I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina

Proponiamo ai nostri lettori un nuovo estratto dal libro di Antonio Gatti “Il Tao della musica – La concezione della musica e del suono nell’antica Cina e altrove”, dal titolo “Forme o sostanze? I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina”. Siamo sicuri desterà la vostra curiosità.

La percezione visiva in Occidente e in Cina
Altro capitolo non da poco, dove si deduce che, nella concreta percezione visiva, l’occidentale vede forme e funzioni, e il cinese vede sostanze; l’occidentale vede le cose come enti separati, l’orientale le vede inseparabili dal loro contesto.
E per dimostrarlo si medita sui pesci e le rocce di un acquario. E poi sul caso della piramide di sughero, in cui c’è chi vede la piramide, chi il sughero; e di altri curiosi aneddoti. Deducendone non senza turbamento che vediamo mondi differenti.

Ora chiediamoci se questa radicale differenza di visione tra mondo occidentale e mondo cinese, oltre a costruire una diversa immagine del mondo, non comporti concrete differenze sul piano percettivo.
La domanda di Nisbett* è radicale: la concreta percezione visiva delle cose, o meglio il modo di concettualizzare il mondo che vediamo, è differente in Occidente e in Asia orientale? La sua analisi, che talvolta ribadisce concezioni e modelli di pensiero già indagati, seppur non con indole statistica, dagli studiosi del pensiero cinese, ha qui il pregio di mettere in luce con acutezza le differenti, concrete modalità della percezione visiva nell’Occidente e in Asia orientale. Numerosi test son stati eseguiti su soggetti occidentali ed estremo-orientali. Furono mostrati a studenti americani e giapponesi disegni animati di un acquario, con pesci e sullo sfondo rocce e piante acquatiche. I pesci erano ben memorizzati da entrambi i gruppi; rocce e piante erano però ricordate molto di più dai giapponesi, che le ricordavano mettendole in relazione con i pesci circostanti. Alla fine fu eseguito un nuovo test, esibendo immagini tratte dai disegni animati visti: in alcune pesci, piante e rocce erano associate alla stessa maniera, in altre i pesci erano mostrati in un nuovo ambiente. I giapponesi ricordavano meglio i pesci riproposti nello stesso ambiente, rispetto a quelli riproposti in ambienti nuovi; gli americani ricordavano ugualmente gli uni e gli altri. Questo suggerisce che gli orientali abbiano memorizzato gli oggetti assieme al loro ambiente; dove gli occidentali li avevano memorizzati separati dal contesto. Questa deduzione è stata confermata da numerosi test.
La visione analitica occidentale porta quindi a visualizzare la realtà in modo analitico, come una serie di oggetti distinti, isolati dal contesto; e tende a selezionarli e trattenerli in memoria secondo criteri di gerarchia. La visione estremo-orientale vede la realtà come una rete di relazioni, in cui gli oggetti sono costantemente associati al contesto; e tende così a memorizzare, nel contesto, anche oggetti per noi non significativi. L’atto stesso della percezione visiva, o almeno la concettualizzazione di questa, si modifica: vediamo mondi differenti. In qualche modo viviamo quindi in mondi differenti.
Il Nisbett suggerisce anche una ulteriore differenza nella visualizzazione, che può aiutarci ad ampliare la riflessione intorno alla musica. La visione olistica cinese porta a vedere il mondo come un insieme di sostanze continue, dove la visione analitica occidentale vede un insieme di particelle. Un pezzo di legno è per noi un insieme di particelle, per un cinese un materiale omogeneo. Una conchiglia per noi è un oggetto, per un cinese una sostanza. Interessante uno dei test proposti: si mostrava a un campione di americani e giapponesi di varia età una piramide di sughero; e successivamente una piramide di plastica insieme a un cubo di sughero, chiedendo agli intervistati di indicare quali dei due associavano alla piramide di sughero. Gli occidentali per lo più indicavano la piramide di plastica; gli orientali il cubo di sughero. Della piramide di sughero, gli uni vedevano la piramide, l’oggetto, la forma, la funzione; gli altri vedevano il sughero, la sostanza.
Apriamo una breve parentesi di chiarimento sul termine “sostanza”. E’ evidente come la sostanza di cui parla il Nisbett sia concretamente la materia, e non rimandi ad altri concetti filosofici di sostanza, che può anche essere intesa come essenza, e quindi insieme indissolubile di forma e materia. I cinesi, interessati da sempre al rapporto tra forma e sostanza, usano questi termini con significati specifici, che occorre quindi usare con cautela. Nisbett cita a sostegno delle sue tesi il Needham, che sostiene “nel pensiero cinese l’universo è una sostanza continua, all’interno della quale agiscono gli influssi come interazione tra le cose”. Ma la sostanza di cui parla il Needham non è riducibile alla pura materia, come quella cui allude Nisbett; fa piuttosto riferimento al qi. Il qi, l’energia che nel pensiero cinese costituisce ogni ente, ogni fenomeno del reale, è perciò la sostanza di cui il Needham parla, che comprensibilmente è concepita come sostanza continua, non riducibile a strutture corpuscolari.
Chiusa la parentesi.

La percezione auditiva in Occidente e in Cina
Dove, a compimento di quanto detto, si deduce che l’occidentale privilegerà anche nella percezione auditiva gli aspetti formali, mentre il cinese la sostanza del suono. E si comprende quindi il prestigio assegnato nell’Occidente all’armonia e al contrappunto, e nella Cina alla sostanza del timbro.
E non si manca di dissertare sulla sottomissione dei sensi alla ragione, sul cannocchiale di Galileo, la bolla di Giovanni XXII e altre analoghe scomuniche. E deduciamo con crescente smarrimento che non solo vediamo mondi differenti, ma che ascoltiamo anche mondi differenti.

[…]

*Richard Eugene Nisbett è professore di psicologia sociale e co-direttore del programma Cultura e Cognizione dell’Università del Michigan.

Antonio Gatti , “Il Tao della musica”, Shiatsu Milano Editore

Corso al Centro Iokai di Tokyo – video

Shiatsu Milano Editore al Centro Iokai di Tokyo

Shiatsu Milano Editore all’ingresso del Centro Iokai (5° piano)

Dal 2012 Shiatsu Milano Editore è in contatto diretto con il direttore del Centro Iokai di Tokyo, Haruhiko Masunaga, figlio di Shizuto sensei. Lo invitiamo regolarmente in Italia a tenere seminari di Keiraku shiatsu ma, dato che nel 2017 Haruhiko sarà ospite di altre scuole di shiatsu europee (probabilmente tornerà in Italia nel 2018), abbiamo deciso di andare a trovarlo in Giappone.
Lo scopo era sia definire i particolari della pubblicazione italiana del libro “Shiatsu con i meridiani” di Shizuto Masunaga, già editato in Francia come “Shiatsu et Medecine orientale”, sia frequentare, vista l’occasione, un corso di shiatsu di quattro giorni presso il Centro Iokai, tenuto naturalmente da Haruhiko Masunaga sensei.
Quindi lo scorso 28 febbraio il sottoscritto e Paola Palasciano, nostro rappresentante legale, coinvolti anche alcuni fedelissimi insegnanti e operatori shiatsu che avevano frequentato i seminari di Haruhiko in Italia ed espresso il desiderio di andare in Giappone, sono partiti alla volta di Tokyo.
Arrivati al Centro Iokai, nel rione Ueno, Haruhiko sensei è stato lieto di accogliere i suoi amici italiani per approfondire il Keiraku shiatsu proprio come lo insegna ai suoi allievi giapponesi.

Keiko Masunaga e Roberto Palasciano

Nei giorni trascorsi allo Iokai abbiamo avuto anzitutto la graditissima sorpresa della visita della signora Keiko Masunaga, moglie del grande maestro Shizuto, che ha continuato dopo gli anni ‘80 l’opera di diffusione del Keiraku shiatsu cara a suo marito.
La signora Keiko ha espresso la propria gratitudine sia agli operatori shiatsu italiani sia alla nostra casa editrice per la diffusione dello shiatsu stile Iokai in Italia, sostenendo quanto la lettura di “Racconti di 100 trattamenti” possa far comprendere non solo il modo di operare, ma la personalità di suo marito.
Noi, a nostra volta, abbiamo potuto ringraziarla personalmente per averci permesso di pubblicare la mappa dei meridiani tradotta in italiano e i quattro “Manuali di shiatsu”, che stanno diventando di grande aiuto a insegnanti, operatori e studenti italiani. L’incontro è stato toccante e siamo stati veramente felici di questa esperienza.

Durante i quattro giorni di corso, invece, sono state affrontate le sequenze con il ricevente in posizione seduta, laterale, prona e supina, per ognuna delle quali è stato eseguito un trattamento generale secondo lo stile Iokai; in ogni sequenza è stata inserita la valutazione del kyo e jitsu, trattando le aree di valutazione della schiena in seduta, prona e laterale, utilizzando anche i gomiti. Nella valutazione dell’addome Haruhiko sensei ha insistito molto sul riequilibrio del kyo e jitsu nelle aree ben indicate sulla mappa dei meridiani pubblicata negli anni ’70 da Shizuto Masunaga, e ha chiarito ulteriormente la possibilità di stabilire e di verificare il vuoto e pieno trovati nella valutazione effettuata su hara e schiena tramite lo stretching di braccia e gambe, valutando su queste ultime anche la condizione del meridiano con il tatto, utilizzando la “setsu-shin”.

Haruhiko, durante tutto il corso, ha sempre insistito sulla qualità della pressione “setsu shin” caratteristica dello Iokai, portata in modo non cosciente, con tutto il corpo, senza tensioni alle braccia, che favorisce un contatto protopatico tra operatore e ricevente in grado di attivare il sistema parasimpatico di quest’ultimo. Diversamente dalle modalità di pressione normalmente utilizzate dai partecipanti, durante la pratica si è lavorato molto con gomiti, ginocchia e polsi, ad esempio portando la pressione con le ginocchia sulle gambe per sentire il percorso dei meridiani utilizzando due punti di pressione.
Dopo ogni dimostrazione della sequenza, Haruhiko guidava la pratica a coppie controllando la corretta valutazione del kyo e jitsu dei meridiani, e praticava su ogni componente del gruppo, per far sentire la qualità della propria pressione.

Il Keiraku shiatsu presta molta attenzione alla colonna vetrebrale e alle sue condizioni, non dimenticando che il sistema nervi e fibre parte dalla colonna e interessa organi e meridiani. Abbiamo perciò lavorato con il ricevente seduto a gambe incrociate o in seiza utilizzando movimenti sia per correggere eventuali disturbi o dolori alla schiena, sia per riallineare la colonna vertebrale. Hanno destato il nostro interesse anche i trattamenti con il ricevente in posizione supina per disturbi quali l’anemia e la lombosciatalgia e per problemi alle caviglie.
Sarebbe bello che il modo d’insegnare giapponese di Haruhiko venisse adottato anche dagli insegnanti italiani…i partecipanti a questo corso ne sono stati molto colpiti e certamente ci proveranno. Come avrete capito da queste poche righe, il corso è risultato addirittura superiore alle aspettative, grazie anche al numero ristretto di partecipanti.

Haruhiko e Keiko Masunaga e Roberto e Paola Palasciano insieme a insegnanti e operatori shiatsu

Oltre a noi, hanno partecipato al nostro viaggio, accompagnati dall’operatrice shiatsu e nostra interprete Tsuya Yamada, gli operatori e insegnanti della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia sede di Milano: Alberto Baljak, Danila Franceschini, Maria di Nunno, Roberta Wurth, Rosi Carella, Susanna Roccio e l’insegnante Fisieo Marco Scorbatti. Nel prossimi numeri della nostra newsletter parleremo più dettagliamene dello shiatsu stile Iokai oggi in Giappone, del paese del sol levante e delle nostre sensazioni durante questo bellissimo viaggio. I componenti del gruppo si riuniranno per perfezionare e meglio comprendere gli insegnamenti di Haruhiko sensei in modo da poter praticare ed eventualmente diffondere più correttamente il Keiraku shiatsu originale di Shizuto Masunaga.

Roberto Palasciano, curatore editoriale di Shiatsu Milano Editore

Seminario di Keiraku Taping (taping dei meridiani)

Segnaliamo ai nostri lettori un interessante seminario che si terrà a Milano sul Keiraku Taping, organizzato dall’Associazione Centro del Benessere.

Il Keiraku Taping consiste nell’applicare i nastri utilizzati in fisioterapia (taping) lungo i meridiani del keiraku shiatsu (shiatsu stile Iokai), con lo scopo di riattivare l’energia lavorando con il kyo e il jitsu, grazie anche alla stimolazione prolungata dovuta al tape.

Taping deriva dall’inglese “bendare, nastrare”, e proviene dalla pratica medico/sportiva del bendaggio funzionale. In realtà, nel panorama riabilitativo, il taping si pone a metà strada tra i Vincoli Muscolo Cutanei e il bendaggio funzionale, in quanto ha mutuato alcune caratteristiche dall’una e dall’altra tecnica.
Si è diffuso negli ultimi anni soprattutto in ambito sportivo, ma ha dimostrato la sua efficacia anche sul versante traumatologico ed emolinfatico, moltiplicando le modalità di applicazione e mostrando una versatilità inaspettata.
Viste le caratteristiche particolari del tape (spessore, collante, ecc), la tecnica ha trovato applicazione anche nel campo della Medicina Energetica, differenziandosi dal taping classico per principi di applicazione e criteri di ragionamento che esulano dal concetto del ripristino della funzionalità esclusiva muscolo-tendinea.
Il Keiraku taping pone l’attenzione sulla stimolazione energetica di meridiani, zone e tsubo specifici, seguendo il concetto di sedazione e tonificazione adottato dal maestro Masunaga, partendo dalla ricerca del kyo e jitsu.
Il nostro taping quindi si propone di implementare e amplificare l’efficacia del trattamento shiatsu attraverso un connubio di efficacia e rapidità sia nell’applicazione che nel mantenimento dei risultati.

Il workshop è rivolto agli operatori shiatsu e agli allievi di terzo livello e si svolge in un weekend: sabato 11 novembre 2017 dalle 14 alle 19.30 e domenica 12 dalle 9 alle 16.30

Insegnanti:
Dott. Fisioterapista Antonio Cerino e Dott.ssa Fisioterapista Francesca Elisa Maietta

Programma:

1° giorno
– Introduzione
– Storia e diffusione del taping
– Metodologia e filosofia applicativa
– Il taping dei meridiani energetici (Keiraku Taping)
– La visione di Masunaga
– Dimostrazione e pratica della modalità di applicazione
– Dimostrazione e pratica dei vari tipi di taglio
– Applicazione del tape sui meridiani energetici in funzione del riequilibrio

2° giorno
– Verifica dell’apprendimento
– Le aree di valutazione energetica anteriori e posteriori
– Taping su tsubo specifici e ashi points (e….trigger points)
– Taping su aree specifiche
– Taping su tubo specifici
– Tagli speciali

Antonio Cerino: Fisioterapista, operatore shiatsu e insegnante FISieo, nel 1989 si diploma all’Istituto Superiore di Educazione Fisica per poi iniziare il percorso nel mondo dello Shiatsu presso la Scuola “Centro Studi Yin Yang” di Nazareno Cosentino e proseguendo con la Scuola Internazionale di Shiatsu Italia sotto la guida di Attilio Somenzi. Nel 1997 fonda a Napoli l’Associazione “il Cerchio”, sede di Napoli della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia, di cui è tuttora Direttore Didattico. Nel 1991 inizia gli studi di Fisioterapia con indirizzo neuroriabilitativo, ma negli ultimi anni si avvicina alla Terapia Manuale e alle tecniche posturali ed osteopatiche. Nel 2003 frequenta la Scuola Francese di Terapia Manuale secondo il Metodo Mézières e nel 2006 il Master Universitario in Osteopatia presso la Federico II di Napoli.

Francesca Elisa Maietta: Fisioterapista, osteopata, operatrice shiatsu ed insegnante, nel 1994 inizia gli studi in Fisioterapia con indirizzo pediatrico, laureandosi nel 2006; attualmente insegna Tecniche fisioterapiche presso l’Università Popolare di Caserta. Si interessa anche alla terapia posturale e manuale, conseguendo specializzazioni in corsi come il Mézières e un master in osteopatia e, nel 2003, inizia lo studio dello shiatsu presso la sede di Napoli della Scuola internazionale di Shiatsu Italia, continuando a seguire convegni e corsi di aggiornamento in tutta Italia. Attualmente insegna al primo livello presso la sede di Napoli della Scuola.

Per info e iscrizioni:
Associazione Centro del Benessere, via Pacini 46 (MM2 Lambrate), Milano
info@centrodelbenessere.it – tel. 02-26681272 – www.centrodelbenessere.it

La reflessologia facciale

Per capire cosa è la reflessologia facciale, occorre per prima cosa specificare che, in senso generale, per reflessologia (o riflessologia) si intende l’insieme di tutte quelle tecniche olistiche che permettono di lavorare sulle parti periferiche del corpo (braccia, mani, gambe, piedi, orecchie e testa).

La reflessologia facciale, nella fattispecie, lavora sul viso, ed ha origine vietnamita. Come lo shiatsu, è nata originariamente come agopuntura sul volto e, a livello filosofico, trae spunto dalla medicina tradizionale cinese.
Perché proprio il viso? La risposta è molto semplice: tutte le reflessologie lavorano dando degli stimoli al corpo attraverso il sistema nervoso; questi stimoli, partendo dal punto che viene trattato, devono raggiungere il cervello, che si occuperà di far si che il corpo risponda allo stimolo. La stimolazione del viso, essendo questo la parte del corpo più vicino al “centro di raccolta” di tali stimoli, cioè il cervello, otterrà una risposta più immediata rispetto ad altre zone; il viso, inoltre, è una parte del corpo umano molto ricettiva, perché è l’unica nella quale sono presenti tutti i sensi (vista, olfatto, gusto, tatto e udito).

Il trattamento dura circa 30-35 minuti e si può eseguire semplicemente con le dita (modo particolarmente indicato per trattare i bambini) o con appositi strumenti.
Nel primo caso, le mani compiono movimenti di sfregamento o rotatori, e si può lavorare anche con pressioni dalle caratteristiche e dai criteri utilizzati nello shiatsu.
Per quanto riguarda gli strumenti, normalmente viene utilizzato il “cerca punti”, con cui si eseguono sfregamenti e movimenti per lo più in senso circolatorio o seguendo delle linee, senza di solito premere per evitare che il paziente provi dolore.

L’operatore esegue un’“intervista” iniziale, chiedendo al ricevente per quale motivo è venuto e di quali problematiche (presenti o passate) soffre o ha sofferto, per poi effettuare una diagnosi. A tal scopo, può utilizzare la medicina tradizionale cinese, la teoria delle 5 trasformazioni, la diagnosi visuale o comunque ogni propria personale conoscenza sulle “diagnosi energetiche”.
La prima parte del trattamento si svolge con lo scopo di far rilassare il ricevente e prendere contatto con la parte su cui lavorare (il viso). Poi inizia il lavoro effettivo, che varia in base alla problematica da trattare.
La reflessologia facciale ha anche delle mappe di riferimento, diverse a seconda del lavoro da svolgere. Ad esempio, si può lavorare su organi ed apparati, oppure su problematiche dell’apparato osteo-muscolare.
L’operatore può percepire, durante il lavoro, dei punti in cui lo strumento o le dita fanno fatica a scorrere, e può sentire dei rilievi o come se sotto la pelle ci fosse qualche cosa che impedisce il movimento che si sta compiendo. Se si usano le dita, come durante un trattamento shiatsu, si possono notare punti energeticamente pieni che respingono, o, al contrario, vuoti, in cui si ha la sensazione di sprofondare.

Segue poi la fase finale di chiusura del trattamento, che comprende anche l’ascolto delle sensazioni provate dal ricevente (molto importante, perché permette di avere un riscontro sull’efficacia del lavoro svolto). Spesso il paziente, nella mia personale esperienza, racconta momenti di rilassamento, formicolii, sensazione di calore o di freddo, fastidio o invece sensazioni piacevoli sia al viso che al corpo, a seconda di quali punti si stanno lavorando. Può addormentarsi o avere scatti e spasmi durante il trattamento, può provare dolore o sensazione che si stia muovendo qualche cosa a livello energetico nelle varie parti del corpo corrispondenti ai punti che vengono lavorati.
La reazione a un trattamento può essere immediata o avvenire da qualche minuto fino alle 48 ore successive, a seconda della reattività del ricevente e dell’intensità del trattamento.

La reflessologia facciale può essere applicata a chiunque, anche ai bambini (avendo cura di eseguirla soltanto le dita). Vi sono controindicazioni solo nel caso il ricevente presenti eruzioni cutanee, macchie, ferite o scottature sul viso; nel caso comunque tali manifestazioni non siano molto estese, si può lavorare il resto del viso evitando le parti compromesse.

Cesare Pahloulian, reflessologo facciale, operatore Shiatsu e studente di Naturopatia
csrphl@yahoo.it

Perché studiare Medicina Tradizionale Cinese

Per tutti i nostri lettori interessati, pubblichiamo un nuovo estratto dal libro “Shiatsu – L’arte di stare bene” di Paola Mantovani. Buona lettura!

La chiave è quella di
modificare le nostre abitudini
e, in particolare, le nostre abitudini mentali.
Pema Chödrön

Uno dei compiti degli operatori in tecniche energetiche, volte al miglioramento dell’individuo,è sviluppare quelle facoltà che gli permettono di cogliere gli aspetti individuali spirituali che rendono quella persona un essere unico. Lo studio della medicina cinese aiuta l’operatore Shiatsu a valorizzare nell’individuo le peculiari caratteristiche energetiche, il carattere, le propensioni spirituali, integrandole con la valutazione energetica manuale, propria della disciplina.
Ogni individuo può sperimentare sintomi di disagio, che apparentemente originano dalle stesse problematiche, in modo completamente diverso. E ognuno darà ai propri sintomi un significato diverso. Ma tutti hanno diritto di stare bene e di sentirsi in armonia con l’ambiente che li circonda. Alcune tecniche si occupano dell’uomo considerandolo inserito in un ambiente sociale, famigliare, affettivo e spirituale. Altre tecniche considerano solo l’aspetto sostanziale dell’individuo. Sappiamo però che la fisica moderna ha superato da tempo la dimensione molecolare e atomista. Sappiamo che l’uomo percepisce solo una piccola parte delle infinite realtà che lo circondano. Fritjof Capra ci ricorda che “…la verità era nascosta in paradossi che non potevano essere risolti con il ragionamento logico, ma che dovevano essere capiti nei termini di una nuova consapevolezza”. Qualsiasi operatore energetico, medico o persona che si occupa degli altri deve necessariamente considerare anche questi principi.
Lo studio dello Shiatsu, di origine giapponese, non presuppone necessariamente lo studio della Medicina Tradizionale Cinese, ma si deve considerare che il Giappone ha attinto dalla Cina la maggior parte dei riferimenti culturali, poi trasformati e personalizzati. Lo Shiatsu è giapponese nel suo spirito e la cultura cinese antica, con secoli di storia e medicina è, a mio avviso, la filosofia che meglio si accosta alla tecnica dello Shiatsu e permette di comprendere meglio le alterazioni energetiche.
Lo studio della medicina cinese antica diventa così un supporto, un sostegno e non l’elemento trainante. La peculiarità dell’operatore Shiatsu è la lettura, la comprensione del fluire del Qi e la sua trasformazione attraverso la tecnica, il tocco, le pressioni. Lo studio della medicina cinese antica non sostituisce la tecnica e il solo studio non consente la professione. Lo Shiatsu è allenamento, è competenza, è tenacia, abilità che si acquisiscono esclusivamente attraverso la pratica continua, l’ascolto continuo.
Studiare medicina cinese significa modificare il nostro modello di riferimento abituale, cioè il modo in cui noi percepiamo, comprendiamo e interpretiamo il mondo e l’uomo. Ogni individuo interpreta l’uomo secondo la lente della propria esperienza. Più grande è la consapevolezza del modello attraverso il quale interpretiamo il mondo, la salute, la malattia, maggiore sarà la nostra attitudine ad aprirci a modelli diversi. L’obiettivo è sempre quello di rendere il nostro studio e la visione che abbiamo dell’uomo più chiara e obiettiva.
La medicina cinese non è la Verità, è solo un modello, una spiegazione della vita, dell’uomo e del mondo. È una mappa che ci consente di approfondire sia il reale, il visibile e il materiale, che l’immateriale, il “magico”, l’invisibile. È una mappa che se studiata a fondo, si integra con l’individuo, entra profondamente nel suo mondo. Lo studio della medicina cinese aiuta l’individuo a osservare la vita e l’uomo in modo diverso, sposta la nostra attenzione su aspetti inconsueti, mette da un lato i nostri paradigmi culturali, creando in noi una vera e propria rivoluzione. Soprattutto modifica il nostro modo di interpretare il sintomo e la malattia, trasformando di conseguenza i nostri comportamenti, permettendoci di comprendere profondamente le cause dei problemi.
Il sintomo che si percepisce diventa veramente l’espressione migliore del corpo e della mente in quel preciso momento. E il dolore in una zona del corpo diventa una stasi di energia di quel canale energetico. Oppure ancora, il mal di stomaco diventa subito l’espressione fisica dell’incapacità di digerire quell’esperienza. Studiare medicina cinese ci aiuta a cambiare il modo in cui vediamo le cose perché trasforma la fonte del nostro modo di pensare e del nostro modo di agire. Se pensiamo in modo meccanicistico daremo interpretazioni meccanicistiche. Viceversa, se comprendiamo profondamente il modello energetico, penseremo e vivremo il mondo e la nostra vita in termini energetici.
La Medicina Tradizionale Cinese non è la medicina cinese moderna e il taoismo che la impregna permea il mondo dell’energetica. L’aspetto animico della vita è sempre presente sia nella valutazione energetica che nello svolgimento della tecnica. Amo definire la medicina cinese come una medicina psichica, perché contempla sempre tutte le istanze profonde dell’essere.

Paola Mantovani, “Shiatsu – L’arte di stare bene”

Il pensiero macrobiotico di Bill Tara e Attilio Somenzi su natura, cibo e shiatsu

Ai lettori desiderosi di ampliare le proprie conoscenze sul pensiero e la filosofia macrobiotica, consigliamo di leggere due interessanti libri da noi pubblicati: “Corpo naturale mente naturale” di Bill Tara, pioniere del movimento della Salute Alternativa dal 1967, e “Lo shiatsu e il pensiero macrobiotico” di Attilio Somenzi, fondatore della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia.
Questi due testi, oltre a illustrare la filosofia macrobiotica, propongono analogie tra un trattamento corporeo come lo shiatsu e la macrobiotica stessa, introducendoci alla macrobiotica moderna e allo shiatsu stile Masunaga.
La conoscenza dello Shiatsu e della Macrobiotica può portare a un cambiamento per migliorare il nostro stile di vita, in questi tempi in cui lo sviluppo industriale del mondo occidentale ci ha permesso una vita più agiata e una maggiore quantità di cibo. Queste condizioni, come sostiene Bill Tara, hanno permesso lo sviluppo della creatività dell’uomo, ma anche alterato la nostra connessione con l’ambiente. Abbiamo iniziato con il disboscamento e il prelievo sconsiderato ad uso industriale delle risorse della terra, creando danni anche irreparabili alla natura. Anche se da qualche tempo si è iniziato a comprendere il problema, i tempi per un cambiamento saranno lunghi. Nel passato, invece, la creatività veniva utilizzata semplicemente per accumulare beni per le generazioni successive.
Sia Bill Tara che Attilio Somenzi hanno sviluppato notevoli conoscenze sia del pensiero macrobiotico che nella pratica shiatsu. Nei loro due testi, seppur con modi diversi, suggeriscono cosa possiamo fare per migliorare il nostro stile di vita e come comportarci per riprendere il contatto con la natura e con noi stessi.
“Corpo naturale mente naturale” ha come sottotitolo “Salute, Ecologia e Spiritualità”, termini che possono riassumere il profondo contenuto di entrambi i testi. Riguardo alla salute, nei due libri si fa riferimento al concetto orientale di corpo e mente unico e a una diversa visione del concetto di malattia, da un punto di vista energetico. Infatti, i sintomi che notiamo e che ci allarmano, ci permettono in realtà di valutare la nostra condizione in quel momento (i sette livelli di malattia, ben argomentati sia nel libro di Tara che in quello di Somenzi); se il malato non si sforza di guardarsi dentro in senso olistico e non si “ferma”, il disturbo peggiorerà e passerà al livello successivo. Oltre a questo, è necessario modificare lo stile di vita e aver cura dell’alimentazione, come secondo la filosofia macrobiotica cara agli autori.
Riguardo all’ecologia, Bill Tara dedica ben due capitoli del proprio libro per fare comprendere la necessità di occuparci del nostro pianeta e di rispettare l’ambiente che ci circonda, come accennato all’inizio dell’articolo.
La spiritualità risulta comune sia allo shiatsu che alla macrobiotica, in quanto entrambe queste discipline portano alla consapevolezza di se stessi. Nello shiatsu, la consapevolezza è legata alle sensazioni che, durante un trattamento, provano ricevente e operatore grazie all’atteggiamento protopatico di ques’ultimo; nella filosofia macrobiotica, deriva dall’indagine su temi quali da dove siamo venuti e dove andremo, che stile di vita adottare, quali sono le nostre condizioni fisiche e mentali.
In “Lo shiatsu e il pensiero macrobiotico”, Somenzi mette a fuoco alcuni principi fondamentali che guidano chi si incammina per il sentiero della filosofia macrobiotica, spiegando concetti semplicissimi come lo sviluppo progressivo della malattia, la conoscenza dei segnali per comprendere il nostro stato di salute, la riflessione sul livello di coscienza e di capacità di scelta che esprimiamo nella nostra vita e l’alimentazione da seguire. Inoltre, illustra i principi fondamentali dello shiatsu con i meridiani: la pressione sostenente, la bi manualità, le valutazioni utilizzando il kyo e jitsu, il percorso dei meridiani esteso rispetto alla medicina cinese e l’atteggiamento dell’operatore, ribadendo che lo shiatsu fa emergere livelli profondi di squilibrio.
Nell’esame della Federazione Italiana Shiatsu è previsto il modello macrobiotico, che comprende lo studio dello shiatsu stile Masunaga e la macrobiotica, e, per gli operatori shiatsu che si formano in scuole che seguono questo modello, il testo di Somenzi risulta fondamentale.

Il poter fondere una pratica squisitamente non verbale, come quella dello shiatsu, con la filosofia macrobiotica, permette di valutare il ricevente in tutti i suoi aspetti.
Per approfondimenti, troverete sul nostro sito le schede di questi due importanti testi, interessanti estratti e altri articoli.

Roberto Palasciano, curatore editoriale di Shiatsu Milano Editore

Masunaga video – 2016

Dal Tutto all’Uomo – Numeri, Misure e Shiatsu

Proponiamo ai nostri lettori un articolo tratto dalla conferenza che Stefano Ricchetti, operatore shiatsu, tecnico di posturometria e presidente AITP, ha tenuto al Festival dell’Oriente di Milano il 4 e 5 febbraio 2017. Il titolo è “Dal Tutto all’Uomo – Numeri, Misure e Shiatsu”, ed è inerente alla numerologia e agli effetti dello shiatsu sulla postura.

“L’intenzione di presentare la ricerca in programma degli “Effetti dello Shiatsu sulla Risposta Psico Neuro Immunitaria e sulla Postura” in maniera dinamica è stata una sfida sicuramente ben accolta.
La scelta del titolo “Dal Tutto all’Uomo – Numeri, Misure, Shiatsu” è stata dettata dal mettere in evidenza quanto l’origine comune di tutte le cose abbia una ricorrenza sia nella numerologia che sulla distribuzione dell’insieme che si trasferisce inevitabilmente anche nel soggetto Uomo.

Possiamo notare quanto delle “semplici intuizioni” quali il Rapporto Aureo (1,618) e la Sequenza di Fibonacci (1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,…), in stretta relazione tra loro, siano rappresentate in quel movimento armonico e spiralico che è all’origine di Tutto.

Partendo infatti dalla costruzione del “Rettangolo Aureo”, facendo uso anche della successione di Fibonacci, in considerazione della proprietà del rettangolo aureo di potersi “rigenerare” infinite volte, deriva la possibilità di creare al suo interno una successione infinita di quadrati e quindi una spirale, detta “Spirale di Fibonacci”, in grado di approssimare la spirale aurea.

Sequenza e spirale che troviamo presenti nel’anatomia umana (DNA, dimensioni corporee, pressione, ecc.), che nell’arte (costruzione di edifici storici, pittura, scultura), nella natura (numero dei petali dei fiori, rapporto fillotattico, uragani, conchiglie…), nella musica (numero di note, battiture), e altro ancora.
Da questa origine comune abbiamo ereditato anche quella “Coscienza Universale” presente in ogni cellula del nostro organismo che viene integrata, elaborata ed espressa all’interno del nostro fantastico computer, il cervello, nel quale i due emisferi, separati tra di loro e con funzioni diverse, ma messi in connessione dal corpo calloso, possono realizzare la loro funzione.
Pertanto, nell’osservare una persona, raccogliendo dati antropometrici o di analisi e atteggiamenti posturali, non possiamo discernere dalle considerazioni precedentemente esposte.

Un problema psico-emotivo si riflette nelle metodiche di relazione corporea

Nel momento in cui andiamo ad osservare o ricercare dei dati utili è ragione indiscussa che dobbiamo essere consapevoli del sistema che andiamo a misurare e come questo sistema sia strutturato e si relazioni con quanto lo circondi. La “complessità Uomo” ci accompagna ovunque e assieme ad essa la curiosità di scoprirla e andare alla ricerca di nuovi spunti per comprenderla ancora meglio è il fattore comune che unisce tutti coloro che si impegnano per il ben-essere dell’individuo.
La postura che ognuno di noi assume è la risultante di tutte queste complessità e andare a misurarla e oggettivare, con delle osservazioni e delle misurazioni che, comparate, ci posso essere di aiuto per comprendere lo stato dell’essere, è valore aggiunto indiscutibile di ogni osservazione clinica dalla quale è fuori dubbio prescindere.
Lo Shiatsu è caratterizzato da una pressione perpendicolare, mantenuta costante, progressiva, sostenuta e sostenente, con intenzione, che, attivando il sistema parasimpatico, sfruttando il concetto della risposta somato-viscerale e raggiungendo gli strati più profondi, è in grado di mettere in atto quelle modifiche ben accolte dal sistema e utili a migliorare il proprio stato di salute.

Lo start-up condotto è stato di sicuro aiuto nel mettere in evidenza questi effetti sul sistema tonico posturale, sia nel breve periodo, a 48 ore dal termine del trattamento,

che soprattutto nella risposta a lungo termine, dopo 28 giorni dal termine dei trattamenti (66% miglioramento),

sottolineando anche come il trattamento possa integrarsi nei disciplinari riabilitativi nel contesto di un approccio olistico e multidisciplinare”.

Stefano Ricchetti
Operatore Professionale Shiatsu – Tecnico di Posturometria
www.posturalhc.eu – www.posturometria.com

Gli scritti di Shizuto Masunaga

Shizuto Masunaga, grande maestro di shiatsu, negli anni ’60 intraprese una ricerca che lo portò a ideare il Keiraku shiatsu (shiatsu con i meridiani), fondando nel 1968 a Tokyo il Centro Iokai, i cui kanji significano I = medicina, O = re e Kai = associazione, a indicare quanto ritenesse lo shiatsu “La medicina”.

Shizuto Masunaga, nel corso della sua vita, produsse molti scritti e collaborò con diverse riviste giapponesi di medicina, editando gli articoli pubblicati in raccolte; al Centro Iokai di Tokyo sono infatti in vendita una ventina di sue pubblicazioni in lingua giapponese, comprese mappe e dispense. Purtroppo, solo pochi di questi scritti sono stati editati in lingue europee, anche a causa delle difficoltà di traduzione, dovute alla profonda conoscenza dell’autore di medicina occidentale e orientale, psicologia, religione e filosofia orientale. I testi di Masunaga sono profondi e complessi, e quando viene descritto un trattamento sembra di assistervi in prima persona.
Probabilmente per questo motivo il Keiraku shiatsu originale non è stato divulgato correttamente all’estero; un altro motivo potrebbe essere il fatto che quest’arte, per essere insegnata e appresa, necessita della trasmissione personale da parte del Sensei, e l’insegnamento in occidente ha risentito di questa limitatezza, non venendo riportato in modo fedele.

Importante per la diffusione del Keiraku shiatsu nel mondo fu, nel 1977, la pubblicazione in inglese del libro “Zen Shiatsu”, tradotto da Wataru Ohashi dall’originale giapponese “Shiatsu” di Shizuto Masunaga, a cui poi seguirono traduzioni in altre lingue europee, tra cui l’italiano nel 1979 (“Zen Shiatsu”- Edizioni Mediterranee). Nel 1987 (dopo la morte del Maestro, avvenuta nel 1981) venne tradotto in inglese anche “Zen Imagery Exercises”, curato da Keiko Masunaga (moglie di Shizuto) e da Stephen Brown, poi tradotto anche in italiano da Gianna Tomilianovich e pubblicato nel 1996 dalle Edizioni Mediterranee col titolo “Zen per immagini”.
Preso da solo, “Zen Shiatsu” è solamente un frammento di tutto il lavoro di Masunaga ma, per molti studenti occidentali, fino a poco tempo fa è stato l’unico testo sul Keiraku shiatsu disponibile.
Negli ultimi anni, a livello europeo, si è cercato di far conoscere il Keiraku shiatsu originale, e l’editore francese “Le courrier du livre” ha tradotto e pubblicato “Shiatsu et médecine orientale” (dall’originale giapponese “Keiraku to shiatsu”, shiatsu con i meridiani) e “100 récits du traitement” (“Racconti di 100 trattamenti”).
Lo shiatsu di Masunaga ha, come caratteristica, la diagnosi contemporanea al trattamento, ma questo concetto non è semplice, e non è stato trasmesso correttamente in occidente. Trovo perciò importante anche il lavoro fatto da Maria Silvia Parolin e Hatsuni Ueda, che hanno tradotto in italiano “Manuale di Sesshin” (2007, edizioni Macunix), testo importante che andrebbe però a mio avviso reimpaginato (e magari ampliato con appendici) per renderlo più fruibile agli shiatsuka italiani.

Attualmente, il Centro Iokai è diretto da Haruhiko Masunaga, figlio di Shizuto, che continua l’insegnamento e la divulgazione dello shiatsu del padre in Giappone e all’estero.
Nel 2011 sono andato a Tokyo per poterlo conoscere e frequentare un breve corso per stranieri nel dojo dello Iokai, come ai tempi di Shizuto. Durante l’insegnamento ho potuto notare che Haruhiko consultava i libri del padre “Racconti di 100 trattamenti” e “Manuali di shiatsu”, che ho scoperto poi essere utilizzati come libri di testo per i corsi base e avanzati che si tengono allo Iokai. Su licenza di Keiko e Haruhiko Masunaga, tornato in Italia ho dunque deciso di fare tradurre in italiano questi volumi e pubblicarli sotto l’etichetta Shiatsu Milano Editore, casa editrice che avevo appena fondato per la diffusione delle discipline bio naturali.
Le traduzioni sono state possibili grazie alla collaborazione con la nostra shiatsuka giapponese Akiko Emori, che teneva i contatti direttamente con Haruhiko per chiarire i dubbi, alla nostra traduttrice ufficiale Mayu Fanny Suzuki, da poco trasferitasi in Giappone, e alla consulenza di Tsuya Yamada, ora operatrice shiatsu.
Abbiamo iniziato con la traduzione e pubblicazione, nel 2012, del libro “Racconti di 100 trattamenti”, già tradotto in francese da “Le courrier du livre”, realizzando un’opera importante anche graficamente. Pur avendo disponibile il testo in francese, i racconti sono stati tradotti dall’originale giapponese per mantenere la fedeltà al testo e rendere nei dettagli l’atmosfera espressa. E’ stato il nostro primo “faccia a faccia” con gli scritti originali di Masunaga, e l’impegno è stato grande. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista giapponese “Ningen-Igaku”, solo cinquantotto sui cento previsti perché, purtroppo, Shizuto Masunaga morì di malattia prima di completarli. I racconti sono autobiografici e, come ci scrisse in una lettera Keiko Masunaga, “A differenza di altri testi scritti da Masunaga sensei, questo è un libro molto particolare e importante proprio perché tratta intensamente l’idea e la filosofia del Keiraku shiatsu, dal punto di vista e dallo stile di vita adottato da Masunaga sensei”.

In seguito, dal 2012 al 2016 abbiamo tradotto e pubblicato “Manuali di shiatsu”, suddivisi in 1°, 2°, 3° e 4° mese. Questi volumi, sebbene contengano alcuni argomenti e sequenze già espressi in “Zen shiatsu”, ampliano e dettagliano i contenuti fondamentali e le tecniche del Keiraku shiatsu, permettendo di entrare nel cuore dell’insegnamento del grande Maestro. Anche in questo caso, avendo a che fare con le sequenze della posizione seduta, prona, supina e laterale, oltre che con lo shiatsu clinico nel 4° volume, il nostro impegno di traduzione e revisione è stato grande, rendendo necessaria anche una consulenza medico-scientifica. Sono convinto che un manuale del genere possa senz’altro costituire un grande aiuto per l’insegnamento agli allievi italiani, ma anche un importante approfondimento per gli shiatsuka più esperti e per gli insegnanti.

Vista la portata e il valore degli scritti di Shizuto Masunaga, e sempre nell’ottica di divulgare il Keraku shiatsu originale, stiamo affrontando un’altra fatica editoriale, iniziando la traduzione del libro “Keiraku to shiatsu” (shiatsu con i meridiani), già tradotto in francese come “Shiatsu et médecine orientale”. Anche in questo caso, si tratta di articoli scritti da Masunaga negli anni ‘70/’80 e pubblicati su riviste giapponesi, che noi suddivideremo in due volumi, come d’accordo con Haruhiko Masunaga.

Gli scritti di Shizuto Masunaga, come accennavo, sono molti; qui sotto riportiamo un elenco delle pubblicazioni giapponesi più importanti, delle quali le ultime due curate dalla moglie Keiko:

1963 – La terapia dello Shiatsu
1965 – La terapia dello Shiatsu clinico
1968 – Introduzione alla psicologia clinica per operatori shiatsu
1969 – Shiatsu per la famiglia
1969 – Shiatsu per principianti
1970 – Mappa di meridiani stile Iokai
1970 – Sesshin. Guida alla diagnosi (tradotto anche in italiano)
1973-75 – Manuali di shiatsu 1°, 2°, 3° e 4°mese (tradotti anche in italiano)
1974 – Shiatsu (tradotto col titolo “Zen shiatsu” anche in italiano)
1975 – Linee e punti per la salute
1979 – Esercizi energetici (tradotto col titolo “Esercizi per immagini” anche in italiano)
1980 – Racconti di 100 trattamenti, ampliato nel 1994 con una seconda edizione (tradotto anche in italiano)
1983 – Shiatsu con i meridiani (prossimamente anche in italiano)

Roberto Palasciano, curatore editoriale di Shiatsu Milano Editore