“Ideogrammi di vita quotidiana”

Recensione del libro “Ideogrammi di vita quotidiana” a cura di Valentina Pasqualini

Fabrizio Bonanomi, insegnante ed operatore shiatsu, studioso di medicina e filosofia cinese e già autore/coautore di diversi testi sull’argomento, nel suo nuovo libro “Ideogrammi di vita quotidiana” si rivolge a qualsiasi tipo di lettore, partendo da un’idea originale. Già nel titolo, l’autore esprime l’intento del libro, e cioè quello di illustrare alcuni ideogrammi relazionandoli a racconti di vita quotidiana, per poter rendere semplice e immediato l’incontro con la cultura cinese sia ai “profani” che agli interessati o studiosi dell’argomento. Quindi, ideogrammi cinesi, riguardanti significati universali come spirito, uomo, umanità, cuore, proposito, ecc, inseriti in sette racconti che ci presentano diversi personaggi, luoghi e situazioni a noi familiari. Sì, perché i racconti non si ambientano in una Cina tradizionale, come magari ci si aspetterebbe, ma nell’Italia contemporanea, attingendo dalle esperienze personali e autobiografiche dell’autore. Quasi come a voler mettere in relazione culture ed ambiti opposti, ma che poi si rivelano complementari, come nel rapporto che si crea tra yin e yang, approfondito in alcuni passi del testo.

Ma perché in ogni racconto ci vengono presentati due personaggi principali, ognuno col proprio bagaglio di esperienze personali, che ad un certo punto intrecciano le loro vite, in un rincorrersi di flash back temporali? Forse perché, come dice la frase di chiusura del racconto “Cloud e Maria Silvia”: “L’uomo è un animale sociale, necessita di relazioni per fissare la propria cultura; l’ideogramma wén [traducibile come linguaggio, letteratura, cultura] ha infatti in sé due linee che si intrecciano”. Interessante come, all’interno dei racconti, si possano dunque trovare alcune risposte sulle scelte dellIdeogrammi-copertina R’autore in merito a questo testo, oltre che naturalmente a quesiti su temi e riflessioni universali. L’ultimo racconto si chiude infatti con la frase: “Propositi, riflessioni, relazioni, rapporti umani, trasparenti, senza aloni o macchie sullo specchio dell’esistenza. Se non “qui ed ora”, quando?”. Potrebbe anche essere letta come uno dei propositi che ha mosso l’autore alla stesura di questo libro, concludendolo con uno dei concetti alla base della filosofia orientale e proprio anche dell’arte dello shiatsu: il “qui ed ora”.

Descrizioni dettagliatissime di personaggi, oggetti, ambienti (qualche volta fin quasi alla leziosità) possono dare l’idea di un tempo “sospeso”, di una lettura “rallentata”, piacevolmente in contrapposizione con l’eccesso di velocità di cui soffre la nostra società… Ma perché, dicevamo, interessarsi ed approfondire il significato di alcuni ideogrammi cinesi? “Le culture millenarie celano grandi misteri; la cinese insegna la misteriosa grandezza delle cose che non appaiono, della saggezza che ha basi nel non avere, nel non apparire, nel non essere”. Nelle parti dei racconti in cui viene data spiegazione del significato degli ideogrammi, si coglie forza e pienezza, che sostengono e pervadono l’intero libro, seppur non continuativamente. La grande conoscenza dell’autore in merito a filosofia e cultura cinese si riversa assolutamente in queste parti, donando loro grande intensità.

L’AUTORE: Fabrizio Bonanomi è autore e coautore di diversi testi di medicina e filosofia cinese. Direttore della rivista Shiatsu News della Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori (FISieo). Direttore responsabile del giornale in rete www.shiatsunews.com. Insegnante di MMC e shiatsu, operatore shiatsu e studioso di Medicina Cinese Classica. Direttore didattico dell’Istituto TAI, Istituto Superiore di Medicina Cinese Classica applicata allo Shiatsu.

Intervista a Bill Tara

Autore di “Corpo naturale Mente naturale”

Da oltre quarant’anni, Bill Tara lavora in prima linea per l’educazione macrobiotica, lo sviluppo delle imprese, i progetti educativi e l’insegnamento in oltre 20 paesi. Ha regolarmente focalizzato il suo lavoro sull’adattamento della filosofia macrobiotica alle esigenze della vita e della cultura moderne. Il suo approccio è dinamico, semplice e completo, esente dal gergo esoterico e ricco di humor. L’insegnamento di Tara si rivolge all’enorme divario nella nostra comprensione sociale su come creare la salute nell’individuo e nella società nel complesso. Nel 1982 ha pubblicato il primo libro in lingua inglese sulla filosofia cinese delle Cinque Trasformazioni applicate alla psicologia, il cui titolo era “Macrobiotics and Human Behavior” (macrobiotica e comportamento umano). Prima di questo, ha curato una serie di lezioni tenute da Michio Kushi, auto-pubblicate con il titolo “Your Face Never Lies” (la tua faccia non mente mai). Nel 2008 ha pubblicato il libro “Natural Body, Natural Mind”, tradotto in italiano col titolo “Corpo naturale Mente naturale”, edito nel 2012 da Shiatsu Milano Editore

Per far meglio conoscere la figura di Bill Tara, abbiamo deciso di tradurre una sua intervista rilasciata al Concorde Institute che rivela alcuni aspetti inediti della sua personalità.

Come ha scoperto la macrobiotica?

bill taraA metà degli anni ’60 vivevo a San Francisco con il mio amico Paul Hawken. Possedevamo un vecchio magazzino in una delle parti meno rispettabili della città, dove lavoravamo ai nostri light-shows (Ndr spettacolo composto da luci e fumi, usato come coreografia dei concerti), producevamo concerti rock e vivevamo. Paul ricevette da un amico un libro di George Oshawa sulla macrobiotica, e decise di dargli una possibilità per curare la sua asma. Andai a fare un giro. Cercammo di trovare gli alimenti descritti nel libro, compito non facile, e di sperimentarne la cottura. Per quanto ne sapevamo, eravamo le uniche persone al mondo a fare una cosa simile. Il mio interesse venne stimolato dalla somiglianza tra lo scritto di Oshawa e il “Tao Te Ching”. Ne avevo ricevuto una copia anni prima: era uno di quei piccoli libri tascabili, e lo portavo sempre con me. Mi piaceva molto, c’era così tanta semplicità e profondità in esso. Oshawa parlava di utilizzare la filosofia in modo pratico. Io avevo alcuni problemi di salute preoccupanti, e notai che immediatamente i sintomi cominciarono a regredire e la mia salute generale a migliorare. Rimasi affascinato non solo dai cambiamenti fisici, ma anche da quelli emotivi e mentali. Mi sentivo come se stessi emergendo dalla nebbia.

Cosa ha spinto un rock promoter di San Francisco a dedicarsi ad una carriera nella macrobiotica?

Beh, in realtà la mia passione era il teatro. Il rock and roll era un modo di guadagnare qualcosa e restare in contatto con ciò che accadeva in città. Tutto ruotava intorno alla scena rock. Io e Paul, insieme ad altri amici, avevamo formato un gruppo chiamato “The Calliope Company” per ballare rock e metterci nei guai. Al tempo in cui cominciai a seguire la mia versione della macrobiotica e a leggere Oshawa, stavo organizzando una serata di due opere in un posto chiamato “The Straight Theatre”, nel quartiere di Haight/Ashbury. Io e Paul avevamo prestato il magazzino a Ken Kesey e i “Merry Pranksters” (vedi “The Electric Kool Aid Acid”, testo di Tom Wolfe). Era un momento in cui tutta la pace, l’amore e l’atteggiamento rock and roll sembravano essersi disfati. Ciò che era stato divertente, emozionante e creativo, cominciava ad assumere un contorno scuro. Alcuni erano rimasti uccisi in traffici di droga, la strada stava diventando pericolosa e la gente che conoscevo stava mostrando segnali di disagio psicologico (me compreso). La macrobiotica sembrava offrire un’alternativa molto sana e salutare.

Quali sono state le sue fonti d’ispirazione?

E’ un po’ difficile rispondere. Per quanto riguarda la macrobiotica, le mie ispirazioni iniziali furono la lettura che stavo facendo sul Taoismo ed il mio amore per la natura. La macrobiotica mi sembrava un’estensione pratica della via taoista di vedere e di vivere il mondo. Vivere in un modo rispettoso della natura era molto allettante, perché sentivo che mi stavo distanziando dalla più grande fonte della mia esperienza spirituale. Per un po’, la sperimentazione con le droghe era sembrata un modo per accedere più pienamente all’energia della natura, ma durante il percorso mi disillusi. La parte della filosofia macrobiotica che aveva a che fare con la connessione tra la salute fisica e l’approfondimento della coscienza mi dava un senso completo.

Come è finito a Boston a lavorare con Michio Kushi?

Cominciavamo ad incontrare altre persone che stavano studiando macrobiotica a San Francisco. C’erano gruppetti di artisti, attivisti politici e hippy di strada che mangiavano riso integrale e si passavano copie delle lezioni di Michio. Pensavamo fossero grandi. C’erano persone che avevano agganci per ottenere miso, tamari e persino riso integrale! Noi consideravamo questo modo di mangiare come parte della rivoluzione culturale generale: alcuni fumavano stupefacenti, altri mangiavano riso integrale e in pochi facevano entrambi. Paul andò sulla costa orientale per creare un light-show e visitare Boston, dando un’occhiata alla scena di Boston e a Kushi. Mi chiamò per dirmi che sarebbe rimasto, e che avrei dovuto prendere in considerazione l’idea di raggiungerlo. Dopo aver chiuso il magazzino e terminato lo spettacolo a cui stavo lavorando, ebbi una grande decisione da prendere. Lo spettacolo aveva ottenuto alcune buone recensioni, e l’autore di uno degli show voleva portalo a New York. Mi trovai a dover scegliere tra qualcosa che avevo sempre voluto fare e qualcosa in direzione completamente opposta. Penso che l’intera scena di San Francisco mi avesse sfinito. Una sera andai a ballare al Fillmore, e tutto mi sembrò molto superficiale. Era strano, ma sentivo di essere scivolato in un modo diverso di vedere le cose, non riuscivo a capire cosa la gente dicesse o facesse. Desideravo un po’ di sanità mentale. Misi le mie cose in una vecchia macchina datami da un amico e mi diressi ad est. Ovunque mi fermassi per fare benzina, mi chiedevano da quanto stavo guidando quel vecchio catorcio, e se davvero pensavo che avrebbe retto fino alla costa orientale; la provvidenza era dalla mia parte. Diversi altri membri del nostro gruppo Calliope avevano iniziato a seguire lo stile di vita macrobiotico, inclusi Jean Allison e Wally Gorell; loro si unirono nei mesi successivi.

Quanto è stato gratificante lavorare con Michio Kushi e far parte della comunità di Boston?

Negli anni ’60, Boston era davvero divertente. I giovani provenienti da tutto il paese venivano a vedere Michio e Aveline. Quando arrivai, iniziai a lavorare da Sanae, il primo ristorante macrobiotico della città, e da Erewhon, il negozio di alimentari. Paul aveva rilevato il negozio, e gli unici impiegati eravamo io e lui. Il negozio era grande quanto una piccola camera da letto, ed avevamo messo gli alimenti in sacchetti di carta marroni etichettati a mano. Passavamo la maggior parte del giorno a parlare con la gente che entrava. Ogni settimana Michio teneva un discorso alla chiesa di Arlington Street, e l’intera comunità si radunava. Ad ogni lezione c’erano tra le 50 e le 100 persone. Alcuni di noi vivevano insieme in comunità in “case studio”. Mangiavamo insieme, e la sera ci riunivamo per discutere le lezioni di Michio o qualunque altra cosa stessimo studiando. Era un grande cambiamento per tutti – era quasi monastico. La maggior parte delle persone che venivano a Boston provenivano dalla contro-cultura. Molti erano stati coinvolti nei movimenti per i diritti civili o contro la guerra; meno dai movimenti artistici. C’era una specie di zelo rivoluzionario che animava ogni progetto di cui ci occupavamo. Ogni volta che avevamo bisogno di far qualcosa per il ristorante o il negozio, la gente veniva e ci dava una mano. Quando Michio mi chiese di trasferirmi a Chicago per fondare un centro ed un negozio, non battei ciglio. Quando, nove mesi più tardi, mi chiese di spostarmi e fondare un centro a Los Angeles, semplicemente andai. Fu davvero imprevedibile, un’avventura, ma tutti noi avevamo la sensazione di fare qualcosa di importante nel mondo. Eravamo lì a fare la differenza.

Molta gente si relaziona in modo diverso con la macrobiotica, ci sono tante idee sbagliate; cosa ne pensa in proposito? Come si rapporta alla macrobiotica?

Alcune delle idee sbagliate sono il risultato degli scritti, dell’insegnamento e dell’atteggiamento macrobiotici. Trovo che la maggior parte dei pregiudizi non sia difficile da capire. Certo, alcune opinioni riguardo alla macrobiotica non sono idee sbagliate, ma verità scomode. Lo zelo a cui mi riferisco può generare problemi in qualsiasi movimento. E’ il problema di creare equilibrio tra la convinzione e la determinazione a portare avanti le idee in modo convincente, pur mantenendo il senso delle proporzioni. Ciò è stato illustrato nella macrobiotica come approccio terapeutico alla guarigione. La “dieta macrobiotica standard”, con adattamenti per le malattie individuali, è stata utilizzata con successo da un gran numero di persone. E’ stato un vero conseguimento ed ha salvato, prolungato o migliorato migliaia di vite. Il problema sorge quando queste esperienze vengono considerate come la prova che un approccio macrobiotico può curare qualsiasi problema. In questi casi, finiamo in una trappola creata da noi stessi. E’ facile che il nostro approccio venga respinto come sciocco, o che crei un paradosso quando persone che seguono la macrobiotica si ammalano o muoiono di una malattia che affermiamo di poter curare. Ci è stato dato un grande dono; dobbiamo usarlo meglio. Questi problemi sono in netto contrasto con i contributi che la macrobiotica ha apportato alla società. La comunità macrobiotica ha già avuto un impatto enorme, spesso non riconosciuto, sulla medicina alternativa e sul movimento dei cibi naturali. E’ stato Erewhon ad aprire la strada, in America, allo sviluppo del modello per tutti i negozi di alimenti naturali venuti dopo, Erewhon ha sviluppato il mercato dei cibi quali miso, tamari, tofu e tempeh. E’ inoltre stato un pioniere, e si è assunto grandi rischi finanziari nel far crescere i produttori di grano e fagioli biologici. La stessa cosa vale in Inghilterra e nel resto dell’Europa: i negozi ed i centri di educazione macrobiotici hanno spianato la strada. Sono stati i fratelli Sams, e poi più tardi Peter Bradford, ad assumersi i rischi di vendere alimenti di soya, alghe ed altri cibi macrobiotici di base di buona qualità. Sono stati i piccoli negozi alimentari macrobiotici e le aziende di distribuzione a cambiare l’immagine e la realtà di ciò che era un negozio di cibi biologici, dominato dalle vendite-pillola, nei veri negozi alimentari. Sono stati i cuochi macrobiotici a diffondere la consapevolezza di cucinare cibi sani e gustosi molto prima che chef famosi “saltassero a bordo”. Per me è stato interessante anche vedere il numero degli studi nutrizionali che verificano i principi base della dieta macrobiotica senza menzionarla. Molte delle idee di Michio sono servite come fondamenta per la pratica dei programmi di salute per la medicina sia tradizionale che alternativa. Quando prendiamo in considerazione queste cose, la macrobiotica ha avuto un discreto successo nel cambiare l’atteggiamento verso un’alimentazione sana. Per quanto riguarda i pregiudizi, credo dipendano dalla zona. Ogni volta che si sfidano le convinzioni, si è inclini a sperimentare un ascolto di parte. Argomenti quali scelte alimentari, salute ed ambiente sono molto controversi. Sono temi che parlano direttamente a come viviamo quotidianamente la nostra vita; spesso sfidano presupposti sociali/culturali molto profondi. Dobbiamo averne la consapevolezza. Fa parte della maturazione della nostra comunità e dell’evoluzione delle nostre idee. La buona notizia è che possiamo ricominciare ogni giorno.

Cosa l’ha portata a Londra?

Passai da Londra durante un viaggio di nove mesi che feci da Londra a Calcutta via terra, quando ancora si poteva fare. Mi piacque, incontrai Greg e Craig Sams e lavorai per loro alcune settimane, ristrutturando un ristorante che gestivano. Cercai alcuni degli studenti di Oshawa in Europa, e mi si aprirono gli occhi su nuove idee riguardo al mondo in generale. Quando ritornai in America, divenni irrequieto. Erewhon (Ndr. catena di negozi alimentari) stava pensando di diffondersi in Europa, e mi spedì qui per aprire un negozio-succursale con un centro di spedizione container a Rotterdam. Cercai una proprietà, parlai con la gente del business e le cose iniziarono a rallentare. Erewhon stava avendo ripensamenti per problemi di spese e di liquidità, e non stavo dando loro un riscontro che li stimolasse. Stavo iniziando a pensare che saremmo stati percepiti come “quei brutti ceffi degli americani”, se avessimo aperto un negozio e causato più problemi di quanti ne valesse la pena. Abbandonarono il progetto e dissero che, se volevo restare, avrei dovuto trovare un lavoro. Decisi di fare proprio così.

Cosa l’ha spinta a sviluppare la Community Health Foundation? Quali problemi ha incontrato?

Lavorai per i fratelli Sams, gestendo il negozio a Portobello Road e facendo alcune conferenze in giro per Londra. Nuove persone cominciavano ad assistere alle lezioni e ai corsi di cucina che teneva la mia ex-moglie Renee. Alla fine, lasciai il negozio di Portobello Road ed avviai gli alimentari Sunwheel, con Peter Bradford e Bob e Harry Harrop. Facevamo il pane, il muesli ed il burro di noccioline, nonché importavamo alimenti dal Giappone per distribuirli nella zona di Londra. Dal momento che l’insegnamento stava diventando sempre più dispendioso a livello di tempo, ridussi le mie funzioni in azienda. Stavo iniziando ad avere la visione di un centro di educazione autosufficiente. A quel tempo, le case di studio erano il modello macrobiotico, ma sentivo che era un modo di fare le cose limitante. Desideravo vedere una situazione in cui la gente potesse vivere a casa propria e, ogni volta che lo voleva, trovare un corso, un pasto, comprare un libro – una specie di centro commerciale biologico. Il primo passo verso ciò fu deciso in una casa abusiva in Caledonian Road chiamata “Self Help Center” (centro di auto-aiuto). Alcuni miei amici che partecipavano ad un lavoro di riabilitazione dalla droga occuparono abusivamente la casa e mi diedero le chiavi. Era una vera e propria discarica. Andai al consiglio comunale e dissi cosa intendevo fare: loro decisero di lasciarmi fare, dal momento che avrei ridato indietro le chiavi quando volevano. Affare fatto. Il posto era in una zona disastrata. Sopravvivemmo aggiustando l’impianto idraulico ed elettrico e cominciammo a fare lezioni. Avevamo un medico, uno psicologo, diverse persone che facevano lavoro di gruppo ed io. Speravamo di fare un consultorio per donne, assistenza prenatale e recupero dalla droga, oltre che macrobiotica, shiatsu e corsi di cucina. Quello sulla macrobiotica fu l’unico servizio che attirava la gente. Avevamo bisogno di una casa migliore. Un ragazzo americano che avevo incontrato lavorava a Londra per un gruppo che stava sviluppando la tecnologia biofeedback (bio-reazione). Avevano in affitto un edificio in Old Street, a Londra, ma non potevano occuparlo interamente. Mi chiese di venire a vedere se poteva servirmene una parte da prendere in affitto. Mentre lo visitavamo, fantasticavo su come avrei potuto utilizzare lo spazio. Pochi giorni dopo mi chiamò per dirmi che, se lo volevo in affitto, era mio. Lui stava avendo problemi con il suo gruppo, e sentiva che io avrei destinato il luogo ad un uso migliore. Ritornai per un sopralluogo con Peter, Donal Cox e pochi altri, e decidemmo di prenderlo. Istituimmo un fondo di beneficenza, trovammo dei consiglieri di amministrazione, ottenemmo un contratto di affitto gratuito per sei mesi dal fondo St. Lukes, firmammo un affitto ventennale e ci trasferimmo. Tutto ciò che era necessario era stato fatto, e a me rimanevano solo 1.000 sterline in banca. Cominciammo a parlare della nostra visione di un centro di medicina alternativo polifunzionale, e la gente iniziò ad arrivare per dare una mano. Idraulici, falegnami, elettricisti e poeti erranti, tutti cominciarono a presentarsi alla nostra porta disposti a lavorare, la maggior parte gratis. Ci organizzammo per trovare altre organizzazioni che desiderassero affittare uno spazio e alcune persone molto generose disposte a metter un po’ di soldi. Mi trasferii nell’edificio così da essere lì il 24/7. Confermammo a Michio di venire per fare un seminario, così da avere una data esatta entro cui andavano fatti i lavori. I miracoli accadono quando tutti si concentrano – arrivammo in tempo e tutti ben vestiti, quando venne l’ora. Attirammo gente importante. Oltre a Peter e Donal, sua moglie Jean, Mike Burns, Robbie Swinerton, Chris Dawkins, Dave Lasaki, Neil Gulliver, Jon Sandifer, Anne Tara, Marge and Richard Finchell, il dottor Tony Haines e molti altri. Proprio come fu importante che i corsi dell’East West Center ebbero un gran successo. Avviammo un negozio di alimentari, una libreria, un caffè, un asilo e, in seguito, il Kushi Institute. L’istituto fu avviato a Londra e nacque da una conversazione notturna tra Michio, Aveline e me. Produsse un’intera generazione di leader provenienti da tutta Europa. All’inizio, non avevamo davvero tempo per i problemi, eravamo troppo occupati ed eccitati. Quando sorgevano le difficoltà, le affrontavamo. Nel lungo periodo, non possedemmo mai abbastanza soldi per sviluppare la precedente proprietà “London funk”. Le facilitazioni erano per noi troppo poco allettanti per estendere il lavoro ad una società più ampia. Alla fine, i resti furono venduti per pagare i conti. Temo che le cose buone siano uscite insieme a quelle cattive.

Com’è nato il suo amore per la natura?

Sono stato fortunato perché sono cresciuto nella California centrale, tra la catena costiera e l’oceano. Non sono mai stato un ragazzo socievole; passavo molto tempo da solo nei campi, sulle colline e sulle spiagge vicino a casa. Mio padre era dedito alle attività all’aperto: amava la natura e la pesca, e mi portava con sé. Mi sono sempre sentito bene in montagna o vicino all’oceano. Potevo star seduto per ore a guardare le onde o un fiume, o ad ascoltare il suono del vento tra gli alberi. Quella fu, ed ancora è, la fonte della mia più profonda esperienza spirituale. Più lo sprechiamo, più è depredato, più quell’amore diventa profondo.

Può parlarci del piccolo libro (il Tao Te Ching) che si porta sempre nel taschino della camicia? E di come questo libro le è servito nel corso degli anni?

Il Tao Te Ching è stato il libro più importante della mia vita (ed i libri sono importanti, per me). Non lo porto più in tasca, ma lo conservo nella mente e nel cuore. Non è l’interpretazione letterale delle poesie che mi interessa, ma lo spirito. Ciò che il Tao Te Ching mi dice è che una mente, un corpo ed uno spirito sano si realizzano in noi quando siamo allineati ai ritmi e ai modelli della natura. Significa che, se facciamo attenzione, possiamo vedere questi modelli e sentire questi ritmi nel mondo che ci circonda. Mi dice che, quando sono stressato o ammalato, non sono attento. Mi dice che noi tutti abbiamo la capacità di tornare alla nostra natura autentica, quella parte di noi che è saggia, non intelligente.

Intervista a Marisa Fogarollo

Autrice del libro “Shiatsu & bimbi”

Shiatsu Milano Editore ha chiesto a Marisa Fogarollo di raccontare come è nata la sua scelta di proporre lo shiatsu per neonati e bambini e di scrivere il libro “Shiatsu & bimbi”. L’autrice, in questa intervista, si rivolge a tutti coloro che amano i bambini ed agli operatori shiatsu che decidono di lavorare su di essi.

“L’essenza dello shiatsu è il tatto, e il tatto è anche la prima esperienza sensoriale che prova il bambino. Il cucciolo d’uomo però non è in grado di soddisfare i propri bisogni, perciò dobbiamo prenderci cura di lui, tenendolo in braccio e facendogli sentire il nostro calore. E’ importante ricordare che il bimbo vive “l’attimo presente”: se è rassicurato e toccato con amore, si sente tranquillo. Nella mia lunga esperienza di lavoro con i bambini ho potuto verificare l’effetto positivo che lo shiatsu ha sui piccoli. Ho iniziato nel 1996 presso la Clinica Pediatrica e la Divisione e Clinica Ostetrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova con un progetto dal titolo “Valutazione dell’efficacia dello shiatsu sulle coliche addominali del lattante”, elaborato dalla dottoressa Benini. La partecipazione fu buona, e potei constatare che la maggior parte dei bambini non presentò problemi; solo qualcuno ebbe coliche, ma di lieve entità e per un periodo abbastanza limitato. Secondo fonti pediatriche, circa l’80% dei neonati soffre di coliche, perciò i risultati ottenuti nel corso del progetto furono molto soddisfacenti. Ma l’aspetto che più ci sorprese fu assistere alla trasformazione ed al miglioramento del rapporto mamma / bambino durante questa esperienza. Per noi adulti comunicazione vuol dire parola e, se questa facoltà manca, ci troviamo in difficoltà. Spesso la mamma, di fronte al pianto del bambino, non sa cosa fare, non capisce e quindi s’innervosisce, innescando quel meccanismo vizioso da cui è difficile uscire: dolore / pianto del bambino, ansia / paura da parte dei genitori. Ecco allora che lo shiatsu può intervenire positivamente: il tocco rassicura, calma e ci permette di entrare in un’altra dimensione. Attraverso il contatto si crea un nuovo tipo di comunicazione in cui non serve la parola: le mani di mamma e papà comunicano col bambino, ne ascoltano le tensioni, i dolori e le risposte. L’agitazione diminuisce, il dolore si placa. Finalmente riusciamo a “parlare” con il bambino e il bambino risponde, permettendo così momenti di reale comunicazione.

copertina Shiatsu e bimbiIn questo libro ho cercato, attraverso foto e spiegazioni semplici e chiare, di tracciare la via per imparare a trattare il bambino e, all’inizio di ogni capitolo, ho aggiunto vecchie filastrocche per ricordare quanto questo bisogno di comunicazione e contatto sia sempre esistito. Le sequenze di trattamento proposte hanno lo scopo di sviluppare il benessere fisico e psichico del bambino, che si sente sostenuto e, attraverso il contatto, migliora il rapporto con la mamma e con chi gli sta vicino. La seconda parte del testo è rivolta al trattamento del bambino più grandicello perché, anche se il cucciolo cresce, continua sempre ad aver bisogno del contatto, delle coccole e della presenza dei genitori. Nell’ultima parte del testo sono invece riportate esperienze e commenti sull’attività che gli operatori della Scuola Internazionale di Shiatsu portano avanti dal 1996 nella Clinica Pediatrica e nella Clinica di Oncoematologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova, in relazione con i medici e gli psicologi”.

Scuola Internazionale di Shiatsu

La Scuola Internazionale di Shiatsu Italia®, di cui alcuni insegnanti/operatori collaborano con Shiatsu Milano Editore, è stata fondata nel 1983 dall’attuale presidente Attilio Somenzi che, già a metà degli anni ’70, quando lo shiatsu era ancora praticamente sconosciuto, incontrò il maestro Yugji Yahiro e lo seguì in giro per l’Italia. La scuola organizza corsi triennali per operatori shiatsu, i cui programmi sono impostati secondo il metodo del maestro giapponese Shizuto Masunaga, ideatore del Keiraku shiatsu, e sulla filosofia macrobiotica. E’ certificata dalla Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti ed Operatori (FISieo) e ha sede a Mantova, Milano, Napoli, Padova, Sondrio, Verona, Vicenza e Venezia. La sede di Milano (Associazione Arci Centro del Benessere) in particolare collabora attivamente con Shiatsu Milano Editore.

Gli operatori e gli insegnanti di shiatsu sono riconosciuti come professionisti dalla legge n. 4 del 14 gennaio 2013 “Disposizione in materia di professioni non organizzate”. Gli operatori ed insegnanti della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia sono iscritti al registro Rios della FISieo che, ottemperando alle norme della legge 4/2013, controlla periodicamente la qualità del loro shiatsu. Esiste anche un albo professionale della Regione Lombardia per gli operatori in discipline bio-naturali.

shizuto masunagaShizuto Masunaga (1925-1981) può essere considerato un “figlio d’arte”: la madre, terapista shiatsu, era specializzata nell’anpuku (cura dell’addome) ed il padre, anch’egli operatore shiatsu, insegnava judo nella marina militare. Masunaga terminò i suoi studi di psicologia nel 1949 all’università di Kyoto e, dapprima, insegnò come psicologo presso la Scuola Nazionale di Shiatsu Namikoshi, dove conseguì il diploma di operatore shiatsu. In seguito, intraprese una ricerca che lo portò a creare il Keiraku Shiatsu (shiatsu attraverso i meridiani), fondando il centro Iokai a Tokyo. Autore di diversi libri sullo shiatsu e sulle terapie orientali, divulgò lo shiatsu stile Iokai nel mondo.