Estratto in anteprima dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi”

Per tutti i nostri lettori desiderosi di approfondire la figura del maestro di shiatsu Tokujiro Namikoshi, pubblichiamo in anteprima un estratto dal libro “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” di Kazutami Namikoshi, che stiamo stampando in questi giorni e che a breve sarà disponibile per l’acquisto.
Buona lettura!

La generosità conseguenza della fatica

Il suo altruismo ha origine quando a quindici anni venne a Tokyo e prese il certificato di fisioterapista.
Era il 1921, lesse una rivista specializzata e venne a sapere dell’esistenza di un famoso maestro di anma di nome Yoshimatsu Odagawa. Decise di scrivere subito una lettera e il maestro diede una risposta molto cordiale, così si recò alla sua scuola, nel quartiere di Kamata. I soldi per vivere a Tokyo li guadagnava lavorando come fattorino dei giornali e, per quell’occasione, riuscì a tirare fuori dai suoi risparmi 10 ryo per comprare come dono dei daifuku (Ndr: tradizionale dolce giapponese).

“Il maestro mi aspettava e disse: “Oh, Namikoshi vieni. Hai fatto colazione?”. Sapevo che gli abitanti di Tokyo erano freddi, e mi stupì molto che una persona incontrata per la prima volta mi offrisse da mangiare. Pensai: è un maestro compassionevole, voglio essere suo allievo. Il maestro Odagawa disse: “Tu sei stato l’unico che per il colloquio ha portato un pensiero”. E il giorno seguente divenni suo discepolo. Da qui iniziò il percorso dello studio dell’anma.

t-namikoshi

Il maestro Odagawa e, al centro, mio padre da giovane, con il suo diploma in mano.

Aveva sei allievi, tutti ciechi. Durante le medie, facendo nuoto, il Maestro si fece male ai timpani e da allora non ci sentiva più bene. Non era facile una conversazione tra un Maestro sordo e alunni ciechi.
Cercai di immedesimarmi nei loro panni e lavorai tentando di farmi capire dal Maestro. Mi è rimasto impresso il ricordo di quando scoprii che, scrivendogli sul palmo delle mani in katakana (Ndr: una delle tre forme di scrittura giapponese), lui capiva. Iniziammo a comunicare così. Aveva un temperamento da esperto e il metodo d’insegnamento era duro. Ci furono allievi che furono addirittura presi a calci. Gli studenti, spaventati, non si avvicinavano molto e, di conseguenza, era una persona solitaria. Decisi di addolcire i sentimenti del Maestro cercando di dargli quante più informazioni potevo. Anche sua moglie apprezzò il mio gesto.”
(1981, seminario sperimentale dell’Associazione shiatsu Giapponese)

Gli argomenti di cui “scriveva” sulla mano del Maestro erano i fatti che succedevano in città. Era una sorta di programma televisivo, ma all’epoca non esisteva la televisione e la radio non era molto diffusa. Mio padre era sempre alla ricerca di news che potessero essere interessanti. Penso che l’altruismo divenne naturale per lui da quel momento.

Dopo la faticosa esperienza della consegna dei giornali, quando veniva un corriere gli diceva: “Se fai le consegne diventerai importante, ah ah ah!” e lo salutava (Ndr: i giornali, ancora adesso, in Giappone si distribuiscono a partire dalle cinque del mattino).
Con “importante” ovviamente non intendeva ricco. In realtà non era attaccato ai soldi.
Spesso c’erano persone che gli consigliavano di alzare i prezzi delle sedute, ma lui si rifiutava. Una volta, il proprietario di un grandissimo ristorante, siccome stava per andare in pensione, per ringraziarlo delle terapie ricevute gli voleva donare il terreno e l’edificio, ma lui non accettò neanche quello. Non aveva particolari desideri, ma li voleva realizzare solamente con il duro lavoro.

Kazutami Namikoshi, “La figura di mio padre Tokujiro Namikoshi” – Shiatsu Milano Editore