autofagia

Abbuffata vs autofagia

La macrobiotica richiede, tra le altre cose, la moderazione. L’abbuffata non è contemplata poiché rappresenta un rapporto col cibo poco rispettoso e dannoso sia per la persona, sia per l’ambiente e la società.
Svariate osservazioni epidemiologiche mostrano una correlazione tra un leggero deficit calorico e la longevità. Parrebbe infatti che le persone, quando riducono la propria ingestione calorica sino al 30% (rispetto alle 2000 calorie circa che rappresentano lo standard attuale per un adulto medio) abbiano probabilità non solo di vivere più a lungo, ma soprattutto di vivere in buona salute, attive e statisticamente meno colpite da gravi patologie.

Consideriamo che mangiare, oltre ad essere una necessità (è un bisogno primario), in ogni parte del mondo è intrinsecamente associato alle opportune ritualità culturali.
Quando il cibo è disponibile senza restrizioni di sorta, ci rendiamo conto che può capitare di mangiare anche se non ne avvertiamo la reale necessità.
Ci “adeguiamo” facilmente alle convenzioni costituite (principalmente quantità, qualità e orari dei pasti) onde evitare situazioni di potenziale attrito familiare e/o sociale.

Quando però il digiuno si prolunga a sufficienza, il corpo attua quella che si chiama autofagia, ovvero provvede a metabolizzare e a riciclare parti di cellule difettose e/o danneggiate.
Questo processo viene certamente indotto dal glucagone – l’ormone antagonista dell’insulina – che si attiva se la glicemia sanguigna diventa troppo bassa ovvero se il digiuno, combinato con l’attività fisiologica, raggiunge almeno la soglia di un appetito chiaramente avvertito.

Gli studi in tal senso, applicati alla fisiologia umana, sono abbastanza recenti ma estremamente promettenti e confermano, nel caso qualcuno ne avvertisse il bisogno, la solidità filosofica e l’impostazione pratica della macrobiotica relativamente a scoperte scientifiche che non erano note ai tempi nei quali Georges Ohsawa la esplicitava nelle sue opere.

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica
N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.