L’ascolto

Di Giuseppe Varriale

L’ascolto per chi pratica Shiatsu è una sensibilità che bisogna acquisire, crescere, maturare e migliorare con il tempo. Nello Shiatsu l’ascolto ha un qualcosa di diverso rispetto ad altre discipline, il cui fine, come lo Shiatsu, è il benessere di chi a te si rivolge per districare e risolvere problemi aggrovigliati dal tempo.
L’ascolto nello Shiatsu parte prima di tutto dall’ascolto si se stessi, di chi opera con lo Shiatsu. Chi non è maturo ad ascoltare se stesso, difficilmente sarà in grado di ascoltare gli altri, pur se a conoscenza di tutte le possibili tecniche ed eseguendole alla perfezione.
Ascolto è percepire di cosa realmente ha bisogno chi a noi si è rivolto. Per fare questo occorre non avere atteggiamenti pregiudizievoli, non credere di essere un esperto ma mantenere sempre l’atteggiamento del principiante. Dove l’accezione del principiante è da intendersi come chi si approccia al problema come fosse la prima volta, senza applicare cose già fatte, in quanto ogni persona e ogni attimo di una stessa persona sono diversi da altri. L’ascolto del principiante è avere l’umiltà di essere aperto ad apprendere cose nuove e a mettersi in discussione per scelte sbagliate riconducendole a quelle idonee. Ascolto vuol dire avere il cuore nelle mani, creare il ponte con l’infinito, il ponte che lega in un unico flusso energetico operatore e ricevente, il dualismo che diventa unità.
Anch’io nella mia esperienza Shiatsu ho affinato ancor di più il mio ascolto. Ascolto che, per mia origine napoletana, è insito dentro di me, fa parte del mio DNA. Ma quello è un ascolto diverso, anche se contributivo a quest’ultimo.
Io, pur avendo abitato nel centro di Napoli, ho vissuto in quartiere socialmente eterogeneo abitato dal magistrato, al nobile, all’impiegato, all’operaio e al delinquente. Io ho vissuto in un’epoca napoletana British. Nei quartieri di Napoli, come in Inghilterra, era stata istituita una figura a salvaguardia della comunità del quartiere di appartenenza, analogamente al Bobby. Il camorrista di quartiere. Camorrista che oggi non puoi più chiamare così perché, come i bidelli ora sono denominati collaboratori scolastici, o i netturbini collaboratori ecologici, il camorrista ora occorre chiamarlo collaboratore delinquenziale, altrimenti si offende. Il collaboratore delinquenziale, analogamente a quanto appreso studiando antropologia giapponese, non faceva diversamente da quanto in Giappone fanno gli Yazuka. Sembra assurdo, ma è così.
Per cui, quando vivi in un ambiente come questo, l’ascolto è importante. Se non sai ascoltare, con le orecchie, con gli occhi, con il cuore, con la paura, sei spacciato. L’ascolto napoletano permette di non cacciarti nei guai e di non incappare in persone da evitare, avendo acquisito la capacità di distinguerle da quelle da frequentare. Certo qualcuno può inorridire o sorridere a queste parole, ma vorrei vedere, chi inorridisce o sorride, a vivere in quei contesti. Per cui forse questo mi ha avvantaggiato, avevo un po’ di giapponese in me senza saperlo.
Ma l’ascolto che ti da lo Shiatsu è diverso, perlustra l’animo, ti fa scindere da te stesso e permette di osservarti mentre agisci. Ricordo che per un periodo, per un paio di volte, mentre cucinavo, mi si era rovesciata la pentola con tutto il contenuto sul pavimento. Questo aveva provocato in me una rabbia terribile per l’inconveniente sfortunato occorsomi. Eppure non comprendevo perché, su cento volte che compivo la stessa azione, tre o quattro volte mi era capitato questo.
Poi una sera, tornato da un incontro Shiatsu, mi preparavo a cucinare e mentre stavo ponendo la pentola sul fuoco ebbi una scissione. Una persona che guardava chi compiva l’azione e una persona che compiva l’azione. Una frazione di tempo, attimi.
Osservando l’azione, compresi che il motivo di quei rovesciamenti di pentola ero io, ero io perché non facevo attenzione a come posizionavo la pentola sul fuoco, creando un non equilibrio che quelle tre-quattro volte aveva fatto rovesciare il tutto.
Osservare questo mi liberò di quella rabbia verso me stesso e verso chissà quale altro maleficio nei miei confronti. Sorrisi, capii, ricevetti il dono che lo Shiatsu mi ha elargito con la sua pratica.
Nello stesso tempo ho capito che la statistica è ingannevole: 97 volte su 100 non ho avuto problemi e 3 volte su 100 sì. Quindi si poteva immaginare che 3 volte su 100 ero stato sfortunato. Invece no, sono stato fortunato 97 volte su 100, perché quello che doveva accadere è ciò che accadde quelle 3 volte, che non erano occasionalità ma il perfetto agire sbagliato.
Questo per me è ciò che fornisce lo Shiatsu.
Allo stesso modo questo avviene in un ricevente che, entrando in contatto con se stesso, tramite i trattamenti, riesce a riprendere il contatto con se stesso, riascoltandosi.

Mi avete ascoltato? Bravi, vi farà bene.

Giuseppe Varriale, operatore shiatsu