I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina

Proponiamo ai nostri lettori un nuovo estratto dal libro di Antonio Gatti “Il Tao della musica – La concezione della musica e del suono nell’antica Cina e altrove”, dal titolo “Forme o sostanze? I differenti modi della percezione in Occidente e in Cina”. Siamo sicuri desterà la vostra curiosità.

La percezione visiva in Occidente e in Cina
Altro capitolo non da poco, dove si deduce che, nella concreta percezione visiva, l’occidentale vede forme e funzioni, e il cinese vede sostanze; l’occidentale vede le cose come enti separati, l’orientale le vede inseparabili dal loro contesto.
E per dimostrarlo si medita sui pesci e le rocce di un acquario. E poi sul caso della piramide di sughero, in cui c’è chi vede la piramide, chi il sughero; e di altri curiosi aneddoti. Deducendone non senza turbamento che vediamo mondi differenti.

Ora chiediamoci se questa radicale differenza di visione tra mondo occidentale e mondo cinese, oltre a costruire una diversa immagine del mondo, non comporti concrete differenze sul piano percettivo.
La domanda di Nisbett* è radicale: la concreta percezione visiva delle cose, o meglio il modo di concettualizzare il mondo che vediamo, è differente in Occidente e in Asia orientale? La sua analisi, che talvolta ribadisce concezioni e modelli di pensiero già indagati, seppur non con indole statistica, dagli studiosi del pensiero cinese, ha qui il pregio di mettere in luce con acutezza le differenti, concrete modalità della percezione visiva nell’Occidente e in Asia orientale. Numerosi test son stati eseguiti su soggetti occidentali ed estremo-orientali. Furono mostrati a studenti americani e giapponesi disegni animati di un acquario, con pesci e sullo sfondo rocce e piante acquatiche. I pesci erano ben memorizzati da entrambi i gruppi; rocce e piante erano però ricordate molto di più dai giapponesi, che le ricordavano mettendole in relazione con i pesci circostanti. Alla fine fu eseguito un nuovo test, esibendo immagini tratte dai disegni animati visti: in alcune pesci, piante e rocce erano associate alla stessa maniera, in altre i pesci erano mostrati in un nuovo ambiente. I giapponesi ricordavano meglio i pesci riproposti nello stesso ambiente, rispetto a quelli riproposti in ambienti nuovi; gli americani ricordavano ugualmente gli uni e gli altri. Questo suggerisce che gli orientali abbiano memorizzato gli oggetti assieme al loro ambiente; dove gli occidentali li avevano memorizzati separati dal contesto. Questa deduzione è stata confermata da numerosi test.
La visione analitica occidentale porta quindi a visualizzare la realtà in modo analitico, come una serie di oggetti distinti, isolati dal contesto; e tende a selezionarli e trattenerli in memoria secondo criteri di gerarchia. La visione estremo-orientale vede la realtà come una rete di relazioni, in cui gli oggetti sono costantemente associati al contesto; e tende così a memorizzare, nel contesto, anche oggetti per noi non significativi. L’atto stesso della percezione visiva, o almeno la concettualizzazione di questa, si modifica: vediamo mondi differenti. In qualche modo viviamo quindi in mondi differenti.
Il Nisbett suggerisce anche una ulteriore differenza nella visualizzazione, che può aiutarci ad ampliare la riflessione intorno alla musica. La visione olistica cinese porta a vedere il mondo come un insieme di sostanze continue, dove la visione analitica occidentale vede un insieme di particelle. Un pezzo di legno è per noi un insieme di particelle, per un cinese un materiale omogeneo. Una conchiglia per noi è un oggetto, per un cinese una sostanza. Interessante uno dei test proposti: si mostrava a un campione di americani e giapponesi di varia età una piramide di sughero; e successivamente una piramide di plastica insieme a un cubo di sughero, chiedendo agli intervistati di indicare quali dei due associavano alla piramide di sughero. Gli occidentali per lo più indicavano la piramide di plastica; gli orientali il cubo di sughero. Della piramide di sughero, gli uni vedevano la piramide, l’oggetto, la forma, la funzione; gli altri vedevano il sughero, la sostanza.
Apriamo una breve parentesi di chiarimento sul termine “sostanza”. E’ evidente come la sostanza di cui parla il Nisbett sia concretamente la materia, e non rimandi ad altri concetti filosofici di sostanza, che può anche essere intesa come essenza, e quindi insieme indissolubile di forma e materia. I cinesi, interessati da sempre al rapporto tra forma e sostanza, usano questi termini con significati specifici, che occorre quindi usare con cautela. Nisbett cita a sostegno delle sue tesi il Needham, che sostiene “nel pensiero cinese l’universo è una sostanza continua, all’interno della quale agiscono gli influssi come interazione tra le cose”. Ma la sostanza di cui parla il Needham non è riducibile alla pura materia, come quella cui allude Nisbett; fa piuttosto riferimento al qi. Il qi, l’energia che nel pensiero cinese costituisce ogni ente, ogni fenomeno del reale, è perciò la sostanza di cui il Needham parla, che comprensibilmente è concepita come sostanza continua, non riducibile a strutture corpuscolari.
Chiusa la parentesi.

La percezione auditiva in Occidente e in Cina
Dove, a compimento di quanto detto, si deduce che l’occidentale privilegerà anche nella percezione auditiva gli aspetti formali, mentre il cinese la sostanza del suono. E si comprende quindi il prestigio assegnato nell’Occidente all’armonia e al contrappunto, e nella Cina alla sostanza del timbro.
E non si manca di dissertare sulla sottomissione dei sensi alla ragione, sul cannocchiale di Galileo, la bolla di Giovanni XXII e altre analoghe scomuniche. E deduciamo con crescente smarrimento che non solo vediamo mondi differenti, ma che ascoltiamo anche mondi differenti.

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*Richard Eugene Nisbett è professore di psicologia sociale e co-direttore del programma Cultura e Cognizione dell’Università del Michigan.

Antonio Gatti , “Il Tao della musica”, Shiatsu Milano Editore