Gli scritti di Shizuto Masunaga

Shizuto Masunaga, grande maestro di shiatsu, negli anni ’60 intraprese una ricerca che lo portò a ideare il Keiraku shiatsu (shiatsu con i meridiani), fondando nel 1968 a Tokyo il Centro Iokai, i cui kanji significano I = medicina, O = re e Kai = associazione, a indicare quanto ritenesse lo shiatsu “La medicina”.

Shizuto Masunaga, nel corso della sua vita, produsse molti scritti e collaborò con diverse riviste giapponesi di medicina, editando gli articoli pubblicati in raccolte; al Centro Iokai di Tokyo sono infatti in vendita una ventina di sue pubblicazioni in lingua giapponese, comprese mappe e dispense. Purtroppo, solo pochi di questi scritti sono stati editati in lingue europee, anche a causa delle difficoltà di traduzione, dovute alla profonda conoscenza dell’autore di medicina occidentale e orientale, psicologia, religione e filosofia orientale. I testi di Masunaga sono profondi e complessi, e quando viene descritto un trattamento sembra di assistervi in prima persona.
Probabilmente per questo motivo il Keiraku shiatsu originale non è stato divulgato correttamente all’estero; un altro motivo potrebbe essere il fatto che quest’arte, per essere insegnata e appresa, necessita della trasmissione personale da parte del Sensei, e l’insegnamento in occidente ha risentito di questa limitatezza, non venendo riportato in modo fedele.

Importante per la diffusione del Keiraku shiatsu nel mondo fu, nel 1977, la pubblicazione in inglese del libro “Zen Shiatsu”, tradotto da Wataru Ohashi dall’originale giapponese “Shiatsu” di Shizuto Masunaga, a cui poi seguirono traduzioni in altre lingue europee, tra cui l’italiano nel 1979 (“Zen Shiatsu”- Edizioni Mediterranee). Nel 1987 (dopo la morte del Maestro, avvenuta nel 1981) venne tradotto in inglese anche “Zen Imagery Exercises”, curato da Keiko Masunaga (moglie di Shizuto) e da Stephen Brown, poi tradotto anche in italiano da Gianna Tomilianovich e pubblicato nel 1996 dalle Edizioni Mediterranee col titolo “Zen per immagini”.
Preso da solo, “Zen Shiatsu” è solamente un frammento di tutto il lavoro di Masunaga ma, per molti studenti occidentali, fino a poco tempo fa è stato l’unico testo sul Keiraku shiatsu disponibile.
Negli ultimi anni, a livello europeo, si è cercato di far conoscere il Keiraku shiatsu originale, e l’editore francese “Le courrier du livre” ha tradotto e pubblicato “Shiatsu et médecine orientale” (dall’originale giapponese “Keiraku to shiatsu”, shiatsu con i meridiani) e “100 récits du traitement” (“Racconti di 100 trattamenti”).
Lo shiatsu di Masunaga ha, come caratteristica, la diagnosi contemporanea al trattamento, ma questo concetto non è semplice, e non è stato trasmesso correttamente in occidente. Trovo perciò importante anche il lavoro fatto da Maria Silvia Parolin e Hatsuni Ueda, che hanno tradotto in italiano “Manuale di Sesshin” (2007, edizioni Macunix), testo importante che andrebbe però a mio avviso reimpaginato (e magari ampliato con appendici) per renderlo più fruibile agli shiatsuka italiani.

Attualmente, il Centro Iokai è diretto da Haruhiko Masunaga, figlio di Shizuto, che continua l’insegnamento e la divulgazione dello shiatsu del padre in Giappone e all’estero.
Nel 2011 sono andato a Tokyo per poterlo conoscere e frequentare un breve corso per stranieri nel dojo dello Iokai, come ai tempi di Shizuto. Durante l’insegnamento ho potuto notare che Haruhiko consultava i libri del padre “Racconti di 100 trattamenti” e “Manuali di shiatsu”, che ho scoperto poi essere utilizzati come libri di testo per i corsi base e avanzati che si tengono allo Iokai. Su licenza di Keiko e Haruhiko Masunaga, tornato in Italia ho dunque deciso di fare tradurre in italiano questi volumi e pubblicarli sotto l’etichetta Shiatsu Milano Editore, casa editrice che avevo appena fondato per la diffusione delle discipline bio naturali.
Le traduzioni sono state possibili grazie alla collaborazione con la nostra shiatsuka giapponese Akiko Emori, che teneva i contatti direttamente con Haruhiko per chiarire i dubbi, alla nostra traduttrice ufficiale Mayu Fanny Suzuki, da poco trasferitasi in Giappone, e alla consulenza di Tsuya Yamada, ora operatrice shiatsu.
Abbiamo iniziato con la traduzione e pubblicazione, nel 2012, del libro “Racconti di 100 trattamenti”, già tradotto in francese da “Le courrier du livre”, realizzando un’opera importante anche graficamente. Pur avendo disponibile il testo in francese, i racconti sono stati tradotti dall’originale giapponese per mantenere la fedeltà al testo e rendere nei dettagli l’atmosfera espressa. E’ stato il nostro primo “faccia a faccia” con gli scritti originali di Masunaga, e l’impegno è stato grande. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista giapponese “Ningen-Igaku”, solo cinquantotto sui cento previsti perché, purtroppo, Shizuto Masunaga morì di malattia prima di completarli. I racconti sono autobiografici e, come ci scrisse in una lettera Keiko Masunaga, “A differenza di altri testi scritti da Masunaga sensei, questo è un libro molto particolare e importante proprio perché tratta intensamente l’idea e la filosofia del Keiraku shiatsu, dal punto di vista e dallo stile di vita adottato da Masunaga sensei”.

In seguito, dal 2012 al 2016 abbiamo tradotto e pubblicato “Manuali di shiatsu”, suddivisi in 1°, 2°, 3° e 4° mese. Questi volumi, sebbene contengano alcuni argomenti e sequenze già espressi in “Zen shiatsu”, ampliano e dettagliano i contenuti fondamentali e le tecniche del Keiraku shiatsu, permettendo di entrare nel cuore dell’insegnamento del grande Maestro. Anche in questo caso, avendo a che fare con le sequenze della posizione seduta, prona, supina e laterale, oltre che con lo shiatsu clinico nel 4° volume, il nostro impegno di traduzione e revisione è stato grande, rendendo necessaria anche una consulenza medico-scientifica. Sono convinto che un manuale del genere possa senz’altro costituire un grande aiuto per l’insegnamento agli allievi italiani, ma anche un importante approfondimento per gli shiatsuka più esperti e per gli insegnanti.

Vista la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, e sempre nell’ottica di divulgare il Keraku shiatsu originale, stiamo affrontando un’altra fatica editoriale, iniziando la traduzione del libro “Keiraku to shiatsu” (shiatsu con i meridiani), già tradotto in francese come “Shiatsu et médecine orientale”. Anche in questo caso, si tratta di articoli scritti da Masunaga negli anni ‘70/’80 e pubblicati su riviste giapponesi, che noi suddivideremo in due volumi, come d’accordo con Haruhiko Masunaga.

Gli scritti di Shizuto Masunaga, come accennavo, sono molti; qui sotto riportiamo un elenco delle pubblicazioni giapponesi più importanti, delle quali le ultime due curate dalla moglie Keiko:

1963 – La terapia dello Shiatsu
1965 – La terapia dello Shiatsu clinico
1968 – Introduzione alla psicologia clinica per operatori shiatsu
1969 – Shiatsu per la famiglia
1969 – Shiatsu per principianti
1970 – Mappa di meridiani stile Iokai
1970 – Sesshin. Guida alla diagnosi (tradotto anche in italiano)
1973-75 – Manuali di shiatsu 1°, 2°, 3° e 4°mese (tradotti anche in italiano)
1974 – Shiatsu (tradotto col titolo “Zen shiatsu” anche in italiano)
1975 – Linee e punti per la salute
1979 – Esercizi energetici (tradotto col titolo “Esercizi per immagini” anche in italiano)
1980 – Racconti di 100 trattamenti, ampliato nel 1994 con una seconda edizione (tradotto anche in italiano)
1983 – Shiatsu con i meridiani (prossimamente anche in italiano)

Roberto Palasciano, curatore editoriale di Shiatsu Milano Editore

L’Anima – di Pierpaolo Alioto

Pubblichiamo volentieri un articolo di Pierpaolo Alioto, conduttore della 3° serata della vitalità dal titolo “La guarigione dell’anima: recupero dei frammenti di sé”, a proposito di anima, consapevolezza e malattia.

“Quando si parla di Anima è facile cadere in confusione! Una confusione dovuta al proprio retaggio culturale, alle proprie tradizioni religiose, alle proprie suggestioni.
A me piace intendere il concetto di “Anima” come quel “qualcosa” che, appunto, “anima”, muove, sostiene, dona vita alle cose.
“Anima” è, quindi, “struttura”; una struttura che, a seconda del contesto dove essa agisce, ha una consistenza più o meno tangibile. L’anima in ferro di un pilastro riusciamo ad immaginarla bene: essa garantisce forza alla colonna o alla trave e, allo stesso tempo, dona loro una specie di vita, poiché ne assicura la mobilità e la flessibilità alle sollecitazioni dall’esterno.
Proviamo a pensare, però, cosa avviene al pilastro se quest’anima metallica si frantuma, si disgrega…
Nell’essere umano, l’Anima non è collegata ad un contesto tecnico e tangibile, bensì appartiene ad una sfera più filosofica ed eterea: l’Anima dell’essere umano, ossia quel qualcosa che lo anima (appunto), non è visibile benché anche essa venga costantemente manipolata, forgiata e, purtroppo, infranta.
L’Anima di cui scrivo è quella forza vitale che rende l’essere vivente, “vivente” e, nel vivere, nel percorso che ognuno di noi compie durante la propria storia, le sollecitazioni (come possono essere i terremoti, gli allagamenti, le picconate per il pilastro di cui scrivevo poco più sopra) non fanno altro che colpirne la struttura, esponendola a gravi danni che si ripercuotono anche sulla parte più grossolana, quella che l’Anima “anima”: il nostro corpo.
Limitare le sollecitazioni è, lo sappiamo tutti, quasi impossibile (significherebbe non vivere), ma possiamo gestire le stesse con ciò che può essere considerata la missione comune a tutti noi, ossia lo sviluppo e la maturazione della nostra Consapevolezza, individuale e collettiva.
Essere “presenti”, vigili, centrati, consapevoli (appunto), ci rende più forti di fronte alle sollecitazioni dirette alla nostra Anima, quindi pronti a gestirle in modo idoneo e depotenziarle, rendendole innocue (o quasi…).
Nella maggior parte dei casi, però, noi non siamo pronti, non siamo consapevoli di ciò che ci accade o che viviamo quotidianamente, ed è così che le sollecitazioni alla nostra Anima ci giungono come potenti bordate, scosse violentissime, ondate alte, ma anche come costanti ed incessanti tensioni atte a sfiancarci alla distanza, piuttosto che abbatterci in un sol momento.
Quando ciò accade, la nostra Anima inizia a disgregarsi, a frantumansi; ed i pezzetti cominciano a vagare andando alla deriva, dispersi. Ci accorgiamo che la nostra Anima è in pezzi perché soffriamo, viviamo nel disagio e nel malessere fisico e psico-spirituale. Non ci rendiamo, tuttavia, conto del perché tutto ciò ci accade e ci meravigliamo (una delle tante facce della paura) del perché ci ammaliamo.
In realtà, la malattia è un meccanismo di salvataggio che la nostra Anima mette in atto nel corpo per cercare di ricompattarsi; un atto disperato per riconquistare la consapevolezza perduta (o mai conquistata in pieno).
La malattia è la trasposizione di ciò che è andato storto, di qualcosa che è stato detto male (“la maladie”, “le mal a dit”), una violazione ed una alterazione di leggi naturali.
Ecco: quando una legge di Natura viene violata, quando viene mal interpretata e vissuta, quando viene meno la consapevolezza di chi siamo e di dove siamo, in quel momento qualcosa si rompe, va in frantumi…e quel qualcosa è proprio la nostra Anima”.

© 2017 Pierpaolo Alioto, Counselor Olistico specializzato in Psicogenenalogia e Costellazioni

I nostri auguri di Natale

Cari lettori, la nostra casa editrice è nata con l’obiettivo di dare voce al settore delle discipline naturali, di cui i grandi editori non si occupano molto, e in soli cinque anni ha pubblicato già 13 libri.
Oltre a dedicarci alla traduzione dei testi di Shizuto Masunaga per diffondere il Keiraku shiatsu originale, diamo spazio ad autori italiani ampliando il panorama in cui si declina lo shiatsu, ad esempio in collegamento con la macrobiotica, la medicina tradizionale cinese e la filosofia taoista.
In questi anni abbiamo anche invitato in Italia Haruhiko Masunaga, che è stato nostro ospite già quattro volte, e altri nomi del panorama internazionale di shiatsu e di anpuku. Il riscontro dei lettori e la partecipazione ai seminari sono sempre stati positivi, il che ci sprona a continuare la nostra opera, con tanti nuovi progetti in cantiere. Sono stati anni di crescita, e le persone che hanno contribuito a questo sono sempre di più: desideriamo perciò ringraziarvi, e farvi i nostri affettuosi auguri di Natale.
Per la macrobiotica, questo periodo dell’anno non è un momento di stasi ma di ripartenza, in quanto la natura è ferma in superficie ma si muove in profondità. Anche lo shiatsu lavora in profondità, portando ad una unione empatica tra l’operatore e il ricevente, uno scambio di sentimenti basato su un movimento di elargizione verso gli altri, in linea con lo spirito del Natale.
Ricordando che spesso i grandi maestri di questa arte hanno iniziato la propria carriera per la necessità di curare un familiare, e che, come dice Shizuto Masunaga, un bravo shiatsuka deve saper curare i membri della famiglia…sproniamo gli operatori che ci seguono a prendersi cura dei familiari e degli amici, regalando loro per Natale un trattamento e, perché no, un libro!

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Gruppo di studio Masunaga

Da quando, nel 2011, alcuni membri di Shiatsu Milano Editore sono andati a Tokyo alla scoperta delle origini del Keiraku shiatsu e hanno incontrato Haruhiko Masunaga, figlio del grande maestro Shizuto, abbiamo allacciato e continuato a mantenere un contatto diretto con il Centro Iokai di Tokyo.
Il Centro Iokai, fondato da Shizuto Masunaga per diffondere lo shiatsu dei meridiani (Keiraku shiatsu) da lui ideato, è attualmente diretto da Haruhiko, che continua l’opera di diffusione del padre.
Per questo motivo la nostra casa editrice teneva particolarmente ad ospitare Haruhiko Masunaga in Italia, ed è stata orgogliosa di poterlo fare nel 2012, 2013, 2015 e 2016 organizzando seminari di Keiraku shiatsu originale (i prossimi sono previsti nel 2018).
Nell’ambito del nostro interesse e impegno relativi alla diffusione in Italia dello shiatsu dei meridiani, oltre a tradurre e pubblicare gli scritti di Shizuto Masunaga e ad organizzare seminari di altro livello, ci teniamo particolarmente ad offrire agli shiatsuka la possibilità di ripassare e approfondire le tecniche insegnate da Haruhiko sensei.
Il nostro impegno quindi si declina anche nell’organizzare tre incontri di pratica all’anno, aperti esclusivamente a chi ha partecipato ai seminari tenuti da Haruhiko, il primo dei quali quest’anno si è svolto sabato 5 novembre 2016.
Il tema era “La valutazione di kyo e jitsu secondo lo stile originale del Keiraku shiatsu di Shizuto Masunaga”, ed erano presenti diciassette operatori shiatsu formatisi in scuole diverse.
L’incontro si è incentrato sul ripasso e l’approfondimento della valutazione con il tatto (setsu shin), della valutazione delle aree dell’addome e della schiena indicate sulla mappa dei meridiani stile Iokai e dell’utilizzo dello stretching di gambe e braccia, sempre per valutare il kyo e jitsu dei meridiani.
L’insegnante della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia Roberta Wurth ha iniziato mostrando la pratica della preparazione di hara, come indicato nel 3° volume dei “Manuali di shiatsu” di Shizuto Masunaga (Shiatsu Milano Editore), e ha proseguito con la setsu shin sull’addome per valutare il kyo e jitsu delle aree di valutazione dei meridiani. Dopo la pratica a coppie, Roberto Palasciano, direttore didattico della sede di Milano nonché nostro responsabile editoriale, ha proseguito spiegando l’importanza della valutazione delle aree sulla schiena e mostrando l’allungamento delle tre coppie classiche dei meridiani delle braccia, ripassando anche la modalità dello stiramento con le due mani, sempre in merito alla valutazione kyo e jitsu. Nel Keiraku shiatsu, inoltre, si utilizza l’allungamento dei dodici meridiani sulle gambe a ulteriore conferma del kyo e jitsu dei meridiani rilevato durante le valutazioni precedenti.
In questi passi consiste la valutazione di kyo e jitsu secondo lo stile originale del Keiraku shiatsu, il ripasso e approfondimento dei quali ha riscosso il favore dei presenti all’incontro.
Il prossimo incontro, che ci auguriamo desti ancora più interesse e partecipazione, è fissato per il prossimo febbraio e verterà sulla valutazione della schiena in posizione prona (come richiesto dai presenti all’incontro) e sul trattamento per la lombosciatalgia, come indicato nel 4° volume dei “Manuali di shiatsu” e mostrato da Haruhiko durante i seminari.

L’incontro con lo shiatsu

Condividiamo volentieri la testimonianza di una futura operatrice shiatsu e il suo incontro con quest’arte, augurando a chi si riconosce in questa esperienza di intraprendere un percorso altrettanto ricco di soddisfazioni.

“Mi piacerebbe condividere con quanti avranno modo o interesse a leggere queste righe alcuni pensieri e riflessioni scaturite alquanto spontaneamente sia dalla mia esperienza personale che dall’incontro con lo shiatsu, avvenuto presso la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia. Incontro che, nel suo procedere, si sta facendo portatore di molti nuovi stimoli e contenuti, capaci di promuovere un lento e progressivo cambiamento interiore, sia a livello intellettivo che fisico, in un’ottica a mio avviso di maggior apertura, disponibilità e ascolto tanto verso gli altri quanto verso se stessi.
E come ogni storia, il racconto parte un po’ dai suoi antefatti e da una serie di premesse che ne hanno costituito i presupposti, e di cui provo a rendervi partecipi.
La maggior parte dei miei interessi e la mia formazione sino ad ora hanno sempre preso l’avvio e si sono declinati prevalentemente in tre direzioni: la psicologia innanzitutto, ma anche la scrittura e la comunicazione.
I meccanismi mentali, affettivi e relazionali che muovono e governano le persone che ho avuto modo di avvicinare hanno sempre rappresentato per me oggetto di studio e approfondimento e, seppur non dimenticando che tali persone ovviamente posseggono anche un corpo che spesso è lo stupefacente involucro e contenitore di tutto ciò, nel tempo ho acquisito sempre più consapevolezza di avere a volte un po’ relegato l’importanza del corpo a una fenomenologia quasi di serie B rispetto a quella della psiche.
Non che mi fosse estranea l’idea di moltissime e profonde correlazioni tra psiche e soma, peraltro sempre più evidenziate da parecchi studi scientifici anche di medicina tradizionale occidentale ormai orientati a riconoscere l’origine di tanti malesseri e malattie nella psicosomatica. Ciononostante, l’attitudine della nostra cultura e tradizione continua ad essere quella di dicotomizzare tali discipline e guardare all’uomo con la tendenza ad analizzarlo più attraverso un processo sempre alquanto parcellizzato, che non in una dimensione più sistemica e volta a cogliere gli aspetti maggiormente individualizzati o di reale unitarietà tra mente, corpo e anima.
In sostanza è molto più facile ed istintivo per noi valutare e capire i fenomeni che ci caratterizzano isolandoli e separandoli quasi come frammenti, piuttosto che comprenderli in una struttura globale come un vero e proprio continuum.
Ma poco più di tre anni fa due esperienze particolarmente toccanti e dolorose mi misero ancora più a contatto con tutte queste considerazioni e tematiche, nonché decisamente al palo di fronte al senso del limite della parola, dei molti inganni della mente e della portata di così tante contraddizioni insite nel concetto di cura.
Una mia cara amica, donna estremamente vivace e attiva anche sul piano fisico, all’improvviso si ammalò di sclerosi multipla, senza riuscire assolutamente ad accettare a livello psicologico la propria malattia. Tutti i supporti che le potevano venire da un intervento professionale di tipo psicoterapeutico si mostravano relativamente efficaci, ma era molto più favorevole e ricettiva a un lavoro sistematico e profondo sul suo corpo. Iniziò una terapia di base all’Istituto Neurologico Besta e, poco dopo, cominciò a farsi seguire con costanza da un operatore shiatsu molto esperto che, con un lavoro teso a riequilibrare tutto il corpo, ottenne una certa stabilizzazione della malattia e un incremento dell’efficacia delle cure.
Manuela, che prima era giunta a camminare faticosamente con le stampelle, ora conduce una vita più che accettabile e di nuovo dinamica.
La mia seconda esperienza ha a che fare con l’accompagnamento alla morte di una persona a me molto cara; ciò che più che altro mi preme dire è quanto mi sia parsa sempre più opportuna la necessità di trovare, al di là del supporto psicologico, farmacologico o più tradizionalmente terapeutico, anche altri modi per cercare di aiutare, lenire, curare; necessità che in un qualche modo all’improvviso mi è piombata addosso come una sorta di urgenza, di nuova priorità alla quale dare voce.
Se già da un qualche tempo stavo accarezzando l’idea di iniziare un percorso formativo più incentrato sul corpo, questo dolorosissimo lutto in realtà è stato la molla che, dopo una certa ricerca e disanima tra varie discipline e orientamenti, alla fine mi ha portata alla decisione di intraprendere un percorso formativo triennale di shiatsu.
Del resto, come già aveva rilevato e detto anche Alexander Lowen a New York intorno agli anni ’50, nel porre le basi di quella disciplina che viene chiamata Bioenergetica: “Il corpo non mente, il corpo è una gabbia, un’armatura caratteriale che trattiene tutto; ogni tensione muscolare, ogni contrattura o dolore sono tutti blocchi che impediscono all’energia di fluire liberamente”.
E partendo da questi presupposti, aveva messo a punto una serie di movimenti ed esercizi attivi di scioglimento alternati a momenti di rilassamento e a varie forme di contatto corporeo tra paziente e terapeuta. Non so se Lowen conoscesse i principi dello shiatsu, ma certo si era accostato al Buddismo e al Taoismo, ed è incredibilmente interessante notare quante sottili correlazioni si possono trovare in molta parte dell’impianto teorico di queste due discipline, anche se di fatto si sono poi declinate in maniera assai diversa.
L’idea comunque di poter acquisire e padroneggiare una tecnica che insegni a far stare meglio gli altri nel corpo e attraverso il corpo e, nel contempo, li possa anche aiutare a prevenire possibili disagi, mi è parsa come un’opportunità non solo stimolante ma, forse, a questo punto della mia vita, necessaria per una maggiore completezza.
La mia esperienza di allieva si sta rivelando molto felice, anche perché ho trovato nella Scuola una disponibilità umana e didattica degna di nota, unita a competenze professionali, impegno e zelo. Ho incontrato il desiderio e la volontà di creare un gruppo classe unito e coeso, portato avanti senza tralasciare nessuno, sia attraverso lo studio e l’esercizio che attraverso alcuni momenti di svago e allegra condivisione. Sto vivendo un insegnamento che, certo, è uguale per tutti, ma che all’occorrenza sa declinarsi e a volte individualizzarsi sulla base delle difficoltà e peculiarità di ognuno.
Giorno dopo giorno, attraverso il silenzio e la parola, siamo guidati a metterci in ascolto del corpo dell’altro, ma anche del nostro, e portati ad entrare e ad accogliere con gradualità un nuovo sistema di pensiero assai differente dal nostro e, forse, all’inizio anche un po’ spiazzante, ma che a poco a poco sta cominciando a mettere radici. Un insegnamento che richiede umiltà e rispetto sia da parte dell’insegnante che dell’allievo.
L’umiltà di dover un po’ sbarazzare il campo da tanti concetti e preconcetti, da tanta parte delle nostre conoscenze pregresse e acquisite alle quali tenderemmo sempre ad aggrapparci perché ci rendono sicuri.
E il rispetto vero, non solo dell’altro, ma, più in generale, di un approccio mentale, culturale, psicologico e di cura in senso lato, ancora una volta diverso dal nostro ma non per questo meno valido, dal quale possiamo apprendere moltissimo”.

Sofia Bossi Poroli, grafologa e counselor

Estratto in anteprima dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi”

Per tutti i nostri lettori desiderosi di approfondire la figura del maestro di shiatsu Tokujiro Namikoshi, pubblichiamo in anteprima un estratto dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” di Kazutami Namikoshi, che stiamo stampando in questi giorni e che a breve sarà disponibile per l’acquisto.
Buona lettura!

La generosità conseguenza della fatica

Il suo altruismo ha origine quando a quindici anni venne a Tokyo e prese il certificato di fisioterapista.
Era il 1921, lesse una rivista specializzata e venne a sapere dell’esistenza di un famoso maestro di anma di nome Yoshimatsu Odagawa. Decise di scrivere subito una lettera e il maestro diede una risposta molto cordiale, così si recò alla sua scuola, nel quartiere di Kamata. I soldi per vivere a Tokyo li guadagnava lavorando come fattorino dei giornali e, per quell’occasione, riuscì a tirare fuori dai suoi risparmi 10 ryo per comprare come dono dei daifuku (Ndr: tradizionale dolce giapponese).

“Il maestro mi aspettava e disse: “Oh, Namikoshi vieni. Hai fatto colazione?”. Sapevo che gli abitanti di Tokyo erano freddi, e mi stupì molto che una persona incontrata per la prima volta mi offrisse da mangiare. Pensai: è un maestro compassionevole, voglio essere suo allievo. Il maestro Odagawa disse: “Tu sei stato l’unico che per il colloquio ha portato un pensiero”. E il giorno seguente divenni suo discepolo. Da qui iniziò il percorso dello studio dell’anma.

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Il maestro Odagawa e, al centro, mio padre da giovane, con il suo diploma in mano.

Aveva sei allievi, tutti ciechi. Durante le medie, facendo nuoto, il Maestro si fece male ai timpani e da allora non ci sentiva più bene. Non era facile una conversazione tra un Maestro sordo e alunni ciechi.
Cercai di immedesimarmi nei loro panni e lavorai tentando di farmi capire dal Maestro. Mi è rimasto impresso il ricordo di quando scoprii che, scrivendogli sul palmo delle mani in katakana (Ndr: una delle tre forme di scrittura giapponese), lui capiva. Iniziammo a comunicare così. Aveva un temperamento da esperto e il metodo d’insegnamento era duro. Ci furono allievi che furono addirittura presi a calci. Gli studenti, spaventati, non si avvicinavano molto e, di conseguenza, era una persona solitaria. Decisi di addolcire i sentimenti del Maestro cercando di dargli quante più informazioni potevo. Anche sua moglie apprezzò il mio gesto.”
(1981, seminario sperimentale dell’Associazione shiatsu Giapponese)

Gli argomenti di cui “scriveva” sulla mano del Maestro erano i fatti che succedevano in città. Era una sorta di programma televisivo, ma all’epoca non esisteva la televisione e la radio non era molto diffusa. Mio padre era sempre alla ricerca di news che potessero essere interessanti. Penso che l’altruismo divenne naturale per lui da quel momento.

Dopo la faticosa esperienza della consegna dei giornali, quando veniva un corriere gli diceva: “Se fai le consegne diventerai importante, ah ah ah!” e lo salutava (Ndr: i giornali, ancora adesso, in Giappone si distribuiscono a partire dalle cinque del mattino).
Con “importante” ovviamente non intendeva ricco. In realtà non era attaccato ai soldi.
Spesso c’erano persone che gli consigliavano di alzare i prezzi delle sedute, ma lui si rifiutava. Una volta, il proprietario di un grandissimo ristorante, siccome stava per andare in pensione, per ringraziarlo delle terapie ricevute gli voleva donare il terreno e l’edificio, ma lui non accettò neanche quello. Non aveva particolari desideri, ma li voleva realizzare solamente con il duro lavoro.

Kazutami Namikoshi, “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” – Shiatsu Milano Editore

Le tre regole shiatsu fondamentali per il Centro Iokai di Tokyo

Durante uno dei nostri contatti con Haruhiko Masunaga, abbiamo ricevuto un vademecum scritto da Shizuto Masunaga contenente delle raccomandazioni per gli allievi dello Iokai riguardo alle regole della pressione shiatsu e che sono propedeutiche al seminario di Keiraku Shiatsu che si tiene in Italia. Noi abbiamo il piacere di condividerle con tutti i nostri lettori, sperando di farvi cosa gradita!

Per approfondimenti in merito, potete consultare il “Manuale di shiatsu – 1° mese” di Shizuto Masunaga e la sua appendice “Setsu shin e shoku shin”. Buona lettura.

Le tre regole shiatsu fondamentali

Noi istintivamente posiamo le mani sulla zona in cui avvertiamo dolore. Questo, in giapponese, è chiamato teate (手当て). Lo shiatsu è dare un istintivo teate per conto della persona che prova dolore*. Pertanto, è fondamentale esercitare una pressione piacevole, che sia naturale.

Rikyu** ha insegnato qualcosa di piuttosto ovvio: “Il più intimo segreto della cerimonia del tè è dare la suggestione del fresco in estate e del caldo in inverno”.
Tuttavia, è molto difficile afferrare questa naturalezza. Come egli stesso dichiarò, “Diventerò discepolo di chiunque riuscirà a farlo”. Pertanto, prima è necessario imparare il protocollo. Dunque, come lo shiatsu può allinearsi a questa naturalezza? Lo spiegherò attraverso le tre regole fondamentali che governano lo shiatsu.

1) Pressione perpendicolare

Una pressione perpendicolare stabile applicata alla superficie del corpo è quella che riceviamo dal nostro ambiente naturale, e un organismo vivente conduce la sua vita reagendo ad essa. Una pressione repentina, locale e non perpendicolare stimola e mette in tensione i nervi del sistema nervoso simpatico, il che potrebbe facilmente danneggiare l’organismo vivente. Ciò eccita le funzioni motorie e stimola la circolazione sanguigna. In ogni caso, non è appropriato in caso di disturbi.

2) Pressione mantenuta costante

La pressione perpendicolare è utilizzata anche nell’anma e nel massaggio. Tuttavia, lì la pressione cambia ritmicamente. Nello shiatsu, invece, la pressione applicata è stabile e costante.
La pressione mantenuta costante di solito viene applicata da 2 a 7 secondi, ma potrebbe essere più breve, così come potrebbe durare da 8 a 30 secondi o più. Il punto chiave di questa pressione costante è la sua stabilità. Questo permette alla pressione di penetrare nelle zone più profonde del corpo, attivando l’innervazione parasimpatica degli organi interni, il che ha un effetto rilassante.

3) Sasae-atsu (Pressione sostenente)

pressione

Sostenersi (posizione corretta)

È difficile applicare una pressione perpendicolare mantenuta costante con la forza delle dita e delle braccia. Possiamo ottenerla solo utilizzando il tono muscolare involontario.
Quando manteniamo una certa postura, non facciamo uno sforzo fisico consapevole, tuttavia siamo in grado di rimanere così a lungo. Questo è il lavoro dei muscoli che sostengono il peso. Ciò accade anche quando si tiene in mano un oggetto. Questo metodo viene chiamato sasae-atsu, ed è anche la pressione che mettiamo in atto quando sosteniamo noi stessi, mentre sosteniamo l’altra persona.

Quando cerchiamo di appoggiarci al ricevente invece di spingerlo, la persona si affida a noi. Questo è ciò che chiamiamo “interrelazione”, che si esprime con il carattere giapponese per l’essere umano, il cui ideogramma è 人 (le due linee rappresentano due esseri umani che si sostengono l’un l’altro).

Possiamo anche chiamarla tecnica “a due mani”, in cui la mano che esegue una pressione rilassante (disperdente) è continuamente supportata dalla mano che esegue una pressione tonificante. Questo è ciò che chiamiamo sasae-atsu.

Quando stimoliamo il corpo di un ricevente con una pressione eseguita in posizione instabile, il corpo non può rilassarsi e cercherà di rispondere tendendo i muscoli e indurendosi. Se i muscoli del ricevente sono tesi e non rilassati, non importa quanto shiatsu eseguiamo, la pressione non penetrerà nel suo corpo. Quando la pressione è applicata in una direzione, a meno che il pavimento agisca come forza di sostegno, il ricevente deve essere sostenuto da una pressione nella direzione opposta. La tecnica a due mani è importante anche per il sasae-atsu (pressione sostenente).

In breve, il ricevente deve essere rilassato quando eseguiamo un trattamento shiatsu. Pertanto, l’operatore deve essere a proprio agio, rilassato e gentile, e deve avere un atteggiamento di sostegno nei confronti del ricevente.

Shizuto Masunaga
Centro Iokai – Tokyo

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*Teate: te, in giapponese, significa “mano”, e ate “applicare”. La combinazione dei termini teate può significare “appoggiare le mani” e, per estensione, “trattamento”, “cura”. In ogni caso, la parola teate è sempre stata collegata alla stimolazione dell’energia ed utilizzata dagli operatori di shiatsu, anma, anpuku, ecc. Il teate, dunque, non è altro che portare la mano verso qualcuno bisognoso d’aiuto. Al posto della propria mano, viene appoggiata quella di un’altra persona, e questo è un ulteriore significato del termine.

**Sen Rikyū (1522 – 1591) è stato un monaco buddista giapponese, riformatore della Cerimonia del tè, che codificò in maniera definitiva nella forma wabi-cha, la quale ha dei punti in comune con lo shiatsu, forse spiegabili col fatto che entrambi fanno parte della stessa cultura giapponese. Per approfondire l’argomento, vedere “Manuali di Shiatsu – 1° mese” di Shizuto Masunaga, pag 31 (Nijiri guchi).

Estratto dal libro Sei-ki: lo shiatsu di Masunaga raccontato da Kishi

Sei -ki copertinaPer tutti i nostri lettori incuriositi dalla nuova uscita editoriale “Sei-ki, Life in resonance. L’arte segreta dello shiatsu”, pubblichiamo volentieri un estratto dalla seconda parte del volume, che riporta una conversazione – intervista tra Alice Whieldon e Akinobu Kishi.
Kishi sviluppò il proprio metodo Seiki-Soho dopo aver acquisito una profonda conoscenza dello shiatsu e aver assistito Shizuto Masunaga per dieci anni. Da queste conversazioni emergono un interessante ritratto di Masunaga e la sua concezione dello shiatsu. Buona lettura!

La ricerca aveva condotto Masunaga all’interno della storia della medicina tradizionale, per trovare un fondamento teorico su cui potesse fondare lo Shiatsu e riportarlo ad una più appropriata collocazione.
La ricerca di una teoria dello Shiatsu, seguendo le tracce lasciate dalla terapia manuale, lo aveva condotto alla teoria dell’Agopuntura. In Agopuntura, la diagnosi manuale è chiamata sesshin ed è composta da due elementi: setsumyaku e sekkei. Gli agopuntori individuano gli tsubo con il setsumyaku, che è la diagnosi del battito. Il sekkei, non più molto usato, consisteva nell’”accarezzare” il percorso dei meridiani con l’intera mano a fini diagnostici, Masunaga riteneva che questa tecnica fosse l’elemento dell’Agopuntura più vicino allo Shiatsu. Approfondendo la ricerca delle origini dell’Agopuntura, scoprì che la descrizione dell’”accarezzare” non era il significato originale del sekkei. Ipotizzò quindi che il sekkei fosse originariamente praticato con una pressione dell’intera mano mantenuta stabile. Cosa che si conformava molto bene alla sua idea di sesshin che nello Shiatsu utilizza una pressione stabile per la diagnosi syo*. Era sicuro di aver trovato nella storia della medicina tradizionale un importante legame teorico che potesse facilitarlo nella legittimazione dello Shiatsu. Il risultato di tutto ciò fu che il sesshin divenne la sua via ideale, l’essenza del suo Shiatsu ed era ciò che veniva insegnato allo Iokai.

[…]

Lo studio accademico deve essere fondato, assolutamente, sulla pratica.
La caratteristica più importante del lavoro di Masunaga è il sesshin. Ci si scorda del proprio essere e si pratica il-proprio-essere-e-l’altro-come-uno. Sesshin è come essere mu-shin**; come sviluppare un tocco appropriato, tekiatsu, ed essere capaci di toccare ogni persona nel modo che le si adatta di più. Ha scritto una guida al sesshin che venne pubblicata insieme alla mappa dei meridiani. La guida dice che bisogna praticare il sesshin. I meridiani sono soltanto la via pratica che permette al sesshin di passare; con un tocco stabile, all’incirca lungo il meridiano, la diagnosi kyo/jitsu viene eseguita correttamente e l’effetto curativo è simultaneo.

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*La diagnosi Syo è la diagnosi orientale.
**Mu-shin è niente-mente o mente vuota.

Introduzione di “Manuali di shiatsu – 4° mese”

Per tutti i lettori interessati a conoscere il contenuto dell’ultimo volume di “Manuali di shiatsu” di Shizuto Masunaga, pubblichiamo volentieri l’introduzione all’edizione italiana, a cura del nostro responsabile editoriale Roberto Palasciano.

4° manuale copertina RQuando insegno shiatsu, sovente qualche allievo mi chiede consigli per trattare i riceventi, e una domanda frequente è “perché non ci spieghi una sequenza, ad esempio, per trattare la lombosciatalgia?”. La mia risposta solitamente è che il Keiraku shiatsu di Masunaga lavora sui meridiani, per cui è importante valutare il kyo e il jitsu su hara e schiena e, in seguito, tonificare o disperdere percorrendo il meridiano coinvolto. Poi, con l’esperienza, si potranno verificare i risultati della terapia meridianale e la conseguente diminuzione dei sintomi, senza dimenticare alcuni concetti fondamentali della filosofia orientale. Leggendo questo libro, immagino già che gli allievi mi diranno: “Guarda però che Masunaga spiegava bene come trattare i vari disturbi, questo sì che è un manuale!”
In realtà, nel testo, Masunaga ribadisce spesso che si può impostare la cura a partire dal disturbo, ma che il compito dello shiatsu è curare la disarmonia del paziente a livello generale e, di conseguenza, i sintomi della malattia verranno meno.
Lo shiatsu clinico illustrato in questo manuale è frutto degli anni di esperienza del maestro, uniti ai suoi studi della psicologia (secondo la medicina occidentale) e degli antichi manoscritti di medicina orientale. Premessa quindi la sua grande preparazione, Masunaga sensei consiglia agli studenti di leggere con attenzione questo manuale, per approfondire la loro conoscenza e apprendere alcune nozioni mediche, che potranno servire sia nell’interazione con il ricevente sia a loro personalmente, concludendo: “Sarebbe opportuno che le persone acquisissero nozioni mediche basilari, senza necessariamente entrare nell’ottica scientifico-professionale”.

In effetti, questo testo contiene molte indicazioni mediche, e si è cercato di mantenere lo spirito comunicativo dell’autore pur nella necessità di non venir meno ad una correttezza scientifica, in merito alla quale si è resa più che mai necessaria la supervisione della dott.ssa Elena Lamperti. La traduzione non è stata facile, ma pensiamo di essere riusciti a rendere bene alcuni concetti medici importanti, che risultano ancora attuali, e il loro abbinamento al trattamento dei meridiani.

Questo testo, certamente, rende fruibile a tutti un ambito di applicazione della pratica shiatsu per una serie di “malesseri” comuni, che possono interessare noi in prima persona, oltre che i riceventi su cui operare. Ed avere indicazioni su come muoversi correttamente in tali situazioni, sarà sicuramente di grande aiuto.
Con questo manuale abbiamo terminato un’opera che, a mio avviso, risulterà molto preziosa per gli allievi, ma anche per gli operatori e gli insegnanti shiatsu, unitamente al libro “Racconti di 100 trattamenti”, dello stesso autore.

Roberto Palasciano
Curatore dell’edizione italiana e Direttore Didattico della sede di Milano della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia

Racconto sul dolore lombare

Per i nostri lettori che sono anche operatori shiatsu, abbiamo pensato di pubblicare un estratto del libro “Racconti di 100 trattamenti” di Shizuto Masunaga, che abbiamo editato nel 2013.
Il racconto che vi proponiamo è il n. 3 e si riferisce al dolore lombare, come l’anticipazione dal 4° volume di “Manuali di shiatsu” (che uscirà in aprile) che abbiamo pubblicato recentemente.
Abbiamo pensato che questa integrazione potesse permettervi di approfondire il modo di lavorare di Masunaga sensei e la sua pratica sul tatami, dal tocco amorevole e sobrio. Potrete anche comprendere meglio il disagio del vostro ricevente e, oltre a fare la valutazione dei meridiani e degli organi, aiutarlo con consigli per correggere il perdurare dello squilibrio e invogliarlo a prendersi cura del proprio corpo e della propria vita.
…e per chi non è un operatore shiatsu, il racconto (come tutto il libro) è comunque interessante e curioso da leggere, perché Shizuto Masunaga era davvero un maestro e le sue parole hanno sempre qualcosa da insegnarci.

Il dolore lombare (lombalgia)

In questi ultimi tempi molti pazienti soffrono di dolori lombari. In precedenza, questo sintomo era considerato tipico della vecchiaia; in Giappone si diceva che il dolore ai reni era dei quarantenni e quello alle spalle (chiamato anche “spalla congelata”) dei cinquantenni, ma di recente la lombalgia colpisce anche i più giovani.
Il dolore lombare si estende dalla decima vertebra dorsale fino al coccige. Lombalgia è il nome generico di numerosi sintomi, cause e malattie, pertanto è necessario porre estrema attenzione a tutto ciò che il paziente manifesta. Le cause del disagio sono le più svariate: da chi ha tentato di sollevare oggetti pesanti e quindi è rimasto bloccato, a chi è caduto dalle scale e prova dolore nel sedersi, pur riuscendo a camminare, o a chi riesce a muoversi ma non può stare a lungo in piedi; il dolore a volte dipende da come ci si siede, o si manifesta nell’atto di cominciare a camminare ma passa mentre si passeggia…insomma, esistono davvero svariate manifestazioni di lombalgia.
I medici, guardando le lastre, diagnosticano l’ernia o la sciatica (ischialgia), senza entrare nel dettaglio dei sintomi e senza visitare i pazienti; quasi con disinvoltura, fanno punture, somministrano farmaci per alleviare il dolore e, se possibile, ingessano l’area interessata. Quindi, non è raro che il paziente venga ospedalizzato per lunghi periodi, o comunque debba fare terapie presso gli ospedali.
Ovviamente, l’aumento di casi di lombalgia ha portato all’aumento di operatori e trattamenti non riconosciuti ufficialmente, ma purtroppo queste cure non permettono una diagnosi completa perché non considerano la persona nella sua interezza.
Anche la chiropratica, ad esempio, si avvicina al problema, ma non può cogliere completamente la natura del dolore lombare solo osservando lo spostamento e riallineando le ossa; e nemmeno l’agopuntura, la moxaterapia e l’osteopatia, che invece si concentrano sul dolore. Voi mi direte che la cura della lombalgia deve mirare a risolvere il dolore: vi chiedo di pazientare e di ascoltare il mio pensiero.

Accanto alla mia clinica di Ginza a Tokyo c’era un parrucchiere. Un giorno una loro cliente scivolò davanti all’entrata del negozio: pensando che avesse sbattuto le ossa del bacino, la feci stendere sul loro lettino e, toccandole i meridiani nella parte inferiore di quella zona, notai che tutta l’area interessata era tesissima. In quello stato, bastava poco per farsi seriamente male. Trattai con successo la parte, ma iniziai a preoccuparmi quando mi resi conto che la donna non riusciva a muovere la gamba destra: compresi allora che si era fratturata la testa del femore. Mentre telefonavo all’ospedale, ebbi i sudori freddi. Preoccupato, tornai alla mia clinica, ed in seguito ricevetti una telefonata dal dottore dell’ospedale che si congratulò per la qualità del mio trattamento. Ne fui sollevato, visto che ero riuscito a non fare del tutto una figuraccia!
In caso di lombalgia, potrebbero verificarsi anche episodi di questo genere.

100 racconti copertinaNegli ultimi tempi le gambe non vengono tenute in allenamento, ed il disuso della seiza (posizione seduta tradizionale giapponese, il cui significato letterale è “sedersi correttamente”, inginocchiati sulle gambe piegate) ha portato all’indebolimento degli arti inferiori e delle anche dei giapponesi. Così, è aumentato il numero di lombalgie causate a volte da piccolissimi traumi, capaci però di scatenare un forte dolore e disagio.
I medicinali che si prendono oggigiorno per altri leggeri malesseri quali raffreddore, disturbi della pressione arteriosa e malfunzionamento dell’apparato digerente, tendono a nascondere i sintomi legati alla lombalgia, impedendoci così di prendere coscienza del problema.
L’anca, in Giappone, è una zona importante: è un kanamè, cioè un punto da cui partono tutti i movimenti. Il relativo pittogramma raffigura l’azione di una donna che avvolge l’anca con una cintura caratteristica dell’abbigliamento tradizionale femminile giapponese. Il perno di un ventaglio corrisponde esattamente a questa lettera. Tale punto necessita di molta attenzione, perché tutto si concentra lì. L’anca (koshi), come il collo (kubi), sono kanamè: zone fondamentali per il controllo dei movimenti corporei.
E’ per l’importanza del movimento delle anche che, se si avvertono dolori e sintomi in quell’area, in realtà il malessere non proviene da lì. Infatti, curando molti casi di lombalgia, ci si rende conto delle molteplici possibili cause, così come della loro correlazione a sforzi di ogni genere, stanchezza e vari disordini alimentari, che si sommano e manifestano come campanelli d’allarme per permetterci di curarci. In questi casi, dico ai pazienti: “Guardi che, senza questa lombalgia, lei avrebbe continuato a fare sforzi fino a sviluppare malattie davvero serie. Perciò, non consideri il dolore come una cosa fastidiosa che le rovina la vita attuale, ma ne sia quasi grato; ci rifletta, anche se ora la pensa diversamente. Io con le mani sento che i suoi organi interni sono allo stremo: non deve avere fretta di guarire, ma ringraziare Dio che le ha dato la possibilità di fermarsi e riflettere; io la curo per far sì che il suo corpo ritorni pieno di energia, affinché si auto-difenda da malattie serie”.
Questo è ciò che credo, e che spiego ai miei pazienti mentre li curo.

Quando siamo di fronte a dolori alle anche, dobbiamo allarmarci e capirne la vera origine. Innanzitutto, si deve partire dall’addome; ricordate di trattare sempre con la massima importanza l’hara (addome). Se i muscoli della schiena che sostengono i fianchi sono tesi o distorti, potrebbero certamente causare lombalgia, ma questa è solo una parte del problema. Alcuni ritengono che la colpa sia dovuta al fatto che ci siamo eretti, e dunque il camminare su due piedi potrebbe causare disturbi. Se fosse vero, tutti dovrebbero soffrire di questi dolori, ma non è così. Il corpo è strutturato per permetterci di camminare sui piedi: solo qualora il fisico presenti problemi, iniziano i disagi. Infatti, se per qualche motivo il muscolo iliaco o il muscolo grande psoas, che costituiscono l’ileopsoas, sono tesi o allungati, la nostra postura ne risente. Si può dunque concludere che questi muscoli sono collegati alla zona addominale, e quindi anche agli organi interni, che perciò a loro volta possono provocare la lombalgia.

Shizuto Masunaga
“Racconti di 100 trattamenti