Convegno di apertura della Settimana dello shiatsu

La Settimana dello shiatsu, organizzata dalla Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori (Fisieo) e svoltasi lo scorso settembre, ha avuto un buon successo in tutta Italia, grazie agli eventi in calendario e agli operatori che hanno aperto i propri studi per trattamenti dimostrativi.
Quest’anno il convegno inaugurale della manifestazione si è svolto a Milano il 15 settembre 2017 presso l’Hotel Best Western Madison alla presenza di un numeroso pubblico, composto da molti operatori shiatsu e olistici e, naturalmente, alcuni giornalisti. La coordinatrice dei responsabili regionali Fisieo Nadia Simonato ha esordito sottolineando che, come ogni anno da sei anni, la manifestazione si ispira ad un tema di particolare interesse ed attualità esaminato in relazione con lo shiatsu. Il titolo scelto quest’anno è stato “Shiatsu, Ambiente e Salute”, che evidenzia come lo shiatsu, pur avendo origini antiche, sia ancora oggi una disciplina al passo con i tempi e capace di adeguarsi.

Al convegno è intervenuto Fabrizio Bonanomi, direttore della rivista Shiatsu News, parlando di “Ambiente: la necessità di creare uno spazio per la propria salute” e sostenendo che lo shiatsu, strumento conosciuto e gradito dal pubblico, funziona perché non è solo una tecnica: praticato da un operatore esperto, diventa un’arte. Il trattamento shiatsu, oltre a dare benessere, diventa un percorso, e i percorsi diventano cammini che compiono gli operatori e i loro riceventi alla ricerca del proprio spazio, migliorando la salute psico-fisica.
Altri due relatori sono stati il prof. Marco Ingrosso, professore di Sociologia della salute e direttore del Laboratorio Paracelso all’Università di Ferrara, e il prof. Paolo Roberti di Sarsina, medico, psichiatra e omeopata, entrambi sostenitori dell’apertura degli istituti sanitari alle discipline olistiche.
Il prof. Marco Ingrosso ha affrontato il tema “Percorsi di professionalizzazione degli operatori e nuovi assetti dei sistemi di salute”, inerente la formazione degli operatori delle Medicine Alternative e Complementari (CAM), tra cui naturalmente lo shiatsu. Ha ribadito l’importanza della legge 2013 che regolamenta le professioni non organizzate, creando un confine simbolico tra professionisti e amatori. Dopo l’entrata in vigore di questa legge, che finalmente riconosce la professionalità degli operatori delle CAM, bisogna proseguire verso una completa professionalizzazione organizzandosi in gruppi e favorendo la cooperazione tra discipline vicine e complementari; è bene utilizzare anche la ricerca scientifica per farsi riconoscere, accettando i rischi del cambiamento, e compiere un percorso formale di tipo lavorativo senza perdere come motivazione di fondo “il piacere di dare agli altri”. L’università di Ferrara ha concluso una ricerca sulla figura dell’operatore shiatsu che verrà resa pubblica a breve. Le considerazioni fatte nella ricerca puntualizzano che gli operatori devono documentare maggiormente il lavoro svolto, diffondere i risultati e tenere contatti a livello globale, migliorando la comunicazione e l’accoglienza per divulgare quest’arte. Importanti sono i registri degli operatori, ai quali il pubblico può fare riferimento.
Il prof. Paolo Roberti di Sarsina ha sostituito la prof.ssa Mara Tognetti Bordogna e ha affrontato con passionalità il tema “La formazione degli operatori delle CAM alla multidimensionalità della cura”. Il prof. Roberti collabora con la Fisieo dal 2005 firmando un accordo di collaborazione e reciproco riconoscimento con gli allora presidenti Gattini e Zagato, con l’intento di collaborare con le altre discipline oggi denominate complementari. La collaborazione con il comitato delle medicine allora chiamate non convenzionali è proseguita con l’“Associazione italiana per la medicina centrata sulla persona onlus”, che promuove le attività che mettono al centro la persona nella sua componete fisica e psichica in modo scientifico, sociale e spirituale. La medicina di tipo olistico, centrata sulla persona, è complessa, e per promuoverla e coinvolgere la bio medica, medicina accademica, definita dalla OMS dominante, il prof. Roberti fa presente che è necessaria un’alleanza di più discipline olistiche professionali, e in particolare lo shiatsu, forte della sua notevole diffusione tra gli utenti. Nella risoluzione n° 75 del Parlamento Europeo dal titolo “Status delle medicine non convenzionali” (maggio 1997), lo shiatsu infatti figurava tra le otto discipline più importanti e diffuse. Il prof. Roberti di Sarsina ribadisce che è necessario salvaguardare queste medicine tradizionali, che possono aiutare chi non può ricorrere alla medicina allopatica e garantiscono a tutti i cittadini la più ampia libertà possibile di scelta terapeutica. E’ quindi necessario informare in modo adeguato i cittadini, visto che le discipline complementari hanno avuto un impulso vertiginoso dal 1963 al 2012, ed è iniziata una informazione da parte dei media in internet e sulle riviste mediche più importanti.
L’operatore delle CAM, ed in particolare l’operatore shiatsu, deve prendersi le responsabilità, avere una visione multi dimensionale, collaborare con operatori di altre discipline e prima di tutto prendersi cura di se stesso e del settore in cui opera. Riconosciuto come professionista dalla legge 2014, deve applicare la tecnica con etica, migliorando la propria sensibilità professionale. L’esperienza dell’operatore delle CAM nel campo delle tecniche energetiche gli consente di lavorare ad esempio nelle “Case della salute”, diffuse in alcune strutture ospedaliere in Italia, importanti per fare esperienza (“allenarsi alla salute”). E’ necessario seguire una continua formazione e un approfondimento documentale anche tecnico-scientifico; come anticipato dal prof. Ingrosso, l’operatore shiatsu si deve far conoscere e deve essere riconosciuto.

L’ultimo intervento è stato quello di Danila Franceschini, responsabile della VIS Fisieo della Lombardia, che ha presentato la relazione “Volontariato, progetti attuali e idee future per un sostegno alla salute”, sulle attività di volontariato tramite lo shiatsu, che è stata ben accolta dai presenti. Dopo una breve storia della recente costituzione della Vis Fisieo (2013) con il compito di coordinare, avviare ed orientare le attività di volontariato svolte dai soci Fisieo, ha presentato alcuni progetti ultimati o in corso di realizzazione, sia coordinati dalla VIS Fisieo che da scuole e operatori della Lombardia. Sono stati proiettati dei filmati, graditissimi al pubblico presente, di due progetti coordinati dalla Vis Fisieo; il primo, dal titolo “Benessere con lo Shiatsu”, nato nel 2009 e coordinato dall’operatrice Fisieo Francesca Morini presso l’associazione di Milano “La nostra comunità”. Il progetto prevede una pratica shiatsu settimanale su persone in situazioni di disagio psico-fisico e disabilità cognitiva, con la collaborazione inoltre di musicisti professionisti, educatori e musico terapeuti. Il secondo progetto, nato dal Rotary Club Distretto 2050 e denominato “Amico Campus”, ha lo scopo di offrire ai ragazzi una settimana all’insegna dello sport e del divertimento, intrattenendo nel contempo i loro genitori; quest’anno ha visto la partecipazione dello shiatsu con l’operatrice Fisieo Simona Canepa.
Danila ha poi illustrato altri progetti di operatori e scuole iscritti alla Fisieo. La sede di Milano della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia ha presentato due progetti: il primo, dal titolo “Con-tatto”, realizzato tra il 2015-17 in collaborazione con le case alloggio per malati di HIV coordinate dalla C.R.C.A del gruppo Caritas Ambrosiana; il secondo, iniziato nel 2017 in collaborazione con l’Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani Onlus, ha portato lo shiatsu a giovani malati di Parkinson, con monitoraggio clinico-scientifico da parte della dott.ssa neurologa Elena Lamperti e della psicologa Francesca Mameli.
La Scuola Zen di Shiatsu sta realizzando il progetto “Educazione al BenEssere” presso la sezione femminile della casa circondariale di Bergamo, utilizzando esercizi di respirazione, Zen Stretching di Masunaga e Zen Shiatsu. Altri progetti sono stati realizzati a Parabiago nel 2016-17 da Silvia Mantegazza (“BenEssere Nonni”, dedicato al benessere psico-fisico degli ospiti della “Casa del Nonno”) e a Varese dal 2014-17 da Antonio Santoro (“I bambini fanno lo shiatsu”, laboratorio di shiatsu presso la scuola primaria di Sant’Alessandro di Caronno Pertusella). Le operatrici Fisieo Antonella Clavenna e Paola Mantovani dal 2014 portano avanti il progetto “ConTatto: lo Shiatsu in Ospedale”, che propone trattamenti su pazienti in cura oncologica durante tutto il ciclo di chemioterapia presso l’ambulatorio di Oncologia DH ASST-Rhodense. Danila Franceschini continua il progetto “Do-in” nel reparto psichiatrico dell’Ospedale San Paolo, proponendo esercizi di riequilibrio energetico per pazienti psichiatrici.

Al convegno ha partecipato come ospite anche la dott.ssa Simona Arletti, in rappresentanza del progetto “Città Sane” promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha documentato le iniziative messe in atto in numerose città d’Italia.
La presentazione si è conclusa con gli interventi del giornalista Vincenzo Bonaventura, moderatore, che ha assistito gli ospiti presentandoli e facilitando la loro relazione, e di Sara Bazzocchi, rappresentante regionale Fisieo per la Lombardia, che ha ripreso l’argomento proposto per la settimana dello shiatsu, approfondendolo.

Roberto Palasciano

 

Carne e tradizione

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad alcuni dibattiti televisivi sull’alimentazione, di cui l’ultimo “Carnivori contro nazi-vegani”, andato in onda recentemente alla trasmissione “Porta a Porta” su Rai 1, ci ha colpito in particolar modo per gli interventi rissosi dei partecipanti. Pensiamo di far cosa gradita ai nostri lettori riportando il parere in proposito di Bill Tara, autore del libro “Corpo naturale mente naturale” edito dalla nostra casa editrice.

“Uno dei soggetti più controversi e curiosi nell’alimentazione moderna è il ruolo delle proteine animali in una dieta sana. Nel corso degli ultimi venti anni è stato dimostrato che la nostra dipendenza dalla carne e dai prodotti caseari è un errore. La maggior parte degli studi epidemiologici indica che il consumo eccessivo di carne e latticini è un fattore primario nella maggior parte delle malattie degenerative. Questi studi, uniti al fatto che i danni economici e ambientali della moderna produzione di carne e latticini vanno ben al di là del loro valore sociale e nutrizionale, non sembrano minare la convinzione che i grassi animali e le proteine siano essenziali per una dieta sana. Il fatto che sempre più persone rifiutino questi alimenti per motivi etici legati ai maltrattamenti degli animali pone le basi per una lotta alimentare di proporzioni epiche.
Ci sono certamente informazioni adeguate riguardo alle condizioni orribili e malsane che i metodi di allevamento industriale impongono a mucche, suini, polli e pesci così come a molti altri animali che vengono massacrati ogni giorno per il cibo. La maggior parte delle persone non mangerebbe la carne che consuma ogni giorno se assistesse agli eventi che la hanno portata sul mercato. Il fatto che abbiamo bisogno di circa 150 miliardi di animali uccisi ogni anno per sopravvivere sembra strano quando guardiamo alla realtà fisica, antropologica e nutrizionale. Possiamo arrivare solo a una conclusione: l’argomento non ha nulla a che fare con alimentazione, scienza, compassione o buon senso. No, il consumo di alimenti di origine animale è governato in gran parte dalle emozioni e dalle mitologie culturali.
Sullo scenario del legame tra prodotti animali e aumento di malattie cardiache, ictus, tumori e persino diabete, dobbiamo chiederci quali visioni o desideri sostengano la volontà di continuare a utilizzare la carne persino come una piccola parte di una dieta sana. Ne vengono in mente alcuni:
• Il coraggioso cacciatore torna alla caverna con un’antilope legata alla schiena, che offre alla sua famiglia mentre si rannicchiano nell’ombra della loro grotta.
• Il cowboy indipendente si accuccia accanto al fuoco per un grande piatto di carne fritta e focaccia di granturco.
• Il ricco proprietario terriero si siede al tavolo scricchiolante colmo di uccelli arrostiti, pesci e cosce di agnello.
• Il padre di famiglia accende la griglia e aggiunge hamburgers e hotdogs, le bandiere sventolano.
Le immagini potenti che operano sotto la superficie della coscienza spesso definiscono chi pensiamo di essere. L’uomo cacciatore, l’individualismo robusto, il dominio sulla terra, la ricchezza e l’esperienza condivisa, nei nostri atteggiamenti sono tutti fattori relativi a ciò che mangiamo e a come usiamo tutte le risorse essenziali per la nostra esistenza. Quali argomenti potrebbero utilizzare i sostenitori di una dieta ricca di carne per giustificare questa abitudine che sta creando malattia, brutalità e disastro ecologico? Ebbene, le risposte a questa domanda sono semplici, un misto combinato di cattiva scienza e paura del cambiamento.

La carne è parte del nostro destino?
Uno degli argomenti più interessanti che sostengono il consumo di carne è che noi siamo onnivori, possiamo mangiare tutto. Non vorrei mai discutere di questo. Gli uomini primitivi avevano una dieta varia che includeva probabilmente insetti, selvaggina, frutti e piante. Non sono a conoscenza di contraddizioni logiche o antropologiche a questa idea.
Il punto è che non eravamo “carnivori naturali” nella definizione comune del termine. Un carnivoro è un animale che si ciba principalmente o esclusivamente di carne animale. Questa carne può essere procurata tramite la caccia e l’uccisione o i resti di ciò che altri animali uccidono. Le discussioni accademiche continuano a riguardare i dettagli alimentari della nostra evoluzione ma emergono alcuni fatti convincenti che sfidano molte mitologie culturali.
Le indicazioni più precise della dieta primitiva si trovano nella bocca e nel tratto intestinale. È qui che la storia del passato alimentare di qualsiasi animale si riflette più platealmente. I primi resti umani mostrano che l’uomo non è mai stato un vero carnivoro. Infatti, la carne era probabilmente una parte piuttosto ridotta del consumo dietetico, ad eccezione di coloro che vivevano là dove c’erano agricoltura e abbondanti piante commestibili. Le prove di ciò si trovano sia nella struttura che nelle funzioni umane.
A partire dai più citati e più evidenti, i nostri cosiddetti denti canini non ci qualificano come carnivori: sono posizionati indietro, verso gli angoli esterni della bocca e non sono abbastanza lunghi, grandi o forti da afferrare, trattenere e lacerare la carne. Nei resti fossili non ci sono prove che abbiamo mai avuto denti affilati per lacerare la carne o articolazioni mascellari per tenere o frantumare le ossa con qualunque efficacia, per non parlare degli artigli, che sono strumenti essenziali per la cattura e l’uccisione.
La questione delle guance è quella che spesso genera una risata quando la faccio presente alle conferenze. I carnivori non hanno guance, non ne hanno bisogno; la carne non si tiene in bocca. Si hanno guance solo quando si tiene il cibo in bocca per masticare e aiutare la digestione. Gli esseri umani hanno enzimi digestivi per digerire carboidrati complessi (non necessari ai carnivori); non sviluppiamo queste capacità se non sono essenziali per la nostra esistenza.
Le stesse indicazioni sono presenti nel tratto intestinale umano. I carnivori hanno intestini molto corti con pareti abbastanza lisce. La fibra della carne non è benefica per la salute intestinale di qualsiasi animale, quando le sostanze nutrienti superficiali del sangue vengono rilasciate dalla carne, gli intestini devono essere liberati. La fibra della carne è tossica per il microbioma umano. Le viscere umane prosperano con la fibra vegetale, che supporta la fermentazione digestiva.
Gli erbivori e gli esseri umani hanno un tratto digerente due o tre volte più lungo, che trattiene la fibra vegetale più a lungo per raggiungere il massimo rendimento. Tutte queste caratteristiche ci riportano a più di centomila anni fa, molto prima dello sviluppo degli strumenti o dell’uso del fuoco. Uno dei problemi che emerge nell’interpretazione di tutte queste indicazioni sulla nostra dieta originale è il fatto che uno dei nostri doni più preziosi è l’adattabilità.
I primi esseri umani lasciarono la loro casa africana da 1,8 a 1,3 milioni di anni fa, a seconda di quale delle attuali teorie migratorie si applica. Mentre viaggiavamo e mente altre ondate migratorie cercavano la loro via verso nord, siamo stati costretti ad adattarci a nuovi ambienti. Quando le tribù si spostavano nelle terre più fredde e meno fertili, era importante seguire le mandrie di animali e fare più affidamento sulle fonti di cibo animali per la sopravvivenza. Le tribù che rimasero nei climi più freddi mantennero la relazione con gli animali come fonte di cibo, sia allo stato brado o addirittura addomesticati e utilizzati per la produzione casearia.
Per migliaia di anni questo adattamento ha incluso la complessità di creare strumenti, il controllo e l’uso del fuoco per la cottura e il riscaldamento e, infine, l’agricoltura. Da 20.000 a 10.000 anni fa l’agricoltura si sviluppò lentamente e, con essa, la cottura. Gli antropologi dicono che durante questo periodo lo sviluppo fondamentale della biologia umana è stato l’ampliamento della dimensione del cervello. Questa crescita del cervello è attribuita al fatto che la cottura rese la digestione più efficiente e permise un’energia più calorica per lo sviluppo del cervello. Se ciò fosse vero, significherebbe un allontanamento dalla nostra dieta originale per affrontare le sfide della migrazione e dell’ambiente, e poi un adattamento ad una dieta più vegetale per soddisfare le esigenze sociali e fisiche di una popolazione incrementata e di una vita culturale più stanziale. Tutti questi cambiamenti erano a servizio della sopravvivenza.

Tradizione ed evoluzione
Quando chiedo ai miei clienti di descrivere la loro dieta, le due risposte più comuni sono “Io ho una dieta molto buona” (tutto è relativo) e “Sono cresciuto con una dieta tradizionale, mi piacciono la carne e le patate”. La prima è di solito una risposta femminile, mentre la seconda viene soprattutto dagli uomini. La tradizione viene adoperata come motivo per una moltitudine di peccati. Se è andato bene per il nonno, andrà bene anche per me. Due domande saltano alla mente: la prima è se la nostra nostalgia per la tradizione è un riflesso della realtà e la seconda è qual è il valore della tradizione in se stessa.
Quando ho iniziato la dieta macrobiotica a metà degli anni ’60, mio nonno disse che stavo mangiando più o meno come lui da bambino. La sua famiglia viveva di porridge, pane, verdure, fagioli e piccola selvaggina, con pochissima carne rossa. Pensava che fosse divertente e amava il cibo. Ho trovato che ciò è vero in tutti i paesi che ho visitato; se si chiede agli anziani, la loro dieta includeva meno carne, a meno che non fossero abbastanza ricchi.
C’è stata una duratura associazione tra ricchezza e consumo di carne: i più ricchi hanno i tagli migliori e i poveri ciò che rimane. È vero ancora oggi: il consumo di carne e l’abbondanza di cibo sono spesso associati al successo. Sono sempre stati i ricchi ad essere in sovrappeso ma, con l’avvento della dieta moderna, le cose sono cambiate. Abbondanza alimentare e tanta carne e latticini sono ora la base dell’alimentazione fast food. L’obesità è ora disponibile per tutti, che democrazia! L’unico problema è che la carne consumata è ancora lo scarto. Il popolare hamburger del fast food può contenere appena il 15% di carne e comprende ossa, tessuto connettivo, vasi sanguigni, grasso, acqua, nervi, cartilagine e riempitivi vegetali. Nessuno vuole sapere cosa c’è in un hot dog. Le cosiddette tradizioni di consumo di carne sono al servizio di chi vende carne, ma non sono il riflesso della realtà. La questione rimane ancora in sospeso: anche se i nostri antenati mangiavano la carne come loro cibo primario, perché ciò dovrebbe influenzare la nostra attuale alimentazione?
L’evoluzione umana è dominata da due influenze, l’adattamento fisico e quello culturale. L’adattamento fisico è un riflesso della nostra capacità di fronteggiare le sfide e le modifiche dell’ambiente, come rispecchiano la forma e le funzioni fisiche. Questi cambiamenti rappresentano il naturale desiderio di sopravvivenza. L’evoluzione culturale rappresenta un aspetto diverso e unico della vita umana. Sviluppiamo idee che guidano e caratterizzano i nostri atteggiamenti e azioni e che si riflettono nelle istituzioni sociali e nei modi in cui alteriamo il nostro ambiente. L’ambiente a cui ci stiamo adattando è una cosa che abbiamo creato noi.
Negli ultimi 10.000 anni l’umanità ha invertito l’oscillazione dell’evoluzione. Abbiamo modificato l’ambiente a cui ci adattiamo, siamo in un processo di alterazione della fonte della nostra vita e lo stiamo facendo senza una visione cosciente del risultato. La cultura umana ha fatto scomparire foreste, cambiato il corso dei fiumi, alterato l’atmosfera e cambiato la composizione dei mari. Il crogiolo da cui è emersa la vita è stato piegato alla volontà umana, principalmente in peggio. Il nostro atteggiamento riguardo al cibo è una parte importante di questo processo.
Il dono della coscienza, la nostra capacità di essere consapevoli delle nostre azioni e delle loro implicazioni, è un grande dono se lo usiamo. La tradizione può essere descritta come abitudine sociale. Come per ogni abitudine, la tradizione dovrebbe essere valutata sia dal punto di vista migliorativo che peggiorativo della qualità della vita individuale e sociale. In coscienza, possiamo sentire che vale la pena conservare alcune tradizioni che soddisfano una necessità importante, mentre altre superate o basate sull’ignoranza devono essere sostituite. Mantenere qualsiasi tradizione per la nostalgia perduta è da stolti. Amavo molto i miei nonni, ma sono felice di lasciare alcuni loro pregiudizi e credenze del passato, dato che non servono nel presente.
Lo sviluppo delle tecnologie e la velocità del cambiamento sociale rendono molte persone ansiose sulla direzione della società. Questa ansietà spesso produce paure irrazionali, dato che ci spostiamo in un territorio inesplorato. Il corso della storia richiede a tutti di riconsiderare cosa ha vero valore, non solo sul momento ma anche per il futuro. Quando ci avviciniamo alla questione dell’alimentazione, la richiesta è che superiamo le restrizioni di una tradizione immaginata e chiediamo a noi stessi come creare una dieta sana ed ecologica, sufficientemente flessibile da adattarsi alle esigenze personali, abbastanza varia da soddisfare i sensi e la capacità di sfamare un mondo affamato, con il minimo impatto ambientale. Questo non solo è possibile ma urgentemente necessario.
Una delle abitudini che dovremo lasciare indietro è la nostra dipendenza dagli animali come fonte primaria di cibo. È uno spreco, è malsano e produce caos ambientale. La via da seguire è quella di continuare a sostenere la riduzione della catena alimentare, promuovere l’educazione dei giovani sui vantaggi del cibo sano, sostenere l’agricoltura biologica e chiedere ai politici di avere il coraggio di combattere l’agricoltura intensiva e i monopoli alimentari e di renderli responsabili della qualità del loro cibo. Non c’è alcun beneficio nel rispetto della tradizione se ciò avvelena il futuro”.

Bill Tara, autore di “Corpo naturale mente naturale” (Shiatsu Milano Editore)
Traduzione di V. Pasqualini

REPORT 2016 SULLO SHIATSU IN PEDIATRIA

Dalla nostra autrice Marisa Fogarollo, di cui abbiamo pubblicato “Shiatsu & bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”, alcune riflessioni sul Report 2016 a cura dell’Azienda Ospedaliera di Padova (DAI per la Salute della Donna e del Bambino).

“E’ arrivato il report relativo al 2016 sul gradimento dello shiatsu effettuato in Pediatria, dove abbiamo trattato nell’arco di tutto l’anno quasi 1000 bambini, distribuiti nei vari reparti.

GRADIMENTO SHIATSU – REPORT 2016

Benefici riscontrati:

Altri benefici riscontrati:

• abbandono e rilassamento
• piacevolezza
• riposo immediato
• favorimento nell’evacuazione
• serenità
• La piccola ricevente è corsa a giocare ridendo e saltando mentre prima era ritrosa e piagnucolosa

E’ interessante per noi operatori avere un riscontro sul lavoro svolto, anche se sappiamo che i commenti sono sempre favorevoli. In certi casi i genitori si stupiscono se chiediamo di trattare anche i bambini che dormono, lo vedono come un disturbo; a questo proposito, vorrei portarvi l’esperienza dell’operatrice Angelica Nieddu:

Sono in Pediatria d’urgenza in una stanza dove ci sono tre piccoli ricoverati: due bambini intorno ai 3/4 anni e un neonato di 20 giorni. Tratto i due bambini più grandicelli, mentre i genitori del neonato sono un po’ distanti, chiusi e ovviamente preoccupati per il loro bambino. Il piccolo dorme, e loro rifiutano il trattamento che propongo. Faccio notare che il bimbo è notevolmente contratto e non sembra avere un sonno tranquillo. Mi lasciano trattare il bambino: inizio con un contatto sacro/addome e rimango lì, poi passo ai piedini, uno alla volta, e si vede chiaramente, e anche i genitori ne sono testimoni meravigliati, che il bimbo cambia espressione, rilascia la tensione nelle gambe, sorride e appiana le rughe che contraevano il visetto, apre le manine e se le lascia massaggiare. Tutti (psicologa, infermiere, genitori) sono favorevolmente impressionati e anch’io! Bellissima esperienza.

Quando trattiamo bambini che dormono in braccio alle mamme, queste si accorgono subito dopo i primi tocchi di quanto si rilassa il piccolo, sentono il corpo diventare più pesante ed essere un tutt’uno con loro. E questo non è poco: se il bimbo è completamente rilassato, tutte le energie vengono usate per contrastare il malessere e migliorare il benessere generale.
Con quanta tensione vivono il ricovero ospedaliero neonati, bambini e genitori. Per questo è importante il nostro lavoro, con il rilassamento possono veramente riposare e lasciar andare le loro preoccupazioni.

Ancora Angelica racconta:
Entro in una stanza dove ci sono due ragazzini, un maschio e una femmina. La femmina è prenotata per il trattamento, il ragazzino invece non vuole farsi toccare, ha la mano fasciata con la farfallina per i prelievi e la profilassi, e questo per lui è una tragedia. Tiene il braccio sollevato e rigido, ostentando questa sua sofferenza, è talmente contratto che ha male alla spalla e alla schiena. I genitori che vedono il trattamento alla bambina cercano di convincerlo ed io gli assicuro che non toccherò né il braccio, né la mano, gli aggiusto anche un cuscino che sostenga il polso. Inizio il trattamento e riesco a fargli chiudere gli occhi, lavoro addome, torace, viso e collo; poi bene il braccio col polso libero e finalmente il braccio dolorante, comprese le dita della mano fasciata, concludendo con gambe e piedi. Quando faccio il contatto di chiusura e ringrazio lui apre gli occhi ed esclama: “Ah!!! Sono rinato! Non sentivo più nemmeno l’aghetto!”

Per i bambini che non ci conoscono non è facile accettare l’incontro con sconosciuti, sanno che medici e infermieri purtroppo non fanno sempre cose gradite e così dobbiamo inventarci nuovi stratagemmi.

Ecco un’altra esperienza di Angelica:
Entro in una stanza dove c’è solo un bimbo, intorno ai 6/7 anni, con la mamma che si dimostra subito favorevole al trattamento, ma il piccolo non ne vuole sapere. E’ tutto rannicchiato e seminascosto sotto abbondanti lenzuola, pieno di fili; si tiene aggrappato con entrambe le mani ad un pupazzetto di plastica stretto al petto. Comincio a chiedergli del pupazzetto mentre cerco un piede (non si capisce come sia messo), ma intanto lui gira il viso dall’altra parte; però non ritira il piede, che finalmente trovo sotto le lenzuola e tratto a lungo. Quando mi sembra sia giunto il momento di passare all’altro piede dico rivolta alla mamma: “Chissà se da qualche parte in questo letto c’è anche un altro piedino da massaggiare… qui non si vede niente!” Istantaneamente si vede il piedino da trattare apparire fuori dalle lenzuola. Fantastico!

Spesso riscontriamo anche il cambiamento di umore: bambini tristi o annoiati, dopo il trattamento hanno voglia di giocare, interagiscono con i compagni di stanza, sorridono.

Tratto Andrea: ha circa 2 anni, ha subito un intervento, è in braccio alla mamma, si lascia trattare ma senza nessun coinvolgimento, è triste. Ad un certo punto cambia qualcosa e mi fa un meraviglioso sorriso. La mamma ringrazia, è il primo sorriso di Andrea dopo l’intervento.

Per noi operatori ogni risposta, ogni cambiamento è sempre emozionante e sempre ci sorprende, ma sappiamo che lo shiatsu è una disciplina olistica, lavora sul corpo, sulle emozioni e sullo spirito.

Marisa Fogarollo e Angelica Nieddu

Sei-ki

Sei-Ki: l’abilità di osservare

Condividiamo volentieri con i lettori un articolo di Andreana Spinola, curatrice dell’edizione italiana del libro “Sei-ki – Life in Resonance. L’arte segreta dello shiatsu”, di Akinobu Kishi e Alice Whieldon, da noi publicato.
Akinobu Kishi è stato insegnante e maestro di Zen Shiatsu in Oriente e in Occidente. Dopo aver subito un profondo cambiamento personale, avendo già sperimentato lo shiatsu fino ai suoi limiti, ha sviluppato il proprio metodo, il Seiki Soho, che ha poi praticato ed insegnato per trent’anni.

“Kishi è stato un grande maestro e, fortunatamente, ha lasciato un testo in cui è possibile incontrarlo. La sua grande semplicità può essere scomoda, a volte, quando cerchiamo soluzioni facili, quando cerchiamo il modo di fare una cosa. In quel momento, Kishi ci insegna che non c’è UN modo, anche se il modo è UNO.
E Kishi, con grande pazienza e sapienza, ci porta per mano e ci ripete ancora e ancora, ci riporta all’essenza del lavoro, togliendo tutto quello che c’è di troppo.
Lo shiatsu si basa sul contatto, sull’attitudine, sulla concentrazione e sul rilassamento dell’operatore. Senza questi elementi, nessuna tecnica può essere efficace e nessuna tecnica può essere sostitutiva. Shizuto Masunaga sensei queste cose le ha scritte, ma noi occidentali abbiamo sempre difficoltà a viverle fino in fondo. Kishi, per trent’anni, con il suo lavoro ha dimostrato in tutto il mondo che si può lavorare senza meridiani, senza stiramenti, senza rotazioni, senza tecniche finalizzate ad un particolare risultato, solo con il contatto.

Kyoko Kishi, sua moglie e sua allieva per trent’anni, per ricordarlo ha scelto queste righe:

Sei-Ki: l’abilità di osservare.
I meridiani rappresentano il movimento dell’intero corpo.
Se viene toccato il punto focale, sarà l’intero corpo a muoversi.
Diagnosi è riconoscere il punto focale.
Diagnosi nello shiatsu è già trattamento. Crea l’azione dinamica.
Il corpo umano si armonizza con l’azione dinamica.
L’operatore dovrebbe osservare questa azione dinamica.
Applicare la conoscenza delle mappe dei meridiani o dei punti è un approccio statico.
Non funziona.
Anche l’approccio Sei-Ki è azione dinamica, stimolata dall’osservazione della vita.
Questo è il passaggio del Ki”

Andreana Spinola

Gli incantesimi

In esclusiva per i nostri lettori, un estratto dal libro “Corpo naturale mente naturale – Salute, Ecologia e Spiritualità” di Bill Tara. Siamo certi lo troverete interessante, buona lettura!

Gli incantesimi animano gran parte del nostro panorama culturale. La nostra mitologia, la religione e la nostra saggezza popolare sono tutte piene di storie di incantesimi. Gli uomini vengono trasformati in maiali, le città vengono trasformate in pietra e belle ragazze vengono intrappolate in cittadelle di spine. C’è sempre qualcuno che deve fare un patto col diavolo, con la strega cattiva o con lo spirito maligno per far gettare una maledizione. Le vittime degli incantesimi sono sempre ingannati e bloccati nel raggiungimento del loro vero potenziale, dipendenti da quell’atto specifico che rompe l’incantesimo, l’atto che li può rendere liberi.
Noi possiamo pensare che questo tipo di magia sia una cosa del passato, una fantasia di cui ora si fa menzione solo nelle canzoni d’amore o negli atti del carnevale. Può sembrare che alla magia sia stato strappato il suo velo dalla scienza e dalla logica. Ma i maghi di oggi adorano degli dei diversi e fanno magie diverse. I risultati sono ancora gli stessi. Il dono illusorio è ancora splendido e luccicante e dietro tutti i sogni, il risultato è una manciata di polvere e un’anima congelata.
Gli stregoni di oggi offrono la promessa del controllo sulla vita stessa. Adesso si può vivere in un castello, possedere il mezzo di trasporto più maestoso, essere belli oltre misura, cibarsi con cibo più squisito ed estendere la propria vita sessuale per tutto il tempo che si desidera. Ed è il nostro credere a queste promesse miracolose che sostiene l’incantesimo. La promessa è una vita di abbondanza, comfort e piaceri mai immaginati nel corso di tutta la storia umana – ma come ogni incantesimo, c’è un prezzo da pagare. E’ un prezzo che è pagato lentamente e sicuramente dai padri e dalle madri e pagato ancora più salatamente dalle figlie e dai figli. Il prezzo dell’incantesimo moderno è esattamente questo, la vita dei nostri figli.
L’incantesimo conta sugli incantati per far sì che mettano la saggezza alle loro spalle e seppelliscano ogni pensiero del vero valore dello scambio. Dipende dall’avarizia e dalla miopia dell’incantato. L’incantesimo moderno non è né più né meno quello che era in passato ma con qualche piccolo cambiamento. I maghi adesso indossano abiti da lavoro, sono fiduciosi e molto sicuri di sé. Parlano di soluzioni ragionevoli dei problemi; richiedono la creazione di commissioni e organismi di analisi. Parlano citando statistiche, ridicolizzano i sentimenti e adorano i fatti. Contano sul fatto che gli incantati comprino la visione che viene offerta senza fare domande.
Il tentatore moderno propone immagini di un futuro, protetto e sicuro, in cui apparecchiature elettroniche spianano i problemi della vita, dove i computer educano i bambini e dove c’è “più” di tutto. E’ un mondo di abbondanza senza fine e dove gli esperti si prendono cura dei problemi e dove l’irresponsabilità sociale verrà bilanciata dall’intervento di istituzioni sociali benevole.
L’incantesimo di cui siamo vittime ci permette di pensare che possiamo vivere generando malattie che poi vengono curate da un dottore e usando le risorse del pianeta che poi vengono rimpiazzate dalla scienza. L’incantesimo ci dice che Dio è dalla nostra parte quando i governi che ci rappresentano proteggono il forte e reprimono il debole. Noi sappiamo che queste promesse sono illusioni, tuttavia andiamo avanti come se fossero vere. Le delusioni e le azioni che ne derivano producono una malattia, sia a livello del corpo che dell’anima, la quale richiede una cura ad un livello molto profondo.
La salute descrive l’equilibrio dinamico tra gli aspetti del nostro essere. Molte delle lotte che dobbiamo affrontare nella società di oggi sembrano essere separate da quelle della nostra condizione individuale ma non lo sono. Il nostro stato individuale di benessere fisico, mentale e spirituale si riflette in tutto quello che facciamo. Essendo parte di quell’organismo più grande che è la società, tutti noi giochiamo un ruolo nella sua formazione. Il nostro stato di salute influenza come agiamo nel mondo e il tipo di incantesimi verso i quali siamo trascinati.

Bill Tara, “Corpo naturale mente naturale” – Shiatsu Milano Editore

Shiatsu è ascoltare e conoscere se stessi

Per i nostri lettori, ecco un nuovo articolo in esclusiva della nostra autrice Marisa Fogarollo.

“I ragazzi diabetici hanno l’occasione di partecipare ad una vacanza in veliero e sono eccitati e felici, ma anche un po’ preoccupati” mi dice il dott. Carlo Moretti, “perché temono di soffrire di mal di mare. Li posso aiutare?” Organizziamo due incontri perché i ragazzi sono divisi per età, il primo gruppo dai 9 ai 14 anni, il secondo dai 15 ai 18, e insieme ai miei validi collaboratori ci accingiamo a svolgere questo compito.
Nel primo gruppo tutto procede tranquillo: presentazione dello shiatsu, do-in inserendo i punti da trattare in caso di mal di mare, nausea, esercizi di respirazione, breve sequenza shiatsu lavorando ancora sui punti specifici. I ragazzi sono collaborativi e non c’è nessun imbarazzo nel lavoro a coppie.
Alla fine dell’incontro chiedo ai partecipanti di scrivere in poche parole quello che li ha maggiormente colpiti durante la lezione. Scrivono parole che avevo usato anch’io come: rilassamento, benessere, calma, ascolto, divertimento; ma alcuni usano una parola che non avevo mai pronunciato, PACE, parola che rappresenta in pieno il senso del lavoro perché solo se stiamo bene dentro di noi possiamo sperimentare il benessere e l’armonia all’esterno.
Il gruppo di ragazzi più grandi ci ha un po’ spiazzato. Pensavo di svolgere la lezione come avevo fatto in precedenza, ma non è stato possibile. Quando ho iniziato la sequenza di auto shiatsu mi sono trovata davanti una quindicina di ragazzi che ripetevano i miei movimenti ma solo per farmi un favore, erano apatici e indifferenti.
Mi sono detta “Questa è una sfida, devo cercare di coinvolgerli” e mi sono fermata. Ho cominciato a parlare di tutte le cose che conosciamo e di quanto poco sappiamo del nostro corpo. Hanno ascoltato il loro respiro, ho portato l’attenzione e fatto sentire i punti del corpo dove si blocca l’energia e dove invece non arriva e poi “la magia dello shiatsu” ha fatto il resto: siamo entrati in un’altra dimensione e questo ci ha permesso di lavorare con ragazzi partecipi e collaborativi. Anche nel lavoro a coppie si sono trattati con rispetto reciproco e ascolto.
E le parole che hanno scritto alla fine dell’incontro erano, come nel gruppo precedente, riferite a rilassamento, benessere, calma ma soprattutto parole che indicavano un nuovo rapporto con il loro corpo, anche imbarazzo all’inizio, e poi ascolto del respiro, riconoscimento di zone bloccate, piacere del contatto, scoperta di un nuovo modo di ascoltare e comunicare.
Al ritorno dalla vacanza in veliero il dott. Moretti mi ha confermato la validità del lavoro: anche quando c’è stato il mare mosso i ragazzi non hanno sofferto.
Ma per me il lavoro più importante è stato il contatto e l’ascolto con il loro corpo, la capacità di rapportarsi con il tocco tra ragazze e ragazzi, sentire che ci possono essere modi diversi di comunicare, e non è poco se pensiamo che gli adolescenti sanno comunicare fisicamente solo con spintoni, pacche sulle spalle e altri gesti simili.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Le carezze dello shiatsu

In esclusiva per i nostri lettori, questo bellissimo articolo di Marisa Fogarollo, nostra autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi“, per riflettere anche in chiave scientifica su come un tocco affettuoso possa provocare su bambini e adolescenti effetti sorprendenti. Come per tutti i suoi libri, è un testo che muove profonde emozioni.

“Vorrei partire da esperienze vissute per parlarvi poi delle mie riflessioni su come lo shiatsu possa essere un nutrimento fisico e emozionale.
Mi trovo nel reparto Pediatria e trovo Martin, un bimbo di circa 10 mesi, piangente in braccio alla mamma. Nella mattinata era arrivato da Bolzano in elicottero, questo per farvi capire la gravità della situazione. Durante la giornata aveva mangiato solo una volta e doveva aspettare ancora mezz’ora per il pasto successivo. E’ disperato. Comincio a trattarlo in braccio alla mamma e smette di piangere quasi subito. Viene appoggiato sul letto e io continuo il trattamento. Martin accetta molto volentieri il massaggio, si calma, si rilassa e mentre gli tratto le manine mi fa un meraviglioso sorriso. E’ stata un emozione fortissima.
Come può un bimbo così piccolo e in una situazione così difficile trovare il tempo e la forza di dimostrare il suo piacere? E’ successo altre volte, a me e ai miei colleghi, di trovare bambini affamati e piangenti, che si calmano e a volte si addormentano durante un trattamento shiatsu.
Un gruppo di ricercatori americani ha chiamato “I neuroni dei massaggi affettuosi”* quei neuroni che si attivano quando ricevono carezze e producono nel cervello una sensazione di relax. Hanno approfondito l’argomento dopo aver seguito una donna colpita da una malattia infettiva che aveva perso il senso del tatto, ma non la sensibilità alle carezze. Non percepiva tocchi veloci, ma avvertiva una sensazione piacevole quando la si accarezzava lentamente. A differenza delle fibre nervose normali, che trasmettono le sensazioni alla velocità di 60 metri al secondo, il “canale delle carezze” non ha nessuna fretta e il suo messaggio si muove percorrendo un metro al secondo. Gli stessi tocchi, se fatti in modo più veloce, perdono la loro carica di dolcezza e vengono percepiti come sensazioni tattili anonime.
Questo tocco leggero non conosce ostacoli e viene percepito anche in presenza di una sensazione di dolore; questo senso è attivo, e fra i più sviluppati, fin dalla nascita. E l’emozione piacevole nel cervello non viene prodotta solo da chi riceve il massaggio, ma anche, e con pari intensità, da chi guarda e assiste chi viene accarezzato.
Ed è così spiegato quello che vediamo e tocchiamo con mano nel nostro lavoro in studio e ancor di più in Pediatria: il benessere e il rilassamento che ricevono i piccoli durante i trattamenti, ma anche la risposta positiva delle mamme che sono presenti e che alla fine commentano “Come mi sento bene! Mi sono rilassata solo a guardare!”
Non vorrei fermarmi solo ai bambini, ma vorrei comprendere in questo benessere anche le ragazze che presentano problemi di alimentazione. Quando mi avvicino a loro per la prima volta, rimango basita dalla rigidità presente nel loro corpo ma poi, nei trattamenti successivi, sento che il corpo diventa più morbido, la respirazione, all’inizio bloccata, diventa più fluida, l’energia inizia a circolare.
Il rilassamento ottenuto permette loro un’apertura diversa verso il mondo e di conseguenza un rapporto migliore con il cibo. Il tocco può sanare le ferite, può cancellare il ricordo del dolore, può far sentire l’affetto, l’amicizia, la comprensione.
E allora, mi chiedo, se un neonato si addormenta anche se affamato, grazie al tocco, se un adolescente riesce a superare i suoi problemi di alimentazione, sempre grazie al tocco, possiamo considerare lo shiatsu come un nutrimento per il corpo, il cuore e lo spirito”.

*http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/31/carezze-quel-segreto-nascosto-sottopelle-così-le.html

Marisa Fogarollo

Visitare con il cuore

Proponiamo ai nostri lettori il racconto n. 9 estratto da “Racconti di 100 trattamenti” di Shizuto Masunaga: siamo certi che lo troverete molto interessante ed istruttivo perché, come tutti gli scritti di questo grande maestro shiatsu, offre profondi spunti di riflessione. Buona lettura!

Guardare / visitare con il cuore

Mi trovavo a casa a causa di uno sciopero, quando un mio ex-paziente mi chiese di visitare un suo conoscente, ed io acconsentii. Arrivò un giovane di venticinque anni, dicendo che continuava a fargli male il braccio sinistro e che la situazione non migliorava. Mi chiesi quanto fosse grave: ero un po’ dubbioso, anche perché era venuto guidando la sua autovettura.
Mi raccontò che circa un anno prima, da ubriaco, era inciampato facendosi male alla spalla; il giorno successivo cominciò ad accusare un dolore fortissimo, ma visto che dalle lastre non risultava nulla, gli prescrissero la massoterapia. Il dolore diminuì, ma comunque il movimento della spalla era ridotto, perché non riusciva ad esempio ad alzare il braccio e a girarlo indietro. I massaggi non lo stavano aiutando a risolvere il problema, quindi si recò anche dall’osteopata per circa tre mesi, ma non ebbe miglioramenti. Quasi ormai convinto dell’impossibilità di guarigione, venne nel mio studio accompagnato da questo mio ex-paziente.
Facendolo stendere sul lettino, mi accorsi immediatamente che la spalla sinistra sporgeva in avanti di alcuni centimetri. Possibile che l’osteopata non si fosse accorto di nulla? Cosa stava curando allora? Non vedendo alcun danno all’articolazione, pensai che si fossero focalizzati sui nervi dell’arto superiore, ed infatti mi confermò che gli avevano fatto solo e ripetutamente massaggi ed applicazioni di elettro-terapia. Premendo l’osso fuori posto, gli chiesi: “E’ qui che ti fa male, non è vero?”. Rispose: “Sì, è proprio lì”. Stimolando quell’osso con la pressione delle mani, gli provocavo dolori alla schiena ed al braccio stesso. Premendo ancora la testa dell’osso della spalla, controllai i meridiani che secondo me erano stati danneggiati: nessuna sorpresa se il paziente provava dolore. Mi chiesi come avessero fatto a curarlo per un anno intero senza accorgersi di questa situazione. Mentre mi facevo questa domanda, sentii un lieve rumore e l’osso ritornò nella sua sede naturale. Allora gli dissi: “L’osso è ritornato al suo posto”, e lo invitai a provare a muovere la spalla. Rispose: “Riesco a muoverla, ma mi fa ancora male”. Mentre “aggiustavo” gli altri meridiani, gli spiegai che i meridiani non si trovano solo sulle spalle, e che il suo sintomo riguardava il corpo intero, perciò non bastava sistemare solo la spalla dolorante.
Il ragazzo aveva uno stile di vita tale che il suo corpo si era indebolito, così che era stato sufficiente un singolo piccolo trauma (come quello di inciampare) per fargli passare un anno intero di sofferenze. Il problema non era la sua spalla: se non si fosse fatto male, avrebbe continuato a vivere così; la spalla rappresentava semplicemente la disarmonia del suo stile di vita. Anche le sue costole e vertebre, proprio come i meridiani, erano fuori posto, sebbene non quanto la spalla sinistra. Finito il trattamento, lo invitai a provare a muoversi. Riuscì ad alzare il braccio, ruotare l’articolazione e fare una serie di movimenti, ma la sua espressione era stranita. Si vedeva che la mobilità era migliorata, ma il silenzio del giovane preoccupò la persona che lo aveva accompagnato, che dunque gli chiese se provasse ancora dolore. Lui, continuando a muovere il proprio corpo, rispose: “No. Ho provato tutti i movimenti che per un anno non ho potuto fare, ed ora ci riesco!”. Era molto contento. Mi riferì che i medici, nonostante sentisse dolore, gli avevano ripetuto che non aveva niente, perciò temeva di essere fissato (nevrotico) e di non poter più guarire. Le cure che gli erano state prescritte non prendevano in considerazione la sua spalla spostata, perciò era ovvio che non ci fossero miglioramenti. Mentre spiegavo quest’ultimo concetto, una riflessione mi attraversò la mente.

Ora come ora, grazie alle mie esperienze e studi (e molto probabilmente alla passione) sono in grado di osservare tutti i meridiani, riuscendo subito a capire con una certa accuratezza i sintomi dei pazienti; ma sono sempre stato così bravo? Il discorso non vale solo per i meridiani. Penso che in questo mondo ci siano tante cose che, pur essendo proprio lì davanti a noi, non notiamo perché non siamo in grado di osservarle, di guardarle, di percepirle con il cuore; non abbiamo l’atteggiamento adatto per vederle. Ma ciò non significa che queste cose non ci siano.
Purtroppo, molte persone sono convinte di avere ragione, e che un qualcosa non esista solo perché loro non sono in grado di percepirlo. Se i nostri “perché?” di fronte agli eventi restano senza risposta, non significa che non ci siano spiegazioni valide; semplicemente, non capiamo le cose perché non siamo in grado di vederle. Quando non comprendiamo il perché della nostra malattia, e diciamo “Non ho fatto male a nessuno”, o “Sono sfortunato”, in realtà non ci stiamo accorgendo dei nostri errori (ad esempio nello stile di vita).
Facendo sfogliare la rivista Ningen-Igaku* (Medicina dell’umanità), le persone che la leggono per la prima volta rimangono sorprese di quanto facciano male la carne, le uova e lo zucchero bianco raffinato. Non accorgendocene, auto-danneggiamo la nostra salute. Per chi ha la capacità di osservare, questa è una cosa facile da capire, ma tante altre persone purtroppo si arrovellano; oltretutto, non tutto ciò che vediamo corrisponde a verità.
Dopo questa esperienza, provai una strana sensazione di vuoto.

Shizuto Masunaga, “Racconti di 100 trattamenti” – Shiatsu Milano Editore

*Ningen-Igaku: In italiano “medicina dell’umanità”, rivista mensile fondata nel 1928 ed ancora presente sul mercato giapponese; si occupa di alimentazione, metodi naturali e organizzazione corsi di discipline naturali.

I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina

Proponiamo ai nostri lettori un nuovo estratto dal libro di Antonio Gatti “Il Tao della musica – La concezione della musica e del suono nell’antica Cina e altrove”, dal titolo “Forme o sostanze? I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina”. Siamo sicuri desterà la vostra curiosità.

La percezione visiva in Occidente e in Cina
Altro capitolo non da poco, dove si deduce che, nella concreta percezione visiva, l’occidentale vede forme e funzioni, e il cinese vede sostanze; l’occidentale vede le cose come enti separati, l’orientale le vede inseparabili dal loro contesto.
E per dimostrarlo si medita sui pesci e le rocce di un acquario. E poi sul caso della piramide di sughero, in cui c’è chi vede la piramide, chi il sughero; e di altri curiosi aneddoti. Deducendone non senza turbamento che vediamo mondi differenti.

Ora chiediamoci se questa radicale differenza di visione tra mondo occidentale e mondo cinese, oltre a costruire una diversa immagine del mondo, non comporti concrete differenze sul piano percettivo.
La domanda di Nisbett* è radicale: la concreta percezione visiva delle cose, o meglio il modo di concettualizzare il mondo che vediamo, è differente in Occidente e in Asia orientale? La sua analisi, che talvolta ribadisce concezioni e modelli di pensiero già indagati, seppur non con indole statistica, dagli studiosi del pensiero cinese, ha qui il pregio di mettere in luce con acutezza le differenti, concrete modalità della percezione visiva nell’Occidente e in Asia orientale. Numerosi test son stati eseguiti su soggetti occidentali ed estremo-orientali. Furono mostrati a studenti americani e giapponesi disegni animati di un acquario, con pesci e sullo sfondo rocce e piante acquatiche. I pesci erano ben memorizzati da entrambi i gruppi; rocce e piante erano però ricordate molto di più dai giapponesi, che le ricordavano mettendole in relazione con i pesci circostanti. Alla fine fu eseguito un nuovo test, esibendo immagini tratte dai disegni animati visti: in alcune pesci, piante e rocce erano associate alla stessa maniera, in altre i pesci erano mostrati in un nuovo ambiente. I giapponesi ricordavano meglio i pesci riproposti nello stesso ambiente, rispetto a quelli riproposti in ambienti nuovi; gli americani ricordavano ugualmente gli uni e gli altri. Questo suggerisce che gli orientali abbiano memorizzato gli oggetti assieme al loro ambiente; dove gli occidentali li avevano memorizzati separati dal contesto. Questa deduzione è stata confermata da numerosi test.
La visione analitica occidentale porta quindi a visualizzare la realtà in modo analitico, come una serie di oggetti distinti, isolati dal contesto; e tende a selezionarli e trattenerli in memoria secondo criteri di gerarchia. La visione estremo-orientale vede la realtà come una rete di relazioni, in cui gli oggetti sono costantemente associati al contesto; e tende così a memorizzare, nel contesto, anche oggetti per noi non significativi. L’atto stesso della percezione visiva, o almeno la concettualizzazione di questa, si modifica: vediamo mondi differenti. In qualche modo viviamo quindi in mondi differenti.
Il Nisbett suggerisce anche una ulteriore differenza nella visualizzazione, che può aiutarci ad ampliare la riflessione intorno alla musica. La visione olistica cinese porta a vedere il mondo come un insieme di sostanze continue, dove la visione analitica occidentale vede un insieme di particelle. Un pezzo di legno è per noi un insieme di particelle, per un cinese un materiale omogeneo. Una conchiglia per noi è un oggetto, per un cinese una sostanza. Interessante uno dei test proposti: si mostrava a un campione di americani e giapponesi di varia età una piramide di sughero; e successivamente una piramide di plastica insieme a un cubo di sughero, chiedendo agli intervistati di indicare quali dei due associavano alla piramide di sughero. Gli occidentali per lo più indicavano la piramide di plastica; gli orientali il cubo di sughero. Della piramide di sughero, gli uni vedevano la piramide, l’oggetto, la forma, la funzione; gli altri vedevano il sughero, la sostanza.
Apriamo una breve parentesi di chiarimento sul termine “sostanza”. E’ evidente come la sostanza di cui parla il Nisbett sia concretamente la materia, e non rimandi ad altri concetti filosofici di sostanza, che può anche essere intesa come essenza, e quindi insieme indissolubile di forma e materia. I cinesi, interessati da sempre al rapporto tra forma e sostanza, usano questi termini con significati specifici, che occorre quindi usare con cautela. Nisbett cita a sostegno delle sue tesi il Needham, che sostiene “nel pensiero cinese l’universo è una sostanza continua, all’interno della quale agiscono gli influssi come interazione tra le cose”. Ma la sostanza di cui parla il Needham non è riducibile alla pura materia, come quella cui allude Nisbett; fa piuttosto riferimento al qi. Il qi, l’energia che nel pensiero cinese costituisce ogni ente, ogni fenomeno del reale, è perciò la sostanza di cui il Needham parla, che comprensibilmente è concepita come sostanza continua, non riducibile a strutture corpuscolari.
Chiusa la parentesi.

La percezione auditiva in Occidente e in Cina
Dove, a compimento di quanto detto, si deduce che l’occidentale privilegerà anche nella percezione auditiva gli aspetti formali, mentre il cinese la sostanza del suono. E si comprende quindi il prestigio assegnato nell’Occidente all’armonia e al contrappunto, e nella Cina alla sostanza del timbro.
E non si manca di dissertare sulla sottomissione dei sensi alla ragione, sul cannocchiale di Galileo, la bolla di Giovanni XXII e altre analoghe scomuniche. E deduciamo con crescente smarrimento che non solo vediamo mondi differenti, ma che ascoltiamo anche mondi differenti.

[…]

*Richard Eugene Nisbett è professore di psicologia sociale e co-direttore del programma Cultura e Cognizione dell’Università del Michigan.

Antonio Gatti , “Il Tao della musica”, Shiatsu Milano Editore

Corso al Centro Iokai di Tokyo – video