La natura simbolica del corpo

“Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Intraprendere un percorso di consapevolezza comporta un radicale cambiamento interiore soprattutto in termini di visione delle cose.
Nelle tradizioni orientali, nel buddismo come nell’induismo vedanta, ma anche in altre tradizioni antichissime, è basilare la dottrina della Maya, ossia quel velo che obnubila la vista e crea l’illusorietà del mondo in cui siamo calati. La dottrina della Maya asserisce che tutta la creazione cosmica è illusoria e che essa non ha una vera esistenza: tutto ciò che crediamo esistere è, invece, un prodotto della mente ed è della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.
Nei sogni non c’è una realtà permanente, oggettiva, concreta, ma tutto risulta essere impalpabile, mutevole, persino spirituale. Nei sogni la realtà si muove sul fermo suolo della non-oggettività delle cose, sull’immaterialità, essa ha una natura immaginale.
la natura simbolica del corpoLiberarsi dal velo di Maya, quindi, significa acquisire una consapevolezza superiore che non porta alla disintegrazione immediata del mondo materiale (che peraltro non esiste come tale), bensì a una diversa percezione della realtà, scevra dalle distorsioni dovute alle nostre paure, alle nostre ossessioni, ai condizionamenti a cui siamo sottoposti ed a cui ci sottoponiamo. L’illusione che tutto si limiti a un mondo fenomenologico e al materialismo limita gravemente il nostro potere creativo (ossia quel potere infinito che ognuno di noi possiede e che ci consente di “creare”), portandoci, così, in uno stato ipnotico in cui crediamo che tutto ciò di cui disponiamo per decifrare la realtà siano solo i nostri sensi e la nostra mente.
Questa credenza illusoria è figlia della programmazione inconscia che ci viene inculcata dai sistemi in cui siamo calati (famiglie, società, nazioni, etc…), mentre attraverso la deprogrammazione e lo sviluppo della consapevolezza, il velo di Maya cade svelando la vera essenza della realtà, ossia che tutto è sogno, che la realtà è immaginale, e che gli strumenti con i quali si può e si deve interagire con essa sono l’Anima, la Poesia, la Coscienza risvegliata: questi strumenti, al contrario dei sensi e della mente (che sono limitati e circoscritti), sono illimitati, liberano dai condizionamenti, dalle illusioni, dalle ipnosi, dalle programmazioni, dalla materialità, dalla paura, danno spazio infinito alla creatività, e donano libertà, perché ci rendono non più vittime ma sognatori creativi della realtà.
Il sogno, quindi, è il trionfo della libertà.

Dire che “tutto è sogno” non significa, però, che la vita di tutti i giorni smette di essere quella che conosciamo, bensì ciò che cambia è la sua manifestazione ai nostri occhi.
La visione immaginale, di sogno, è quella che porta (è il paradosso dei termini) al risveglio e allo sviluppo di una nuova percezione e di una nuova interazione nei confronti di ciò che ci circonda. Tale cambiamento porta con sé anche una differente attribuzione di peso agli eventi e alle cose della vita, un peso che varia in modo inversamente proporzionale rispetto all’accrescimento della propria consapevolezza, sino ad affievolirsi a tal punto da porci nella condizione di vivere in uno stato di assenza di sforzo, quindi liberi.
Nella visione dove tutto ha la stessa consistenza dei sogni, anche il corpo fisico ha una estrema rilevanza.
Benché il corpo stesso sia una manifestazione illusoria, esso non smette d’improvviso di esistere nella sua forma materiale, ma in quella stessa forma esso stesso cambia la sua manifestazione man mano che cresce la propria consapevolezza e la propria visione immaginale.
Il corpo fisico è simbolo della nostra esperienza, è ciò che noi creiamo a fronte della nostra esperienza nel mondo materiale, consumistico, ipnotico. Nel momento in cui la nostra esperienza diviene immaginale, anche il nostro corpo recupera la sua natura simbolica di veicolo di pura apparizione, rivestendosi di grazia, di leggerezza, di poesia dall’infinito potere creativo.
Il mondo del sogno è il territorio dell’Anima, dove tutto assume una dimensione simbolica, immaginale, poetica, mitologica. Il linguaggio del sogno ha estrema potenza nel mondo dell’invisibile, del mistero, degli dei e degli spiriti, delle idee (eidola), dell’Amore, e non è comprensibile nell’ottica del mondo materiale in cui tutte le persone, le cose e i fenomeni sono trattati come entità materiali manipolabili e da possedere, dove l’anima è addomesticata ed il corpo è considerato oggetto e non simbolo.

Il vero grave problema, che ha rilevanza individuale e sociale su vari strati, è la nostra costante necessità di dover controllare ciò che per sua natura non è controllabile, perché di natura creativo-immaginale e non dell’inesistente natura materiale.
Ma poiché la nostra visione materiale ci porta a identificarci con la nostra mente e non con la nostra Anima, ossia con il nostro Io e non con il nostro Sé, ecco che nella nostra esperienza di vita emergono gli attaccamenti e la paura (che altro non è che la paura di perdere qualcosa a cui siamo “attaccati” o la paura di perdere il controllo di qualcosa).
Laddove, quindi, si comprende che nulla di ciò a cui siamo legati, o di cui vogliamo avere il controllo, esiste come fenomeno reale, ecco che cadono tutti gli attaccamenti, svanisce la paura della perdita (di qualcosa che non esiste) e subentra la libertà, una libertà che porta alla disobbedienza creativa, ad essere visionari e ribelli, a calcare territori di trasformazione, ad abbandonarci alla magia e a vivere una vita creativa di cui siamo gli unici artefici grazie al nostro potere immaginale.
Nello stato di sogno, dove nulla è materiale e tutto è vacuo, dove la realtà è palpabile come lo è un arcobaleno ed ha la stessa consistenza del riflesso della luna sull’acqua, non c’è possibilità di attaccamenti, non c’è paura ma solo beatitudine in una condizione di assenza di sforzo, dove l’unica cosa concreta è l’impermanenza dell’essere e di tutte le cose.

Per abbracciare lo stato di sogno, come detto, è necessario avviare un profondo percorso di cambiamento e di trasformazione, una nuova visione per acquisire la quale ci vengono in aiuto tanti strumenti, il più potente dei quali è lo Yoga della Potenza o Yoga Sciamanico.
Attraverso lo Yoga Sciamanico è possibile comprendere lo stato di sogno e “ricongiungersi” alla propria vera essenza.
Poiché la visione immaginale è l’opposto di quella ipnotica materialista fondata sul controllo e sulla mente, la comprensione dello stato di sogno non può certamente passare attraverso strumenti che stimolano la stessa mente attraverso esercizi logici o intellettuali, bensì ciò che accresce la consapevolezza della realtà scevra dal velo di Maya deve necessariamente passare attraverso il simbolo per eccellenza che ci appartiene e che ci collega alle parti più profonde di noi stessi, ossia il nostro corpo.
Restituire al nostro corpo la sua natura simbolica è un rituale potentissimo in grado di innescare la deprogrammazione dalla dimensione materiale della nostra memoria cellulare.
I rituali di Yoga Sciamanico si articolano in esperienze corporee e meditative, tra cui lo Yoga del Bardo e i rituali di morte e rinascita, il Matrimonio Mistico e il ritiro delle proiezioni, la caccia all’Anima, la trance estatica del viaggio sciamanico, le sequenze fluide e il viaggio nei chakra, varie pratiche di antico lignaggio tantrico sciamanico per governare gli eventi e coltivare l’arte di amare e di essere amati, e pratiche che risvegliano il nostro potere vitale e ci consentono di stabilire un nuovo rapporto con la natura e con l’aspetto materiale della vita.

Il Metodo
Consiste nel non avere
né speranze né timori.
(Ma Ggic Lab Sgron)

 

Pierpaolo Alioto, istruttore di Yoga Sciamanico, Counselor Olistico Supervisor, specializzato in Psicogenalogia e Costellazioni Familiari e autore del saggio “Psicogenealogia e Costellazioni Familiari. Riconoscere e far rivivere le proprie radici”.