La natura simbolica del corpo

“Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Intraprendere un percorso di consapevolezza comporta un radicale cambiamento interiore soprattutto in termini di visione delle cose.
Nelle tradizioni orientali, nel buddismo come nell’induismo vedanta, ma anche in altre tradizioni antichissime, è basilare la dottrina della Maya, ossia quel velo che obnubila la vista e crea l’illusorietà del mondo in cui siamo calati. La dottrina della Maya asserisce che tutta la creazione cosmica è illusoria e che essa non ha una vera esistenza: tutto ciò che crediamo esistere è, invece, un prodotto della mente ed è della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.
Nei sogni non c’è una realtà permanente, oggettiva, concreta, ma tutto risulta essere impalpabile, mutevole, persino spirituale. Nei sogni la realtà si muove sul fermo suolo della non-oggettività delle cose, sull’immaterialità, essa ha una natura immaginale.
la natura simbolica del corpoLiberarsi dal velo di Maya, quindi, significa acquisire una consapevolezza superiore che non porta alla disintegrazione immediata del mondo materiale (che peraltro non esiste come tale), bensì a una diversa percezione della realtà, scevra dalle distorsioni dovute alle nostre paure, alle nostre ossessioni, ai condizionamenti a cui siamo sottoposti ed a cui ci sottoponiamo. L’illusione che tutto si limiti a un mondo fenomenologico e al materialismo limita gravemente il nostro potere creativo (ossia quel potere infinito che ognuno di noi possiede e che ci consente di “creare”), portandoci, così, in uno stato ipnotico in cui crediamo che tutto ciò di cui disponiamo per decifrare la realtà siano solo i nostri sensi e la nostra mente.
Questa credenza illusoria è figlia della programmazione inconscia che ci viene inculcata dai sistemi in cui siamo calati (famiglie, società, nazioni, etc…), mentre attraverso la deprogrammazione e lo sviluppo della consapevolezza, il velo di Maya cade svelando la vera essenza della realtà, ossia che tutto è sogno, che la realtà è immaginale, e che gli strumenti con i quali si può e si deve interagire con essa sono l’Anima, la Poesia, la Coscienza risvegliata: questi strumenti, al contrario dei sensi e della mente (che sono limitati e circoscritti), sono illimitati, liberano dai condizionamenti, dalle illusioni, dalle ipnosi, dalle programmazioni, dalla materialità, dalla paura, danno spazio infinito alla creatività, e donano libertà, perché ci rendono non più vittime ma sognatori creativi della realtà.
Il sogno, quindi, è il trionfo della libertà.

Dire che “tutto è sogno” non significa, però, che la vita di tutti i giorni smette di essere quella che conosciamo, bensì ciò che cambia è la sua manifestazione ai nostri occhi.
La visione immaginale, di sogno, è quella che porta (è il paradosso dei termini) al risveglio e allo sviluppo di una nuova percezione e di una nuova interazione nei confronti di ciò che ci circonda. Tale cambiamento porta con sé anche una differente attribuzione di peso agli eventi e alle cose della vita, un peso che varia in modo inversamente proporzionale rispetto all’accrescimento della propria consapevolezza, sino ad affievolirsi a tal punto da porci nella condizione di vivere in uno stato di assenza di sforzo, quindi liberi.
Nella visione dove tutto ha la stessa consistenza dei sogni, anche il corpo fisico ha una estrema rilevanza.
Benché il corpo stesso sia una manifestazione illusoria, esso non smette d’improvviso di esistere nella sua forma materiale, ma in quella stessa forma esso stesso cambia la sua manifestazione man mano che cresce la propria consapevolezza e la propria visione immaginale.
Il corpo fisico è simbolo della nostra esperienza, è ciò che noi creiamo a fronte della nostra esperienza nel mondo materiale, consumistico, ipnotico. Nel momento in cui la nostra esperienza diviene immaginale, anche il nostro corpo recupera la sua natura simbolica di veicolo di pura apparizione, rivestendosi di grazia, di leggerezza, di poesia dall’infinito potere creativo.
Il mondo del sogno è il territorio dell’Anima, dove tutto assume una dimensione simbolica, immaginale, poetica, mitologica. Il linguaggio del sogno ha estrema potenza nel mondo dell’invisibile, del mistero, degli dei e degli spiriti, delle idee (eidola), dell’Amore, e non è comprensibile nell’ottica del mondo materiale in cui tutte le persone, le cose e i fenomeni sono trattati come entità materiali manipolabili e da possedere, dove l’anima è addomesticata ed il corpo è considerato oggetto e non simbolo.

Il vero grave problema, che ha rilevanza individuale e sociale su vari strati, è la nostra costante necessità di dover controllare ciò che per sua natura non è controllabile, perché di natura creativo-immaginale e non dell’inesistente natura materiale.
Ma poiché la nostra visione materiale ci porta a identificarci con la nostra mente e non con la nostra Anima, ossia con il nostro Io e non con il nostro Sé, ecco che nella nostra esperienza di vita emergono gli attaccamenti e la paura (che altro non è che la paura di perdere qualcosa a cui siamo “attaccati” o la paura di perdere il controllo di qualcosa).
Laddove, quindi, si comprende che nulla di ciò a cui siamo legati, o di cui vogliamo avere il controllo, esiste come fenomeno reale, ecco che cadono tutti gli attaccamenti, svanisce la paura della perdita (di qualcosa che non esiste) e subentra la libertà, una libertà che porta alla disobbedienza creativa, ad essere visionari e ribelli, a calcare territori di trasformazione, ad abbandonarci alla magia e a vivere una vita creativa di cui siamo gli unici artefici grazie al nostro potere immaginale.
Nello stato di sogno, dove nulla è materiale e tutto è vacuo, dove la realtà è palpabile come lo è un arcobaleno ed ha la stessa consistenza del riflesso della luna sull’acqua, non c’è possibilità di attaccamenti, non c’è paura ma solo beatitudine in una condizione di assenza di sforzo, dove l’unica cosa concreta è l’impermanenza dell’essere e di tutte le cose.

Per abbracciare lo stato di sogno, come detto, è necessario avviare un profondo percorso di cambiamento e di trasformazione, una nuova visione per acquisire la quale ci vengono in aiuto tanti strumenti, il più potente dei quali è lo Yoga della Potenza o Yoga Sciamanico.
Attraverso lo Yoga Sciamanico è possibile comprendere lo stato di sogno e “ricongiungersi” alla propria vera essenza.
Poiché la visione immaginale è l’opposto di quella ipnotica materialista fondata sul controllo e sulla mente, la comprensione dello stato di sogno non può certamente passare attraverso strumenti che stimolano la stessa mente attraverso esercizi logici o intellettuali, bensì ciò che accresce la consapevolezza della realtà scevra dal velo di Maya deve necessariamente passare attraverso il simbolo per eccellenza che ci appartiene e che ci collega alle parti più profonde di noi stessi, ossia il nostro corpo.
Restituire al nostro corpo la sua natura simbolica è un rituale potentissimo in grado di innescare la deprogrammazione dalla dimensione materiale della nostra memoria cellulare.
I rituali di Yoga Sciamanico si articolano in esperienze corporee e meditative, tra cui lo Yoga del Bardo e i rituali di morte e rinascita, il Matrimonio Mistico e il ritiro delle proiezioni, la caccia all’Anima, la trance estatica del viaggio sciamanico, le sequenze fluide e il viaggio nei chakra, varie pratiche di antico lignaggio tantrico sciamanico per governare gli eventi e coltivare l’arte di amare e di essere amati, e pratiche che risvegliano il nostro potere vitale e ci consentono di stabilire un nuovo rapporto con la natura e con l’aspetto materiale della vita.

Il Metodo
Consiste nel non avere
né speranze né timori.
(Ma Ggic Lab Sgron)

Pierpaolo Alioto, istruttore di Yoga Sciamanico, Counselor Olistico Supervisor, specializzato in Psicogenalogia e Costellazioni Familiari e autore del saggio “Psicogenealogia e Costellazioni Familiari. Riconoscere e far rivivere le proprie radici”.

La pressione e l’inconscio

Dopo aver esaminato la pressione comune a tutti i tipi di shiatsu e la pressione sostenente, prendo spunto dal simposio per gli insegnanti organizzato dalla Fiseo il mese scorso a Salsomaggiore e dal titolo “La perpendicolarità – perpendicolare a cosa, e perché”, a cui ho partecipato, e dedico un po’ di spazio ad una visione della pressione più ampia.

Nei trattamenti che si sono scambiati gli insegnanti si è cercato di sperimentare e far provare la differenza tra una pressione perpendicolare e non; ne sono emerse ricerche da parte dei partecipanti sulla possibilità di raggiungere il giusto livello energetico, sensazioni sulla risposta della pressione, sul dialogo dinamico che si ha con il ricevente e sull’unità con il ricevente, riflessioni sulla possibilità di attivare il processo di guarigione e sul mondo dell’inconscio.

Per penetrare nel mondo dell’inconscio, arrivare a toccare direttamente la fonte più profonda della vita, è necessario armonizzare fra loro pensiero, respiro e immaginazione: così finalmente, tramite la mano (la manifestazione materiale del nostro corpo), la pressione perpendicolare diventa compiuta.

Endo, nel suo libro “Tao Shiatsu” (Ed. Mediterranee), parlando della pressione compiuta dice:
In questo modo [la pressione compiuta], aprendosi all’influsso della forza del cielo, induce al rilassamento. La pressione Yang si collega al Ki invisibile, allo spirito, e si aprono livelli di coscienza più elevati, più Yin. Di conseguenza, essendo la causa della malattia originata dallo squilibrio di mente e spirito, la pressione ferma attira l’attenzione sulla profondità del problema”.

pressione e inconscioQuesto collegarsi con lo yin e yang mi porta a parlare della pressione attraverso il punto di vista macrobiotico, riportando alcuni pensieri espressi da Attilio Somenzi nel suo libro “Lo Shiatsu e il pensiero macrobiotico” (Shiatsu Milano Editore).
La macrobiotica ci aiuta ad avere una lettura della vita e possiamo leggere anche la vita del nostro ricevente grazie alla pressione. La pressione è collegata allo yin e yang. Possiamo considerare yang la pressione perpendicolare e mantenuta costante, la forza yang del cielo. Lo yin è collegato al corpo invisibile e sottile, è parte del mondo dello spirito e possiamo considerare yin la mano madre e il suo collegamento con la mano figlia, più specificamente il movimento orizzontale impresso dalla forza della terra (shiatsu stile Iokai).
Yin e yang si uniscono nella pressione (materia e spirito, visibile e invisibile, pensiero e comportamento, ombra e luce). Così nel punto di pressione si incontrano e si armonizzano yin e yang, cielo e terra. L’operatore deve trovare la pressione corretta per poter esercitare un’azione statica che permetta al corpo di creare il movimento dal suo interno. Lo yang del cielo domina, si esprime attraverso la staticità della mano madre e induce al rilassamento. La pressione si collega al ki, allo spirito, facendo così aprire livelli di coscienza più alti, più yin.

La corretta pressione, lavorando su livelli profondi, risveglia le capacità di risposta permettendo a chi la riceve di riconoscere lo squilibrio in atto e di trovare dentro di sé la capacità di riequilibrarsi e conseguentemente eliminare il sintomo. Sia l’aspetto fisico che quello mentale del ricevente vengono coinvolti e man mano che egli diventa consapevole raggiunge diversi livelli di coscienza. Il pensiero (frutto dell’attività della coscienza) e l’immaginazione sono lo strumento grazie al quale possiamo comunicare con il nostro inconscio.

Concludo riportando quanto scrive Saul Goodman in “Attivazione del corpo di luce” (Macro edizioni) riguardo al tocco:
L’intenzione di curare e di aiutare attiva la memoria prenatale. Beneficiamo del periodo della gestazione, un periodo caldo che ci permette di adattarci a qualsiasi richiesta del nostro corpo. Il tocco curativo, se applicato correttamente, è in grado di regolamentare il sistema nervoso, attiva tutte le funzioni dell’organismo e permette in collaborazione di migliorare il corpo sottile. Perché le pressioni permettano di utilizzare la memoria prenatale è necessario fare pratica lasciando scorrere l’energia dal chakra del cuore e da quello della corona”.

Roberto Palasciano, responsabile editoriale
Per interventi e scambio di opinioni scrivete a roberto.palasciano@shiatsumilanoeditore.it

Diagnosi e medicina orientale nello Zen Keiraku Shiatsu

Anticipiamo ai nostri lettori la nostra prossima uscita editoriale, presto disponibile: “Diagnosi e medicina orientale nello Zen Keiraku Shiatsu – la Via secondo Natura di Shizuto Masunaga“, interessante libro scritto da Yvonne Muraglia, diplomata in shiatsu negli anni ‘80 al Centro Iokai di Tokyo, fondatrice della scuola Te Hara di Rovereto (TN) e autrice di diversi libri.

Abbiamo conosciuto Yvonne Muraglia qualche anno fa, durante uno dei seminari tenuti da Haruhiko Masunaga da noi organizzati a Milano, e in quel frangente abbiamo apprezzato il suo modo di lavorare e le sue conoscenze dello shiatsu originale stile Iokai.
Poco tempo fa ci ha sottoposto questo suo ultimo lavoro e, dalla prima lettura, ci ha colpito la fedeltà allo stile di Shizuto Masunaga e il fatto che molto della sua pratica da terapista e insegnante è dovuto alla figura di questo maestro, che ha contribuito al suo percorso di conoscenza della medicina orientale.

È un libro che consigliamo in special modo agli operatori shiatsu che vogliono conoscere lo stile originale dello “shiatsu con i meridiani” (Keiraku shiatsu) che la nostra casa editrice contribuisce a divulgare traducendo dal giapponese diversi scritti di Shizuto Masunaga.
Molto interessante è il modo di fare diagnosi di Yvonne Muraglia, che utilizza sia i quattro metodi diagnostici della medicina tradizionale orientale (boshin, setsu-shin, bunshin e monshin) sia la valutazione delle aree dell’addome e della schiena ben indicate sulla mappa ideata da Masunaga.
Punti di forza del libro sono le originali immagini con le aree di diagnosi dei meridiani sia dell’addome che della schiena disegnate a colori sui corpi dei modelli, e la parte che riguarda la descrizione dettagliata della diagnosi per i trattamenti su nove riceventi definiti “i nove argonauti”. L’autrice, per questi casi clinici, passa in rassegna l’esame della lingua, della postura, della colonna e le aree di diagnosi di schiena e addome disegnate direttamente sul corpo, tutto corredato di fotografie.
Siamo certi che questo interessante libro offrirà agli operatori shiatsu molti spunti di confronto e approfondimento riguardo a diagnosi e trattamento secondo lo Zen shiatsu.

Le crocifere: come portarle in tavola

crocifere a tavolaOrtaggi come broccoli, cavoli e cavolini di Bruxelles appartengono alla famiglia delle crocifere. In particolare i broccoli sono economici, disponibili quasi tutto l’anno e perfino gustosi.
Nelle immagini vediamo come si presentano le crocifere e il modo migliore di trattarle.

Osserviamo dapprima che l’infiorescenza sia “chiusa” come da immagine.

Poi osserviamo la freschezza del taglio, che si nota dal grado di ossidazione. In generale va scartata la parte terminale.

Poi tagliamo la verdura in due parti: da un lato il gambo e dall’altro la parte aerea.

Separiamo quindi con le mani l’infiorescenza in parti di dimensioni uguali tra loro e separiamo anche eventuali piccoli gambi.
E’ importante che le parti siano di dimensioni abbastanza simili tra loro per ottimizzare la loro cottura posteriore.

Infine osserviamo il gambo dall’alto e lo decortichiamo separando la parte fibrosa (verde ed esterna) dal cuore, bianco e tenero.

Il cuore del gambo può essere grattugiato e utilizzato crudo in insalata. Il sapore è leggermente piccante ed assomiglia al ravanello, ma è più delicato (meno pungente).

crocifere a tavola

I gambetti invece possono essere lessati tra 2 e 5 minuti (appena diventano teneri da poter essere infilzati coi rebbi della forchetta.

crocifere a tavolaUna volta cotti i gambetti, possiamo utilizzare la stessa acqua per cuocere la parte “nobile”.
La cottura in acqua bollente durerà tra 1 e 3 minuti. Un buon indicatore del punto ottimo di cottura è il colore: appena il verde diventa vivace ed intenso, i broccoli sono pronti per essere consumati.

Infine possiamo utilizzare l’acqua di cottura (che contiene clorofilla e sali minerali) per cuocere un cereale, come un brodo caldo da bere o come base liquida per un passato di verdura.

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

La pressione sostenente stile Iokai

Dopo aver illustrato le caratteristiche della pressione comune a tutti gli stili di shiatsu nel precedente articolo “La corretta pressione shiatsu”, vediamo ora la pressione sostenente caratteristica dello stile Iokai.

La pressione sostenente
Akinobu Kishi, nel suo libro “Seiki – life in resonance”, dice che Shizuto Masunaga gli insegnò i tre principi dello shiatsu:
“Il primo è la pressione perpendicolare con il pollice.
Il secondo è il mantenimento della pressione.
Il terzo è la focalizzazione o la concentrazione della mente/spirito”.
Masunaga, vedendo la difficoltà degli allievi a comprendere questo ultimo concetto, lo cambiò in “pressione sostenente”; ma, come appare in tutti i suoi scritti, la pressione sostenente non è semplicemente concentrazione.
Egli descrive come deve porsi l’operatore per praticare una pressione corretta esaminando sia l’aspetto fisico, sia quello psicologico e spirituale. Inoltre, ribadisce la necessità di una pressione portata con le due mani (mano madre e mano figlia) e distribuita con uniforme equilibrio.

pressione sostenenteIl sostegno e lo yin/yang
Masunaga ribadisce che la nostra società si basa sulla necessità di “sostenersi a vicenda” e con una pressione sostenente possiamo sostenerci e sostenere un’altra persona, utilizzando una forza perpendicolare e appoggiandoci alla persona, non spingendo.
Questo appoggiarci ci porta a pensare che tra noi e la controparte esista un legame di correlazione: io sostengo l’altra persona, che a sua volta mi sta sostenendo in un determinato punto chiamato sasae-ten (punto di sostegno), dove si concentrano le mie forze.

Nello shiatsu stile Iokai è essenziale comprendere il principio per cui se spingo yang, serve un sostegno yin; ciò viene spiegato con l’atto del camminare. Quando camminiamo, possiamo notare che il piede in avanti è paragonabile ad un qualcosa di attivo, ad un movimento, cioè allo yang. L’altro piede, invece, non lo si nota, è silenzioso, fermo, e quindi è la parte yin, essenziale per l’appoggio.

pressione sostenenteA differenza di quando camminiamo, quando appoggiamo le mani su un’altra persona, premendo, cerchiamo una posizione comoda. Per comprendere come effettuare una pressione sostenente possiamo provare la posizione push-up (esercizio di flessione delle braccia), praticandola su un materassino o sulla schiena di un ricevente. In questo modo, lasciamo andare il nostro corpo, le braccia si piegano, le nostre gambe non sono contratte ed esercitiamo la pressione sostenente utilizzando il peso del nostro corpo. Quando camminiamo a carponi, immaginiamoci di ripartire il peso senza forzare sui quattro punti di appoggio: noteremo che, nell’avvicinare il ginocchio al braccio, il peso esercitato sulle braccia diminuirà e la pressione delle mani farà altrettanto. La pressione sostenente è possibile con un corretto movimento delle anche e del bacino, così il peso dell’intero corpo in avanti ricadrà sulle dita.
Il trattamento shiatsu lungo la linea dei meridiani è chiamato sekkei e la manualità è la stessa che usano gli agopuntori quando fanno la diagnosi sul polso; consiste nell’appoggiare la mano sui tre punti del polso che permettono di valutare la situazione energetica di ogni meridiano, tenendo premuto come per penetrare nella pelle.

La pressione bimanuale
Per focalizzare la necessità di sostenersi, Masunaga ha introdotto l’uso delle due mani, chiamato metodo bi-manuale yin e yang; questa tecnica, nata nello Iokai dalla tradizione dell’anpuku (trattamento dell’addome), completa il concetto di pressione sostenente.
Nel linguaggio corrente una delle due mani viene indicata come madre e l’altra come figlia, ed è importante che la quantità della pressione a conclusione dell’atto pressorio venga distribuita in modo uniforme su entrambe le mani.Questo ci permette di mettere in funzione il sistema parasimpatico attivando il flusso energetico in tutto il meridiano e portando il beneficio su tutto il corpo. La mano figlia, con la sua pressione più localizzata, entrando in profondità contatta e muove l’energia. La mano madre ci permette l’ascolto e il collegamento con l’altra mano.
La bi manualità è fondamentale nello shiatsu di Masunaga e, correlata con una pressione sostenente, permette di percepire il percorso del meridiano e di collegare energeticamente due punti di esso, avendo la sensazione di un unico punto esteso; permette anche di alleviare situazioni dolorose ed è essenziale per la valutazione energetica dei vari organi.

La pressione protopatica ed epicritica (setsu shin e shoku shin)

setsu shin

Immagine tratta da “Manuali di shiatsu – 1°mese” di Shizuto Masunaga, Shiatsu Milano Editore

Masunaga ha pubblicato molti articoli per spiegare la differenza tra la setsu shin (pressione sostenente protopatica) e shoku shin (pressione razionale epicritica).

  • La setsu shin, (valutazione dell’energia con il tatto) è caratterizzata da una sensazione non cosciente (istintiva) dell’operatore che permette l’armonia tra operatore e ricevente creando un contatto protopatico, che favorisce il flusso del qi e attiva le funzioni del sistema nervoso parasimpatico. La pressione deve essere portata con il peso del corpo e l‘operatore, lasciandosi andare e utilizzando la parte antica del cervello, riesce a effettuare una pressione sostenente e profonda, con una mano avvolgente e un tono muscolare rilassato. Contemporaneamente, grazie al sistema somato-viscerale, permette di lavorare positivamente sugli organi interni (vedi articolo precedente).
  • La shoku shin (diagnosi con la palpazione) è caratterizzata da una sensazione cosciente dell’operatore, che utilizza un atteggiamento razionale attivando la corteccia cerebrale e non favorendo un’unione con il ricevente. La pressione è portata in modo razionale, con movimenti localizzati e muscolatura contratta, creando una percezione invasiva nel ricevente; il contatto epicritico mantiene la divisione tra operatore e ricevente Con questo tipo di pressione ci si preoccupa solo delle anomalie del ricevente e si lavora sui sintomi.

Gli strumenti e i tipi di pressione
Nello shiatsu Iokai si utilizzano, oltre a pollici e palmo, anche nocche delle dita, punta delle dita, polso, ginocchia e gomiti. L’uso di questi strumenti permette sempre un lavoro a due punti e di percepire il percorso del meridiano ad esempio con i due pollici, le due ginocchia ecc, facendo scorrere il flusso energetico nel meridiano. Vedremo successivamente l’utilizzo degli strumenti per le varie tecniche di pressione.

Roberto Palasciano, responsabile editoriale
Per interventi e scambio di opinioni scrivete a roberto.palasciano@shiatsumilanoeditore.it

L’arte di sofisticare gli alimenti

L’arte di sofisticare gli alimenti fa parte della storia dell’uomo, non esiste secolo o città in cui qualche artigiano o industria non abbia tentato di abbassare i costi di produzione con stratagemmi poco salutari. Nei mercati romani del 1200 si vendeva farina mescolata al gesso e l’abitudine era così diffusa da costringere le autorità a fare controlli costanti (mettevano la polvere nell’acqua aspettando la separazione degli elementi). Il pane realizzato con quel mix, inoltre, risultava più pesante, aumentando i guadagni dei panificatori. Ma le adulterazioni, nel corso della storia, non si sono limitate a questo: in epoca medievale le donne che portavano le carni da arrostire nei forni privati erano solite apporre un marchio a fuoco sulle stesse per evitare che ci fosse una sostituzione con animali più “domestici”; il burro irrancidito, nel ‘600, veniva mescolato con erbe aromatiche per nascondere sapore e odore putridi (da qui nasce la tradizione francese dei burri aromatizzati); nell’Inghilterra dell’ ‘800 il gin veniva “tagliato” con acquaragia e così via…

Cambiano i secoli ma la natura dell’uomo rimane pressoché invariata.
Nel 2014 un’amica, dipendente di una delle più note aziende italiane alimentari, mi invita a seguirla al porto di La Spezia per assistere all’arrivo della farina dalla Cina. Dalla stiva della nave veniva pompata, nei camion silos, una polvere verde intenso. Solo dopo qualche ora ho realizzato che il colore dipendeva dalla quantità di muffa. Dobbiamo considerare che la farina ha viaggiato per 2 mesi stipata al buio e con tassi di umidità elevatissimi, due condizioni, queste, che favoriscono lo sviluppo di funghi e muffe.
Ci sono regole da rispettare quanto alla massima tollerabilità della percentuale di tali batteri, quindi cosa fa l’industria? Mescola farine provenienti da varie nazioni sino ad ottenere il tasso consentito ed aggiunge sostanze chimiche affinché non si sviluppino nuovamente durante la permanenza nei silos (a volte dura anche due anni). E i costi? Una recente indagine di mercato ha dimostrato che le farine bio provenienti dall’Ucraina (terzo importatore in Italia dietro Cina e Canada), costano all’ingrosso 20 cent al Kg, trasporto incluso.
Il 70% delle farine (grano duro, bio, semola, tipo 0, 00, manitoba), arriva dall’estero. Perché? Costano meno, arrivano da paesi la cui normativa non è restrittiva come quella italiana sull’uso di alcuni pesticidi. Due ragioni che reggono perfettamente la teoria del profitto a scapito della salute (degli altri).
Quanto detto vale anche per i legumi con cui viene prodotta la pasta ora in voga (100% lenticchie, ceci ecc..). Tutta materia prima estera con certificazione bio.

Saper leggere le etichette è un’arma di difesa importante, consente di discriminare alcuni prodotti e capire cosa comprare. Il “made in Italy” presente su molte etichette spesso si riferisce alla produzione, non alla coltivazione.
Ci sono anche storie di sofisticazioni fatte semplicemente registrando un marchio: il khorasan egizio, chiamato Saragolla in Italia, è stato brevettato (semente inclusa) da una multinazionale canadese che lo ha chiamato Kamut (iscrivendo il brevetto del seme a livello internazionale). Alla stessa stregua il radicchio rosso di Treviso è una semente registrata e di proprietà di una multinazionale irlandese (si è perseguibili penalmente nel caso in cui si tenti di autoprodurre i semi).
E’ di recente divulgazione la notizia che la Monsanto ha realizzato semi sterili, dai quali nasce la pianta che genera semi non più coltivabili perché “morti”.

L’industria ha trovato il modo di generare profitti continui, violando ogni legge di natura.
Nemmeno le tecniche di produzione della pasta sfuggono alla logica del profitto: la pasta industriale è trafilata in acciaio (così aumenta la produzione oraria) ed essiccata in altiforni per qualche decina di minuti dopo essere stata cosparsa con polvere di silicio (per estrarre più rapidamente l’umidità).
Ben diversa dall’essiccazione in 18 ore a max 40° che applichiamo alla nostra pasta.
Anche la lista ingredienti di questo alimento non è così scontata…. Acqua e farina sono state affiancate da mono e digliceridi degli acidi grassi. Questi sono additivi prodotti chimicamente a partire da glicerina da acidi grassi naturali (principalmente di origine vegetale, ma anche di origine animale). Il composto ottenuto è un insieme di più composti e ha una composizione simile al grasso naturale parzialmente digerito. I mono e digliceridi degli acidi grassi presentano principalmente una funzione emulsionante e stabilizzate, ma anche antiossidante, gelificante e di supporto per coloranti. Possono essere presenti in molti alimenti, anche nel pane comune, nel riso a rapida cottura, nei dessert, nei gelati confezionati…
Mi riferisco, nello specifico, alla pasta glutenfree dell’azienda italiana nota per la “lentezza” della produzione.
In conclusione credo che la sofisticazione alimentare, così come l’inganno ad opera di campagne marketing ben organizzate (il Senatore Cappelli è un cerale antico?), sia intrinseca alla natura umana e si fondi sulla mancanza di cultura, di consapevolezza. Vi invito quindi ad approfondire, ricercare, studiare ed andare oltre le notizie fake che talvolta abbondano sui social.

Monia Caramma, fondatrice di Agricultura Biologica Srl

I neonati e lo shiatsu

È sempre emozionante trattare un neonato e vedere la sua risposta al tocco.
Saranno la leggera pressione e l’avvolgimento delle mani che gli ricordano la presenza del liquido amniotico, saranno i dolci movimenti che gli rammentano che nella vita intrauterina non era mai fermo, sarà il senso di benessere totale che prova, così com’era prima della nascita quando non c’erano problemi legati a freddo, fame, solitudine.

Tommaso, 30 giorni, mentre riceve un trattamento shiatsu. La sua espressione beata vale più di mille parole.

Saranno tutte queste sensazioni, o forse altre, ma anche i genitori restano stupiti nel vedere il loro piccolo che si rilassa e trova piacere nell’essere massaggiato con cura e attenzione. Il bimbo sorride, il visetto si distende, il corpo si rilassa e si allunga, si vede chiaramente il suo benessere. Questo succede in tutte le situazioni: sia quando trattiamo un bambino sano, sia quando trattiamo un bimbo ricoverato per piccoli problemi. Anche quando la situazione è più grave, la risposta allo shiatsu è sempre di piacere e rilassamento.
Solo se il ricovero è prolungato, e di conseguenza i bambini sono stressati per troppe manipolazioni, si può manifestare un po’ di disagio. Ma noi sappiamo come intervenire: il nostro tocco diventa ancora più leggero e statico. Questo piace molto e succede che si addormentano.
Certo, la vita in ospedale non è facile per un neonato. Per i bambini più grandicelli ci sono tante attività: scuola, laboratori, giochi; invece, il lattante vive tutto lo stress e spesse volte i genitori non ne sono consapevoli.

Lucia compirà un mese tra pochi giorni; mi accosto a lei, la tocco ma sento che ha bisogno di tempo per permettermi un rapporto più ravvicinato. I piedi sono contratti e così pure le gambine, per cui aspetto, appoggiando leggermente una mano sul suo pancino e parlandole. Un po’ alla volta si rilassa, le difese si allentano; non devo però avere fretta. Dandole tutto il tempo che le necessita, riesco a trattarla, a sciogliere le sue tensioni riempiendo i vuoti. Ma quanto grande è lo stress che aveva accumulato?

Questa bimba era in braccio alla mamma, avvolta nella fascia, ma spesse volte troviamo i genitori immersi nel loro dolore e nella loro preoccupazione e accanto il figlioletto nella culla, solo, non un tocco, non un po’ di calore: il senso di abbandono è totale. È importante ricordare che il neonato vive “l’attimo presente”: se è rassicurato, toccato con amore, si sente tranquillo e vive qualsiasi esperienza senza traumi.

La mamma di Eugenio racconta: “Eugenio aveva quindici giorni quando è stato ricoverato in Terapia Intensiva ed ha incontrato lo Shiatsu dopo essere stato sottoposto a numerosi esami e terapie. È entrato in sintonia dal primo incontro: l’operatore ha iniziato a massaggiargli il piede e lui poi gli ha offerto l’altro piede; il trattamento è proseguito su altre parti del corpo ma quando l’operatore è passato alla mano Eugenio è diventato diffidente (tutte le volte che era stato punto…) ma poi gli è piaciuto e alla fine ha offerto anche l’altra mano. È molto sensibile allo shiatsu, dopo il trattamento si rilassa, dorme per alcune ore. La settimana scorsa aveva subito diversi esami, era nervoso, non riuscivo a calmarlo; al pomeriggio ha ricevuto il trattamento Shiatsu che gli ha permesso di rilassarsi e così si è addormentato calmo e tranquillo”.

Spesse volte le mamme sono preoccupate perché anche il sonno del loro piccolo, durante il ricovero, diventa agitato, comunicando il malessere che sta vivendo. Dopo il trattamento invece il bimbo dorme pacifico e sereno.

Mi avvicino alla piccola Catia, nata una settimana fa, che è stata alcuni giorni in Terapia Intensiva. All’inizio sembra non gradire il trattamento, ma poi lo accetta con piacere. Tratto le gambe, i piedi, la mano libera dall’aghetto, il pancino, passo poi alla schiena ma non le piace stare girata sul fianco. La riporto in posizione supina mettendo una mano sotto le prime vertebre toraciche e l’altra mano sul torace allineata con la mano sottostante, trattando così le zone di polmone. Mi fa capire che questo le piace molto, il rilassamento è completo, si addormenta. La mamma poi mi dice che è ricoverata per problemi polmonari. Ho nutrito la sua carenza e Catia l’ha avvertito.

È indispensabile lo shiatsu per i neonati perché la sua essenza è il tatto, e il tatto è la prima esperienza sensoriale che abbiamo. Solo chi si prende cura del piccolo può soddisfare i suoi bisogni di calore e benessere fisico tenendolo in braccio, facendogli sentire la sua vicinanza fisica con il tocco, con carezze e massaggi.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Shiatsu in Pediatria

Dal 1996 è attiva una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera di Padova e la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia nell’ambito del Centro Regionale Veneto della Terapia del Dolore e Cure Palliative Pediatriche. Noi operatori siamo presenti nei vari reparti della Clinica Pediatrica e della Clinica di Oncoematologia pediatrica per trattare i bambini e i ragazzi ricoverati. Le esperienze che viviamo sono veramente toccanti e testimoniano l’importanza e la validità dello shiatsu.

Quando trattiamo una persona, noi operatori shiatsu facciamo in modo che l’ambiente sia il più accogliente possibile: luci soffuse, musica rilassante, profumo di incenso, una candela accesa. Il ricevente è comodamente disteso sul futon, sostenuto da cuscini in modo che non ci siano tensioni e il rilassamento sia totale. Il cellulare è spento, nessuno entra nella stanza: la tranquillità è assicurata.
Nulla di questo avviene in Pediatria. Rumori e disturbi sono presenti in ogni momento, le luci sono forti, il bambino è steso a letto, e per noi operatori la posizione di lavoro non è ideale. Persone entrano ed escono dalla stanza, i cellulari suonano, quasi sempre il televisore è acceso.
Eppure la magia dello shiatsu si ripete puntualmente a ogni trattamento. Non è importante quello che succede al di fuori, esiste solo il rapporto ricevente / operatore.
Anche le regole passano in secondo ordine perché dobbiamo ricordarci che siamo in un ospedale e stiamo trattando un bambino con problemi di salute, e questa è la sola cosa da tenere presente. All’inizio dell’esperienza, l’operatore può essere confuso: ”Ma come”, si chiede e ci chiede, “non ci avevate insegnato durante le lezioni la sequenza del trattamento, la valutazione, le priorità?” Sì, certo, ma vi abbiamo anche detto: “Imparate la tecnica per poi dimenticarla”, e questo è il momento per farlo. Esiste solo il presente, e con il neonato o con il bambino non ci sono ambiguità, ci fa capire subito se siamo in sintonia o meno.
Dobbiamo anche tener presente che, solitamente, è chi desidera il trattamento ad avvicinarsi a noi; in Pediatria invece siamo noi a proporci e lo dobbiamo fare con il massimo rispetto. Anche durante il trattamento può succedere che il bambino, che all’inizio ha acconsentito, diventi insofferente, forse perché durante la giornata è stato sottoposto a esami, visite e non accetta ulteriori manipolazioni. In questi casi cambia il nostro modo di lavorare, il contatto diventa fermo, solo presenza, e di solito questo al bambino piace, si rilassa e a volte si addormenta. Come dice il maestro Masunaga “L’atteggiamento deve essere quello di entrare in sintonia con lo stato vitale della persona ed è qui che entra in gioco la sensibilità arcaica(*). La sensibilità arcaica o primitiva è quella che noi comunemente chiamiamo “sesto senso”. Quando pratichiamo shiatsu non abbiamo bisogno di ricordare i punti, analizzare, classificare ma semplicemente “attiviamo la facoltà di empatizzare con la vita”.

E quando questo avviene, i risultati sono sempre sorprendenti. Sì, spesse volte sono sorprendenti anche per noi operatori e di sicuro benessere per il bambino ricoverato.
E’ doveroso, ha detto una psicologa dell’Ospedale Pediatrico Mayer di Firenze, testimoniare e diffondere tutto quello che può aiutare il bambino a superare il suo dolore. Anch’io sento che è doveroso raccontare le esperienze che viviamo in Pediatria perché lo shiatsu è “un’arte per la salute” che porta al bambino benessere, rilassamento, diminuzione del dolore e dell’ansia e tanti altri benefici ancora. Inoltre, aspetto non trascurabile, è veramente piacevole ricevere un trattamento shiatsu.

(*) Shizuto Masunaga “Shiatsu et medicine orientale” ed. Le Courrier du livre. Prossimamente tradotto in italiano da Shiatsu Milano Editore

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

La corretta pressione shiatsu

Cari lettori, da questo numero il nostro responsabile editoriale Roberto Palasciano, insegnante shiatsu certificato Fisieo e direttore didattico della sede di Milano della Scuola internazionale di Shiatsu Italia, terrà una rubrica mensile affrontando alcuni argomenti sullo shiatsu e dintorni, per coinvolgere gli operatori. Lo scopo è di rendervi partecipi, invogliarvi a praticare insieme e ricevere vostri interventi sull’argomento, La nostra newsletter è sempre aperta a tutti coloro che vogliano scrivere un articolo sulle discipline bio naturali.

La corretta pressione shiatsu
Come primo argomento vi propongo “La corretta pressione Shiatsu”, comune a tutti gli stili di shiatsu oggi praticati, approfondendo nei prossimi numeri il concetto di pressione nei vari stili: quello bimanuale dello stile Iokai, lo stile di Kishi, lo stile Ryu zo di Aldo Riciotti, lo stile Namikoshi, l’apertura degli Tsubo nello shiatsu che usa i punti di agopuntura, ecc.
Come scrive Aldo Ricciotti in “Shiatsu Ryu Zo – I principi della cura”: “Ritengo che la pressione si possa definire “di qualità” nel momento in cui il ricevente riceve dall’operatore una pressione vicina ai propri bisogni. Più l’operatore è stato abile a fornire al ricevente quanto serviva al suo riequilibrio, più siamo di fronte ad una pressione di qualità”. Quindi, ci addentriamo in un argomento delicato.

La legge giapponese
Partiamo dalle norme giapponesi che definiscono lo shiatsu: “Lo shiatsu consiste nell’usare solo le mani (trattamento “a mani vuote”), ovvero il pollice ed il palmo dell’operatore, applicando una pressione su una determinata zona del corpo per mantenere e/o migliorare la salute del ricevente, contribuendo contemporaneamente a contrastare le situazioni in cui non è ancora stato raggiunto uno stato patologico”. Il Ministero della Salute giapponese ha identificato tre regole: la pressione perpendicolare, la pressione mantenuta costante e la concentrazione mentale. Una pressione esercitata in assenza di questi elementi, per le normative giapponesi, non può essere considerata shiatsu.
Shizuto Masunaga, nel suo “Manuali di Shiatsu – 1° mese”, aggiunge che la legge non esclude l’uso di gomiti, ginocchia ecc. ma semplicemente gli strumenti.

Le tre regole
Per esaminare le tre regole fondamentali dello shiatsu, cominciamo a comprendere come agisce la pressione, rispondendo a una domanda abituale dei nostri riceventi: come fa la pressione sulla cute a migliorare eventuali disturbi degli organi interni?

Per rispondere a ciò ci viene incontro la medicina occidentale attraverso il sistema di riflesso somato-viscerale (o legge di interiorizzazione degli organi e dei visceri). I nervi del sistema autonomo e le fibre sensitive sono presenti su tutto il corpo; i nervi che controllano gli organi, prima di giungere agli organi che innervano, passano attraverso il midollo spinale, dove passano anche le fibre sensitive che provengono da una determinata zona della cute. L’anomalia dell’organo stimola con decisione il nervo (autonomo) connesso e i nervi sensitivi che si trovano vicini, così il segnale di anomalia viene trasmesso dalle fibre all’area collegata sulla cute. Per questo motivo è necessario esercitare una pressione corretta: se suscitiamo dolore o disagio sulla cute, facciamo altrettanto sull’organo.

1) La perpendicolarità
Per entrare in uno Tsubo, un punto di agopuntura o un altro punto o zona sul meridiano, è necessario portare la pressione in modo perpendicolare al punto o alla zona.
La pressione perpendicolare evita lo spostamento laterale dei tessuti che ricevono la pressione con il pollice, il palmo o altro. Con la pressione perpendicolare non stimoliamo la cute come in alcuni tipi di massaggio ma arriviamo in profondità, al cuore energetico del meridiano, e permettiamo al sistema parasimpatico di mantenere la sensazione di rilassamento in tutto il corpo e produrre l’effetto su tutto il meridiano energetico che stiamo trattando.
Una pressione non perpendicolare sposta i tessuti dell’epidermide e attiva il sistema orto simpatico, che non permette al ricevente di rilassarsi, favorendo una sensazione epicritica dovuta all’atteggiamento dell’operatore.
Importante è la progressione nell’eseguire la pressione perpendicolare, che crea la compressione (jitsu) e la decompressione (kyo): è una sorta di yin e yang, quindi i tempi di uscita ed entrata vanno rispettati.
La postura dell’operatore è fondamentale, infatti una schiena inarcata o un addome rientrante non permettono un corretto appoggio al ricevente utilizzando il peso del proprio corpo, quindi non si lavora con Hara. Naturalmente lavorare con una buona postura è necessario, ma qualche volta non possiamo tenere una postura perpendicolare. Lavorando ad esempio sulle braccia, si usa una pressione tipo grasp dove una mano afferra il braccio e dà sostegno e il pollice dell’altra preme sul punto; comunque, in questo caso è importante che il pollice o il palmo che preme sia perpendicolare al punto o alla zona interessata alla pressione.

2) La pressione mantenuta costante
Questo è un aspetto di fondamentale importanza, su cui si basa l’esistenza dello shiatsu e senza il quale non si potrebbe parlare di tale arte. La pressione mantenuta costante è la regola principale per un buono shiatsu perché, quando non si incontra resistenza da parte di una zona specifica, il flusso energetico si espande in tutto il corpo. Se, invece, esercitiamo una pressione istantanea, il corpo assorbe l’energia solo nella zona del contatto. Questa reazione corporea sottolinea ulteriormente l’importanza di saper esercitare una piacevole pressione mantenuta costante. Quando una persona riceve una pressione mantenuta costante, si attenua la sensazione di essere separati dall’operatore e sovente, quando si riceve una pressione corretta, dispiace quando finisce.
Negli anni precedenti al riconoscimento dello shiatsu da parte del Ministero della Salute giapponese, si è tenne una fase sperimentale da parte di medici e terapeuti che portò a individuare le caratteristiche profonde che differenziano lo shiatsu da altre terapie come l’Anma. La pressione mantenuta costante è risultato l’elemento fondamentale per riconoscere lo shiatsu come terapia. Secondo la legge giapponese, la pressione deve essere mantenuta costante dai 4 ai 7 secondi ma su questo argomento ci sono diversi pareri, anche perché non è definito se s’intende dall’inizio della pressione portata gradualmente o dal momento di arrivo sul punto da trattare. Approfondiremo in seguito questo argomento.

3) La concentrazione (atteggiamento)
Per eseguire un buono shiatsu l’atteggiamento dell’operatore è importante: le norme giapponesi parlano di concentrazione, ma penso che la traduzione più vicina al loro pensiero sia “atteggiamento”.
Per praticare una pressione sostenente, comune a tutti gli stili, l’operatore deve essere vicino al ricevente e osservarne la cute, adottando un tono muscolare rilassato, cioè un atteggiamento protopatico che consenta una pressione corretta portata con il corpo con movimenti spontanei, creando una piacevole sensazione di armonia. Per praticare correttamente, l’operatore deve fare un percorso personale utilizzando esercizi, meditazione o altro, in modo da tenere un atteggiamento che molti autori definiscono “primitivo”. Con un atteggiamento primitivo, l’operatore può effettuare una pressione sostenente e profonda, con una mano avvolgente e un tono muscolare rilassato.

Roberto Palasciano, responsabile editoriale

Per interventi e scambio di opinioni scrivete a roberto.palasciano@shiatsumilanoeditore.it

Crema di carote

Dal nuovo libro a breve in stampa intitolato “Ricette per le cinque stagioni – L’energia dei cibi secondo la macrobiotica moderna”, di Giuseppe Sivero, ecco una ricetta adatta alla stagione dell’autunno.
Buon appetito!

CREMA DI CAROTE

Ingredienti: 8 etti di carote, 8 etti di acqua, 3 cucchiaini di miso d’orzo, prezzemolo, alga nori

Tagliare le carote in diagonali di mezzo cm, metterle nell’acqua a freddo, portare a bollore e cuocere per 15-20 min a fuoco medio. Passare al setaccio e riportare a bollore.
Sciogliere il miso con poco brodo e aggiungerlo alla zuppa facendolo sobbollire (non bollire) per qualche minuto.
Servire calda, guarnendo con un po’ di prezzemolo tritato o con alga nori tostata sulla fiamma e tagliata a quadrettini.

Giuseppe Sivero