La dieta

Una parola capace di scatenare l’immaginario, di evocare castighi, privazioni e ristrettezze alimentari.
Se scriviamo la parola “dieta” in un motore di ricerca, otteniamo corrispondenze dell’ordine delle centinaia di milioni, la maggior parte delle quali sono suggerimenti, principalmente alimentari, legati a problemi di sovrappeso, ma anche di intolleranze alimentari.

Per chiarezza occorre però ricordare che, etimologicamente, dieta significa STILE DI VITA.
Ciò fa luce su diversi aspetti, spesso trascurati, come il fatto che la dieta non possa prescindere dall’individuo che la segue. Chi siamo, cosa facciamo, come e dove viviamo sono aspetti fondamentali al fine di stabilire la dieta adatta a noi.
Come spiega bene Bill Tara nel suo libro “Corpo Naturale Mente Naturale”, un’anziana pensionata di 50 kg che vive in Florida non potrà alimentarsi allo stesso modo di un giovane boscaiolo norvegese di 90 kg.
Infatti vivere in un clima caldo, tropicale o subtropicale, passando gran parte della giornata al chiuso in un ambiente a temperatura ed umidità controllata, stabilizzerà il nostro metabolismo in modo completamente diverso da chi passa la propria giornata all’aperto, in un ambiente nevoso e praticando un’attività fisica intensa che richiede un grande apporto di energia.
Aggiungiamo inoltre che l’alimentazione di ciascuno evolve comunque nel corso della propria stessa esistenza, perché le esigenze di crescita e sviluppo cambiano continuamente dall’infanzia alla fanciullezza, passando per l’adolescenza e transitando all’età adulta in avanti, quando la crescita fisica è terminata, ma l’attività fisica può essere assai varia.

Quindi, prima di iniziare una qualsiasi dieta è opportuno domandarsi se, una volta ottenuto il risultato desiderato – siano chili, centimetri, colesterolo o altro – ricominceremo la vita di prima oppure ne approfitteremo per riconsiderare scelte e comportamenti, onde evitare che si ripresenti la necessità di mettersi a dieta.
Personalmente ritengo che mangiare è e dovrebbe essere un piacere in ogni circostanza, tuttavia non dovrebbe essere “il piacere” della giornata.

Se mangiare diventasse la principale soddisfazione del giorno, facilmente inizieremmo a mangiare probabilmente cibi il cui solo scopo è quello di stimolare la sensazione di ricompensa ed inoltre, per l’effetto di “assuefazione”, per ottenere lo stessa “ricompensa” tenderemmo a ingerirne quantità sempre maggiori.
La conseguenza di tale approccio è quella di trasformare il cibo da forma di nutrizione e sostentamento a metodo di compensazione per uno “stile di vita” poco appagante, che alla lunga ci presenterà il conto.

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica