Superfoods e alghe

Innanzitutto appare evidente che, in confronto a cibi preconfezionati ed ultra-processati, qualsiasi cibo naturale possa assurgere alla nomea di un “superfood”.
In realtà, tra i cibi dalle proprietà più interessanti di tutti, troviamo l’illustrissimo e verde prezzemolo, che va d’accordo con quasi tutti. Una eccezionale fonte di minerali e capace di dare quel tocco “magico” a piatti che altrimenti risulterebbero un po’ anonimi. Immaginatevi per esempio un aglio olio e peperoncino… se ci mettiamo del prezzemolo fresco tritato, il piatto diventa un vero capolavoro!

Poi abbiamo le alghe e la curcuma: cosa abbiano in comune è presto detto. Sono alimenti chelanti, ovvero alimenti in grado di inglobare metalli (pesanti), quindi neutralizzarli ed inviarli verso l’espulsione. Insomma, per chi vive in posti inquinati (e non sono pochi), chi fuma oppure in qualsiasi caso in cui si mangi del pesce, non sarebbe una cattiva idea aggiungere qualche alga nel contorno, sia esso cotto o in insalata.

algheTra le alghe più interessanti troviamo la wakame, la kombu, la agar-agar e la nori.
La wakame è molto nota per essere onnipresente nella famosa zuppa di miso.
L’alga kombu, che è molto salata, si usa nella cottura dei legumi per renderne le bucce più digeribili e serve a scurire i capelli.
L’alga agar-agar si presenta sia in barre sia in fiocchi oppure in polvere, ed è un gelificante eccezionale, privo di sapore e colore, che permette di rendere gelatinoso e quindi “solido” sia l’acqua che un succo o un brodo; viene usata spesso per preparare gelatine di frutta e favorisce sia il transito intestinale sia la ricomposizione di un’appropriata flora batterica intestinale (particolarmente dopo l’assunzione di antibiotici).
L’alga nori, infine, si presenta in forma di foglio sottile ed è nota per essere la superficie esteriore del sushi. Essendo sostanzialmente priva di sale è adatta anche ai bambini.

Inoltre le alghe, che ovviamente sono caratterizzate dall’elemento ACQUA, favoriscono la gelificazione delle pietanze (quindi forniscono cremosità) e qualitativamente conferiscono elasticità, quella proprietà così difficile da mantenere negli anni e che generalmente non abbonda nella nostra società.

Le alghe possono essere prima sbriciolate (quando sono secche) ovvero idratate e poi utilizzate in cottura o a crudo, ricordando che hanno inevitabilmente, con l’eccezione sunnominata, sempre un po’ di sapore di mare.
Le quantità da utilizzare sono minime: normalmente, pezzi di pochi centimetri, come quello di alga kombu mostrato attaccato alla molletta, sono abbastanza per cuocere 500 grammi di ceci secchi. Pertanto, un pacchetto da 50 grammi di alghe, generalmente, dura parecchi mesi.

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Lo shiatsu e la vita precedente secondo la filosofia orientale

Uno dei momenti fondamentali della mia esperienza di operatore di discipline bio-naturali è stato l’incontro con alcuni testi fondamentali delle pratiche e della filosofia orientali. Quando ho cominciato a curare la traduzione dal giapponese all’italiano del libro “Racconti di 100 trattamenti” di Shizuto Masunaga per Shiatsu Milano Editore, ho potuto toccare con mano alcune delle differenze tra la cultura orientale a quella occidentale e quanto il modo di intendere la cura e la salute dell’individuo sia diverso.

Per confrontarsi con questo aspetto è importante ricordare alcune peculiarità della cultura orientale. Prima fra tutte, l’uomo viene sempre inteso nel suo concetto olistico (corpo-mente e spirito) e l’attenzione e la cura del benessere psico-fisico vengono quindi sempre considerate in senso più ampio di quello occidentale, in quanto la parte spirituale dell’esistenza è tenuta in grande considerazione. Altro aspetto fondamentale da tenere presente è che, nel buddismo, il concetto di vita precedente è indiscusso e gli argomenti di cui sopra si affrontano in quest’ottica.
In oriente, dunque, durante un trattamento si tiene presente anche l’aspetto spirituale dell’esistenza, e il ricevente ha grande considerazione degli aspetti che possono emergere.
Anche l’operatore occidentale, oltre a dare consigli su stile di vita e alimentazione, dovrebbe considerare la parte spirituale.

Nei suoi scritti, Shizuto Masunaga sensei sollecita l’operatore ad aiutare il ricevente con tutti i mezzi a disposizione per migliorarne lo stato di salute, e uno degli aspetti che mi ha particolarmente colpito dei suoi insegnamenti è il riferimento alla vita precedente.
Questo argomento è particolarmente interessante per noi in quanto la mentalità occidentale è sicuramente diversa, e parlare di vite precedenti può creare disagio perché non tutti i riceventi sono aperti al mondo invisibile.
Per la tradizione buddista, dopo la morte l’uomo passa nella parte invisibile e poi, in quello che per noi è uno spazio temporale di 200-300 anni, ritorna nella “vita terrena”. Morte e rinascita rappresentano così un ciclo con una parte visibile yang e una parte invisibile yin.

shiatsu e la vita precedenteSecondo tale visione, alcuni disturbi si possono dunque ricollegare a vite passate. Nel libro “Racconti di 100 trattamenti”, Masunaga offre interpretazioni interessanti. Ad esempio, chi soffre d’insonnia potrebbe aver agito scorrettamente nei confronti degli altri (ma l’origine della malattia può essere naturalmente lo stress o un eccessivo carico di lavoro). Oppure, in caso di alitosi, la persona potrebbe aver sparlato alle spalle di altri nella vita precedente. I casi di tumori invece sono ricollegabili, in accordo alle teorie buddiste, a riti funebri non ossequiati correttamente o alla mancanza di cura nei confronti di un familiare malato. Chi, nella vita precedente, non andava d’accordo con la madre, in questa vita potrebbe avere problemi al cuore, e chi spesso litigava con il padre potrebbe accusare disturbi allo stomaco o al piede.
Naturalmente, la vita precedente può anche avere ripercussioni positive su quella attuale: ad esempio, chi ha pregato tanto avrà una vita successiva buona.
Chi condivide questa visione è certo che le azioni compiute nella vita attuale avranno ripercussioni su quella futura.

Nella sua esperienza Masunaga sensei osserva come i pazienti che, nonostante i consigli e l’impegno, non accennano a guarire, cercando la causa dei disturbi nella vita precedente riescono finalmente a migliorare il proprio stato di salute.
Fino a qui abbiamo parlato di malattie, ma la vita precedente può anche influire sugli affetti personali, le relazioni e le inclinazioni. Ad esempio, chi desidera fare il musicista e lo diventa senza però raggiungere il livello desiderato, potrebbe reincarnarsi e, dovendo decidere che strada prendere, trovarsi nuovamente a fare il musicista, non spiegandosi questa passione eppur volendola coltivare. Una volta morto e tornato nella parte invisibile, se non si ritiene ancora soddisfatto, dovrà tornare una terza volta.

Nel buddismo, il concetto della reincarnazione spiega alcune delle nostre relazioni più importanti, ad esempio il matrimonio. Scegliamo il nostro compagno/a perché ci piace e lo riteniamo bello/a, ma spesso non riusciamo a dare una spiegazione più logica della nostra scelta.
Questa scelta non è razionale, quindi è legata ad una relazione causa-effetto (innen) che considera diversi aspetti. Anche il maestro Masunaga diceva che il rapporto marito e moglie è molto stretto. Di solito, quando due coniugi si incontrano è perché, secondo l’innen, nella vita precedente non andavano d’accordo ed erano soggetti a forti liti, magari perché troppo concentrati su se stessi. Allora, quando ritornano nello yin (la vita invisibile), si accorgono che così non va bene, e decidono di rincontrarsi in una nuova vita (yang). Ovviamente, nella vita attuale si sono dimenticati quale fosse il loro progetto di vita e le motivazioni che li hanno spinti a scegliere questa strada; è così che certe scelte istintive possono sembrare “illogiche”.
Ma non siamo attratti soltanto da un compagno/a con cui abbiamo avuto un rapporto conflittuale: possiamo anche aver sperimentato un rapporto d’amore molto forte e decidere di ripeterlo, facendo rincontrare nuovamente le due anime.
Quando in questa vita incontriamo qualcuno con il quale da subito ci sentiamo in grande sintonia, è perché nella precedente ci eravamo già conosciuti. Ciò è sempre da apprezzare: se il destino ci permette di incontrarci di nuovo, è perché nella vita precedente ci siamo comportati sempre bene.

 

Roberto Palasciano, responsabile editoriale
Per interventi e scambio di opinioni scrivete a roberto.palasciano@shiatsumilanoeditore.it

Shiatsu per lenire il dolore

La nostra amica e autrice Marisa Fogarollo sarà relatrice al 30° convegno Fiseo affrontando il tema “Shiatsu per lenire il dolore del corpo e dell’anima – esperienze in pediatria”.
La nostra collaborazione è iniziata alcuni anni fa con la pubblicazione dei suoi libri “Shiatsu & Bimbi” e, successivamente, “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”, scritto con la psicologa Giuseppina Morrone. In esclusiva per la nostra newsletter, Marisa ha scritto diversi articoli sulle proprie esperienze e sui risultati ottenuti in quasi vent’anni di collaborazione con l’azienda Ospedaliera di Padova, contribuendo al benessere di neonati e bambini ospiti della struttura (vedete la sezione “articoli”).
L’intervento di Marisa, in linea con il tema del 30° convegno Fisieo, sarà dedicato al sollievo che dona lo shiatsu, il quale, per sua natura, è particolarmente efficace sui bambini per il contatto profondo ma graduale, rispettoso e amorevole. Qui di seguito potete trovare l’abstract del suo intervento.

Shiatsu per lenire il doloreInoltre, per divulgare il tema dello shiatsu sui ragazzi, allo stand di Shiatsu Milano Editore durante il convegno proporremo un’offerta esclusiva:
SHIATSU & BIMBI + SHIATSU PER UN ARMONICO SVILUPPO DEI NOSTRI RAGAZZI
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Shiatsu per lenire il dolore del corpo e dell’anima – Esperienze in pediatria
Di Marisa Fogarollo

Dal 1996 è attiva una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera di Padova e la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia, nell’ambito del Centro Regionale Veneto della Terapia del Dolore e Cure Palliative Pediatriche. Noi operatori (in questo periodo circa una decina) siamo presenti nei vari reparti della Clinica Pediatrica e della Clinica di Oncoematologia pediatrica per trattare bambini e ragazzi ricoverati. Le esperienze che viviamo sono veramente toccanti e testimoniano l’importanza e la validità dello shiatsu.
In ospedale tutto è concentrato su efficienza e razionalità e, anche se medici e personale infermieristico sono sempre disponibili e preparati, è indispensabile inserire attività per il benessere psico-fisico dei bambini e dei ragazzi, e lo shiatsu “parla ai loro corpi” trasmettendo sicurezza e accudimento, riducendo l’ansia e la tensione, facilitando il rilassamento e il sonno.
Ogni anno trattiamo circa 1.000 bambini, distribuiti nei vari reparti; dai grafici che abbiamo a disposizione possiamo dire che i risultati sono sempre soddisfacenti; i bambini dopo il trattamento riscontrano:
– uno stato generale di maggior benessere
– sollievo dallo stato di stress, diminuzione dell’ansia
– miglior riposo notturno
– piacevolezza, serenità
– aiuto nelle funzioni intestinali

Con risultati positivi affrontiamo il dolore dei piccoli ricoverati:
– nei neonati con le coliche addominali ed altri problemi intestinali
– nel decorso post operatorio di bambini e ragazzi
– nei ricoverati in Oncoematologia
– nei bambini e ragazzi dell’Hospice pediatrico
– nei bambini e ragazzi della Terapia Intensiva

Lo Shiatsu si rivela utile qualche volta per “curare” (come nei casi di stipsi e tensione addominale), sempre per rilassare e ridurre o eliminare non solo il dolore fisico ma anche il dolore emotivo e per rilassare la mente.

Il “Corpo d’Acqua” in MTC

Una delle più importanti denominazioni dell’organismo umano, nella Cina antica, era “Corpo d’Acqua” e, al di là di sterili ricerche storiche sui termini o sugli etimi – peraltro pittorici prima e ideografici dopo – tutto, della Medicina Tradizionale Cinese, lascia sott’intendere il significato di corpo acquoso all’origine della nostra fisicità solida apparente.
Forse è questo il punto più difficile da digerire per la medicina occidentale ufficiale: “fidarsi” che tutte le trasformazioni che avvengono nell’organicità umana si situino nell’invisibile energetico – elettromagnetico direbbe qualcuno – e che poco si possa indagare, numerare o pesare con mezzi o strumenti che siano umani.
Se non è poi così difficile immaginare che lo stomaco si prolunghi in una serie di tendino muscoli in cui si vada ad incanalare grazie ad una serie di “riflessi” forse micro nervosi, diventa invece difficile giustificare i processi acido macerativi di questo viscere secondo spiegazioni “energetiche”: come farebbe lo stomaco/energia/meridiano a rendersi fisico negli acidi cloridrici e peptidici? Eppure, piegando una gamba nell’atto di stretching del quadricipite e quindi di stimolazione del meridiano di stomaco, molte pesantezze digestive si risolvono, come se quell’allungamento avesse in effetti promosso o coadiuvato le funzioni acide dello stomaco.
Prescindendo dall’esempio dello stretching del meridiano di stomaco, a complicare l’argomentazione sta il fatto che non tutte le indigestioni possono essere risolte allo stesso modo perché, su dieci, almeno cinque (se non tutte!) hanno cause diverse. A tagliare la testa al toro è la visione materialista che vede la materia (lo stomaco) originare biologicamente da se stessa, senza che alcuna forza sottile o direttiva venga presa in considerazione, nonostante la fisica abbia ampiamente dimostrato che l’energia pre-esiste alla materia.

In realtà la digestione, per stare nell’esempio, è prima di tutto una forza, un’intenzione, una capacità psicologica, un attributo della psiche che ha un calore, un colore, una frequenza, che sono manifestazioni della voglia di integrare il mondo, di mangiarlo, di farlo proprio e non ultimo, (parlando di stomaco e di cibo) di ringraziamento e consapevolezza! Queste cose e non altre – escludendo cibi avariati o non edibili – stanno alla base del digerire, che è funzione, e della costruzione dello stomaco nella sua fisicità, in quanto esso si rende necessario; tutto il processo biochimico del digerire e lo stomaco stesso in cui ciò avviene è l’ultima spiaggia, la materia, su cui si rifrange il fenomeno. Lo stomaco quindi pre-esiste come capacità/necessità sul piano dell’energia; la sua presenza fisica è la sua proiezione, coagulazione, nella materia.
Ora, ciò che io ho chiamato energia spesso per gli antichi di qualsiasi parte del globo era chiamata Acqua, Acque, senza riferimento però all’acqua come elemento chimico (H2O). Era un modo per indicare uno dei livelli principali del “vivente” e più precisamente quello più vicino al concetto di solidità, cioè la Terra. La Terra diventava quindi il simbolo del tangibile, visibile, inerziale, e l’Acqua, di un solo gradino sopra la scala degli elementi, il livello subito successivo, vicino alla materia quantificabile, ma “liquido”, sfuggente, penetrante, non visibile, in questa lettura.

corpo d'acquaNella MTC, che è concettualmente guidata dai 5 Movimenti e non dai 4 Elementi, il discorso non cambia: la Terra-Movimento, specie nella visione arcaica, è il centro inerziale, la pianura o collina da cui il cinese antico osservava gli altri movimenti e l’Acqua, penetrante e sfuggente, finiva sotto la Terra, scompariva imbibendola; l’Acqua infatti è invisibile, profonda, yin, nero è il suo colore, è assenza.

Non è per scelta poetica – lo diventa – che tutto l’apparato energetico venga descritto con i linguaggi dell’Acqua, partendo dai punti pozzo delle estremità di mani e piedi per giungere gradualmente attraverso i mutamenti idro-concettuali di ruscelli, torrenti, fiumi e infine oceano al centro toracoaddominale, dove troviamo i nostri organi e visceri zang e fu nel loro stato direttivo di pre-organo, pre-viscere. Questo oceano di forze direttive diventa il teatro di tutta l’alchimia organica che vede l’uomo esistere come forza e non come macchina; la macchina è solo l’apparenza, la scultura risultante, ed è in quell’oceano che possiamo trovare il senso e le risoluzioni necessarie all’armonia che spesso perdiamo per strada. E’ sempre in quell’oceano che agiscono l’ago dell’agopuntore e la pressione perpendicolare, lenta e costante dello shiatsuka. A patto che a tutto ciò si divenga sensibili, attraverso lo studio, l’ascolto, l’esperienza.
In quest’ottica, un protocollo o un kata sono solo la didattica iniziale, forse necessaria per avviarsi in quell’oceano, ma va da sé che l’obiettivo è la navigazione solitaria nelle correnti di chi riceve, in un balletto tra conoscenza, ascolto, guado, immersione.

Pascal Fabio Patruno, operatore shiatsu e docente di MTC

Brodo di verdure dolci

Da bere caldo per rilassarsi dopo una faticosa giornata, il brodo di verdure dolci è semplice da preparare, buono e rilassante.

Ingredienti (verdure di tipo terra):
Cipolla
Carota
Cavolo cappuccio

Procedimento
Sbucciate la cipolla e tagliatela in quarti per il lungo.
Affettate – sempre per il lungo – ciascun quarto di cipolla in fette più sottili possibile, mantenendo unito il quarto. A questo punto girate di 90° quanto appena tagliato e procedete nuovamente a tagliare in fettine sottili.

Spazzolate ora la carota, togliete punta e zona di attacco del ciuffo, quindi tagliatela in fette più sottili possibili con un’inclinazione di circa 30° rispetto alla lunghezza, in modo da ottenere delle fettine dalla forma ellittica. Le fettine vanno poi tagliate nel verso della lunghezza in fettine sottili in modo da ottenere l’aspetto a fiammifero.

Il cavolo cappuccio va tagliato a metà per poi tagliarne qualche fetta sottile. Queste a loro volta verranno affettate nel senso della lunghezza in maniera da ottenere tanti filamenti.

Brodo di verdure dolci

In una pentola aggiungete acqua fredda e le verdure precedentemente preparate, e portate a bollore a fiamma viva.
Raggiunto il punto di ebollizione, abbassate al minimo e coprite. Lasciate sobbollire per circa 20 minuti quindi separate il brodo dalle verdure.
Il brodo può quindi essere bevuto così com’è, caldo o aggiungendo qualche goccia di salsa di soia, oppure utilizzato per la cottura di un cereale.

In una padella soffriggete in olio EVO (o di girasole) aglio sminuzzato, peperoncino e le Brodo di verdure dolciverdure scolate utilizzate per il brodo, facendole saltare in padella a fiamma viva per qualche minuto e ricordandovi di salare durante il procedimento.

Le verdure saltate possono essere utilizzate come contorno oppure come base di ripieno per altre preparazioni (involtini, torte salate, ecc).

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Per favore… un po’ di calma!

Luca ha otto anni ed è impossibile tenerlo fermo. Non vuole il trattamento perché ha troppe cose da fare: andare in sala giochi, usare lo smartphone, giocare con i compagni, ma poi acconsente con l’accordo che sia una cosa veloce.
Inizio il trattamento e sento molta tensione, ogni mio piccolo movimento gli crea solletico e risate incontrollate. “Ridi pure”, gli dico “non sei abituato a farti toccare così!”. Ma poi inizia a rilassarsi e posso procedere con il mio lavoro. Quando sto concludendo il trattamento e glielo comunico, con gli occhi mezzi addormentati mi chiede: “Vieni anche domani?”. Parlo con la mamma e condivido con lei tutta la tensione che ho trovato in Luca. “E’ per questo che siamo qui”, mi risponde, “a scuola non combina niente a causa della sua iperattività”.

Silvia è una bimbetta di 5 mesi, piccolina per la sua età, la mamma mi dice che vomita spesso. E’ molto simpatica, durante il trattamento desidera interagire con me, mi sorride, canta, ma c’è molta tensione in lei: fatico a rilassarle i piedini e durante il trattamento sento che c’è contrazione in tutto il corpo. Mi sembra che il suo atteggiamento esteriore non corrisponda a quello che c’è dentro di lei.

Giulia, 11 mesi, quando prendo contatto con lei penso “Non riuscirò a trattarla!”. E’ iperattiva, gattona da un angolo all’altro del letto, non sta ferma un attimo. La mamma mi dice che è stata una giornata pesante, visite ed esami in continuazione e la piccola è veramente stressata. Ma poi, come succede di frequente nello shiatsu, avviene la magia; comincia a rallentare i movimenti per rimanere poi ferma e permettermi di trattarla. La lascio completamente rilassata e pronta, credo, per addormentarsi.

Possiamo stupirci della tensione che troviamo in neonati e bambini? Credo di no semplicemente perché loro sono lo specchio di tutto quello che li circonda.

Quando in Pediatria troviamo un bambino iperattivo, a volte trattiamo prima la mamma e può succedere che il piccolo, mano a mano che la mamma si rilassa, anche lui si calma, certe volte si mette il dito in bocca e si addormenta.
E’ un momento magico questo per noi, si sente che nella stanza cambiano le vibrazioni, l’emozione è palpabile, sembra di toccarla con le mani.

Quando insegnavo alla scuola secondaria di primo grado pochi, pochissimi, erano i bambini/ragazzi iperattivi e il loro problema era collegato alla famiglia. Ora il “malato” è il bambino, non mettiamo mai in discussione il nostro stile di vita.
In realtà tutto quello che ci circonda va a stimolare troppo il sistema ortosimpatico: la mancanza di tempo che ci porta a fare tutto in fretta, le luci degli schermi di computer, videogiochi e smartphone, i rumori forti; tutto questo è aggravato dalla vita sedentaria dei nostri ragazzi e dalla mancanza di spazi per scaricare emozioni ed energie. Noi adulti, forse, riusciamo ad adattarci a questi ritmi, ma per i bambini certe volte è troppo!
Grazie allo shiatsu, che stimola il sistema parasimpatico e seda l’ortosimpatico, riusciamo a portare un po’ di equilibrio nella nostra vita e di conseguenza la calma ai nostri bambini.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Il giorno dopo

La tradizione italiana considera le lenticchie come piatto imprescindibile per iniziare bene il nuovo anno.
La mia raccomandazione è di preparare le lenticchie sempre il giorno prima perché il piatto migliora naturalmente il giorno successivo al quale viene preparato.
Un po’ come gli spinaci per braccio di ferro, poco importa che si tratti di superstizione o tradizione, ciò che conta è che il piatto sia salutare, economico e gustoso.
Personalmente ritengo che sia improbabile “sbagliare” un piatto così semplice. Ne esistono così tante varianti tra erbe aromatiche, spezie, e annessi vari che è praticamente impossibile ricavare una ricetta “tradizionale”.
Qui di seguito scrivo una variazione della ricetta per le lenticchie, semplice e modificabile al gusto di ciascuno.

lenticchieIngredienti:
Lenticchie secche (500 g)
4 spicchi d’aglio
2 scalogni
2 gambi di sedano
1 carota grande
Foglie di alloro
Sale
Peperoncino al gusto
lenticchie2 litri di acqua o brodo
Olio EVO o di girasole o entrambi.

Le lenticchie sono leguminose che non richiedono ammollo previo, ma una bella lavata ci sta sempre (ricordate di annaffiare con l’acqua di lavaggio le piante di prossimità).
Pulite le verdure.
Lasciatele intere se desiderate toglierle dopo la cottura oppure tagliatele a pezzettini piccoli (quasi come le lenticchie) se preferite lasciarle.
Soffriggete leggermente le verdure nell’olio ed aggiungete il lenticchiepeperoncino e le lenticchie lavate e scolate a fiamma viva per qualche minuto.
Aggiungete l’acqua salata o il brodo e portate a bollore. Riducete la fiamma al minimo lasciando bollire dolcemente per 20 minuti circa. Spegnete e lasciate a stufare per altri 10/15 minuti.

Buon appetito e buon anno nuovo!

 

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

La natura simbolica del corpo

“Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Intraprendere un percorso di consapevolezza comporta un radicale cambiamento interiore soprattutto in termini di visione delle cose.
Nelle tradizioni orientali, nel buddismo come nell’induismo vedanta, ma anche in altre tradizioni antichissime, è basilare la dottrina della Maya, ossia quel velo che obnubila la vista e crea l’illusorietà del mondo in cui siamo calati. La dottrina della Maya asserisce che tutta la creazione cosmica è illusoria e che essa non ha una vera esistenza: tutto ciò che crediamo esistere è, invece, un prodotto della mente ed è della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.
Nei sogni non c’è una realtà permanente, oggettiva, concreta, ma tutto risulta essere impalpabile, mutevole, persino spirituale. Nei sogni la realtà si muove sul fermo suolo della non-oggettività delle cose, sull’immaterialità, essa ha una natura immaginale.
la natura simbolica del corpoLiberarsi dal velo di Maya, quindi, significa acquisire una consapevolezza superiore che non porta alla disintegrazione immediata del mondo materiale (che peraltro non esiste come tale), bensì a una diversa percezione della realtà, scevra dalle distorsioni dovute alle nostre paure, alle nostre ossessioni, ai condizionamenti a cui siamo sottoposti ed a cui ci sottoponiamo. L’illusione che tutto si limiti a un mondo fenomenologico e al materialismo limita gravemente il nostro potere creativo (ossia quel potere infinito che ognuno di noi possiede e che ci consente di “creare”), portandoci, così, in uno stato ipnotico in cui crediamo che tutto ciò di cui disponiamo per decifrare la realtà siano solo i nostri sensi e la nostra mente.
Questa credenza illusoria è figlia della programmazione inconscia che ci viene inculcata dai sistemi in cui siamo calati (famiglie, società, nazioni, etc…), mentre attraverso la deprogrammazione e lo sviluppo della consapevolezza, il velo di Maya cade svelando la vera essenza della realtà, ossia che tutto è sogno, che la realtà è immaginale, e che gli strumenti con i quali si può e si deve interagire con essa sono l’Anima, la Poesia, la Coscienza risvegliata: questi strumenti, al contrario dei sensi e della mente (che sono limitati e circoscritti), sono illimitati, liberano dai condizionamenti, dalle illusioni, dalle ipnosi, dalle programmazioni, dalla materialità, dalla paura, danno spazio infinito alla creatività, e donano libertà, perché ci rendono non più vittime ma sognatori creativi della realtà.
Il sogno, quindi, è il trionfo della libertà.

Dire che “tutto è sogno” non significa, però, che la vita di tutti i giorni smette di essere quella che conosciamo, bensì ciò che cambia è la sua manifestazione ai nostri occhi.
La visione immaginale, di sogno, è quella che porta (è il paradosso dei termini) al risveglio e allo sviluppo di una nuova percezione e di una nuova interazione nei confronti di ciò che ci circonda. Tale cambiamento porta con sé anche una differente attribuzione di peso agli eventi e alle cose della vita, un peso che varia in modo inversamente proporzionale rispetto all’accrescimento della propria consapevolezza, sino ad affievolirsi a tal punto da porci nella condizione di vivere in uno stato di assenza di sforzo, quindi liberi.
Nella visione dove tutto ha la stessa consistenza dei sogni, anche il corpo fisico ha una estrema rilevanza.
Benché il corpo stesso sia una manifestazione illusoria, esso non smette d’improvviso di esistere nella sua forma materiale, ma in quella stessa forma esso stesso cambia la sua manifestazione man mano che cresce la propria consapevolezza e la propria visione immaginale.
Il corpo fisico è simbolo della nostra esperienza, è ciò che noi creiamo a fronte della nostra esperienza nel mondo materiale, consumistico, ipnotico. Nel momento in cui la nostra esperienza diviene immaginale, anche il nostro corpo recupera la sua natura simbolica di veicolo di pura apparizione, rivestendosi di grazia, di leggerezza, di poesia dall’infinito potere creativo.
Il mondo del sogno è il territorio dell’Anima, dove tutto assume una dimensione simbolica, immaginale, poetica, mitologica. Il linguaggio del sogno ha estrema potenza nel mondo dell’invisibile, del mistero, degli dei e degli spiriti, delle idee (eidola), dell’Amore, e non è comprensibile nell’ottica del mondo materiale in cui tutte le persone, le cose e i fenomeni sono trattati come entità materiali manipolabili e da possedere, dove l’anima è addomesticata ed il corpo è considerato oggetto e non simbolo.

Il vero grave problema, che ha rilevanza individuale e sociale su vari strati, è la nostra costante necessità di dover controllare ciò che per sua natura non è controllabile, perché di natura creativo-immaginale e non dell’inesistente natura materiale.
Ma poiché la nostra visione materiale ci porta a identificarci con la nostra mente e non con la nostra Anima, ossia con il nostro Io e non con il nostro Sé, ecco che nella nostra esperienza di vita emergono gli attaccamenti e la paura (che altro non è che la paura di perdere qualcosa a cui siamo “attaccati” o la paura di perdere il controllo di qualcosa).
Laddove, quindi, si comprende che nulla di ciò a cui siamo legati, o di cui vogliamo avere il controllo, esiste come fenomeno reale, ecco che cadono tutti gli attaccamenti, svanisce la paura della perdita (di qualcosa che non esiste) e subentra la libertà, una libertà che porta alla disobbedienza creativa, ad essere visionari e ribelli, a calcare territori di trasformazione, ad abbandonarci alla magia e a vivere una vita creativa di cui siamo gli unici artefici grazie al nostro potere immaginale.
Nello stato di sogno, dove nulla è materiale e tutto è vacuo, dove la realtà è palpabile come lo è un arcobaleno ed ha la stessa consistenza del riflesso della luna sull’acqua, non c’è possibilità di attaccamenti, non c’è paura ma solo beatitudine in una condizione di assenza di sforzo, dove l’unica cosa concreta è l’impermanenza dell’essere e di tutte le cose.

Per abbracciare lo stato di sogno, come detto, è necessario avviare un profondo percorso di cambiamento e di trasformazione, una nuova visione per acquisire la quale ci vengono in aiuto tanti strumenti, il più potente dei quali è lo Yoga della Potenza o Yoga Sciamanico.
Attraverso lo Yoga Sciamanico è possibile comprendere lo stato di sogno e “ricongiungersi” alla propria vera essenza.
Poiché la visione immaginale è l’opposto di quella ipnotica materialista fondata sul controllo e sulla mente, la comprensione dello stato di sogno non può certamente passare attraverso strumenti che stimolano la stessa mente attraverso esercizi logici o intellettuali, bensì ciò che accresce la consapevolezza della realtà scevra dal velo di Maya deve necessariamente passare attraverso il simbolo per eccellenza che ci appartiene e che ci collega alle parti più profonde di noi stessi, ossia il nostro corpo.
Restituire al nostro corpo la sua natura simbolica è un rituale potentissimo in grado di innescare la deprogrammazione dalla dimensione materiale della nostra memoria cellulare.
I rituali di Yoga Sciamanico si articolano in esperienze corporee e meditative, tra cui lo Yoga del Bardo e i rituali di morte e rinascita, il Matrimonio Mistico e il ritiro delle proiezioni, la caccia all’Anima, la trance estatica del viaggio sciamanico, le sequenze fluide e il viaggio nei chakra, varie pratiche di antico lignaggio tantrico sciamanico per governare gli eventi e coltivare l’arte di amare e di essere amati, e pratiche che risvegliano il nostro potere vitale e ci consentono di stabilire un nuovo rapporto con la natura e con l’aspetto materiale della vita.

Il Metodo
Consiste nel non avere
né speranze né timori.
(Ma Ggic Lab Sgron)

 

Pierpaolo Alioto, istruttore di Yoga Sciamanico, Counselor Olistico Supervisor, specializzato in Psicogenalogia e Costellazioni Familiari e autore del saggio “Psicogenealogia e Costellazioni Familiari. Riconoscere e far rivivere le proprie radici”.

La pressione e l’inconscio

Dopo aver esaminato la pressione comune a tutti i tipi di shiatsu e la pressione sostenente, prendo spunto dal simposio per gli insegnanti organizzato dalla Fiseo il mese scorso a Salsomaggiore e dal titolo “La perpendicolarità – perpendicolare a cosa, e perché”, a cui ho partecipato, e dedico un po’ di spazio ad una visione della pressione più ampia.

Nei trattamenti che si sono scambiati gli insegnanti si è cercato di sperimentare e far provare la differenza tra una pressione perpendicolare e non; ne sono emerse ricerche da parte dei partecipanti sulla possibilità di raggiungere il giusto livello energetico, sensazioni sulla risposta della pressione, sul dialogo dinamico che si ha con il ricevente e sull’unità con il ricevente, riflessioni sulla possibilità di attivare il processo di guarigione e sul mondo dell’inconscio.

Per penetrare nel mondo dell’inconscio, arrivare a toccare direttamente la fonte più profonda della vita, è necessario armonizzare fra loro pensiero, respiro e immaginazione: così finalmente, tramite la mano (la manifestazione materiale del nostro corpo), la pressione perpendicolare diventa compiuta.

Endo, nel suo libro “Tao Shiatsu” (Ed. Mediterranee), parlando della pressione compiuta dice:
In questo modo [la pressione compiuta], aprendosi all’influsso della forza del cielo, induce al rilassamento. La pressione Yang si collega al Ki invisibile, allo spirito, e si aprono livelli di coscienza più elevati, più Yin. Di conseguenza, essendo la causa della malattia originata dallo squilibrio di mente e spirito, la pressione ferma attira l’attenzione sulla profondità del problema”.

pressione e inconscioQuesto collegarsi con lo yin e yang mi porta a parlare della pressione attraverso il punto di vista macrobiotico, riportando alcuni pensieri espressi da Attilio Somenzi nel suo libro “Lo Shiatsu e il pensiero macrobiotico” (Shiatsu Milano Editore).
La macrobiotica ci aiuta ad avere una lettura della vita e possiamo leggere anche la vita del nostro ricevente grazie alla pressione. La pressione è collegata allo yin e yang. Possiamo considerare yang la pressione perpendicolare e mantenuta costante, la forza yang del cielo. Lo yin è collegato al corpo invisibile e sottile, è parte del mondo dello spirito e possiamo considerare yin la mano madre e il suo collegamento con la mano figlia, più specificamente il movimento orizzontale impresso dalla forza della terra (shiatsu stile Iokai).
Yin e yang si uniscono nella pressione (materia e spirito, visibile e invisibile, pensiero e comportamento, ombra e luce). Così nel punto di pressione si incontrano e si armonizzano yin e yang, cielo e terra. L’operatore deve trovare la pressione corretta per poter esercitare un’azione statica che permetta al corpo di creare il movimento dal suo interno. Lo yang del cielo domina, si esprime attraverso la staticità della mano madre e induce al rilassamento. La pressione si collega al ki, allo spirito, facendo così aprire livelli di coscienza più alti, più yin.

La corretta pressione, lavorando su livelli profondi, risveglia le capacità di risposta permettendo a chi la riceve di riconoscere lo squilibrio in atto e di trovare dentro di sé la capacità di riequilibrarsi e conseguentemente eliminare il sintomo. Sia l’aspetto fisico che quello mentale del ricevente vengono coinvolti e man mano che egli diventa consapevole raggiunge diversi livelli di coscienza. Il pensiero (frutto dell’attività della coscienza) e l’immaginazione sono lo strumento grazie al quale possiamo comunicare con il nostro inconscio.

Concludo riportando quanto scrive Saul Goodman in “Attivazione del corpo di luce” (Macro edizioni) riguardo al tocco:
L’intenzione di curare e di aiutare attiva la memoria prenatale. Beneficiamo del periodo della gestazione, un periodo caldo che ci permette di adattarci a qualsiasi richiesta del nostro corpo. Il tocco curativo, se applicato correttamente, è in grado di regolamentare il sistema nervoso, attiva tutte le funzioni dell’organismo e permette in collaborazione di migliorare il corpo sottile. Perché le pressioni permettano di utilizzare la memoria prenatale è necessario fare pratica lasciando scorrere l’energia dal chakra del cuore e da quello della corona”.

 

Roberto Palasciano, responsabile editoriale
Per interventi e scambio di opinioni scrivete a roberto.palasciano@shiatsumilanoeditore.it

Diagnosi e medicina orientale nello Zen Keiraku Shiatsu

Anticipiamo ai nostri lettori la nostra prossima uscita editoriale, presto disponibile: “Diagnosi e medicina orientale nello Zen Keiraku Shiatsu – la Via secondo Natura di Shizuto Masunaga“, interessante libro scritto da Yvonne Muraglia, diplomata in shiatsu negli anni ‘80 al Centro Iokai di Tokyo, fondatrice della scuola Te Hara di Rovereto (TN) e autrice di diversi libri.

Abbiamo conosciuto Yvonne Muraglia qualche anno fa, durante uno dei seminari tenuti da Haruhiko Masunaga da noi organizzati a Milano, e in quel frangente abbiamo apprezzato il suo modo di lavorare e le sue conoscenze dello shiatsu originale stile Iokai.
Poco tempo fa ci ha sottoposto questo suo ultimo lavoro e, dalla prima lettura, ci ha colpito la fedeltà allo stile di Shizuto Masunaga e il fatto che molto della sua pratica da terapista e insegnante è dovuto alla figura di questo maestro, che ha contribuito al suo percorso di conoscenza della medicina orientale.

È un libro che consigliamo in special modo agli operatori shiatsu che vogliono conoscere lo stile originale dello “shiatsu con i meridiani” (Keiraku shiatsu) che la nostra casa editrice contribuisce a divulgare traducendo dal giapponese diversi scritti di Shizuto Masunaga.
Molto interessante è il modo di fare diagnosi di Yvonne Muraglia, che utilizza sia i quattro metodi diagnostici della medicina tradizionale orientale (boshin, setsu-shin, bunshin e monshin) sia la valutazione delle aree dell’addome e della schiena ben indicate sulla mappa ideata da Masunaga.
Punti di forza del libro sono le originali immagini con le aree di diagnosi dei meridiani sia dell’addome che della schiena disegnate a colori sui corpi dei modelli, e la parte che riguarda la descrizione dettagliata della diagnosi per i trattamenti su nove riceventi definiti “i nove argonauti”. L’autrice, per questi casi clinici, passa in rassegna l’esame della lingua, della postura, della colonna e le aree di diagnosi di schiena e addome disegnate direttamente sul corpo, tutto corredato di fotografie.
Siamo certi che questo interessante libro offrirà agli operatori shiatsu molti spunti di confronto e approfondimento riguardo a diagnosi e trattamento secondo lo Zen shiatsu.