Il linguaggio del tocco

In Pediatria sono numerosi i bambini stranieri e spesse volte è difficile comunicare con le mamme perché non conoscono l’italiano e io non conosco altre lingue.

Entro in una stanza, c’è una mamma straniera con una neonata in braccio; mi presento e le chiedo se desidera il trattamento per la piccola. Mi risponde di no, soprattutto perché non comprende quello che le dico. Si vede che la bimba è sofferente, ha la cannula dell’ossigeno e altri sondini. Mi dispiace lasciarla così e insisto un po’ dicendo che il trattamento porterebbe sollievo alla piccola; acconsente. Comincio a lavorarla e rimango stupita dalla rigidità presente nelle gambine. La tratto e miracolosamente avviene il dialogo con la mamma, un dialogo fatto di gesti e di ascolto del corpo. Le faccio sentire le contrazioni e come intervenire per scioglierle; mi conferma che la bimba scarica con difficoltà e insieme lavoriamo per allentare le tensioni. Si vede chiaramente che la piccola gradisce; termino con il massaggio del viso e la mamma mi chiede spiegazioni.
Esco dalla stanza con la sensazione di avere confortato e alleviato la solitudine di mamma e bimba.

Entro in un’altra stanza e trovo mamma e figlia di circa 12 anni; la prima cosa che mi dicono è che non parlano italiano. Con i gesti indico che vorrei fare il trattamento alla ragazza e per questo non serve parlare; acconsentono.
All’inizio Maria ride e ancora ride; c’è imbarazzo. Ma superato questo momento, non oppone più resistenza e posso procedere tranquilla con il mio lavoro. La lascio completamente rilassata e mezza addormentata.

Ma ci sono anche altre situazioni che rendono inutile il linguaggio:

Anna, 3 anni, ha occhi bellissimi ma la mamma mi dice che è sorda e cieca. La tratto e si lascia toccare con piacere, sembra assaporare ogni attimo del mio contatto, mi dà l’impressione che tutti i sensi siano in ascolto. Anche il mio trattamento è diverso: di solito rassicuro il bambino con un sorriso, con una parola; questa volta invece tutto quello che desidero comunicare deve passare attraverso le mie mani.

Queste sono esperienze fatte con soggetti con cui era impossibile comunicare verbalmente; tuttavia anche quando c’è la possibilità di parlare, grazie al tocco è più facile dialogare, perché il contatto porta sollievo, comprensione e unione.
La pelle è il nostro primo mezzo di comunicazione: grazie al tatto, possiamo andare oltre la parola, stabilendo un modo diverso di dialogare. Un bambino toccato con amore sa che non è solo e per questo è importante lo shiatsu.
Non è un caso se il verbo “toccare” viene usato anche per indicare un sentimento, un’emozione: “toccante” per commovente, “tenersi in contatto” per restare in comunicazione, “essere toccati” per coinvolgimento emotivo.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Equilibrio e armonia

Il mese di settembre tradizionalmente rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo di studio e di lavoro, il rientro dalle vacanze e il cambio di stagione. Con l’equinozio di settembre passiamo dalla stagione calda dell’estate verso quella fredda dell’autunno.
La transizione comporta sovente un po’ di disagio, visto che per sopravvivere al caldo, specialmente se consumiamo le specialità locali, in estate abbiamo mangiato cibi che rinfrescano (le varietà yin), molta frutta e verdura cruda, insalate di riso e di pasta, insomma alimenti vegetali di stagione che crescono e la natura ci offre nel luogo dove siamo.
Quando sopraggiunge il primo freddo, le nostre necessità cambiano: dobbiamo nutrirci con cibi dall’effetto più riscaldante (effetto yang) per sentirci bene, e castagne e nocciole inevitabilmente prenderanno il posto di albicocche e pesche.

É importante valutare con attenzione l’intensità del proprio “disagio” poiché ci permette di capire quanto equilibrata sia stata la nostra alimentazione sino a quel momento; infatti, meno risentiamo del cambio di stagione, meglio ci siamo nutriti e siamo, come dovrebbe essere, in armonia con la natura.
A chi piace variare spesso l’alimentazione, la transizione facilmente non creerà grossi problemi. Varietà spesso coincide con molti prodotti vegetali freschi, e quindi maturati nel momento e nel luogo dove si consumano.

Per questo è consigliabile rifornirsi il più possibile di prodotti freschi recandosi al mercato locale per trovare cibi di stagione abbondanti, freschi, persino economici e spesso di prossimità.
I venditori sono spesso loquaci e volentieri ti spiegano come preparare i loro prodotti per gustarli appieno e i trucchi per conservarli al meglio, per ridurne gli scarti o per riconoscere quelli di qualità da quelli più scadenti.

E infine, se i soldi sono un problema, come spesso accade ad esempio nelle famiglie numerose, recatevi al mercato in prossimità dell’orario di chiusura, così troverete i prezzi migliori della giornata e sconti per quantità, visto che il venditore preferisce “liberarsi” della merce a buon mercato piuttosto che doverla ricaricare e gestire sino alla giornata seguente, con la certezza che durante il viaggio si deteriori ulteriormente.

In conclusione, rientriamo dalle ferie con una salutare passeggiata al mercato!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Ricette per le cinque stagioni

Anticipiamo ai lettori più curiosi che da diversi mesi stiamo lavorando a un libro di ricette intitolato “Ricette per le cinque stagioni – L’energia dei cibi secondo la macrobiotica moderna”, di Giuseppe Sivero. L’autore, consulente macrobiotico e operatore e insegnante shiatsu, nel 1980 ha fondato e gestito, a Verona, “La Coccinella”, uno fra i primi ristoranti vegetariani e naturali d’Italia, e dal 1985 tiene regolari corsi di cucina naturale ed energetica.
Si tratta di un piccolo volume in cui cercheremo di dare dei consigli su come scegliere il cibo più adatto alle nostre esigenze energetiche, con un occhio di riguardo al cibo più adatto ad ogni stagione. In attesa della sua pubblicazione, prevista per il prossimo autunno, vi anticipiamo alcuni consigli che valgono per tutte le stagioni e l’introduzione alle ricette per l’estate. Buona lettura!

Consigli per tutte le stagioni

Vi sono alcuni consigli che valgono per tutte le stagioni:
1) Usate cibo di buona qualità. Qualsiasi sia il cibo che mangiate, cercate di fare in modo che non contenga prodotti chimici di sintesi, cioè quelle sostanze che fino alla fine dell’800 non esistevano e che l’uomo, imitando la natura, ha creato in laboratorio. Questo vale sia nella produzione che nella trasformazione.
2) Imparate a leggere le etichette dei cibi confezionati e chiedetevi che tipo di impatto ha il cibo che usate sull’ecosistema dell’intero pianeta.
3) Mangiate solo quello che è necessario e lasciate il resto: questa è una forma di rispetto verso gli altri esseri viventi e l’ambiente. Uno stile di vita più in armonia con la natura non può prescindere da questo.
4) Considerate l’alimentarsi un atto che ha la sua sacralità, come facevano i nostri vecchi. Pertanto, quando si mangia bisognerebbe essere il più presenti possibile, masticando molte volte e lentamente senza farsi distrarre da TV, cellulari o riviste.
5) Fate una vita il meno sedentaria possibile. Non serve essere degli atleti ma semplicemente, ogni tanto, prendersi degli spazi per fare qualche camminata e qualche piccolo esercizio fisico.

Cibo per l’estate
Il solstizio (composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”) d’estate (dal latino Aed-stats, “calore”) è il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno. È il momento in cui la luce, dopo aver raggiunto il suo massimo, comincia la fase calante, lasciando ogni giorno sempre più spazio al buio.
Qui l’energia creata della primavera raggiunge l’apice e, in Medicina Cinese, viene associata all’immagine del Fuoco: una energia che dal centro si irradia verso l’esterno, va in tutte le direzioni e trasmette calore.
Gli organi associati sono Cuore e Intestino Tenue, che ci danno la possibilità di esprimere l’emozione della gioia (intesa come soddisfazione di aver ottenuto lo sperato). Il gusto è l’amaro e il colore è il rosso.

I cibi che sostengono questa fase sono:
Cereale: mais
Verdure: verdi a foglia larga, germogli, verdure fermentate, frutta
Cotture: cotture brevi, cibo crudo, verdure saltate, cotture veloci

Giuseppe Sivero, “Ricette per le cinque stagioni”, Shiatsu Milano Editore

Veburger

Veburger, ecco una ricetta interessante che permette di riciclare gli avanzi di pane secco e che può soddisfare la voglia di hamburger senza bisogno di utilizzare la carne.

Ingredienti:

Per il veburger
200 gr di fagioli rossi o borlotti secchi
100 gr di funghi freschi
4 o 5 cucchiai da minestra di pan grattato o avena
2 cucchiai di olio EVO
1 carota grossa
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
sale

Per la guarnizione:
16 ravanelli
4 panini tondi (*)
1 pomodoro
50 gr di spinaci freschi in foglia

(*) i panini da hamburger normalmente contengono zucchero, pertanto cerchiamo da un panettiere qualcosa di adatto, come un panino “tartaruga”, un “portafoglio tondo” o un “arabo”. La ricetta viene comunque benissimo anche senza il panino, con un contorno di insalata.

Preparazione:

Mettere in ammollo mezza giornata i legumi e cucinarli in pentola a pressione per circa 25-30 minuti, quindi scolare e lasciare raffreddare.

In seguito pulire la carota e sbucciare cipolla e aglio. Pulire e tagliare a fettine sottili i funghi.
Triturare e soffriggere in olio EVO la carota, l’aglio e la cipolla; una volta iniziata la doratura, aggiungere i funghi. Quando si sarà asciugato, spegnere e lasciare raffreddare.

Triturare i fagioli sino ad ottenere un composto abbastanza omogeneo.

Amalgamare in un contenitore il soffritto con i fagioli e il pane grattato sino ad ottenere un impasto sufficientemente solido, quindi, inumidendo le mani, dare forma ai veburger.

In una padella calda scottare i vebuger sinché prendono colore.
Preparare la guarnizione per il panino inserendo le fettine di ravanello con le foglie di spinaci e il pomodoro tagliato a fette; in alternativa, come accompagnamento, metterla nel piatto tagliando i pomodori a spicchi irregolari e le foglie di spinacio unite al ravanello a fettine, e condire a piacere.

NOTA: se si desidera smorzare il sapore “piccante” del ravanello, bisogna sbucciarlo.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Seminari Masunaga 2018: Zen shiatsu e anpuku

Come tanti operatori sapranno, dal 23 al 27 giugno 2018 si sono svolti a Milano i Seminari Masunaga 2018, corsi di Keiraku shiatsu (shiatsu dei meridiani) tenuti da Haruhiko Masunaga, figlio del grande maestro Shizuto e attuale direttore del Centro Iokai di Tokyo.
Tra gli altri, due sono gli argomenti interessanti che sono stati approfonditi durante i seminari: il significato del termine “Zen” nel Keiraku shiatsu e l’importanza del trattamento sull’addome, con riferimenti all’antico libro “Anpuku Zukai” di Shinsai Ota, strettamente collegato all’origine dello shiatsu (per questo motivo stiamo traducendo questo testo di Ota in italiano, la cui pubblicazione è prevista nel 2019).

Lo zen shiatsu
Il termine “Zen” collegato allo shiatsu nasce circa quarant’anni fa, con la traduzione in inglese del libro di Shizuto Masunaga intitolato semplicemente “Shiatsu” nell’edizione giapponese. Dal momento però che esisteva già un libro di Tokujiro Namikoshi intitolato “Shiatsu”, Masunaga sensei decise di intitolare la traduzione in inglese “Zen shiatsu”. Il termine “Zen” doveva riportare l’attenzione all’origine giapponese di quest’arte e alla cultura orientale, a differenza dello shiatsu del maestro Namikoshi, che non tratta i meridiani e si basa più su concetti occidentali, secondo S. Masunaga.
All’epoca, la parola “Zen” non era molto conosciuta in occidente, quindi non si trattava di un’operazione di marketing ma di un modo per differenziare due stili di shiatsu ponendo l’attenzione sull’aspetto spirituale che caratterizza lo shiatsu di Masunaga.
Lo “Shiatsu dei meridiani”, infatti, è una pratica nella quale è importante dimenticarsi del proprio io e raggiungere la condizione di MU (vuoto). Il concetto di Zen è insito nella cultura giapponese ed è presente in alcune pratiche quali il kendo, lo judo, l’Ikebana e la cerimonia del tè; in tutte queste arti si dice di non “usare la testa”. Molti occidentali vanno in Giappone per praticare kyudo (tiro con l’arco) o altre discipline, ma non sempre riescono a staccarsi dal proprio io e raggiungere la condizione Mu, praticando e rinunciando al proprio ego.

Come esempio pratico e in prima persona Haruhiko Masunaga, durante i seminari, ha raccontato che, quando esegue una dimostrazione di un trattamento, non pensa né a stupire i presenti, né a un obiettivo: si concentra solo su ciò che sta facendo perché, se perseguisse lo scopo di stupire ottenendo un ottimo risultato, fallirebbe. Se l’obiettivo è quello di raddrizzare la colonna vertebrale ed elaboriamo con il ragionamento come raggiungerlo, non pratichiamo lo Zen shiatsu. Nel trattamento Zen Shiatsu non bisogna pensare al risultato, ma concentrarsi solo su quello che si sta facendo: una pressione, un movimento, una rotazione.
La pratica dello Zen shiatsu è completamente diversa dal modo di approcciarsi in oriente ed è importante capire l’aspetto fondamentale di questo tipo di shiatsu, cioè la parte Zen. Shizuto Masunaga, in “Racconti di 100 trattamenti”, la definisce come qualcosa che non è comprensibile con la mente, ma si può comprendere con l’esperienza, molta pratica, e con il “qui e ora”, in giapponese nikon (“vivere adesso”). Dunque, vivere l’istante presente, non pensare né al passato né al futuro: praticando viviamo in modo presente, e senza questo non possiamo praticare lo zen shiatsu.

Alla luce di ciò, è più facile comprendere perché molte persone non riescono a praticare correttamente questo tipo di shiatsu. Il Keiraku shiatsu risulta efficace quando si comprende il concetto “Zen” che lo permea, e ciò può avvenire solo con la pratica e abbandonando il proprio io.
L’atteggiamento Mu (vuoto) permette di sentire il percorso dei meridiani perché, come diceva il padre di Haruhiko Masunaga, “I meridiani vanno sentiti, non pensati”.

Anpuku (trattamento dell’addome)
L’altro tema approfondito da Haruhiko è stato quello dell’Anpuku, una delle fondamenta dello shiatsu dei meridiani, per ribadirne l’importanza. Il sensei, venendo in occidente, ha sentito più di una volta dire da alcuni insegnanti che è meglio non trattare l’addome nei primi trattamenti perché è una zona delicata, oppure che va trattato una volta sola o con una leggera pressione senza soffermarsi su determinati punti o zone, essendo un’area sensibile; ma chi insegna così non insegna lo Zen Shiatsu.
Sicuramente l’addome è una zona delicata in cui è necessario eseguire il giusto contatto, e per arrivare a ciò occorre molta pratica. Ma, nello shiatsu di Masunaga, più il disequilibrio è importante, più ci si dedicherà al trattamento dell’addome.
Il trattamento dell’addome è sempre stato importante nella cultura giapponese: ebbe origine quando, dalla Cina, arrivò una tecnica di trattamento dell’addome, che poi venne sviluppata in Giappone a tal punto da essere chiamata “Anma anpuku” e tornare nuovamente in Cina riconosciuta come pratica giapponese.
Nell’epoca Heian, intorno al 1100 d.c., sono stati scritti testi che accennano al trattamento dell’addome, ma il libro ancora oggi di riferimento è del 1827 (epoca Edo, periodo in cui l’anpuku veniva praticato dalle persone non vedenti).
“Anpuku zukai” (trattamento dell’addome – libro con disegni) venne scritto da Ota in seguito alla sua guarigione da una grave malattia tramite l’anpuku. Ota si rese conto del valore e dell’importanza di questa pratica, per cui si impegnò a studiarne la tecnica e a lasciare come testimonianza un testo scritto. Il libro insegna prevalentemente il trattamento dell’addome, ma affronta anche altre parti del corpo quali gambe e articolazioni (caviglia, gomito, polso, ginocchia). Alcuni disegni contenuti mostrano gli allungamenti e il trattamento delle gambe, e ce ne sono alcuni sul trattamento del viso.
Questo testo permise lo sviluppo delle tecniche di trattamento dell’addome e, di conseguenza, la nascita e la diffusione dello shiatsu. Erano stati dati vari nomi a queste tecniche, ad esempio “appoggiare la mano”, “utilizzare l’energia” e “shiatsu”, e alla fine venne scelto quest’ultimo termine per descrivere questi trattamenti.
L’importanza del trattamento dell’addome si evince anche dagli ultimi due capitoli di “Racconti di 100 trattamenti”, intitolati appunto “Trattamento dell’addome” e scritti da Shizuto Masunaga quando già era malato. Non è un caso che questi siano gli ultimi due scritti, a conclusione del libro e della vita di Masunaga sensei.

Durante i seminari di giugno Haruhiko, come di consueto, ha praticato su ogni partecipante, mostrando e facendo sentire come trattare hara e come eseguire le manualità man mano affrontate. Quest’anno si è molto soffermato su pratiche di allungamento dei meridiani per il trattamento di spalla, ginocchio, caviglia e molto altro (che sarà argomento di prossimi articoli), sempre ribadendo l’importanza dell’atteggiamento Mu in tutte le manipolazioni.
I workshop hanno riscontrando un alto gradimento dei presenti e ci dispiace per i tanti shiatsuka in “lista d’attesa” che non sono riusciti a partecipare quest’anno. Stiamo prendendo accordi per l’organizzazione dei prossimi seminari in Italia, quindi continuate a seguirci!

Roberto Palasciano

Tensione come protezione

Quante volte, quando dobbiamo affrontare situazioni che riteniamo difficili, agiamo portando tensione nel nostro corpo. Ci sentiamo come dei soldati che devono affrontare una battaglia, ma per le difficoltà della vita sono altri gli atteggiamenti che bisognerebbe adottare.

Mi trovo in Pediatria, la responsabile del reparto mi presenta una coppia di genitori alle prese con un arduo problema: il figlio adottato presenta gravi problemi di comportamento. Forse un trattamento shiatsu può essere d’aiuto per sostenerli? Acconsentono. Tratto per prima la mamma e rimango basita nel sentire quanta tensione ha accumulato il suo corpo e mi chiedo quanto dev’essere difficile vivere con tanta rigidità. Durante il trattamento si addormenta, la lascio tranquilla e continua nel suo stato di torpore per circa mezz’ora; al risveglio il suo viso non presenta tensioni, è completamente rilassato. Ma la settimana successiva, quando le propongo nuovamente il trattamento, lo rifiuta.

E allora penso ad altre volte in cui mi sono trovata in situazioni simili. Persone che pensano sia indispensabile, per affrontare situazioni forti che la vita ci propone, agire caricando il corpo di tensione, costruendo una corazza.
Accumuliamo nel nostro corpo emozioni che consideriamo laceranti e che non siamo in grado di vivere, e queste si depositano nei nostri muscoli e tendini formando uno scudo che consideriamo protettivo; ma esso vive delle nostre energie, siamo noi ad alimentarlo. Questa difesa che costruiamo forse ci permette di soffrire meno, ma sicuramente ci impedisce di sentire e di essere vivi. Inoltre, per mantenerla attiva, c’è un considerevole dispendio di energia: quando il sistema ortosimpatico è troppo stimolato, troviamo blocchi, chiusura, e questo succede a discapito del sistema digestivo, respiratorio, immunitario, circolatorio. In una situazione di stress il corpo è più debole proprio per questo motivo.
Noi operatori shiatsu, trattando il ricevente, avvertiamo tre tipi di condizioni, a seconda di come il corpo reagisce al nostro contatto e alla nostra pressione:
– KYO, vuoto
– JITSU, pieno
– FALSO JITSU, la protezione per un forte kyo

Nello shiatsu partiamo dal presupposto che qualsiasi malessere, disturbo o sintomo sia uno “squilibrio energetico”, perché nel nostro corpo scorre l’energia, definita dagli orientali ki o prana, che può non circolare in modo armonico a causa di diversi fattori. Non circolando fluidamente, essa può creare delle zone kyo e delle zone jitsu.
Kyo, o vuoto, si manifesta con uno stato di ipoattività e assenza di energia; al tocco, la zona si presenta eccessivamente morbida, le dita dell’operatore affondano senza trovare resistenza, può esserci una sensazione di freddo.
JITSU, o pieno, si manifesta con uno stato di iperattività ed eccesso di energia vitale; al tocco, la zona si presenta molto compatta, le dita dell’operatore trovano resistenza, può esserci una sensazione di calore.
Falso jitsu si manifesta quando il corpo deve proteggere una zona eccessivamente kyo, vuota, senza energia; al tocco si manifesta rigida, come una lamina di acciaio, non c’è risposta.
Noi operatori shiatsu sappiamo che, per il nostro benessere fisico e psichico, è indispensabile che l’energia circoli, non ci devono essere zone troppo vuote o troppo cariche. Bloccando l’energia vi saranno zone del corpo che non sono “vive”, non si sperimentano come unità.
E penso alle ragazze con disturbi dell’alimentazione e autolesionismo: tutte presentano l’addome molto teso, una lamina d’acciaio le protegge dal mondo esterno, ma cosa devono sacrificare della loro vita in cambio di questa protezione?

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Seminari di H. Masunaga a giugno 2018

Mancano pochi giorni all’arrivo a Milano di Haruhiko Masunaga sensei, che terrà un seminario di Keiraku Shiatsu seguito da un corso di approfondimento, con trattamenti mirati ad alcuni disturbi. Le nostre proposte hanno suscitato un buon interesse tra gli shiatsuka italiani, infatti le iscrizioni a entrambi i seminari sono chiuse da tempo.
Haruhiko Masunaga, dopo aver insegnato per la prima volta all’estero nel 2012, in Italia, su nostro invito, ora è richiesto in diverse nazioni europee e i suoi seminari risultano molto graditi a chi è interessato a conoscere il Keiraku shiatsu originale ideato dal padre Shizuto Masunaga.

Al termine di questi seminari raccoglieremo documentazione e faremo un articolo su come si sono svolti. Gli shiatsuka che non potranno partecipare ma che hanno quesiti in proposito possono rivolgersi a noi per approfondimenti.

Cogliamo anche l’occasione per segnalare un errata corrige ai lettori di “Manuali di Shiatsu” 4° mese di Shizuto Masunaga da noi pubblicato: a pagina 96 in alto, l’allungamento si riferisce al meridiano di mastro del cuore e, a pagina 97, al meridiano del cuore. Saremmo grati inoltre ai nostri lettori di “Manuali di Shiatsu” e di “Racconti di 100 trattamenti” se ci inviassero il loro parere su questi libri, magari con una recensione (pubblicabile direttamente sul nostro sito, alla pagina del prodotto).

Per chi non fosse riuscito ad iscriversi ai seminari di giugno e fosse curioso di vedere Haruhiko sensei al lavoro, riproponiamo qui sotto un breve trailer degli ultimi seminari svoltisi a Milano nel 2016, e anticipiamo che stiamo già prendendo accordi per organizzare nuovi seminari nel 2019. Continuate a seguirci per avere aggiornamenti!

Grazie,
la redazione

Spuntino

Consideriamo “spuntino” ciò che mangiamo al di fuori dei tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). In generale, si avverte la necessità dello spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio.
Questo indica che abbiamo già digerito quanto mangiato precedentemente, pertanto dovremmo trovarci nella condizione di stomaco vuoto.
In tale condizione, prima di avvertire lo stimolo irrefrenabile di mangiare, sarebbe buona cosa bere un po’ d’acqua.
A questo punto niente di meglio di frutta fresca di stagione o verdure crude. Questi tipi di alimenti sono facilmente digeribili, riempiono bene lo stomaco (evitandoci di mangiare troppo) e ci forniscono, oltre le fibre, vitamine, sali minerali e antiossidanti.
In alternativa, se desideriamo che la sensazione di sazietà duri più a lungo, possiamo orientarci su cibi a base di cereali integrali e frutta secca.

A tal proposito vi propongo una facile ricetta per una barretta “croccante” che può facilmente essere trasportata e conservata, molto adatta per esempio a viaggi ed escursioni.

Barretta energetica a base di avena

Ingredienti
500 gr di fiocchi d’avena
100 gr di semi di girasole
100 gr di semi di zucca
100 gr di noci
100 gr di cacao o cioccolato scuro
2 cucchiaini di cannella
½ noce moscata grattugiata
200 gr di malto di mais/riso/orzo
250 ml di latte vegetale (riso, soia, avena, mandorla)

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Frullare 200 gr di fiocchi d’avena sino a trasformarli in “farina”.
Unire in un contenitore i 300 gr rimasti di fiocchi d’avena con la farina appena ottenuta, aggiungere la cannella e la noce moscata.
Unire poi i semi di zucca, di girasole e le noci che, dopo essere state sgusciate, andranno sminuzzate a mano grossolanamente, e quindi il cacao o il cioccolato (in pezzetti o gocce). Se non si desidera usare cacao o cioccolato, si possono utilizzare uvette e frutti di bosco.
Mescolare omogeneamente.
In una ciotola versare il dolcificante (possiamo utilizzare anche miele o sciroppo d’acero in sostituzione) e il latte vegetale, mescolando sinché il dolcificante sia sciolto.
Mescoliamo quindi la parte secca con quella liquida e amalgamiamo.
La massa ottenuta va stesa con lo spessore di circa un centimetro su un foglio di carta forno in una teglia.
Prima di infornare, pratichiamo i tagli delle misure che più ci risultano pratiche o piacevoli perché a cottura avvenuta sarebbe assai più difficile.
Infornare per 20-30 minuti e successivamente lasciare raffreddare.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Cos’è il Ki Taiso

Proponiamo un estratto dal libro appena edito “Shiatsu Ryu Zo – Il Manuale” + DVD di Aldo Ricciotti che, in oltre cinquecento disegni e due ore di video, illustra e spiega i cinque Kata dello Shiatsu Ryu Zo, le valutazioni di Hara e Cerniere, il trattamento Isshin, il Kitaiso e gli Tsubo per trattamenti specifici. I curiosi qui di seguito potranno scoprire che il Ki Taiso è un sistema di esercizi fisici rivolti all’operatore, ma utili a ogni essere umano, ideati dall’autore. Buona lettura!

Ki Taiso
La parola Taiso in giapponese significa ginnastica, movimento. Riguardo al significato della parola Ki (Qi in cinese), ne ho scritto per esteso in “Shiatsu Ryu Zo-I Principi della cura” cap. Shiatsu Ryu Zo e Postura.
Semplificando, la traduzione del termine Ki potrebbe essere: energia e/o soffio. Accostando queste due parole, Ki e Taiso, la traduzione diviene allora: ginnastica-energia e/o movimento-soffio.
Esistono molte maniere per muoversi. Si può farlo in maniera meccanica, lasciando che il corpo porti a termine spostamenti automatici mentre la coscienza è impegnata in altri pensieri. Oppure ci si può esercitare con consapevolezza, essendo attenti a percepire come il movimento interessi e modifichi mente e corpo.
Il secondo modo è meno frequente e coltivato. Il Ki Taiso insegnato nello Shiatsu Ryu Zo adotta questa seconda modalità.
Un’attività equilibrata contempla la possibilità di essere eseguita da soli, in coppia e in gruppo. Praticare pertanto solo lo Shiatsu Ryu Zo in coppia, senza coltivare alcun tipo di movimento personale, non è sufficiente.
Già Masunaga aveva indicato, con gli esercizi del Makko-Ho, la necessità per un operatore Shiatsu di esercitarsi.
Esercitare lo Shiatsu Ryu Zo richiede una buona forma fisica e una valida percezione di sé, sia nella statica, sia nella dinamica, sia verso se stesso, sia verso gli altri.
Questa semplice sequenza è nata per una necessità molto pratica e concreta. All’età di circa quarant’anni le ginocchia hanno cominciato a darmi diversi problemi. Questo sia a causa di sforzi e traumi dovuti all’esercizio di attività fisiche intense, sia alla postura a gambe incrociate dello Zen praticata, soprattutto agli esordi, in maniera forzata ed imprecisa, sia ad una familiarità poco favorevole riguardo ai disturbi articolari.
Viste le mie conoscenze, ho cercato allora di elaborare un insieme di movimenti e posizioni da praticare in poco spazio e in poco tempo allo scopo di riequilibrare la postura e bilanciare le articolazioni.
Sperimentai diverse combinazioni fino a sintetizzare quella che qui è illustrata.
I risultati su di me furono piuttosto buoni, così iniziai a insegnarla e a trasmetterla. Anche su altre persone sembrava funzionare e così alla fine divenne parte dello Shiatsu Ryu Zo.

Le posture e i movimenti
Ogni movimento parte da una precisa postura per farvi ritorno. Durante l’esecuzione dei movimenti il respiro è lasciato libero. S’inspira nelle fasi ascendenti e si espira nelle fasi discendenti. Tuttavia questo non deve avvenire forzatamente ma in maniera naturale.
Perciò quando l’esercizio comporti velocità incompatibili con un respiro naturale, esso è lasciato libero. Gli occhi partecipano al movimento seguendone la direzione, oppure restano chiusi. Si cerca di utilizzare solo le parti del corpo interessate direttamente dal movimento, lasciando le altre naturalmente distese e rilassate.
Nella sequenza illustrata i movimenti partono dal basso e salgono.
L’esecuzione inversa è possibile. Il significato energetico è allora opposto.
Lo svolgimento Zo dei movimenti comporta maggiore velocità, forza e contrazione e minore ampiezza massima. Le soste nelle posture di partenza e arrivo sono di pochi attimi o assenti.
L’esecuzione Ryu richiede maggior lentezza, fluidità e distensione e massima ampiezza possibile. Le soste nelle posture di arrivo e partenza sono prolungate.
Si può tranquillamente passare dalla modalità Ryu a quella Zo e viceversa anche nel corso della stessa sequenza.

Nota finale
Ho ideato questa sequenza prima di conoscere il Waraku. Ritengo di aver immediatamente compreso l’importanza e la profondità del Waraku grazie alla ricerca fatta con il Ki Taiso.
Quando ho conosciuto il Waraku, stavo facendo sperimentazioni riguardo i movimenti sul piano sagittale o avanti-indietro. Come si può notare, nel Ki Taiso vi sono movimenti dei piedi disposti solo sul piano frontale. Lo stesso accade nella fase iniziale dell’Hachiriki del Waraku.
Quando però ho visto l’Hachiriki del Waraku, ho ritenuto inutile proseguire le mie ricerche, essendo alla presenza di un’elaborazione veramente evoluta riguardante spazio, movimento e suoni.
Ho così intrapreso lo studio del Waraku, che tuttora continuo. A distanza di anni ritengo comunque il Ki Taiso molto valido per il suo apprendimento relativamente semplice, per la sua praticità ed efficacia.
Chi desideri approfondire questa ricerca, una volta appreso e compreso il Ki Taiso, passi allora all’Hachiriki del Waraku.

Aldo Ricciotti

Lo stress in Pediatria

Quanto è grande lo stress che bambini e ragazzi ricoverati vivono e accumulano in Pediatria. A volte la degenza dura pochi giorni, ma altre volte può protrarsi per settimane e può succedere anche per mesi. Ci sono la malattia e la lontananza da casa e dagli amici; dolore e preoccupazione vanno insieme. Mente e corpo sono strettamente legati e si condizionano a vicenda in ogni momento.

Antonio, 14 anni, tiene molto allo shiatsu. Ha subito un importante intervento chirurgico, mi fa vedere la cicatrice sull’addome, può stare solo in posizione supina.
Inizio il trattamento lavorando gambe e piedi, poi braccia e mani. Passo al collo e alla testa portandomi oltre il capo; le mie mani avvolgono la sua testa cercando di sostenerla ma tanta è la tensione che non ne sento il peso. Più volte gli devo ripetere “Rilassati, appoggia la tua testa sulle mie mani, fammi sentire il peso”, perché istintivamente ritorna alla posizione di tensione che ben conosce.

Mi ha veramente colpito quest’esperienza perché mi ha fatto capire quanto grande è la tensione che vivono questi ragazzi. Succede tante volte: il braccio è esageratamente rigido perché c’è l’ago, il respiro è bloccato a volte per la paura, a volte per la tensione accumulata.
Ragazzi che sono in condizioni disperate e non riescono a trovare pace nonostante i farmaci, con lo shiatsu lasciano andare le proprie difese permettendo così alle medicine di svolgere la loro funzione, potendo così finalmente di rilassarsi e dormire.

Tratto Daniela, 12 anni, e al primo contatto sento tutto lo stress che la irrigidisce. Lavorando sento lentamente le contrazioni che si sciolgono e il respiro che diventa più profondo. Mi saluta con un sorriso, non si muove, rimane stesa godendosi i benefici del rilassamento.

Sappiamo che benessere psichico e fisico sono due aspetti uniti uno all’altro. Lo stress attiva il sistema ortosimpatico che crea zone di tensione per proteggere la parte debole, sottraendo energia alle funzioni vitali. Lo shiatsu riesce ad acquietare il sistema ortosimpatico attivando il parasimpatico, che invece permette al corpo di creare una condizione di relax, migliorando la circolazione sanguigna ed energetica.

Ed ecco la testimonianza di Mara Segato:
“Quando varco la soglia del reparto di pediatria mi sento immediatamente trasportata da un vortice delle più disparate emozioni: sofferenza, attesa, dolore, speranza e bisogno di serenità. C’è anche un via vai di personale infermieristico, di ricoverati e dei loro parenti… Inizio la pratica di igiene personale necessaria per trattare chi accetta un dolce contatto, che curiosamente arriva in un letto di ospedale. Increduli, mamme e parenti raccontano senza freno ciò che vivono, chiedono attenzione e conforto.
È impagabile vedere il bambino o il ragazzo, superato il primo ostacolo del contatto estraneo, come si lascia andare al sollievo e al benessere che il tocco dello shiatsu crea. Di rimando, arrivano commenti sulla magia delle mani, commenti increduli sulla gratuità e la dolcezza della pratica.
In “punta di mani” lascio gradualmente il contatto. Lavo le mani e torno alla mia centratura per intraprendere un nuovo contatto. La pratica dello shiatsu è toccare, portare una leggera pressione in modo tale da provocare una risposta e un cambiamento. I ricoveri si protraggono per periodi brevi ma anche per lunghi mesi… il trattamento rimane unico e magico ma la memoria del beneficio ricevuto fa in modo che i ricoverati ci riconoscano e richiedano la nostra pratica.
Come ieri che, passando di letto in letto a chiedere chi gradisse un trattamento, mi ha riconosciuta Paolo di 8 anni, già ricoverato l’anno precedente. Mi descriveva la confusione che sentiva nella testa e diceva che se io gli avessi fatto un massaggio si sarebbe addormentato.
Un’altra ricoverata, tredicenne pakistana, caduta dal terzo piano per uno svenimento e costretta a letto immobile per mesi, sempre mi aspetta e mi racconta di sé, dei suoi sogni, dei libri che legge, mentre io le tratto le mani e i piedi, gli unici posti dove può ricevere shiatsu.
Ho trattato un neonato e la sua mamma bambina di fianco, in posizione fetale, quasi contemporaneamente. La mamma bambina tanto si è rilassata che si è addormentata allattando il piccolo, felicemente attaccato al suo seno”.

Giuliana Toniato racconta:
“Sono in Chirurgia Pediatrica e incontro Matteo, 15 anni, che ha subito un importante intervento al torace. Dopo l’operazione è stato sedato per 5 giorni e questo gli ha causato un forte shock; dal momento del risveglio, dieci giorni prima,, tanta è la paura che non ha più voluto addormentarsi. Lo tratto in posizione supina e poi riesco a sistemarlo sul fianco per potergli trattare Rene e Vescica Urinaria. Si addormenta…”

E si ripete la magia dello shiatsu!

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”