L’Anima – di Pierpaolo Alioto

Pubblichiamo volentieri un articolo di Pierpaolo Alioto, conduttore della 3° serata della vitalità dal titolo “La guarigione dell’anima: recupero dei frammenti di sé”, a proposito di anima, consapevolezza e malattia.

“Quando si parla di Anima è facile cadere in confusione! Una confusione dovuta al proprio retaggio culturale, alle proprie tradizioni religiose, alle proprie suggestioni.
A me piace intendere il concetto di “Anima” come quel “qualcosa” che, appunto, “anima”, muove, sostiene, dona vita alle cose.
“Anima” è, quindi, “struttura”; una struttura che, a seconda del contesto dove essa agisce, ha una consistenza più o meno tangibile. L’anima in ferro di un pilastro riusciamo ad immaginarla bene: essa garantisce forza alla colonna o alla trave e, allo stesso tempo, dona loro una specie di vita, poiché ne assicura la mobilità e la flessibilità alle sollecitazioni dall’esterno.
Proviamo a pensare, però, cosa avviene al pilastro se quest’anima metallica si frantuma, si disgrega…
Nell’essere umano, l’Anima non è collegata ad un contesto tecnico e tangibile, bensì appartiene ad una sfera più filosofica ed eterea: l’Anima dell’essere umano, ossia quel qualcosa che lo anima (appunto), non è visibile benché anche essa venga costantemente manipolata, forgiata e, purtroppo, infranta.
L’Anima di cui scrivo è quella forza vitale che rende l’essere vivente, “vivente” e, nel vivere, nel percorso che ognuno di noi compie durante la propria storia, le sollecitazioni (come possono essere i terremoti, gli allagamenti, le picconate per il pilastro di cui scrivevo poco più sopra) non fanno altro che colpirne la struttura, esponendola a gravi danni che si ripercuotono anche sulla parte più grossolana, quella che l’Anima “anima”: il nostro corpo.
Limitare le sollecitazioni è, lo sappiamo tutti, quasi impossibile (significherebbe non vivere), ma possiamo gestire le stesse con ciò che può essere considerata la missione comune a tutti noi, ossia lo sviluppo e la maturazione della nostra Consapevolezza, individuale e collettiva.
Essere “presenti”, vigili, centrati, consapevoli (appunto), ci rende più forti di fronte alle sollecitazioni dirette alla nostra Anima, quindi pronti a gestirle in modo idoneo e depotenziarle, rendendole innocue (o quasi…).
Nella maggior parte dei casi, però, noi non siamo pronti, non siamo consapevoli di ciò che ci accade o che viviamo quotidianamente, ed è così che le sollecitazioni alla nostra Anima ci giungono come potenti bordate, scosse violentissime, ondate alte, ma anche come costanti ed incessanti tensioni atte a sfiancarci alla distanza, piuttosto che abbatterci in un sol momento.
Quando ciò accade, la nostra Anima inizia a disgregarsi, a frantumansi; ed i pezzetti cominciano a vagare andando alla deriva, dispersi. Ci accorgiamo che la nostra Anima è in pezzi perché soffriamo, viviamo nel disagio e nel malessere fisico e psico-spirituale. Non ci rendiamo, tuttavia, conto del perché tutto ciò ci accade e ci meravigliamo (una delle tante facce della paura) del perché ci ammaliamo.
In realtà, la malattia è un meccanismo di salvataggio che la nostra Anima mette in atto nel corpo per cercare di ricompattarsi; un atto disperato per riconquistare la consapevolezza perduta (o mai conquistata in pieno).
La malattia è la trasposizione di ciò che è andato storto, di qualcosa che è stato detto male (“la maladie”, “le mal a dit”), una violazione ed una alterazione di leggi naturali.
Ecco: quando una legge di Natura viene violata, quando viene mal interpretata e vissuta, quando viene meno la consapevolezza di chi siamo e di dove siamo, in quel momento qualcosa si rompe, va in frantumi…e quel qualcosa è proprio la nostra Anima”.

© 2017 Pierpaolo Alioto, Counselor Olistico specializzato in Psicogenenalogia e Costellazioni

I nostri auguri di Natale

Cari lettori, la nostra casa editrice è nata con l’obiettivo di dare voce al settore delle discipline naturali, di cui i grandi editori non si occupano molto, e in soli cinque anni ha pubblicato già 13 libri.
Oltre a dedicarci alla traduzione dei testi di Shizuto Masunaga per diffondere il Keiraku shiatsu originale, diamo spazio ad autori italiani ampliando il panorama in cui si declina lo shiatsu, ad esempio in collegamento con la macrobiotica, la medicina tradizionale cinese e la filosofia taoista.
In questi anni abbiamo anche invitato in Italia Haruhiko Masunaga, che è stato nostro ospite già quattro volte, e altri nomi del panorama internazionale di shiatsu e di anpuku. Il riscontro dei lettori e la partecipazione ai seminari sono sempre stati positivi, il che ci sprona a continuare la nostra opera, con tanti nuovi progetti in cantiere. Sono stati anni di crescita, e le persone che hanno contribuito a questo sono sempre di più: desideriamo perciò ringraziarvi, e farvi i nostri affettuosi auguri di Natale.
Per la macrobiotica, questo periodo dell’anno non è un momento di stasi ma di ripartenza, in quanto la natura è ferma in superficie ma si muove in profondità. Anche lo shiatsu lavora in profondità, portando ad una unione empatica tra l’operatore e il ricevente, uno scambio di sentimenti basato su un movimento di elargizione verso gli altri, in linea con lo spirito del Natale.
Ricordando che spesso i grandi maestri di questa arte hanno iniziato la propria carriera per la necessità di curare un familiare, e che, come dice Shizuto Masunaga, un bravo shiatsuka deve saper curare i membri della famiglia…sproniamo gli operatori che ci seguono a prendersi cura dei familiari e degli amici, regalando loro per Natale un trattamento e, perché no, un libro!

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Gruppo di studio Masunaga

Da quando, nel 2011, alcuni membri di Shiatsu Milano Editore sono andati a Tokyo alla scoperta delle origini del Keiraku shiatsu e hanno incontrato Haruhiko Masunaga, figlio del grande maestro Shizuto, abbiamo allacciato e continuato a mantenere un contatto diretto con il Centro Iokai di Tokyo.
Il Centro Iokai, fondato da Shizuto Masunaga per diffondere lo shiatsu dei meridiani (Keiraku shiatsu) da lui ideato, è attualmente diretto da Haruhiko, che continua l’opera di diffusione del padre.
Per questo motivo la nostra casa editrice teneva particolarmente ad ospitare Haruhiko Masunaga in Italia, ed è stata orgogliosa di poterlo fare nel 2012, 2013, 2015 e 2016 organizzando seminari di Keiraku shiatsu originale (i prossimi sono previsti nel 2018).
Nell’ambito del nostro interesse e impegno relativi alla diffusione in Italia dello shiatsu dei meridiani, oltre a tradurre e pubblicare gli scritti di Shizuto Masunaga e ad organizzare seminari di altro livello, ci teniamo particolarmente ad offrire agli shiatsuka la possibilità di ripassare e approfondire le tecniche insegnate da Haruhiko sensei.
Il nostro impegno quindi si declina anche nell’organizzare tre incontri di pratica all’anno, aperti esclusivamente a chi ha partecipato ai seminari tenuti da Haruhiko, il primo dei quali quest’anno si è svolto sabato 5 novembre 2016.
Il tema era “La valutazione di kyo e jitsu secondo lo stile originale del Keiraku shiatsu di Shizuto Masunaga”, ed erano presenti diciassette operatori shiatsu formatisi in scuole diverse.
L’incontro si è incentrato sul ripasso e l’approfondimento della valutazione con il tatto (setsu shin), della valutazione delle aree dell’addome e della schiena indicate sulla mappa dei meridiani stile Iokai e dell’utilizzo dello stretching di gambe e braccia, sempre per valutare il kyo e jitsu dei meridiani.
L’insegnante della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia Roberta Wurth ha iniziato mostrando la pratica della preparazione di hara, come indicato nel 3° volume dei “Manuali di shiatsu” di Shizuto Masunaga (Shiatsu Milano Editore), e ha proseguito con la setsu shin sull’addome per valutare il kyo e jitsu delle aree di valutazione dei meridiani. Dopo la pratica a coppie, Roberto Palasciano, direttore didattico della sede di Milano nonché nostro responsabile editoriale, ha proseguito spiegando l’importanza della valutazione delle aree sulla schiena e mostrando l’allungamento delle tre coppie classiche dei meridiani delle braccia, ripassando anche la modalità dello stiramento con le due mani, sempre in merito alla valutazione kyo e jitsu. Nel Keiraku shiatsu, inoltre, si utilizza l’allungamento dei dodici meridiani sulle gambe a ulteriore conferma del kyo e jitsu dei meridiani rilevato durante le valutazioni precedenti.
In questi passi consiste la valutazione di kyo e jitsu secondo lo stile originale del Keiraku shiatsu, il ripasso e approfondimento dei quali ha riscosso il favore dei presenti all’incontro.
Il prossimo incontro, che ci auguriamo desti ancora più interesse e partecipazione, è fissato per il prossimo febbraio e verterà sulla valutazione della schiena in posizione prona (come richiesto dai presenti all’incontro) e sul trattamento per la lombosciatalgia, come indicato nel 4° volume dei “Manuali di shiatsu” e mostrato da Haruhiko durante i seminari.

L’incontro con lo shiatsu

Condividiamo volentieri la testimonianza di una futura operatrice shiatsu e il suo incontro con quest’arte, augurando a chi si riconosce in questa esperienza di intraprendere un percorso altrettanto ricco di soddisfazioni.

“Mi piacerebbe condividere con quanti avranno modo o interesse a leggere queste righe alcuni pensieri e riflessioni scaturite alquanto spontaneamente sia dalla mia esperienza personale che dall’incontro con lo shiatsu, avvenuto presso la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia. Incontro che, nel suo procedere, si sta facendo portatore di molti nuovi stimoli e contenuti, capaci di promuovere un lento e progressivo cambiamento interiore, sia a livello intellettivo che fisico, in un’ottica a mio avviso di maggior apertura, disponibilità e ascolto tanto verso gli altri quanto verso se stessi.
E come ogni storia, il racconto parte un po’ dai suoi antefatti e da una serie di premesse che ne hanno costituito i presupposti, e di cui provo a rendervi partecipi.
La maggior parte dei miei interessi e la mia formazione sino ad ora hanno sempre preso l’avvio e si sono declinati prevalentemente in tre direzioni: la psicologia innanzitutto, ma anche la scrittura e la comunicazione.
I meccanismi mentali, affettivi e relazionali che muovono e governano le persone che ho avuto modo di avvicinare hanno sempre rappresentato per me oggetto di studio e approfondimento e, seppur non dimenticando che tali persone ovviamente posseggono anche un corpo che spesso è lo stupefacente involucro e contenitore di tutto ciò, nel tempo ho acquisito sempre più consapevolezza di avere a volte un po’ relegato l’importanza del corpo a una fenomenologia quasi di serie B rispetto a quella della psiche.
Non che mi fosse estranea l’idea di moltissime e profonde correlazioni tra psiche e soma, peraltro sempre più evidenziate da parecchi studi scientifici anche di medicina tradizionale occidentale ormai orientati a riconoscere l’origine di tanti malesseri e malattie nella psicosomatica. Ciononostante, l’attitudine della nostra cultura e tradizione continua ad essere quella di dicotomizzare tali discipline e guardare all’uomo con la tendenza ad analizzarlo più attraverso un processo sempre alquanto parcellizzato, che non in una dimensione più sistemica e volta a cogliere gli aspetti maggiormente individualizzati o di reale unitarietà tra mente, corpo e anima.
In sostanza è molto più facile ed istintivo per noi valutare e capire i fenomeni che ci caratterizzano isolandoli e separandoli quasi come frammenti, piuttosto che comprenderli in una struttura globale come un vero e proprio continuum.
Ma poco più di tre anni fa due esperienze particolarmente toccanti e dolorose mi misero ancora più a contatto con tutte queste considerazioni e tematiche, nonché decisamente al palo di fronte al senso del limite della parola, dei molti inganni della mente e della portata di così tante contraddizioni insite nel concetto di cura.
Una mia cara amica, donna estremamente vivace e attiva anche sul piano fisico, all’improvviso si ammalò di sclerosi multipla, senza riuscire assolutamente ad accettare a livello psicologico la propria malattia. Tutti i supporti che le potevano venire da un intervento professionale di tipo psicoterapeutico si mostravano relativamente efficaci, ma era molto più favorevole e ricettiva a un lavoro sistematico e profondo sul suo corpo. Iniziò una terapia di base all’Istituto Neurologico Besta e, poco dopo, cominciò a farsi seguire con costanza da un operatore shiatsu molto esperto che, con un lavoro teso a riequilibrare tutto il corpo, ottenne una certa stabilizzazione della malattia e un incremento dell’efficacia delle cure.
Manuela, che prima era giunta a camminare faticosamente con le stampelle, ora conduce una vita più che accettabile e di nuovo dinamica.
La mia seconda esperienza ha a che fare con l’accompagnamento alla morte di una persona a me molto cara; ciò che più che altro mi preme dire è quanto mi sia parsa sempre più opportuna la necessità di trovare, al di là del supporto psicologico, farmacologico o più tradizionalmente terapeutico, anche altri modi per cercare di aiutare, lenire, curare; necessità che in un qualche modo all’improvviso mi è piombata addosso come una sorta di urgenza, di nuova priorità alla quale dare voce.
Se già da un qualche tempo stavo accarezzando l’idea di iniziare un percorso formativo più incentrato sul corpo, questo dolorosissimo lutto in realtà è stato la molla che, dopo una certa ricerca e disanima tra varie discipline e orientamenti, alla fine mi ha portata alla decisione di intraprendere un percorso formativo triennale di shiatsu.
Del resto, come già aveva rilevato e detto anche Alexander Lowen a New York intorno agli anni ’50, nel porre le basi di quella disciplina che viene chiamata Bioenergetica: “Il corpo non mente, il corpo è una gabbia, un’armatura caratteriale che trattiene tutto; ogni tensione muscolare, ogni contrattura o dolore sono tutti blocchi che impediscono all’energia di fluire liberamente”.
E partendo da questi presupposti, aveva messo a punto una serie di movimenti ed esercizi attivi di scioglimento alternati a momenti di rilassamento e a varie forme di contatto corporeo tra paziente e terapeuta. Non so se Lowen conoscesse i principi dello shiatsu, ma certo si era accostato al Buddismo e al Taoismo, ed è incredibilmente interessante notare quante sottili correlazioni si possono trovare in molta parte dell’impianto teorico di queste due discipline, anche se di fatto si sono poi declinate in maniera assai diversa.
L’idea comunque di poter acquisire e padroneggiare una tecnica che insegni a far stare meglio gli altri nel corpo e attraverso il corpo e, nel contempo, li possa anche aiutare a prevenire possibili disagi, mi è parsa come un’opportunità non solo stimolante ma, forse, a questo punto della mia vita, necessaria per una maggiore completezza.
La mia esperienza di allieva si sta rivelando molto felice, anche perché ho trovato nella Scuola una disponibilità umana e didattica degna di nota, unita a competenze professionali, impegno e zelo. Ho incontrato il desiderio e la volontà di creare un gruppo classe unito e coeso, portato avanti senza tralasciare nessuno, sia attraverso lo studio e l’esercizio che attraverso alcuni momenti di svago e allegra condivisione. Sto vivendo un insegnamento che, certo, è uguale per tutti, ma che all’occorrenza sa declinarsi e a volte individualizzarsi sulla base delle difficoltà e peculiarità di ognuno.
Giorno dopo giorno, attraverso il silenzio e la parola, siamo guidati a metterci in ascolto del corpo dell’altro, ma anche del nostro, e portati ad entrare e ad accogliere con gradualità un nuovo sistema di pensiero assai differente dal nostro e, forse, all’inizio anche un po’ spiazzante, ma che a poco a poco sta cominciando a mettere radici. Un insegnamento che richiede umiltà e rispetto sia da parte dell’insegnante che dell’allievo.
L’umiltà di dover un po’ sbarazzare il campo da tanti concetti e preconcetti, da tanta parte delle nostre conoscenze pregresse e acquisite alle quali tenderemmo sempre ad aggrapparci perché ci rendono sicuri.
E il rispetto vero, non solo dell’altro, ma, più in generale, di un approccio mentale, culturale, psicologico e di cura in senso lato, ancora una volta diverso dal nostro ma non per questo meno valido, dal quale possiamo apprendere moltissimo”.

Sofia Bossi Poroli, grafologa e counselor

Estratto in anteprima dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi”

Per tutti i nostri lettori desiderosi di approfondire la figura del maestro di shiatsu Tokujiro Namikoshi, pubblichiamo in anteprima un estratto dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” di Kazutami Namikoshi, che stiamo stampando in questi giorni e che a breve sarà disponibile per l’acquisto.
Buona lettura!

La generosità conseguenza della fatica

Il suo altruismo ha origine quando a quindici anni venne a Tokyo e prese il certificato di fisioterapista.
Era il 1921, lesse una rivista specializzata e venne a sapere dell’esistenza di un famoso maestro di anma di nome Yoshimatsu Odagawa. Decise di scrivere subito una lettera e il maestro diede una risposta molto cordiale, così si recò alla sua scuola, nel quartiere di Kamata. I soldi per vivere a Tokyo li guadagnava lavorando come fattorino dei giornali e, per quell’occasione, riuscì a tirare fuori dai suoi risparmi 10 ryo per comprare come dono dei daifuku (Ndr: tradizionale dolce giapponese).

“Il maestro mi aspettava e disse: “Oh, Namikoshi vieni. Hai fatto colazione?”. Sapevo che gli abitanti di Tokyo erano freddi, e mi stupì molto che una persona incontrata per la prima volta mi offrisse da mangiare. Pensai: è un maestro compassionevole, voglio essere suo allievo. Il maestro Odagawa disse: “Tu sei stato l’unico che per il colloquio ha portato un pensiero”. E il giorno seguente divenni suo discepolo. Da qui iniziò il percorso dello studio dell’anma.

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Il maestro Odagawa e, al centro, mio padre da giovane, con il suo diploma in mano.

Aveva sei allievi, tutti ciechi. Durante le medie, facendo nuoto, il Maestro si fece male ai timpani e da allora non ci sentiva più bene. Non era facile una conversazione tra un Maestro sordo e alunni ciechi.
Cercai di immedesimarmi nei loro panni e lavorai tentando di farmi capire dal Maestro. Mi è rimasto impresso il ricordo di quando scoprii che, scrivendogli sul palmo delle mani in katakana (Ndr: una delle tre forme di scrittura giapponese), lui capiva. Iniziammo a comunicare così. Aveva un temperamento da esperto e il metodo d’insegnamento era duro. Ci furono allievi che furono addirittura presi a calci. Gli studenti, spaventati, non si avvicinavano molto e, di conseguenza, era una persona solitaria. Decisi di addolcire i sentimenti del Maestro cercando di dargli quante più informazioni potevo. Anche sua moglie apprezzò il mio gesto.”
(1981, seminario sperimentale dell’Associazione shiatsu Giapponese)

Gli argomenti di cui “scriveva” sulla mano del Maestro erano i fatti che succedevano in città. Era una sorta di programma televisivo, ma all’epoca non esisteva la televisione e la radio non era molto diffusa. Mio padre era sempre alla ricerca di news che potessero essere interessanti. Penso che l’altruismo divenne naturale per lui da quel momento.

Dopo la faticosa esperienza della consegna dei giornali, quando veniva un corriere gli diceva: “Se fai le consegne diventerai importante, ah ah ah!” e lo salutava (Ndr: i giornali, ancora adesso, in Giappone si distribuiscono a partire dalle cinque del mattino).
Con “importante” ovviamente non intendeva ricco. In realtà non era attaccato ai soldi.
Spesso c’erano persone che gli consigliavano di alzare i prezzi delle sedute, ma lui si rifiutava. Una volta, il proprietario di un grandissimo ristorante, siccome stava per andare in pensione, per ringraziarlo delle terapie ricevute gli voleva donare il terreno e l’edificio, ma lui non accettò neanche quello. Non aveva particolari desideri, ma li voleva realizzare solamente con il duro lavoro.

Kazutami Namikoshi, “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” – Shiatsu Milano Editore

Seminari Masunaga 2016: conclusione dei lavori

Il 28 giugno 2016 si è concluso il ciclo di seminari di Haruhiko Masunaga sul Keiraku shiatsu dedicati agli shiatsuka italiani. Shiatsu Milano Editore ha avuto nuovamente il piacere e l’esclusivo privilegio di invitare in Italia Haruhiko, figlio del maestro Shizuto Masunaga e attuale direttore del Centro Iokai di Tokyo, per contribuire alla diffusione dello shiatsu dei meridiani originale, secondo lo stile del suo ideatore.

Haruhiko Masunaga con Maicol Rossi (presidente APOS) e Dorotea Carbonara (Presidente FISieo)

Haruhiko Masunaga con Maicol Rossi (presidente APOS) e Dorotea Carbonara (Presidente FISieo)

Quest’anno gli insegnamenti di Haruhiko sono iniziati con una speciale serata di pratica, organizzata con la collaborazione di Walter Umelesi presso l’associazione Tian Qi di Milano, che ha visto anche la presenza di Dorotea Carbonara e Maicol Rossi, presidenti di FISieo e APOS, le due maggiori federazioni italiane dello shiatsu, oltre ad alcuni importanti shiatsuka italiani. Haruhiko, per l’occasione, ha illustrato tre casi clinici sintomatici che possono essere risolti o comunque notevolmente migliorati trattando i meridiani. Il maestro, dopo aver ricordato le caratteristiche principali del Keiraku shiatsu, al termine della serata ha offerto ai partecipanti una sua frase autografa: “Lo shiatsu è un contatto emozionale fra le persone, uno scambio di sentimenti”, che ben esprime il suo intendere quest’arte come uno scambio ed un sostegno tra persona e persona.

Masunaga Sanboj 2016L’incontro ha dato il via ai due seminari veri e propri: il primo, tenutosi presso il monastero San Boji sulle colline parmensi, in considerazione del luogo e in armonia con i ritmi della natura, è iniziato con una analogia tra la meditazione zazen e lo shiatsu. Haruhiko, alla presenza del monaco abate Tetsugen e del coordinatore Marco Scorbatti, ha disquisito del vuoto mentale che accomuna queste due pratiche, e che permette allo shiatsuka di entrare in contatto con i meridiani e la loro energia.
DSC_1097 Masunaga VRIl secondo seminario si è tenuto a Verona presso la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia, alla presenza del suo Presidente Attilio Somenzi, che ha sottolineato come Haruhiko non sia solo figlio di Shizuto Masunaga ma, grazie ai suoi studi approfonditi e alla sua personalità, riesca a trasmettere a noi occidentali l’essenza dello shiatsu del padre.
Durante i due seminari di Keiraku shiatsu, durati due giorni ciascuno, Haruhiko ha iniziato approfondendo la conoscenza dei presenti sugli esercizi per la salute che derivano dai Makko-ho (conosciuti come “stretching dei meridiani”), che hanno la peculiarità far percepire a chi li esegue il percorso dei meridiani. Buona parte degli insegnamenti naturalmente ha avuto come tema la differenza tra atteggiamento protopatico ed epicritico, dato che è necessario che l’operatore shiatsu sia in una condizione protopatica per eseguire una pressione corretta e portare il ricevente nella stessa condizione.
Durante la pratica, come da sua abitudine, Haruhiko ha fatto “sentire” a ciascun partecipante la pressione corretta da utilizzare nel Keiraku shiatsu, ha illustrato la valutazione di hara e haikou shin (molto importante per individuare i meridiani coinvolti e migliorare disturbi quali sciatalgia, scoliosi ecc.), si è soffermato sulle zone che possono indicare carenza o eccesso di energia in condizioni sintomatiche e ha concluso infine con l’esame e il trattamento di alcuni casi clinici (acufene, mal di denti e disturbi cervicali e lombari).

DSC_1034 Masunaga MIA Milano si sono svolti anche due workshop avanzati di un giorno e mezzo riservati a chi aveva già partecipato al seminario sul Keiraku shiatsu di due giorni. In questo caso, Haruhiko ha affrontato in modo approfondito la pratica per definire i meridiani kyo e jitsu tramite la valutazione della schiena, gli allungamenti delle braccia (principalmente per sei meridiani), la valutazione di hara e gli stretching delle gambe (per tutti i meridiani). Terminata la valutazione, il maestro ha mostrato come praticare la pressione stile Iokai (sasaeatsu) applicandola principalmente sul kyo profondo, ma anche sugli altri kyo e sul jitsu, con modalità diversa. Questo modo di lavorare mette gli operatori shiatsu in condizione di verificare la possibilità di affrontare i casi clinici e relativi sintomi illustrati nel 4° volume dei “Manuali di shiatsu”, seguendo i consigli di Shizuto Masunaga.
DSC_1086 lavagna sasaeatsuIl workshop è proseguito con il prendere in esame la relazione tra il lavoro sulle gambe e l’addome, molto interessante, rivelando che lo shiatsu stile Iokai nasce principalmente da un testo di Anpuku del 1827 del maestro Shinsai –Ota, ancora oggi ancora utilizzato in Giappone. Durante i workshop è stato inoltre proiettato un filmato inedito di Shizuto Masunaga proprio sul modo di utilizzare gli stiramenti delle gambe per verificare i meridiani kyo e jitsu, e durante le lezioni costante è stato il riferimento ai volumi “Manuali di shiatsu” e “Racconti di 100 trattamenti” di Shizuto Masunaga, da noi pubblicati.

Haruhiko Masunaga continua a destare l’interesse di sempre più insegnanti e scuole shiatsu che vorrebbero ospitare uno dei suoi prossimi seminari. Haruhiko non potrà venire in Italia nel 2017 in quanto già occupato in altri seminari esteri, ma noi stiamo già prendendo accordi con lui affinché torni nel 2018 e possa accontentare parte delle richieste che continuano a pervenirci. Continuate a seguirci!

Presentazione del libro “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”

Il 13 maggio 2016 le autrici Marisa Fogarollo e Giuseppina Morrone si sono incontrate presso l’Associazione Il Centro, sede di Padova della Scuola Internazionale di Shiatsu, per presentare in anteprima il loro nuovo libro “Shiatsu. Per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”.
Ha condotto l’incontro Angelica Nieddu, ponendo alcune domande alle autrici e leggendo alcuni brani per lei più significativi del testo.

Una delle prime domande è stata sulla nascita del progetto, quale spinta ha motivato questo nuovo lavoro. Marisa ricorda che nel suo primo libro “Shiatsu & bimbi – Un tocco d’amore per il benessere del tuo bambino”, ha approfondito soprattutto la necessità del neonato di continuare il rapporto simbiotico con la mamma e di come lo shiatsu possa essere un aiuto importante; ha parlato anche dello shiatsu per il bambino che cresce, ma solo in ambito familiare. Con questo nuovo testo invece si è focalizzata sui problemi dell’adolescenza, che tutti sanno essere un periodo carico di tensioni e problematiche: la non accettazione del proprio corpo, la paura di crescere, i conflitti con gli adulti… e tutto questo viene immagazzinato nel corpo e può rimanerci per tutta la vita.
Lo shiatsu può aiutare a sciogliere sia le contratture fisiche, sia la memoria di emozioni e fatti vissuti.
L’autrice pensa sia importante ricordare che, come il neonato esprime il suo disagio con il pianto, così l’adolescente comunica le sue difficoltà con il corpo, con la postura.

presentazione shiatsu e adolescentiE’ stato chiesto poi a Marisa Fogarollo se ha notato differenze nei trattamenti effettuati ai bambini e agli adolescenti. Lei risponde che ha rilevato grandi differenze, soprattutto nella zona dell’addome: nei ragazzi si presenta spesso o rigido, bloccato, sembra che non ci sia vita… c’è parecchio lavoro da fare, per prima cosa insegnare la respirazione addominale. Le ragazze che presentano questi problemi hanno sempre mestruazioni dolorose. Altre differenze si possono riscontrare nella simmetria: una parte è diversa dall’altra, creando squilibri.
La conduttrice chiede informazioni sul capitolo riguardante un ragazzo malato. Non poteva mancare l’esperienza dello shiatsu in Pediatria, che gli operatori della Scuola Internazionale di Shiatsu di Padova stanno portando avanti da 20 anni. Esperienza sempre positiva e gratificante per tutti.
Nel testo sono riportate alcune testimonianze di ragazzi e operatori, per concludere con un grafico che indica i benefici dello shiatsu: miglior riposo notturno, stato generale di maggior benessere, sollievo dallo stato di stress, sollievo dal dolore, diminuzione dell’ansia.

Si passa poi alla seconda parte del libro, in cui viene presentato un lavoro nato dalla collaborazione fra l’operatrice shiatsu Fogarollo e la psicologa Morrone. Viene spiegata al pubblico presente in sala la modalità in cui le autrici hanno operato: Marisa ha chiesto ai ragazzi di rappresentarsi con un disegno prima e dopo aver fatto loro un trattamento shiatsu, e poi ha dato gli elaborati alla sua amica psicologa, chiedendole di analizzarli per rilevare tutti i cambiamenti che il trattamento poteva avere messo in atto nella rappresentazione di se stessi e, di conseguenza, del mondo che li circonda.

Le autrici spiegano come i risultati sono stati veramente sorprendenti anche per loro, in quanto hanno potuto rilevare come anche un solo trattamento shiatsu sia un’esperienza capace di innescare un processo di messa a fuoco di problematiche tipiche di questa fascia di età. Lo shiatsu rafforza inoltre nei ragazzi il desiderio di cambiamento e di crescita in senso creativo, già presente naturalmente nell’adolescenza, sciogliendo quei meccanismi difensivi che si attivano per paura del mondo che li circonda, e che spesso sono la causa dei blocchi energetici e delle successive somatizzazioni fisiche presenti negli adulti. Il trattamento porta nella direzione dell’ascolto e dell’espressione di sé, aiutando i giovani a liberarsi dal peso di un dover essere e da richieste esterne che, anche se fatte con le migliori intenzioni, risultano essere sempre invasive.

L’incontro si conclude con la proiezione delle diapositive di due casi specifici, per illustrare meglio quanto spiegato. Il pubblico si è mostrato molto interessato all’argomento trattato nel libro, anche perché molti sono i genitori alle prese con le problematiche legate all’adolescenza dei propri figli, e tutti vorrebbero operare per un armonico sviluppo dei loro ragazzi.

Le tre regole shiatsu fondamentali per il Centro Iokai di Tokyo

Durante uno dei nostri contatti con Haruhiko Masunaga, abbiamo ricevuto un vademecum scritto da Shizuto Masunaga contenente delle raccomandazioni per gli allievi dello Iokai riguardo alle regole della pressione shiatsu e che sono propedeutiche al seminario di Keiraku Shiatsu che si tiene in Italia. Noi abbiamo il piacere di condividerle con tutti i nostri lettori, sperando di farvi cosa gradita!

Per approfondimenti in merito, potete consultare il “Manuale di shiatsu – 1° mese” di Shizuto Masunaga e la sua appendice “Setsu shin e shoku shin”. Buona lettura.

Le tre regole shiatsu fondamentali

Noi istintivamente posiamo le mani sulla zona in cui avvertiamo dolore. Questo, in giapponese, è chiamato teate (手当て). Lo shiatsu è dare un istintivo teate per conto della persona che prova dolore*. Pertanto, è fondamentale esercitare una pressione piacevole, che sia naturale.

Rikyu** ha insegnato qualcosa di piuttosto ovvio: “Il più intimo segreto della cerimonia del tè è dare la suggestione del fresco in estate e del caldo in inverno”.
Tuttavia, è molto difficile afferrare questa naturalezza. Come egli stesso dichiarò, “Diventerò discepolo di chiunque riuscirà a farlo”. Pertanto, prima è necessario imparare il protocollo. Dunque, come lo shiatsu può allinearsi a questa naturalezza? Lo spiegherò attraverso le tre regole fondamentali che governano lo shiatsu.

1) Pressione perpendicolare

Una pressione perpendicolare stabile applicata alla superficie del corpo è quella che riceviamo dal nostro ambiente naturale, e un organismo vivente conduce la sua vita reagendo ad essa. Una pressione repentina, locale e non perpendicolare stimola e mette in tensione i nervi del sistema nervoso simpatico, il che potrebbe facilmente danneggiare l’organismo vivente. Ciò eccita le funzioni motorie e stimola la circolazione sanguigna. In ogni caso, non è appropriato in caso di disturbi.

2) Pressione mantenuta costante

La pressione perpendicolare è utilizzata anche nell’anma e nel massaggio. Tuttavia, lì la pressione cambia ritmicamente. Nello shiatsu, invece, la pressione applicata è stabile e costante.
La pressione mantenuta costante di solito viene applicata da 2 a 7 secondi, ma potrebbe essere più breve, così come potrebbe durare da 8 a 30 secondi o più. Il punto chiave di questa pressione costante è la sua stabilità. Questo permette alla pressione di penetrare nelle zone più profonde del corpo, attivando l’innervazione parasimpatica degli organi interni, il che ha un effetto rilassante.

3) Sasae-atsu (Pressione sostenente)

pressione

Sostenersi (posizione corretta)

È difficile applicare una pressione perpendicolare mantenuta costante con la forza delle dita e delle braccia. Possiamo ottenerla solo utilizzando il tono muscolare involontario.
Quando manteniamo una certa postura, non facciamo uno sforzo fisico consapevole, tuttavia siamo in grado di rimanere così a lungo. Questo è il lavoro dei muscoli che sostengono il peso. Ciò accade anche quando si tiene in mano un oggetto. Questo metodo viene chiamato sasae-atsu, ed è anche la pressione che mettiamo in atto quando sosteniamo noi stessi, mentre sosteniamo l’altra persona.

Quando cerchiamo di appoggiarci al ricevente invece di spingerlo, la persona si affida a noi. Questo è ciò che chiamiamo “interrelazione”, che si esprime con il carattere giapponese per l’essere umano, il cui ideogramma è 人 (le due linee rappresentano due esseri umani che si sostengono l’un l’altro).

Possiamo anche chiamarla tecnica “a due mani”, in cui la mano che esegue una pressione rilassante (disperdente) è continuamente supportata dalla mano che esegue una pressione tonificante. Questo è ciò che chiamiamo sasae-atsu.

Quando stimoliamo il corpo di un ricevente con una pressione eseguita in posizione instabile, il corpo non può rilassarsi e cercherà di rispondere tendendo i muscoli e indurendosi. Se i muscoli del ricevente sono tesi e non rilassati, non importa quanto shiatsu eseguiamo, la pressione non penetrerà nel suo corpo. Quando la pressione è applicata in una direzione, a meno che il pavimento agisca come forza di sostegno, il ricevente deve essere sostenuto da una pressione nella direzione opposta. La tecnica a due mani è importante anche per il sasae-atsu (pressione sostenente).

In breve, il ricevente deve essere rilassato quando eseguiamo un trattamento shiatsu. Pertanto, l’operatore deve essere a proprio agio, rilassato e gentile, e deve avere un atteggiamento di sostegno nei confronti del ricevente.

Shizuto Masunaga
Centro Iokai – Tokyo

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*Teate: te, in giapponese, significa “mano”, e ate “applicare”. La combinazione dei termini teate può significare “appoggiare le mani” e, per estensione, “trattamento”, “cura”. In ogni caso, la parola teate è sempre stata collegata alla stimolazione dell’energia ed utilizzata dagli operatori di shiatsu, anma, anpuku, ecc. Il teate, dunque, non è altro che portare la mano verso qualcuno bisognoso d’aiuto. Al posto della propria mano, viene appoggiata quella di un’altra persona, e questo è un ulteriore significato del termine.

**Sen Rikyū (1522 – 1591) è stato un monaco buddista giapponese, riformatore della Cerimonia del tè, che codificò in maniera definitiva nella forma wabi-cha, la quale ha dei punti in comune con lo shiatsu, forse spiegabili col fatto che entrambi fanno parte della stessa cultura giapponese. Per approfondire l’argomento, vedere “Manuali di Shiatsu – 1° mese” di Shizuto Masunaga, pag 31 (Nijiri guchi).

Presentazione del libro “Sei-ki” c/o la Scuola Igea

presentazione Seiki 2Venerdì 6 maggio 2016 presso la scuola Shiatsu Igea di Roma è stata presentata in anteprima l’edizione italiana di un libro importante per il mondo dello shiatsu “e oltre”. Akinobu Kishi, maestro conosciuto in Europa, dove ha insegnato per oltre trent’anni, ha avuto come allievi molti shiatsuka europei ed è autore del libro “Sei-ki, Life in resonance. L’arte segreta dello shiatsu”.

Il libro è uscito nel 2010 in lingua inglese grazie al lavoro di Alice Whieldon, co-autrice, e nel 2016 è stato tradotto in tedesco e in francese e fortemente voluto in italiano dagli allievi del maestro, esauditi da Shiatsu Milano Editore.

Alla presentazione in anteprima del libro era presente Kyoko Kishi, moglie di Akinobu, testimone, assistente e continuatrice del suo lavoro – come l’acqua del fiume, con la sua modalità ne mantiene lo spirito.
Il pubblico ha accolto con entusiasmo sia la serata che l’uscita del libro, e ne siamo molto felici.

Estratto dal libro Sei-ki: lo shiatsu di Masunaga raccontato da Kishi

Sei -ki copertinaPer tutti i nostri lettori incuriositi dalla nuova uscita editoriale “Sei-ki, Life in resonance. L’arte segreta dello shiatsu”, pubblichiamo volentieri un estratto dalla seconda parte del volume, che riporta una conversazione – intervista tra Alice Whieldon e Akinobu Kishi.
Kishi sviluppò il proprio metodo Seiki-Soho dopo aver acquisito una profonda conoscenza dello shiatsu e aver assistito Shizuto Masunaga per dieci anni. Da queste conversazioni emergono un interessante ritratto di Masunaga e la sua concezione dello shiatsu. Buona lettura!

La ricerca aveva condotto Masunaga all’interno della storia della medicina tradizionale, per trovare un fondamento teorico su cui potesse fondare lo Shiatsu e riportarlo ad una più appropriata collocazione.
La ricerca di una teoria dello Shiatsu, seguendo le tracce lasciate dalla terapia manuale, lo aveva condotto alla teoria dell’Agopuntura. In Agopuntura, la diagnosi manuale è chiamata sesshin ed è composta da due elementi: setsumyaku e sekkei. Gli agopuntori individuano gli tsubo con il setsumyaku, che è la diagnosi del battito. Il sekkei, non più molto usato, consisteva nell’”accarezzare” il percorso dei meridiani con l’intera mano a fini diagnostici, Masunaga riteneva che questa tecnica fosse l’elemento dell’Agopuntura più vicino allo Shiatsu. Approfondendo la ricerca delle origini dell’Agopuntura, scoprì che la descrizione dell’”accarezzare” non era il significato originale del sekkei. Ipotizzò quindi che il sekkei fosse originariamente praticato con una pressione dell’intera mano mantenuta stabile. Cosa che si conformava molto bene alla sua idea di sesshin che nello Shiatsu utilizza una pressione stabile per la diagnosi syo*. Era sicuro di aver trovato nella storia della medicina tradizionale un importante legame teorico che potesse facilitarlo nella legittimazione dello Shiatsu. Il risultato di tutto ciò fu che il sesshin divenne la sua via ideale, l’essenza del suo Shiatsu ed era ciò che veniva insegnato allo Iokai.

[…]

Lo studio accademico deve essere fondato, assolutamente, sulla pratica.
La caratteristica più importante del lavoro di Masunaga è il sesshin. Ci si scorda del proprio essere e si pratica il-proprio-essere-e-l’altro-come-uno. Sesshin è come essere mu-shin**; come sviluppare un tocco appropriato, tekiatsu, ed essere capaci di toccare ogni persona nel modo che le si adatta di più. Ha scritto una guida al sesshin che venne pubblicata insieme alla mappa dei meridiani. La guida dice che bisogna praticare il sesshin. I meridiani sono soltanto la via pratica che permette al sesshin di passare; con un tocco stabile, all’incirca lungo il meridiano, la diagnosi kyo/jitsu viene eseguita correttamente e l’effetto curativo è simultaneo.

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*La diagnosi Syo è la diagnosi orientale.
**Mu-shin è niente-mente o mente vuota.