Ama la fibra

Quando si tratta di alimentazione, spesso si adottano sofisticati sistemi di calcolo per ogni cosa: le calorie in primis, poi si passa ai macronutrienti come le proteine, i carboidrati, i grassi, infine si passa alle vitamine e ai sali minerali.

Un capitolo a sé stante tratta invece delle fibre, bistrattate, non nutrienti ma molto importanti: provate a stare un giorno intero senza mangiarne e non potrete che trovarvi a disagio.
Le fibre alimentari sono sostanzialmente cellulosa indigeribile per gli umani e per i carnivori, ma sono essenziali al buon funzionamento dell’apparato digerente.

Di seguito enumeriamo alcune tra le proprietà più interessanti (non in ordine di importanza) delle fibre che, è bene ricordarlo, sono presenti SOLO nel cibo di origine vegetale:

La massa volumetrica: le fibre creano massa volumetrica. Quasi la metà della popolazione, davanti a un piatto di verdure, fa fatica ad arrivare in fondo. Se poi le verdure sono crude, l’improba fatica può durare più di tutto il resto del pasto. Questo ci permette di riempirci lo stomaco e, quindi, provare sazietà prima e senza assumere calorie, cosa indispensabile per l’alimentazione in chi è sovrappeso.

Peristalsi: le fibre favoriscono la peristalsi, ovvero sono nemiche della stitichezza. Considerando che i lassativi sono il secondo tipo di farmaco più utilizzato in maniera abituale, forse mangiare una mela al giorno (rigorosamente con la buccia, altrimenti l’80% della fibra viene buttata) non è una cattiva idea.

• Oltre alla peristalsi, le fibre svolgono una funzione assolutamente unica: sono lo scovolino dell’intestino tenue. Nel condotto intestinale, l’assorbimento avviene tramite la superficie dei villi intestinali, che hanno l’aspetto di dita affusolate e molto flessibili, ma sono lunghi solo 0,5 mm.
All’interno di ogni villo passano una vena, un’arteria e un vaso linfatico, mentre all’esterno sono ricoperti da microvilli. Se il cibo ingerito è molto appiccicoso e grasso e al contempo carente di fibra, si rischia di perdere progressivamente capacità di assorbimento, perché i villi tendono ad appiccicarsi tra loro, diminuendo esponenzialmente la loro superficie di scambio. Un’alimentazione ricca in fibre è quindi estremamente utile ai celiaci.

Antiossidanti: gli antiossidanti sono presenti solo negli alimenti vegetali e in grandi quantità nelle verdure colorate.

Vitamine: anche queste sono presenti in abbondanza negli alimenti vegetali (con l’eccezione della B12).

Concludo con una riflessione: che senso ha mangiare cibo processato o addirittura ultraprocessato per integrarlo con supplementi di fibra o lassativi, quando la natura ci fornisce in maniera armoniosa, equilibrata e gradevole tutto ciò d cui abbiamo veramente bisogno?

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Vescicola biliare

Fino ad un paio d’anni fa neanche sapevo che esistesse. Eppure sono laureato in fiction mediche televisive, ma nessuna di queste ne l’ha mai chiamata in questo modo. L’hanno sempre denominata cistifellea.
L’unica cosa che sapevo dal mio corso di studi di spettatore di fiction è che a volte la cistifellea, quando ha disturbi, può ingannare i medici, perché il dolore non lo esprime lei ma lo fa esprimere al cuore. Pertanto, i medici poco propensi ad indagare credono che il malore del paziente sia un principio di infarto o sintomo di un cuore che non va.
Invece, in un episodio al settimo anno di fiction, un medico indagatore che conosceva i disfunzionamenti della cistifellea riuscì a curare un collega che tutti credevano prossimo a problemi cardiaci. L’ammalato in realtà aveva solo esagerato nel mangiare, compromettendo la cistifellea che già era al limite. Per cui, anziché operato inutilmente al cuore, fu correttamente operato di cistifellea e guarì.

La mia conoscenza della cistifellea si fermava qui. Poi, quattro anni fa, ho imparato ben altro. Anzitutto, ho scoperto che aveva anche un altro nome, vescicola biliare. Ho appreso che la sua funzione all’interno dell’organismo è quella di distribuzione e che, nella teoria dei 5 elementi, appartiene all’elemento Legno. Un elemento che, a seconda del modo di considerare l’uomo, può essere all’origine o alla fine di un ciclo perpetuo.

Dal punto di vista energetico rappresenta l’inizio, la fase di crescita, la prima fanciullezza, l’andare incontro alla vita che si è pronti a vivere.
Dal punto di vista del ciclo del bisogno siamo alla fine, in quanto rappresenta l’ultimo stato di consapevolezza dell’essere umano, quando ha percorso tutto il ciclo del bisogno, dall’identificazione, alla scelta, alla conversione, all’aprirsi al mondo e agli altri fino a raccogliere risorse da tutte queste esperienze per poi ridistribuirle, sia all’interno dell’organismo, sia a noi stessi come tesoro di esperienze di vita.
La vescicola biliare è inoltre identificata con la capacità di scelta di un individuo. Identificazione che si presta perfettamente anche nel percorso del relativo meridiano energetico.
Ma finiamola qui con la teoria, io non sono un insegnante ma uno che volge in verbo ciò che vive o che è partorito da un’idea.

Pertanto, più che parlare in modo scolastico di vescicola biliare, che non mi compete, voglio parlarvi di cosa succede quando va in tilt, energeticamente parlando. Ovviamente, a modo mio. Ecco una mia esperienza di vita vissuta e consapevole…

“Oggi mi sento completamente accerchiato. Una situazione che mi porta ad uno stato mentale di blocco, un’incapacità di agire e prendere decisioni, da quelle quotidiane a quelle occasionali.
Tutto per colpa di una neve che, cadendo giù, paralizza ogni mia azione, impedendomi di vivere il vivere. Rimanendo senza un vissuto nuovo, senza nuove esperienze.
Oggi avevo in programma qualcosa di diverso e bello, ma la mia testa ha fatto spazio più ai possibili inconvenienti che ai vantaggi. Come se la mia vista di colpo si fosse annebbiata e non riuscisse più a decodificare nulla. La conseguenza di tutto ciò è che ogni scelta che faccio pare quella sbagliata. Oggi sembra andare così.
Non riesco a scegliere neanche una cosa semplice come il tavolo a cui sedersi al bar.
Alla fine scelgo ma sbaglio, e mi trovo circondato da persone con volontà esagerata di esprimersi e farsi notare.
Cambio bar. Scelgo il posto, stavolta mi sembra ideale. Ma non mi accorgo della presenza di un bambino con uno smartphone, genitori incuranti, che disturba i presenti coi rumori urticanti di video giochi. Fortunatamente la famiglia va via dopo poco ma, come ad un passaggio di testimone, arriva un’altra bambina piena di vivacità.
Peggio di prima. Non resta che arrendermi. Accettare di essere accerchiato. Dagli altri.
Ma soprattutto da me stesso.”

Giuseppe Varriale, operatore shiatsu

Cancellare la memoria del dolore

Tratto Luca, 8 mesi, è un bel bambino sorridente; il ricovero in ospedale non è stato traumatico, ora è pronto per tornare a casa. Comincio a trattare un piedino ma non riesco a rilassarlo, passo all’altro che lentamente abbandona le difese e si rilassa. Torno quindi al primo piede, ma non c’è niente da fare, continua a presentarsi rigido. Lo osservo e noto il segno dell’ago che era stato presente durante tutto il ricovero. Luca, anche se ha solo 8 mesi, anche se guardandolo non sembra provato dal ricovero, conserva la memoria di quello che gli è successo.

Tratto Davide, 5 anni, è in via di guarigione ma il ricovero e l’intervento sono stati impegnativi. Lavorando, sento che il collo si presenta particolarmente rigido e, cercando di rilassarlo, vedo il segno dell’ago e capisco la sua tensione. L’ago non c’è più ma Davide conserva la memoria della sua presenza, del suo dolore.

Anche in questi giorni ho vissuto esperienze simili:
Giulia, 5 anni, accetta volentieri il trattamento e io procedo tranquilla; tratto i piedi e le gambe, per passare poi all’addome e al torace. Quando è il momento di trattare le braccia e le mani mi accorgo che succede qualcosa di particolare: braccio e mano destra, dopo il massaggio, si adagiano rilassati sul letto, braccio e mano sinistra invece rimangono tesi e rigidi a mezz’aria. Guardo e vedo un ematoma causato dai prelievi; c’è bisogno di un lavoro supplementare per sciogliere la tensione.

Enrico, 6 anni, si stende subito sul letto per ricevere il trattamento, dicendomi dove non posso toccarlo perché ha le cicatrici dell’intervento; la mamma mi dice che lamenta dolori al collo. Tratto gambe, piedi, braccia, schiena e finalmente passo al collo. Rimango basita dalla rigidità; cerco di scioglierlo ma non è facile, vedo il segno dell’ago che era presente fino a pochi giorni fa.

Mi fermo a queste esperienze, ma potrei citarne molte altre. E’ importante trattare il bambino durante e dopo il ricovero per permettere al corpo di elaborare e sciogliere le tensioni causate da queste sofferenze vissute.
Tutti noi, piccoli e grandi, quando viviamo un dolore sia fisico che emozionale, istintivamente, come per proteggerci, contraiamo il corpo e lì tratteniamo il ricordo di tutto quello che ci ha fatto soffrire.
Insegno alle mamme a toccare, accarezzare e massaggiare le parti dove il bambino ha subito prelievi, interventi, dove ha sofferto. E’ importante distendere e rilassare la muscolatura in modo che non vengano immagazzinati ricordi di dolore e sofferenza.
Anche per la cicatrice, il segno che rimane sulla pelle in seguito a una ferita rimarginata, comportiamoci nello stesso modo. Quando è passato un po’ di tempo dalla lesione e il tutto è ben asciutto, mettiamo nel palmo della mano qualche goccia di olio di sesamo o di mandorle aggiungendo due gocce di olio essenziale di lavanda e stendiamolo sulla cicatrice, cercando di spianarla e lisciarla. Una cicatrice può creare un blocco energetico: è perciò utile fare in modo che sia più sottile e invisibile possibile.
Grazie allo shiatsu, delicatamente, sciogliendo le contrazioni, possiamo permettere al bambino e al ragazzo di vivere il suo corpo come “unità”, lasciando andare il ricordo del dolore vissuto.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Primavera colorata

Si dice che la prima digestione avvenga in bocca. Questo perché nella saliva sono presenti enzimi digestivi e pertanto, quando la masticazione avviene per un tempo abbastanza prolungato, propiziamo le successive fasi della digestione.
In realtà, poiché l’esperienza del cibo è multisensoriale, la digestione si prepara ancor prima che il cibo raggiunga le labbra. Odori e colori sono infatti capaci di attivare il nostro sistema endocrino, liberando i nostri succhi gastrici e facendo aumentare la salivazione, ovvero prepararandoci al pasto.
Analogamente una situazione difficile o stressante o una pessima notizia possono generare un’alterazione emotiva tale da inibire i summenzionati processi e quindi dissuaderci dall’alimentarci, benché in presenza dei nostri cibi preferiti.

Poiché mangiare di fretta e masticare poco è abbastanza frequente, alcuni suggerimenti possono fare al caso nostro:
– bere il cibo e masticare l’acqua
– masticare un prefissato numero di volte
– masticare sinché si avverte un cambiamento nel sapore del boccone.

INSALATA CROCCANTE – RICETTA

Qui di seguito presento una ricetta che, oltre ad essere semplice da preparare, è gustosa e si presta bene a ricordarci di masticare accuratamente.
Infatti, la scelta degli ingredienti e la forma di presentazione (il taglio) ci permettono di creare un’alternanza di consistenze tali da avvisarci acusticamente quando abbiamo terminato di masticare il boccone. Ovvero, quando smettiamo di sentire il rumore della frantumazione sotto ai denti, possiamo considerare il boccone ben masticato, deglutirlo e passare al boccone successivo.

Ingredienti:
Cavolo cappuccio viola
Rucola
Insalata a foglia verde
Carote
Rape
Olive
Noci
Limone
Salsa d soia
Olio EVO

Preparazione:
Dopo aver pulito le verdure e sgusciato le noci, procediamo a tagliare in fette sottili il cavolo cappuccio e l’insalata, poi accorciati secondo gusto.
La carota va tagliata a listarelle ed infine ridotta a cubetti.
Le noci, dopo essere state sgusciate, vanno sminuzzate grossolanamente con le mani.
Una volta tagliati, gli ingredienti vanno amalgamati e quindi serviti nei piatti di servizio o nelle ciotole, e ivi conditi.

Buon appetito!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

Il macrobiotico 2.0

Tra i tanti aspetti della vita dell’essere umano cui la Macrobiotica è applicata per fornire strumenti per una vita migliore, quello per me più interessante e stuzzicante è quello relativo all’alimentazione.
In macrobiotica, il cibo che assumiamo ha una importanza rilevante, in quanto ciò che noi mangiamo si traduce in ciò che noi siamo. La macrobiotica ci permette di riconoscere i comportamenti alimentari e i loro effetti sul nostro corpo, per ricondurci ad una vita più salubre.
La macrobiotica non è una dieta tassativa né rigida. La macrobiotica tende al bilanciamento alimentare, abbinando cibi di un estremo alimentare all’altro, secondo uno schema studiato e descritto.
La cosa migliore però sarebbe quella di avere un’alimentazione equilibrata, scegliendo quei cibi che di loro natura hanno già una caratteristica di equilibrio, come cereali integrali, legumi, verdure. Cibi ricchi di fibra utile al nostro corpo e alla motilità intestinale.
Io da tempo sto adottando questo regime alimentare. Inizialmente per curiosità, successivamente per consapevolezza.
Ma ho voluto fare un passo avanti. Ho voluto essere un macrobiotico 2.0. e ho esteso le teorie della macrobiotica anche alla tecnologia.
Ieri mi ha contattato un operatore telefonico proponendomi il servizio Fibra, anzi Iperfibra: non potevo credere alle mie orecchie! Da convinto macrobiotico, ho accettato all’istante senza indugi.
Ma ora mi sorge un dubbio: mi sa che la fibra informatica, al di là del termine, ha poco ha che fare con quella degli alimenti.
Mi sono fregato da solo.

Giuseppe Varriale, operatore shiatsu

Il tocco che cura

All’inizio del mio percorso di operatrice shiatsu, circa 30 anni fa, l’Ordine dei Medici e dei Fisioterapisti di una città del Veneto suggeriva ai propri scritti di denunciare gli operatori shiatsu e di altre tecniche alternative che usavano la parola “cura”. Per fortuna gli anni non sono passati invano ed ora si parla molto di “care”*; l’Azienda Ospedaliera di Padova è stata la prima in Italia a riconoscere l’importanza dello shiatsu, che ora in moltissime strutture fa parte del “care routinario”.

Quando la malattia colpisce noi o i nostri familiari e amici, in un attimo crollano tutte le nostre sicurezze ed emerge fortemente la nostra fragilità. E quando la malattia colpisce i bambini, ci sentiamo ancora più fragili ed abbiamo bisogno di essere accolti e sostenuti con parole e movimenti gentili, perché parole e movimenti possono lasciare una traccia profonda nell’anima di chi sta male.
Ed ecco che arriva lo shiatsu: il suo tocco è delicato, entra in profondità sciogliendo le tensioni e permette al ricevente di sentirsi accolto. Il tocco dello shiatsu cura corpo e anima. Di seguito vi presento alcune esperienze vissute in Pediatria che confermano queste parole.

Alessandro, 3 mesi, è imbronciato e irrequieto. La mamma non sa più cosa fare per cercare di rasserenarlo. Mi avvicino, tocco piedi e gambe notando una grande tensione nei polpacci zona relazionata all’intestino). Inizio a trattarlo e subito cambia il suo modo di essere: da lamenti e piagnucolii a sorrisini ed espressioni di felicità. Alla mamma non sembra vero e anch’io mi stupisco di una risposta così veloce; probabilmente c’era un po’ di tensione al pancino che lo infastidiva (anche se al tocco risultava morbido).

Mi avvicino ad Anna, una bimba di circa 2 anni, che si trova in braccio alla mamma; è spaventatissima, non vuole che mi avvicini e tanto meno che la tocchi. La mamma è d’accordo per il trattamento alla piccola, ma lei decisamente non vuole, è troppa la paura di soffrire. Delicatamente le sfioro il piedino parlandole dolcemente “Non ti piacciono le carezze?” le chiedo e, visto che non si ritrae, continuo, sempre parlando. Quando ho trattato il piedino a sufficienza, sempre delicatamente, lo lascio andare per trattare l’altro. Ma non è così semplice, lei continua ad avvicinarmi il piedino già trattato e così li tratto tutti e due contemporaneamente!

Lucia ha circa 8 anni, anche lei è in braccio alla mamma, triste e dolorante; ha un’importante cicatrice in testa. Anche lei non vuole farsi toccare, troppo grande è la paura. Ancora mi avvicino parlandole dolcemente e si lascia trattare, dapprima parecchio riluttante, ma poi non oppone resistenza, si rilassa e si addormenta.

Il piccolo Mario ha pochi mesi, dorme tranquillo nella sua culla. La mamma è al telefono con il fratellino più grande che le chiede con insistenza “Mamma quando torni a casa?” e così quando termina la telefonata ha una crisi di sconforto e si mette a piangere. “Oggi il piccolo non ha bisogno di shiatsu”, dico, “ma la mamma sì!” E così tratto la mamma, che si sente sostenuta e confortata.
Deve aver funzionato il passa parola perché quando ritorno in Pediatria la settimana successiva, invece di trovare, come di consueto, la lista dei bambini da trattare, trovo la lista delle mamme!

Racconta Angelica Nieddu operatrice shiatsu:
Anna, 7 anni, riceve il trattamento per la prima volta, osserva e controlla tutto ma quando arrivo a trattarle la prima manina, chiude gli occhi, piega la testa da un lato e si addormenta come la principessa delle favole punta dall’ago…la mamma è in estasi!

Matteo, 13 anni, è arrabbiato perché sperava di andare a casa e invece deve rimanere in Ospedale. Dice che non vuole essere trattato; in maniera leggera e divertente cerco di spiegargli l’errore che sta facendo: voler restare attaccato alla sua arrabbiatura e così privarsi di una cosa che gli piace tanto… sorprendentemente mi ascolta e si lascia trattare, alla fine sorride a me a alla mamma e si mette a giocare con il telefonino.

Fabio, 12 anni, è pieno di tubi e di dolore, dice che posso toccargli solo un braccio perché tutto il resto gli fa male. Ovviamente poi lo tocco dappertutto e si rilassa tanto che la mamma è stupita e grata.

Lasciamo che siano le nostre parole, ma soprattutto le nostre mani a confortare la solitudine e l’angoscia portate dal dolore. Anche un semplice gesto può portare vicinanza e amore, lo shiatsu con gentilezza e sensibilità può sanare corpo e animo feriti.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

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* Care: prendersi cura

Dalla A allo Zenzero

Nel nostro paese, fino a quindici anni fa lo zenzero era conosciuto praticamente solo in polvere. La pianta, ovvero la sua parte edibile, è il suo rizoma o “radice”, e fresca si trovava solo in pochi negozi che trattavano alimenti biologici. In seguito sono apparsi i negozi alimentari “etnici” asiatici e lì si poteva trovare sia in polvere sia fresco. Ora si trova in qualunque mercato e supermercato.

Lo zenzero, ossia la parte che si usa in cucina, ha proprietà alquanto interessanti: nella catalogazione delle cinque trasformazioni ha caratteristiche sia dell’elemento metallo sia dell’elemento fuoco.
Infatti è un rizoma (approssimando: una radice) compatto e cresce sotto il livello del suolo (metallo), però, contemporaneamente, ha un sapore leggermente piccante e genera molto calore, attivando la circolazione sanguigna (fuoco). Inoltre ha riconosciute proprietà digestive, antinfiammatorie ed antipiretiche.

Scelta: preferire SEMPRE la pianta fresca rispetto alla presentazione in polvere. Al tatto deve essere consistente, duro come una carota o una rapa.

Preparazione
In succo: è estremamente versatile poiché si può dosare con accuratezza e normalmente viene aggiunto a fine cottura. Per ottenere il succo, essendo molto fibroso, si utilizza la grattugia grossa (quella per le carote) e poi si avvolge in una pezza di lino e si strizza, facendo fuoriuscire il succo. Una manciata di prodotto grattugiato può fornire 3 cucchiai di succo.

In fette: si taglia a fette sottili di circa 1 mm (tipicamente per tisane).

A micro-cubetti: da fette sottili si ricavano strisce da un paio di millimetri quindi, in direzione ortogonale, tagliate nuovamente a strisce di 2 mm. I micro-cubetti così ottenuti possono essere uniti direttamente in cottura, nei soffritti o negli stufati. Le piccole dimensioni gli permettono di essere mangiato senza avvertirne la presenza durante la masticazione ma dando un gusto caratteristico alla ricetta.

Utilizzo
Tisane digestive: nelle tisane, in fettine sottili, si può usare da solo oppure si combina molto bene con limone, semi di finocchio, tè bancha, cannella, menta, ecc. Provate e troverete sicuramente le combinazioni che incontrano il vostro gusto.

Cottura: per sughi, salse e cotture prolungate. In micro-cubetti dona un tocco rinfrescante.

Tocco finale: profumatissimo e molto efficace, in succo, da aggiungere a fine cottura. Si può addirittura aggiungere direttamente nel piatto in modo da rispettare anche chi non lo gradisce.

Impacchi: aggiungeteme un cucchiaio da minestra per ogni litro di acqua calda ed effettuate delle spugnature alla massima temperatura sopportabile sulle zone da trattare. L’impacco di zenzero attiva la circolazione sanguigna e provoca rossore topico (simile ad una ustione di primo grado). Utile anche in caso di artrite e rilassante se aggiunto in acqua durante un bagno.
Lo zenzero è anche estremamente efficace nella risoluzione dell’orzaiolo, specialmente pulendo la zona interessata con un impacco caldo non appena si presenta il fenomeno.

In Italia lo zenzero si declina anche “Zenzevar” in friulano, “Zìnzalu” in sardo e “Gènciru” in siciliano. Il suo uso si ritiene sia stato introdotto in Europa dai reduci delle campagne asiatiche di Alessandro Magno.

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

L’autoguarigione

Il termine autoguarigione potrebbe far pensare, o almeno questo è stato il mio equivoco, a qualcuno che si cura per conto proprio o che rifiuta l’apporto di altri tipi di cura disponibili, come quella allopatica od olistica. In realtà, “autoguarigione” sta ad intendere che la persona deve essere parte attiva del processo e non semplicemente un soggetto trattato,che accetta passivamente una cura per i propri mali.
Autoguarigione non vuole neanche dire non essere supportati dagli altri tipi di cura sopra citati. Occorre partire dal presupposto che NOI siamo diventati ciò che siamo stati. Che il nostro essere di oggi è frutto di scelte nostre o di chi le ha prese per noi quando non ci era concesso farlo. Autoguarigione è prendere consapevolezza del presente e ricollegarlo al passato che è stato, per capire l’essenza di questo presente. Spesso non ci accorgiamo, per abitudinarietà o per scarsa informazione, che il nostro malessere è frutto del nostro vivere. Che le nostre scelte non sono utili alla nostra persona e al nostro animo.
Come insegna la macrobiotica, spesso tutto ha inizio dall’alimentazione. Una cattiva o non corretta alimentazione non può che generare malattie e stati di malessere, soprattutto se accompagnata da una masticazione non corretta, che non favorisce l’alcalinità utile per i processi digestivi e di assorbimento.
Noi siamo ciò che ingeriamo. In funzione di ciò che ingeriamo, possiamo produrre nutrienti sani per il nostro vivere, generando buon sangue e alimentando in modo benefico tessuti e organismo, anziché nutrirci di cibi dannosi per il nostro essere. Cibi che non necessariamente sono dannosi a prescindere ma lo possono diventare se assorbiti, ingeriti e convertiti nell’organismo in modo improprio.
Ad esempio ciò che si può mangiare in dato luogo può non essere benefico in un luogo completamente differente, anche se quel cibo è a disposizione in entrambi i luoghi. Ci sono poi cibi che a priori danneggiano il nostro corpo, poiché obbligano i nostri organi interni a lavorare più del dovuto per poterli assimilare; lo stesso vale per un’eccessiva quantità di cibo, pur tra quelli sani per l’organismo. Il segreto risiede nell’equilibrio. Il disequilibrio automaticamente crea stati di malessere.
L’alimentazione non è fatta solo di cibo ma anche di pensieri, idee, esperienze. Tutto ciò che ingeriamo, a qualsiasi livello, se non ben digerito e correttamente assimilato nuoce a noi stessi e, di conseguenza, al rapporto con gli altri, generando disagio in forma di malessere o malattia, proprio come il cibo inadeguato. Lo stomaco difatti è uno di quegli organi che più rispecchia l’animo umano mutuandone lo stato: paura e rancore chiudono, le preoccupazioni inibiscono, l’eccesso di pensiero infiamma, la gioia tonifica (vedi “Lo shiatsu e il pensiero macrobiotico” di Attilio Somenzi, Shiatsu Milano Editore, pag 71).
L’ingestione è un processo fondamentale perché da questa origina ciò che siamo, in quanto ciò di cui ci nutriamo (cibo o idee) nutrirà il nostro organismo, generando sangue e producendo calore. Spesso cerchiamo di guarire malesseri o malattie considerandoli a sé stanti e affrontandone la fase sintomatica, senza indagare l’origine causale del problema. Invece, nella maggioranza dei casi, siamo noi la causa delle nostre malattie.
Soprattutto se l’irrisolto è continuamente alimentato da nuovi comportamenti inadeguati, che fanno inabissare ancor di più l’irrisolto per l’introduzione di un nuovo irrisolto generato. Tutto ciò non comporta solo una disfunzione dei nostri organi interni ma si riflette anche sul nostro stato psicologico caratteriale che è figlio di quel nutrimento.
Finché non si intende tutto questo, è impossibile un’auto guarigione. Ma se riusciamo a diventare piano piano consapevoli, se mettiamo in discussione noi stessi e il nostro vivere, possiamo decodificare il perché del nostro presente in modo che in futuro possiamo agire in meglio.
Autoguarigione è anche prendere atto che il nostro essere è frutto di esperienze che ci hanno portato ad essere ciò che siamo, per come siamo cresciuti, allevati ed educati.
Questo non deve essere una giustificazione che ci porta a dire “ormai sono fatto così, non posso cambiare”. Tutt’altro, perché per cambiare non c’è una scadenza, e anche se è doloroso districare i fili della matassa che il nostro crescere ha creato, quel dolore poi sarà sollievo e leggerezza di una vita più sana e felice.
Spesso le persone si domandano perché ingrassano, perché hanno cisti o perché sono accatarrate, nervose , rabbiose , tristi o malinconiche… il perché non risiede che in noi stessi. Noi siamo la prima forza auto guarente di noi stessi.
Ciò non vuol dire che se una persona sta male non debba curarsi con medicine o altro, anzi a volte sarebbe un danno associato ad altro danno. Tutto ciò che è di supporto alla guarigione deve essere intrapreso. E’ dopo la guarigione del sintomo che bisogna cambiare atteggiamento verso se stessi.
Autoguarigione è anche capire che, se partecipiamo attivamente e viviamo in modo sostenibile e sano, produciamo benessere anche in altri. Prendersi cura del mondo in cui viviamo e vivere nel rispetto della natura sono anch’essi processi dell’atto di auto guarigione. Aver cura del prossimo e non solo di se stessi, evitare sfruttamenti ambientali o umani, ad esempio preferendo acquisti consapevoli e solidali, ci rende portatori di benessere per tutti.
Vivere una vita pacifica e contribuire perché ciò avvenga non può che diffondere benessere. L’esempio è sempre l’arma più potente per permettere anche agli altri di migliorarsi e iniziare un proprio percorso introspettivo.
Fare shiatsu ad esempio, sia come operatore sia come ricevente, permette questo. Permette di conoscere se stessi. E’ un’attività di mediazione corporea, uno scambio di sentimenti (“Lo shiatsu è un contatto emozionale fra le persone, uno scambio di sentimenti” – Haruhiko Masunaga).
Attraverso lo shiatsu e con il supporto della macrobiotica, riusciamo ad essere supporto di noi stessi e di chi si affida noi, anche se chi si affida spesso lo fa quando non ha risolto il tutto precedente. Ma non importa, l’importante è iniziare il processo di auto guarigione.
E il bello di un processo di autoguarigione è che una volta intrapreso difficilmente si fa ritorno a ciò che prima recava danno. Autoguarigione è condurre una vita fatta di sani comportamenti, non solo alimentari, rispettando, oltre che noi stessi, tutti gli individui. Autoguarigione è imparare ad ascoltare il nostro corpo che, una volta imparato, ci indica sempre ciò che stiamo sbagliando, che si tratti di cibo inidoneo o di un agire in modo non utile per noi stessi e per gli altri.
Tutto, come un boomerang, ritorna in noi come il frutto generato dalle azione intraprese. Autoguarigione è anche essere grati alla vita per tutto, nel bene e nel male. Autoguarigione è fare tesoro delle esperienze fatte. Autoguarigione deve divenire uno stile di vita, fatto di scelte e comportamenti consapevoli come motore di benessere per noi e per il mondo intero.

Giuseppe Varriale, operatore shiatsu

Il respiro è vita

Trattando ragazze e ragazzi spesse volte rimango stupita dalla loro respirazione: è bloccata, rigida, ridotta al minimo, certe volte l’addome è così teso che risulta difficoltoso manipolarlo senza suscitare solletico e risate incontrollate.
Ma quando la respirazione non è fluida tutto il corpo ne risente. Nei classici della medicina orientale il ruolo dei polmoni è equiparato a quello del primo ministro, responsabile degli affari esteri come della politica interna*. Questo per far capire l’importanza della respirazione, elemento indispensabile per il funzionamento interno dell’organismo, collegato anche alle funzioni esterne.
Nello yoga il termine per indicare la respirazione è “pranayama”, dove “prana” sta per aria. Ma PRANA significa anche FORZA VITALE, perciò quando noi inaliamo non introduciamo solo ossigeno ma portiamo nel nostro corpo forza vitale. Quando siamo tesi e preoccupati la respirazione si riduce, diventa poco profonda, si irrigidiscono i muscoli che circondano i polmoni e il diaframma. Si forma intorno ai polmoni una fascia muscolare di tensione, l’inspirazione di prana diventa limitata e tutto l’organismo ne porterà le conseguenze.
Spesse volte questi problemi sono dovuti a tensione ma alcuni di questi ragazzi che incontro in Pediatria hanno avuto dei problemi alla nascita, sono bambini nati prematuri, che, al momento della loro venuta al mondo, pesavano 500 grammi o poco più. I polmoni sono tra gli ultimi organi a svilupparsi durante la gravidanza, per questo motivo questi bimbi spesso soffrono di problemi respiratori dovuti a un’incompleta maturazione di questi organi.
Non possiamo però dimenticare che noi respiriamo anche con la pelle. Una ricerca (Università della Ruhr a Bochum, Germania)** ha rivelato che l’ossigeno presente nel nostro corpo non viene rifornito solo dai polmoni, ma anche la pelle lo assorbe direttamente dall’aria; perciò non respirano solo i polmoni, ma anche ogni poro della nostra pelle.
E noi operatori shiatsu ne siamo ben consapevoli: la pelle, nella filosofia e medicina cinese, è collegata ai polmoni e all’intestino.
Stimolando la pelle, con il contatto e la pressione, stimoliamo respirazione e intestino.
Quando in Pediatria trattiamo bambini le cui funzioni vitali sono mostrate sui monitor, anche i genitori se ne accorgono: i valori di ossigeno aumentano immediatamente.

Tratto Sonia, 14 anni: la sua respirazione è superficiale, lavorandola e guardandola noto che sembra un caso da manuale sul “vuoto di polmoni”.
I piedi sono cadenti (vedi foto 1), il colorito è pallido, le spalle un po’ chiuse, la spina dorsale presenta un avvallamento a livello delle prime 3 vertebre toraciche (zona polmoni, vedi foto 2), i miei pollici affondano nel punti yu di Polmone, Vescica Urinaria 13 (vedi foto 3).
Parlo con la mamma e mi conferma che la ragazza è ricoverata per problemi polmonari, alla nascita pesava 500 grammi. Penso che alcuni trattamenti shiatsu, accompagnati da rilassamento e da esercizi specifici, potrebbero aiutare questi ragazzi a lasciar andare le tensioni che li irrigidiscono e a far fluire l’energia del meridiano lungo il corpo.
Indispensabile insegnare loro una corretta respirazione e far loro sentire il respiro nell’addome, nel torace e nella zona clavicolare. Tutto questo potrebbe portare a una grande trasformazione e farli sentire pienamente “vivi”.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

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* Esercizi Zen per immagini – Shizuto Masunaga – Ed. Mediterranee 1996
** Le Scienze – febbraio 2002

Cosa è il Seiki?

Per i nostri lettori, un estratto dal libro “Sei-ki – Life in resonance. L’arte segreta dello shiatsu” di Akinobu Kishi e Alice Whieldon, che illustra alcune caratteristiche del Seiki tramite le parole del suo ideatore Kishi.

Cosa è il Seiki?
Seiki è guardare nella natura umana e vedere le cose come sono.
Se non attribuisci importanza a cose o a obiettivi
Superando gli attaccamenti sarai sereno.
All’origine, sei pieno di ki
E il ki fluisce e lavora naturalmente.
Allora la malattia non è necessaria.
Se il tuo corpo conosce attraverso l’esperienza,
le tue azioni saranno basate sulla serenità,
e potrai osservare la realtà.

L’essenza del mio metodo è la risonanza. La risonanza viene dall’abilità di osservare l’essere umano come un intero mentre si pratica non solo il gyoki, ma anche il wa-ki (*). Attraverso la risonanza, si percepisce la risalita del kyo/jitsu – come una distorsione del movimento invisibile. La distorsione del movimento invisibile è, essa stessa, una richiesta di bilanciamento della mente/corpo, che, contemporaneamente al suo riconoscimento, si corregge. Questo è il significato del passaggio di ki. Il metodo Seiki-Soho consiste nella correzione delle distorsioni del movimento invisibile attraverso l’osservazione e il suo riconoscimento. In altre parole l’offerta della piena presenza nell’osservare e nel riconoscere la distorsione del movimento invisibile, percepito come risonanza (ki) attraverso le mani, porta ad un simultaneo “auto-riaggiustamento”. Come risultato, il carattere del movimento corpo/mente viene alla superficie nella sua configurazione originale e unica. Il risultato è la guarigione e la malattia non è più necessaria.

“Distorsione” può avere una connotazione negativa, implicando che qualcosa debba essere aggiustata, ma non è il caso del Seiki.

Non c’è alcun giudizio connesso alla parola distorsione, è semplicemente la caratteristica dell’essere umano. Distorsione è bello. Siamo vivi grazie ad essa, le nostre caratteristiche nascono da lì; la vita si muove sempre verso l’armonia. I problemi iniziano quando rifiutiamo qualcosa; possiamo accettare e confermare qualsiasi cosa, buona o cattiva, non importa. Se tutti lo capissero, sarebbe una rivoluzione. La guerra si basa sul rifiuto. La realtà è quello che importa. Correggo una distorsione acquisita per illuminare la distorsione originale che ognuno possiede. Anche se siamo cattivi al 99 per cento, all’un per cento siamo buoni. Il mio lavoro è quello di far venir fuori quell’un per cento. Il cattivo non va via ma, se quell’un per cento emerge, cessa di essere importante. Il carattere originale non cambia ma quell’un per cento, che è la distorsione più chiara, diventa utilizzabile. Non sono interessato alla malattia o alla salute, ma solo a quel luminoso un per cento.

Il Seiki abbraccia il processo della guarigione e non cerca di curare.

Nel Seiki curiamo con devozione il processo di guarigione. Quando sei malato sei in grado di osservare in modo oggettivo i tuoi desideri e le tue sensazioni. Lo scopo esplicito del Seiki non è quello di curare le malattie, anche se la cura c’è. Immagina di essere un fiume. Idealmente l’acqua dovrebbe scorrere facilmente, ma se ci sono delle pietre che ne ostruiscono il flusso, questo si interrompe. È ciò che succede quando abbiamo dei blocchi. Lo Shiatsu è passivo perché tende a rimuovere le pietre per te. Nel Seiki, lo scopo è quello di dare attenzione ai blocchi, di mostrare i punti più importanti che sono connessi o che ne influenzano altri; il fiume allora può scorrere e ripulirsi. Il lavoro non consiste nel togliere i blocchi dalla persona. Il Seiki è piuttosto osservare come il corpo cambia o reagisce attraverso la risonanza. La cura consiste nel trovare se stessi, i propri talenti e vivere autenticamente la propria vita. Se, come operatore, si diventa più autentici questo influenzerà gli altri che diventeranno in grado di togliersi le armature, di cui prima non si rendevano conto. Questo accade grazie all’acquisizione di una visione chiara e senza giudizio.

Akinobu Kishi

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(*) Wa-ki è come gyoki, respirare con la mano, ma gyoki è eseguito su se stessi, wa-ki con un compagno.