L’autoguarigione

Il termine autoguarigione potrebbe far pensare, o almeno questo è stato il mio equivoco, a qualcuno che si cura per conto proprio o che rifiuta l’apporto di altri tipi di cura disponibili, come quella allopatica od olistica. In realtà, “autoguarigione” sta ad intendere che la persona deve essere parte attiva del processo e non semplicemente un soggetto trattato,che accetta passivamente una cura per i propri mali.
Autoguarigione non vuole neanche dire non essere supportati dagli altri tipi di cura sopra citati. Occorre partire dal presupposto che NOI siamo diventati ciò che siamo stati. Che il nostro essere di oggi è frutto di scelte nostre o di chi le ha prese per noi quando non ci era concesso farlo. Autoguarigione è prendere consapevolezza del presente e ricollegarlo al passato che è stato, per capire l’essenza di questo presente. Spesso non ci accorgiamo, per abitudinarietà o per scarsa informazione, che il nostro malessere è frutto del nostro vivere. Che le nostre scelte non sono utili alla nostra persona e al nostro animo.
Come insegna la macrobiotica, spesso tutto ha inizio dall’alimentazione. Una cattiva o non corretta alimentazione non può che generare malattie e stati di malessere, soprattutto se accompagnata da una masticazione non corretta, che non favorisce l’alcalinità utile per i processi digestivi e di assorbimento.
Noi siamo ciò che ingeriamo. In funzione di ciò che ingeriamo, possiamo produrre nutrienti sani per il nostro vivere, generando buon sangue e alimentando in modo benefico tessuti e organismo, anziché nutrirci di cibi dannosi per il nostro essere. Cibi che non necessariamente sono dannosi a prescindere ma lo possono diventare se assorbiti, ingeriti e convertiti nell’organismo in modo improprio.
Ad esempio ciò che si può mangiare in dato luogo può non essere benefico in un luogo completamente differente, anche se quel cibo è a disposizione in entrambi i luoghi. Ci sono poi cibi che a priori danneggiano il nostro corpo, poiché obbligano i nostri organi interni a lavorare più del dovuto per poterli assimilare; lo stesso vale per un’eccessiva quantità di cibo, pur tra quelli sani per l’organismo. Il segreto risiede nell’equilibrio. Il disequilibrio automaticamente crea stati di malessere.
L’alimentazione non è fatta solo di cibo ma anche di pensieri, idee, esperienze. Tutto ciò che ingeriamo, a qualsiasi livello, se non ben digerito e correttamente assimilato nuoce a noi stessi e, di conseguenza, al rapporto con gli altri, generando disagio in forma di malessere o malattia, proprio come il cibo inadeguato. Lo stomaco difatti è uno di quegli organi che più rispecchia l’animo umano mutuandone lo stato: paura e rancore chiudono, le preoccupazioni inibiscono, l’eccesso di pensiero infiamma, la gioia tonifica (vedi “Lo shiatsu e il pensiero macrobiotico” di Attilio Somenzi, Shiatsu Milano Editore, pag 71).
L’ingestione è un processo fondamentale perché da questa origina ciò che siamo, in quanto ciò di cui ci nutriamo (cibo o idee) nutrirà il nostro organismo, generando sangue e producendo calore. Spesso cerchiamo di guarire malesseri o malattie considerandoli a sé stanti e affrontandone la fase sintomatica, senza indagare l’origine causale del problema. Invece, nella maggioranza dei casi, siamo noi la causa delle nostre malattie.
Soprattutto se l’irrisolto è continuamente alimentato da nuovi comportamenti inadeguati, che fanno inabissare ancor di più l’irrisolto per l’introduzione di un nuovo irrisolto generato. Tutto ciò non comporta solo una disfunzione dei nostri organi interni ma si riflette anche sul nostro stato psicologico caratteriale che è figlio di quel nutrimento.
Finché non si intende tutto questo, è impossibile un’auto guarigione. Ma se riusciamo a diventare piano piano consapevoli, se mettiamo in discussione noi stessi e il nostro vivere, possiamo decodificare il perché del nostro presente in modo che in futuro possiamo agire in meglio.
Autoguarigione è anche prendere atto che il nostro essere è frutto di esperienze che ci hanno portato ad essere ciò che siamo, per come siamo cresciuti, allevati ed educati.
Questo non deve essere una giustificazione che ci porta a dire “ormai sono fatto così, non posso cambiare”. Tutt’altro, perché per cambiare non c’è una scadenza, e anche se è doloroso districare i fili della matassa che il nostro crescere ha creato, quel dolore poi sarà sollievo e leggerezza di una vita più sana e felice.
Spesso le persone si domandano perché ingrassano, perché hanno cisti o perché sono accatarrate, nervose , rabbiose , tristi o malinconiche… il perché non risiede che in noi stessi. Noi siamo la prima forza auto guarente di noi stessi.
Ciò non vuol dire che se una persona sta male non debba curarsi con medicine o altro, anzi a volte sarebbe un danno associato ad altro danno. Tutto ciò che è di supporto alla guarigione deve essere intrapreso. E’ dopo la guarigione del sintomo che bisogna cambiare atteggiamento verso se stessi.
Autoguarigione è anche capire che, se partecipiamo attivamente e viviamo in modo sostenibile e sano, produciamo benessere anche in altri. Prendersi cura del mondo in cui viviamo e vivere nel rispetto della natura sono anch’essi processi dell’atto di auto guarigione. Aver cura del prossimo e non solo di se stessi, evitare sfruttamenti ambientali o umani, ad esempio preferendo acquisti consapevoli e solidali, ci rende portatori di benessere per tutti.
Vivere una vita pacifica e contribuire perché ciò avvenga non può che diffondere benessere. L’esempio è sempre l’arma più potente per permettere anche agli altri di migliorarsi e iniziare un proprio percorso introspettivo.
Fare shiatsu ad esempio, sia come operatore sia come ricevente, permette questo. Permette di conoscere se stessi. E’ un’attività di mediazione corporea, uno scambio di sentimenti (“Lo shiatsu è un contatto emozionale fra le persone, uno scambio di sentimenti” – Haruhiko Masunaga).
Attraverso lo shiatsu e con il supporto della macrobiotica, riusciamo ad essere supporto di noi stessi e di chi si affida noi, anche se chi si affida spesso lo fa quando non ha risolto il tutto precedente. Ma non importa, l’importante è iniziare il processo di auto guarigione.
E il bello di un processo di autoguarigione è che una volta intrapreso difficilmente si fa ritorno a ciò che prima recava danno. Autoguarigione è condurre una vita fatta di sani comportamenti, non solo alimentari, rispettando, oltre che noi stessi, tutti gli individui. Autoguarigione è imparare ad ascoltare il nostro corpo che, una volta imparato, ci indica sempre ciò che stiamo sbagliando, che si tratti di cibo inidoneo o di un agire in modo non utile per noi stessi e per gli altri.
Tutto, come un boomerang, ritorna in noi come il frutto generato dalle azione intraprese. Autoguarigione è anche essere grati alla vita per tutto, nel bene e nel male. Autoguarigione è fare tesoro delle esperienze fatte. Autoguarigione deve divenire uno stile di vita, fatto di scelte e comportamenti consapevoli come motore di benessere per noi e per il mondo intero.

Giuseppe Varriale, operatore shiatsu