Cos’è il Ki Taiso

Proponiamo un estratto dal libro appena edito “Shiatsu Ryu Zo – Il Manuale” + DVD di Aldo Ricciotti che, in oltre cinquecento disegni e due ore di video, illustra e spiega i cinque Kata dello Shiatsu Ryu Zo, le valutazioni di Hara e Cerniere, il trattamento Isshin, il Kitaiso e gli Tsubo per trattamenti specifici. I curiosi qui di seguito potranno scoprire che il Ki Taiso è un sistema di esercizi fisici rivolti all’operatore, ma utili a ogni essere umano, ideati dall’autore. Buona lettura!

 

Ki Taiso
La parola Taiso in giapponese significa ginnastica, movimento. Riguardo al significato della parola Ki (Qi in cinese), ne ho scritto per esteso in “Shiatsu Ryu Zo-I Principi della cura” cap. Shiatsu Ryu Zo e Postura.
Semplificando, la traduzione del termine Ki potrebbe essere: energia e/o soffio. Accostando queste due parole, Ki e Taiso, la traduzione diviene allora: ginnastica-energia e/o movimento-soffio.
Esistono molte maniere per muoversi. Si può farlo in maniera meccanica, lasciando che il corpo porti a termine spostamenti automatici mentre la coscienza è impegnata in altri pensieri. Oppure ci si può esercitare con consapevolezza, essendo attenti a percepire come il movimento interessi e modifichi mente e corpo.
Il secondo modo è meno frequente e coltivato. Il Ki Taiso insegnato nello Shiatsu Ryu Zo adotta questa seconda modalità.
Un’attività equilibrata contempla la possibilità di essere eseguita da soli, in coppia e in gruppo. Praticare pertanto solo lo Shiatsu Ryu Zo in coppia, senza coltivare alcun tipo di movimento personale, non è sufficiente.
Già Masunaga aveva indicato, con gli esercizi del Makko-Ho, la necessità per un operatore Shiatsu di esercitarsi.
Esercitare lo Shiatsu Ryu Zo richiede una buona forma fisica e una valida percezione di sé, sia nella statica, sia nella dinamica, sia verso se stesso, sia verso gli altri.
Questa semplice sequenza è nata per una necessità molto pratica e concreta. All’età di circa quarant’anni le ginocchia hanno cominciato a darmi diversi problemi. Questo sia a causa di sforzi e traumi dovuti all’esercizio di attività fisiche intense, sia alla postura a gambe incrociate dello Zen praticata, soprattutto agli esordi, in maniera forzata ed imprecisa, sia ad una familiarità poco favorevole riguardo ai disturbi articolari.
Viste le mie conoscenze, ho cercato allora di elaborare un insieme di movimenti e posizioni da praticare in poco spazio e in poco tempo allo scopo di riequilibrare la postura e bilanciare le articolazioni.
Sperimentai diverse combinazioni fino a sintetizzare quella che qui è illustrata.
I risultati su di me furono piuttosto buoni, così iniziai a insegnarla e a trasmetterla. Anche su altre persone sembrava funzionare e così alla fine divenne parte dello Shiatsu Ryu Zo.

Le posture e i movimenti
Ogni movimento parte da una precisa postura per farvi ritorno. Durante l’esecuzione dei movimenti il respiro è lasciato libero. S’inspira nelle fasi ascendenti e si espira nelle fasi discendenti. Tuttavia questo non deve avvenire forzatamente ma in maniera naturale.
Perciò quando l’esercizio comporti velocità incompatibili con un respiro naturale, esso è lasciato libero. Gli occhi partecipano al movimento seguendone la direzione, oppure restano chiusi. Si cerca di utilizzare solo le parti del corpo interessate direttamente dal movimento, lasciando le altre naturalmente distese e rilassate.
Nella sequenza illustrata i movimenti partono dal basso e salgono.
L’esecuzione inversa è possibile. Il significato energetico è allora opposto.
Lo svolgimento Zo dei movimenti comporta maggiore velocità, forza e contrazione e minore ampiezza massima. Le soste nelle posture di partenza e arrivo sono di pochi attimi o assenti.
L’esecuzione Ryu richiede maggior lentezza, fluidità e distensione e massima ampiezza possibile. Le soste nelle posture di arrivo e partenza sono prolungate.
Si può tranquillamente passare dalla modalità Ryu a quella Zo e viceversa anche nel corso della stessa sequenza.

Nota finale
Ho ideato questa sequenza prima di conoscere il Waraku. Ritengo di aver immediatamente compreso l’importanza e la profondità del Waraku grazie alla ricerca fatta con il Ki Taiso.
Quando ho conosciuto il Waraku, stavo facendo sperimentazioni riguardo i movimenti sul piano sagittale o avanti-indietro. Come si può notare, nel Ki Taiso vi sono movimenti dei piedi disposti solo sul piano frontale. Lo stesso accade nella fase iniziale dell’Hachiriki del Waraku.
Quando però ho visto l’Hachiriki del Waraku, ho ritenuto inutile proseguire le mie ricerche, essendo alla presenza di un’elaborazione veramente evoluta riguardante spazio, movimento e suoni.
Ho così intrapreso lo studio del Waraku, che tuttora continuo. A distanza di anni ritengo comunque il Ki Taiso molto valido per il suo apprendimento relativamente semplice, per la sua praticità ed efficacia.
Chi desideri approfondire questa ricerca, una volta appreso e compreso il Ki Taiso, passi allora all’Hachiriki del Waraku.

Aldo Ricciotti