, olio ex. vergine di oliva, aceto di riso, acidulato di umeboshi, sale, shoyu.

Tagliare il tofu a quadratini e metterlo a macerare in poca acqua e shoyu. Scottare in poca acqua per 2-3min, nell’ordine, le carote e i piselli. Fare raffreddare immediatamente sotto acqua fredda. Spruzzare le carote di aceto di riso e i fagiolini di acidulato di umeboshi. Saltare il peperone per qualche minuto in un cucchiaio di olio. Fare raffreddare.
In una pentola con un buon fondo tostare il cous-cous a fuoco medio, fino a quando non incomincia a fumare e a cambiare leggermente di colore, facendo attenzione a non bruciarlo.
Nel frattempo, portare a bollore l’acqua e salarla. Quando il cous-cous è pronto, levare la pentola dal fuoco, continuando a mescolare per 2-3 min. Aggiungere l’acqua bollente e coprire immediatamente. Far riposare 10 min e sgranare con una forchetta.
Condire con le verdure, il tofu, il liquido di marinatura e 1 cucchiaio di olio.

Sho: la diagnosi orientale

SHO: LA DIAGNOSI ORIENTALE

In questo articolo parlerò dello sho nel kanpō seguendo i ragionamenti sulla diagnosi di Shizuto Masunaga espressi nel suo libro “Keiraku to shiatsu”. Certamente, abbiamo le idee chiare sul termine diagnosi secondo il modo di procedere della medicina occidentale per identificare la malattia. Nella medicina occidentale, si arriva all’identificazione della malattia attraverso la valutazione dei vari sintomi e segni presentati dal malato. Il medico, basandosi su un ragionamento analogico, dopo aver chiarito il rapporto dei diversi sintomi decide a quale malattia corrisponde maggiormente lo stato morboso e, come dice Masunaga molte volte nei suoi scritti, arriva a dare alla patologia “il nome della malattia”.
Lo sho (diagnosi orientale) è più complesso, come appare interpretando l’ideogramma del termine (証): la parte sinistra significa letteralmente “cuore uscito dalla bocca” (parola) e la parte destra “giustificazione”. Il significato è di annunciare ciò che si pensa.
Per spiegare la complessità e allo stesso tempo la semplicità dello sho, in “Sei Ki – life in resonance” l’autore Akinobu Kishi afferma: “Diagnosi, nel kanpō, è riconoscere il punto focale, e lo sho è già trattamento perché, eseguendolo, si crea l’azione dinamica che armonizza il corpo umano”.
La differenza essenziale tra la medicina orientale e occidentale consiste nel modo di procedere per effettuare la diagnosi. I metodi di valutazione sembrano simili perché, in entrambe, la diagnosi viene fatta utilizzando indagine verbale, vista, udito, palpazione e tatto. Tuttavia, è differente il modo in cui queste valutazioni vengono applicate. Nel kanpō, il procedere è molto più raffinato rispetto alla medicina occidentale, in particolare nella valutazione del polso. L’agopuntore e gli esperti di tecniche manuali, tramite l’uso specifico di tre dita in una determinata posizione su un solo vaso sanguigno del polso, percepiscono contemporaneamente le alterazioni energetiche dei dodici meridiani e dei relativi organi e comprendono l’equilibrio energetico del ricevente. Questo concetto è difficilmente comprensibile con la mentalità scientifica occidentale, che invece rileva un’alterazione organica.
Nel kanpō, la diagnosi del polso fa parte della diagnosi con il tatto (setsushin) e viene utilizzata in combinazione con le altre tre diagnosi: valutazione dell’addome e della schiena e percezione dei meridiani. L’insieme delle informazioni ottenute tramite le quattro diagnosi, se eseguite correttamente, fornisce gli elementi dello sho che, durante il trattamento, permetterà di riequilibrare l’organismo nella sua interezza. Naturalmente, il quadro energetico, per quanto riguarda le tecniche manuali, viene completato dall’indagine con gli altri organi di senso (udito, vista e olfatto) tramite le quattro valutazioni caratteristiche monshin (indagine verbale), boshin (esame con l’osservazione), bunshin (valutazione di tono, voce e odore) e, come abbiamo visto, setsushin (esame con il tatto).
Nel “Suwen” è scritto: “Lo sho tiene conto della radice della malattia negli organi e nei visceri, ed è un modo di fare diagnosi per poi lavorare con le tecniche ho-sha di tonificazione/dispersione sul kyo-jitsu dei meridiani, riequilibrando le anomalie del flusso energetico. Si cerca di inquadrare l’origine della disarmonia nel kyo-jitsu dei meridiani sia con il toeki (rimedi medici orientali) che con shinkiu (agopuntura), moxa e altre tecniche manuali. Valutando lo stato della persona con lo sho, è necessario fare un lavoro per disperdere il ki nel caso di pieno e integrarlo nel caso di vuoto”.
Chiaramente, per la medicina cinese le malattie sono dovute a un eccesso o una carenza di yin oppure a un eccesso o una carenza di yang, e tale visione yin-yang portò a coniare i termini yin-yang e kyo-jitsu.
Nel testo “La teoria dell’anma” (massaggio classico giapponese) del Ministero della Salute giapponese, si determina la malattia tramite quattro test/indicazioni (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi), l’utilizzo della setsushin per determinare lo sho e il metodo ho-sha (dispersione e bonificazione) per riequilibrare le funzioni dell’organismo, considerando i quattordici meridiani, cioè i meridiani tradizionali più il ninmyaku (vaso concezione) e il tokumiaku (vaso governatore).

Masunaga, come sappiamo, nel proprio stile dà molta importanza allo sho e nel libro “Keiraku to shiatsu” esamina tutti i procedimenti utilizzati nel kanpō per determinare lo sho: valutazione del polso, valutazione con le 5 trasformazioni, valutazione dell’anma (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi) e le quattro diagnosi classiche della medicina orientale (monshin, bonshin, bushin e setsushin). Il suo modo di diagnosticare deriva da un esame profondo di questi modi di eseguire lo sho ed è influenzato, in particolare, dallo studio del libro “Anpuku Zukai”, dove è importante il lavoro sull’addome e sul movimento di braccia e gambe.
Lo sho, nello stille Iokai, utilizza sia la setsushin (valutazione con mani e dita) sia il movimento di braccia e gambe. Shizuto Masunaga ha identificato aree di diagnosi dell’addome e della schiena da esaminare con la setsushin e da trattare con la tecnica ho-sha / kyo-jitsu e il movimento di braccia e gambe per percepire il kyo-jitsu tramite gli stiramenti.
Nel prossimo articolo affronterò questi argomenti. Per concludere, vi propongo di guardare il disegno che sarà pubblicato sul primo volume del libro “Keiraku to shiatsu” in uscita a breve. Con questa immagine, Masunaga paragona la sequenza della vita e quella dello sho, il che ha fatto riflettere me e le mie collaboratrici Serena e Manuela, e penso anche voi lettori.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

PIADINA. LIEVITO? LESS IS MORE

Anche se l’emergenza lievito pare finalmente rientrata, approfitto per ricordare e contemporaneamente rivisitare la ricetta molto semplice della piadina. In questo modo, anche in futuro, potremo risolvere la carenza di pane anche in assenza di lievito. Inoltre, questo tipo di panificato non forma briciole ed è veramente versatile, adatto a raccogliere sia le salse salate sia quelle dolci.
La piadina si conserva per qualche giorno anche se, come quasi tutto il cibo, appena preparato è più gustoso e morbido.

Ingredienti (per 8-10 piadine):
Farina (350 g)
Acqua (150 ml)
Olio – EVO o girasole – 80 ml
Sale (2 g)

Preparazione:
Una precisazione riguardo alla farina: si usa una farina di grano integrale, una semintegrale, una tipo 2, tipo 1, tipo 0.
Si possono anche preparare mix di farine per terminare quelle che si hanno.
Si uniscono la farina e il sale e si impasta (io prediligo usare una ciotola) con acqua ed olio sino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo.
Si lascia riposare l’impasto coperto con un telo umido una mezz’ora.
Poi si forma un salsicciotto da 5 o 6 cm di diametro e si taglia in otto o dieci parti, formando delle palline con le mani. Adesso lasciamo riposare le palline un’altra mezz’ora, dopodiché, su un tagliere infarinato, stendiamo ciascuna pallina con l’ausilio di un mattarello fino ad ottenere un disco di circa 20 cm di diametro e spesso un paio di millimetri.
I perfezionisti possono poi procedere con un tagliapasta o con una tazza per ottenere un disco perfettamente rotondo ma, personalmente, ritengo che anche una certa irregolarità vada bene, lascia quel tocco artigianale alla piadina.
In una padella (in acciaio o antiaderente) calda adagiamo la piadina e la lasciamo cuocere a fiamma viva sinché non si gonfia.
A quel punto, la piadina va girata (io la schiaccio utilizzando il fondo di una pentola) e cotta sull’altro lato.
Intanto, prepariamo la prossima piadina. Solitamente, mentre si termina di spianare la successiva piadina, la prima si è gonfiata e va girata.
Poi le piadine pronte si impilano l’una sull’altra, in modo da mantenerle tiepide.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

CURIAMOCI DEL NOSTRO “INTERNO”

Carissimi lettori,
si parla molto, di questi tempi, di come possiamo aiutare noi stessi a superare l’emergenza sanitaria di questo periodo. Noi che ci occupiamo di discipline bio-naturali dobbiamo ricordarci che la nostra società contemporanea vive su paradossi e contraddizioni e che ci siamo allontanati dalla natura. Il prof. Franco Berrino (medico ed epidemiologo, sostenitore della filosofia macrobiotica), in un suo scritto di questi giorni, afferma: “Per combattere l’esterno dobbiamo comprendere che il virus si trasmette sì per contatto, ma dipende anche dal nostro “terreno”, quello che coltiviamo dentro di noi, la grande Via, la via del cibo, del movimento e della meditazione”.
Per tenere in forma e potenziare il nostro “terreno” dobbiamo continuare a praticare attività olistiche, magari da soli, aumentare le nostre conoscenze e tenere un’alimentazione corretta. Studi europei e americani hanno dimostrato che chi ha un’alimentazione ricca di fibre vegetali, soprattutto di cereali integrali, pane integrale, zuppe di orzo o farro decorticato, miglio e grano saraceno fa funzionare bene il proprio intestino, perché questi alimenti nutrono anche i microbi “buoni”.
Dare uno spazio nell’alimentazione a tali cibi ci può aiutare a migliorare il nostro sistema immunitario. Visto che, in questo periodo, possiamo trovare il tempo per cucinare, perché non provare? Con gli alimenti elencati dal prof. Berrino possiamo preparare, oltre a verdure e legumi, cibi anche molto piacevoli al gusto.
il nostro "interno"Guido Rotondi, il nostro esperto di ricette macrobiotiche, tiene appositamente la rubrica “Una mela al giorno”: ogni mese trovate i suoi interessanti consigli e, se ve ne siete persi qualcuno, potete ritrovarlo sul nostro sito alla voce “articoli”. Oppure, sul nostro sito trovate due bei libri venduti insieme in offerta speciale: “Corpo naturale Mente naturale” di Bill Tara su salute, ecologia e spiritualità, e “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero, per mettere in pratica i suggerimenti.
Lo shop on line della nostra casa editrice è sempre attivo, anche se magari le consegne non saranno veloci come sempre per le difficoltà di posta e corrieri. Per qualsiasi necessità o informazione potete contattarci ai nostri soliti numeri, siamo attivi anche da casa! Speriamo comunque di riprendere le nostre attività in modo completo il più presto possibile. Nonostante le difficoltà del momento, continuiamo a lavorare alla pubblicazione di nuovi libri sia cartacei che e-book. In aprile uscirà infatti il primo volume di “Keiraku to shiatsu” di Shizuto Masunaga ed entro l’anno manderemo in stampa anche il secondo volume; inoltre, prima dell’estate completeremo il lavoro di traduzione del libro “Terapia della coppettazione” di IIkai Zinhi Chirali e, chissà, forse qualche altra novità.

Buona lettura e curate il vostro “interno”.
Roberto Palasciano

“KEIRAKU TO SHIATSU”: TSUBO e HIBIKI

Vista l’uscita a breve (in aprile) della traduzione del libro di Shizuto Masunaga “Keiraku to shiatsu” (shiatsu con i meridiani) primo volume, in questo e nei prossimi articoli vorrei esprimere le mie sensazioni e riflessioni sui principali argomenti e approfondimenti trattati in questa raccolta di articoli; mi piacerebbe anche coinvolgere i lettori in un dibattito, perché gli spunti e i diversi pareri sono proprio l’essenza di questo testo, anche considerando lo sviluppo e le interpretazioni che ha avuto in questi anni lo shiatsu stile Iokai.
A tal proposito mi piace riportare la frase scritta da Shizuto Masunaga come introduzione a questa raccolta di articoli e che troverete nelle prime pagine del libro:

Tentando di decifrare correttamente il pensiero cinese, ho cercato la mia personale visione della verità attraverso la pratica dello shiatsu secondo la teoria dei meridiani. Sono così giunto alla formulazione di un nuovo sistema teorico conforme ai principi della medicina orientale e per questo vorrei condividerlo con voi”.

Gli articoli pubblicati sulla rivista “Ido no Nippon” nel periodo tra gli anni 1960-80 ci permettono di approfondire le conoscenze sul Keiraku shiatsu, oltre che di comprendere come Shizuto Masunaga arrivò a creare il suo stile di shiatsu. Possiamo “assistere” a dibattiti con diversi studiosi, medici e operatori di kanpô (la medicina cinese in generale), di toeki (medicina con le erbe) di agopuntura e di altre tecniche manuali e, attraverso tali conversazioni e gli insegnamenti del maestro, riusciamo a conoscere e vivere quel periodo centrale del Novecento giapponese in cui lo shiatsu e le arti manuali ebbero, in Giappone, una grande diffusione e una consacrazione definitiva.

“Keiraku to Shiatsu” non è un manuale; chi ha letto “Zen Shiatsu”, “Manuali di shiatsu 1°, 2° 3° e 4° mese” (libri di testo per il Centro Iokai) e “Racconti di 100 trattamenti”, tutti testi di Shizuto Masunaga, potrà completare il proprio percorso di conoscenza degli insegnamenti del Maestro che, oltre ad aver creato un nuovo sistema di shiatsu conforme ai principi della medicina orientale contribuì a rivalutare l’immagine del kanpô con questi articoli e con i suoi libri, in un momento in cui il kanpô, in Giappone, stava perdendo la sua essenza.
Masunaga, in questo libro, ribadisce agli operatori kanpô contemporanei l’importanza di non lavorare semplicemente sui punti seguendo i manuali di agopuntura, ma percepire gli tsubo e l’hibiki (la risonanza, eco, vibrazione del meridiano) e conoscere e lavorare sul percorso dei meridiani.

Vorrei riflettere con voi su questo argomento. Sentire la risonanza del meridiano (vibrazione/eco) e percepire la localizzazione dei punti sembra difficile ma, secondo la mia esperienza maturata seguendo tre maestri giapponesi, anche se per poco tempo, non è così impossibile; a tal proposito Masunaga scrive: “Per raggiungere il mio obiettivo, ho imparato molto da agopuntura e moxa-terapia e ho voluto chiarire l’idea di percezione sensibile dei meridiani, stimolando gli operatori ad approfondirne lo studio. Dal momento che, grazie allo shiatsu, è possibile acquisire un’esperienza concreta, vi chiedo di prestare attenzione alle mie parole, di avere pazienza e di continuare nella lettura perché credo che, una volta appreso il contenuto, qualsiasi operatore di agopuntura e moxa-terapia sarà in grado di percepire e riconoscere i meridiani e i punti tramite le proprie dita”.
Quindi, anche per lavorare sui punti, è indispensabile conoscere e percepire i meridiani. Masunaga, inizia ricordandoci che gli agopuntori kanpô tradizionali usano il metodo shuketsu, percependo con le dita gli tsubo (punti su tutto il corpo) o i keiketsu (punti sui meridiani) prima di mettere gli aghi.
Gli tsubo e l’hibikiAddentrandoci negli insegnamenti, il Maestro ci ricorda che l’ideogramma tsubo rappresenta un vaso con un’apertura stretta che contiene qualcosa di prezioso, un bocciolo che racchiude il fiore; se dobbiamo farlo fiorire, non possiamo forzarlo. La bocca dello tsubo è contratta per proteggere le zone interne e, specialmente se è in corso una malattia, si potrà aprire solo grazie alla sensibilità protopatica primitiva dell’operatore, che sarà anche in grado di percepire con le dita le anomalie dell’organismo del ricevente.

La pressione shiatsu è in grado di agire sul sistema simpatico grazie alla naturalezza della pressione verticale e dell’effetto epidermico, quasi anestetico, della pressione mantenuta costante. Per ottenere buoni risultati è necessario un cosciente atteggiamento dell’operatore: è la sensazione protopatica unificatrice che ci permette di percepire tsubo e percorso dei meridiani e di creare una relazione con il ricevente.

Shizuto Masunaga, nei suoi articoli, dedica molte pagine all’insegnamento sulla percezione degli tsubo e della risonanza dei meridiani:
“Facendo una pressione corretta si possono percepire la posizione degli tsubo e il flusso come una corrente lineare. Qualora non si riesca a percepire la risonanza con precisione, possiamo aiutarci con il pollice dell’altra mano, esercitando la pressione su uno tsubo (spesso un keiketsu) sullo stesso meridiano e mettendolo in contatto con quella zona. È più facile percepire la risonanza del meridiano se la zona e il punto sono vicini. Riequilibrare la circolazione energetica del ricevente agendo solo su un solo punto è difficoltoso; ma, trattando simultaneamente i punti circostanti o lo tsubo centrale del meridiano, si può avvertire la risonanza del meridiano”.
Il Maestro introduce anche a possibilità, tramite la percezione della risonanza del meridiano, di sentire le variazioni del flusso, che può cambiare direzione. Una volta messi in collegamento due punti, o un punto con il pollice e una zona con il palmo della mano, possiamo percepire la variazione della risonanza nel meridiano, l’esistenza di una “linea” che collega i due punti, il percorso del meridiano (riequilibrandolo con un lavoro su kyo-jitsu) e anche il collegamento di energia dei 12 meridiani con i meridiani straordinari.

Le parole di Masunaga sensei sono molto chiare e illuminanti: nelle pagine di “Keiraku to shiatsu” si trova l’essenza del suo shiatsu con i meridiani. Avendo studiato a fondo il testo, coordinando la pubblicazione del libro, mi sono reso conto che le nostre conoscenze sullo shiatsu di Masunaga avevano bisogno di essere integrate. Pertanto, anche nei miei prossimi articoli affronterò altri argomenti fondamentali trattati in questa preziosa raccolta di scritti.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

CARCIOFI SOTT’OLIO

La macrobiotica ci viene incontro, ovviamente, nei momenti di difficoltà. Recuperare le ricette della nonna, o della bisnonna, è un ottimo modo di ricordarsi che bisogna:

• non sprecare il preziosissimo cibo
• utilizzare le varietà stagionali
• imparare a conservare le verdure con tecniche che sino sicure e che magari permettano di non dipendere da risorse limitate o interrompibili come sono rispettivamente lo spazio nel frigorifero o l’elettricità stessa.

Alla fine dell’inverno, i carciofi si avviano alla fine della propria stagionalità, sono buonissimi e costano davvero poco. Quindi, dopo averli mangiati cotti al vapore a testa in giù, fritti, tagliati sottili crudi in carpaccio e in insalata con noci e finocchi, che fare con le eccedenze?
Qui di seguito la ricetta dei carciofi sott’olio.

CARCIOFI SOTT’OLIOIngredienti:
Carciofi
Limone
Sale
Aceto bianco
Vino bianco
Pepe rosa e nero
Chiodi di garofano
Alloro
Olio EVO/girasole/mais

Procedimento:
Prepariamo una bacinella con acqua acidulata dal succo di limone nella quale immergiamo le dita e i carciofi quando sono stati puliti.
Togliamo quindi le spine con un taglio deciso, poi stacchiamo le foglie verde scuro più esterne che sono troppo fibrose.
Infine separiamo il gambo e tagliamo in quattro il carciofo.
Togliamo le eventuali barbe centrali, immergiamo un attimo nell’acqua innanzi preparata e posiamo in uno scolapasta nel lavandino.
Procediamo così con ogni carciofo. Poi passiamo ai gambi: scortichiamo la parte esterna e fibrosa e teniamo il midollo bianco, che immergiamo nell’acqua acidulata e poniamo insieme ai carciofi.
In una pezza di tela di lino, oppure in un infusore da the, poniamo il pepe ed i chiodi di garofano, poi mettiamo in pentola tutto: carciofi puliti, midolli dei gambi, un pizzico di sale, le spezie, le foglie di alloro e, infine, anneghiamo il tutto in una miscela in parti uguali di aceto e vino bianco.
CARCIOFI SOTT’OLIOPortiamo a bollore e, utilizzando la cappa perché l’odore dell’aceto bollito pervaderà ogni cosa nella stanza, cuociamo sinché non sono teneri (potrebbero bastare 20 minuti indicativamente).
A quel punto, scoliamo e lasciamo raffreddare, quindi, in un barattolo di vetro possibilmente per conserve, inseriamo nella maniera più compatta possibile, aggiungendo ogni tanto una foglia di alloro; infine, aggiungiamo l’olio sino a coprirli completamente.
Il giorno successivo si fa il rabbocco perché il livello dell’olio si sarà abbassato un po’. Quindi, richiudiamo il barattolo e conserviamo in luogo buio. Potrete iniziare a mangiarli dopo un mese e si conservano senza problemi sinché la nuova stagione dei carciofi arriva (ma spesso vengono finiti prima).

CARCIOFI SOTT’OLIOPotete degustarli come antipasto, aggiungerli in insalate, sulla pizza, nella pastasciutta e, alla fine, utilizzare l’olio rimasto così aromatizzato per cucinare o a crudo.

E, prima di sbarazzarvi delle foglie troppo fibrose, utilizzatele come base per fare un brodo di verdure da utilizzare nella cottura di cereali e/o legumi.

NOTA IMPORTANTE:
I carciofi puliti devo avere grandezza e colore simile affinché la cottura sia omogenea. Se avete partite diverse e pezzature diverse, meglio cuocere i carciofi di dimensioni simili, altrimenti rischiate carciofi troppo cotti o troppo crudi.
Benché sia più gradevole alla vista il carciofo intero, verso fine stagione i carciofi hanno spesso le barge interne e, inoltre, sono più fruibili gastronomicamente se sono già tagliati.

Buon appetito!
Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

La mappa dello shiatsu con i meridiani

IL NUOVO LIBRO “KEIRAKU TO SHIATSU”

Vista la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, sempre nell’ottica di conoscere le origini del Keiraku shiatsu (shiatsu con i meridiani) e divulgarlo, stiamo completando un’altra fatica editoriale!
Infatti, dopo la recente pubblicazione del libro “Anpuku Zukai”, che sta riscontrando un buon successo di vendita, abbiamo terminato la traduzione dal giapponese del 1° volume di “Keiraku to shiatsu” (letteralmente “meridiani e shiatsu”), già edito in francese con il titolo “Shiatsu et Médecine orientale”, Courrier du livre.

L’opera è costituita da una raccolta di articoli di Shizuto Masunaga pubblicati negli anni 1965-80 da due riviste giapponesi, Ido No Nippon e Kanpò no Risho. Vista la difficoltà di traduzione, su consiglio di Keiko Masunaga, moglie di Shizuto, abbiamo l’abbiamo divisa in due volumi.
Il primo, che pubblicheremo entro aprile 2020, comprende gli articoli pubblicati dalla rivista Ido No Nippon in cui Shizuto Masunaga esamina principalmente gli elementi della medicina e delle arti manuali giapponesi che gli permisero di ideare il proprio stile di shiatsu.
Il secondo volume, che pubblicheremo più avanti, raccoglie invece gli articoli pubblicati sulla rivista Kanpò no Risho, che riguardano principalmente la relazione tra lo shiatsu di Masunaga e la medicina tradizionale cinese.

Il mio lavoro di coordinamento di tale pubblicazione è risultato molto difficile, nonostante l’aiuto di traduttrici, collaboratrici e consulenti amanti di quest’arte, ma è stato edificante e mi ha permesso di vivere il periodo centrale del Novecento giapponese in cui lo shiatsu e le arti manuali ebbero una grande diffusione in Giappone.
La lettura di questi scritti ha stimolato in me sensazioni e riflessioni di cui vi parlerò nei prossimi articoli, e mi ha permesso di acquisire nuove nozioni e approfondimenti che certamente anche altri operatori shiatsu riterranno molto utili per migliorare la propria tecnica e conoscenza. Non vediamo l’ora di avere tra le mani il risultato della nostra fatica, certi che lo troverete interessante anche voi!

Roberto Palasciano, curatore editoriale