Child Life – I bisogni esistenziali del bambino in ospedale

Per i nostri lettori, un nuovo articolo della nostra autrice Marisa Fogarollo sulle proprie esperienze e riflessioni su come lo shiatsu possa aiutare i bambini ricoverati in ospedale.

“Il 20 e 21 dicembre 2010 si è svolto il 1° Congresso Internazionale “Child Life, i bisogni esistenziali del bambino in Ospedale” organizzato dal Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera – Università di Padova.
Durante il Congresso i relatori hanno portato le loro esperienze finalizzate a tutelare al massimo la parte sana del bambino durante la permanenza in Ospedale. Questo per preservare il suo percorso di crescita e allo stesso tempo migliorare l’adattamento del piccolo paziente alla vita in ospedale e l’accettazione delle cure che deve ricevere.
L’adozione sistematica di interventi per promuovere il benessere del piccolo ricoverato ed aiutarlo ad affrontare la malattia e ad adattarsi alla vita in ospedale risale agli anni ‘50 negli ospedali pediatrici americani con le prime esperienze di Child Life, un termine difficilmente traducibile in italiano ma che si riferisce alla tutela dei bisogni esistenziali del bambino ricoverato in ospedale. Questo modello ha iniziato a diffondersi anche in Europa negli ultimi vent’anni, in risposta a una crescente consapevolezza dei diritti del bambino ricoverato.
Si è parlato molto di gioco, laboratori, musica, incontri con gli animali…e tutte le attività dedicate alla tutela e alla promozione del benessere del bambino in ospedale.
Io ho portato l’esperienza dello shiatsu: è dal 1996 che gli operatori della Scuola Internazionale di Padova collaborano con la Clinica Pediatrica.

Perché risulta così utile lo shiatsu in ospedale? Vorrei portare l’attenzione all’aspetto fondamentale dello shiatsu: l’operatore usa lo strumento più semplice a disposizione dell’uomo, le sue MANI e, attraverso il contatto, stimola la PELLE, che rende possibile lo scambio con l’ambiente ed è il principale ORGANO SENSORIALE.
A tutte le età un contatto fisico, una carezza, un abbraccio aiutano a lasciar andare le tensioni, a liberare il respiro, a smuovere i blocchi.

Tratto Stefano, un ragazzo di 12 anni. E’ molto contratto, fatico a rilassarlo perché il contatto gli crea tensione e solletico. Ne parlo alla mamma, mi racconta che dopo la nascita il bimbo è stato un mese in incubatrice e lei sente e vede che è diverso dai fratelli: non gli sono mai piaciuti i momenti di gioco nel lettone, ha difficoltà a lasciar andare e trattiene tutto.
Ancora una volta è evidente come la stimolazione cutanea per neonati, bimbi e ragazzi è di primaria importanza per il loro sano sviluppo fisico e comportamentale.
In caso di dolore, sia fisico che emozionale, si tende inconsapevolmente a irrigidire i muscoli del corpo, a bloccare il respiro; sempre inconsapevolmente si pensa, facendo così, di soffrire meno, come se una parte bloccata, dimenticata, nascosta potesse non farsi più sentire, non creare più dolore. Un ricovero ospedaliero è certamente un trauma per il bambino e per la famiglia: dolore, paura e solitudine sono spesso compagni di questo viaggio.

Federico, 14 anni, aveva una forte colica addominale, piangeva, era tutto raggomitolato, bloccato, irrigidito dal dolore e dalla paura. Durante il trattamento il suo corpo si rilassa, il respiro diventa regolare, le tensioni lentamente si sciolgono e il dolore se ne va; alla fine del trattamento è tranquillo e mezzo addormentato.

In ospedale, dove spesso è difficile dare spazio all’aspetto umano, l’operatore shiatsu, con il suo tocco empatico, riesce ad avvicinarsi al bambino / ragazzo e alla sua famiglia. Durante il trattamento shiatsu si attiva profondamente il sistema parasimpatico e perciò il ricevente, il bambino in questo caso, si rilassa, dorme, si sente meglio.
E ancora l’operatore, oltre a rilassare il bambino, riesce a “confortare”, forse è per questo che alcune volte, quando i bambini con gravi problemi tornano a casa perché la medicina ha terminato il suo compito, i genitori ci chiedono se possiamo continuare a seguirli. Penso sia proprio per questa “umanità” dello shiatsu. Certo, c’è bisogno di flebo, controlli, macchinari, ma c’è bisogno, soprattutto in questi momenti, di potenziare l’aspetto umano: la capacità di ascoltare non solo con l’udito, ma con lo sguardo, il tocco e il cuore.

Sono tornata a casa da questo convegno con l’entusiasmo di avere, insieme a tutto il gruppo di operatori shiatsu, una parte in questo meraviglioso progetto, ma anche con il desiderio di migliorare la nostra presenza.
E’ “doveroso”, come ha detto una psicologa dell’Ospedale Meyer di Firenze, documentare tutto il lavoro che viene fatto per migliorare il benessere dei bambini, evidenziandone i risultati ottenuti.
Il bambino ricoverato si trova a vivere esperienze che lo segnano profondamente: la malattia, la lontananza da casa, sono situazioni difficili da vivere per un adulto, figuriamoci per un bambino. Perciò ben vengano tutte le attività finalizzate a creare gioia, spensieratezza, ma bisogna guardare anche la parte più intima. Certe volte vedo una grande tristezza negli occhi dei bimbi ricoverati, tante volte paura: hanno timore di essere toccati, il loro corpo è rigido, il respiro bloccato, sono sulle difensive. Abbiamo difficoltà a parlare di certi argomenti con i bambini, per questo lo shiatsu è un aiuto fondamentale. Noi adulti non troviamo le parole per parlare di dolore, di malattia e così li lasciamo emotivamente soli. Il tocco ci arriva in aiuto.

Ecco l’esperienza di Maurizio Antonello:
“Una allieva della scuola di shiatsu di Venezia, saputo che faccio il volontario in Pediatria, mi chiede se posso trattare una delle sue bambine. Prima di accettare, le chiedo alcune informazioni sulla figlia, mi dice che deve ancora superare la morte del papà avvenuta tre anni prima in modo inaspettato, non avendo nessuna malattia in corso. Per di più vivevano all’estero e dopo la morte del marito, la donna è ritornata in Italia con i bambini (ne ha tre). Ora Matilde ha sette anni e ha dei problemi in ambito scolastico, è già seguita dallo psicologo e dal logopedista.
Accetto di trattare la bambina con riserva, dicendo alla madre che la risposta definitiva gliela darò dopo il primo trattamento, spiegando che voglio vedere la reazione di Matilde alla mia presenza e al mio contatto, se vengo accettato o se mi vede come uno dei tanti professionisti con cui si rapporta.
Arriva il giorno del primo trattamento, entro in casa di Matilde e la mamma mi presenta come un suo amico che ha fatto la scuola di shiatsu che lei sta frequentando e che le avrei fatto le stesse cose che la mamma già le faceva.
Insieme scegliamo la stanza dove fare il trattamento e prepariamo il futon, la bambina si stende, prendo contatto mentre la faccio parlare di scuola, amici, ecc.; lavoro dolcemente hara e piano piano lei si apre sempre di più e chiacchiera. A un certo punto fa fatica a parlare, socchiude gli occhi e si lascia andare; allora eseguo il mio trattamento, e quando arrivo al termine la bambina dorme profondamente. Scambio alcune parole con la mamma e rispondo alle sue domande, arriva il fratello più piccolo, si tuffa sul futon e la sveglia per giocare, così ne approfitto per salutare e me ne vado.
Il giorno seguente sento la mamma per sapere come aveva passato la serata e la notte Matilde, queste le sue parole: “Alla sera i bambini hanno voluto dormire tutti e tre insieme sul futon, sono andata a dare loro la buonanotte e Matilde, prima di addormentarsi, mi ha bisbigliato: “sai mamma quel signore di oggi mi piace perché quando mi tocca sento che mi apre il cuore”. Ho accettato di continuare i trattamenti”.

Anche Vilma Marcato racconta la sua esperienza:
“Sono in Pediatria, entro in una stanza e trovo Anna, una ragazza di 13 anni. Accetta volentieri il trattamento, comincio in posizione prona per lavorare schiena, gambe e piedi; quando le chiedo di girarsi a pancia in su e sto per trattarle l’addome mi dice: “Sai che cavolata ho fatto stamattina!”, e mi racconta in modo dettagliato che aveva cercato di suicidarsi. Ho ascoltato”.

Esperienze che testimoniano l’importanza dello shiatsu. Attraverso il tocco andiamo a contattare il “vuoto” e il “pieno” e li mettiamo in collegamento cercando di equilibrarli. Vuoto e pieno che sono collegati alla nostra vita, alle nostre emozioni, al nostro sentire, e prendendone consapevolezza riusciamo a dare voce alla nostra parte più intima, più profonda”.

Marisa Fogarollo, autrice di “Shiatsu & Bimbi” e “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”