Shiatsu in posizione supina

Estratto dal libro “Manuali di shiatsu – 3° mese” di Shizuto Masunaga

Nella ricerca che Shiatsu Milano Editore ha intrapreso per andare alle origini del Keiraku shiatsu, ci siamo imbattuti nelle dispense che il maestro Shizuto Masunaga scrisse negli anni ’70 per i suoi corsi, decidendo di tradurle e pubblicarle. Dopo il successo dei primi due volumi, abbiamo appena pubblicato il 3°, di cui vi proponiamo un estratto.

Lo shiatsu con il ricevente in posizione supina è un aspetto centrale del trattamento: non vi sono dubbi sulla sua importanza, anche perché ci dà la possibilità di fare la diagnosi addominale (fuku-sho, dove fuku = addome e sho = diagnosi). Anche nella medicina occidentale, la valutazione dell’addome era importante per diagnosticare le malattie, ed infatti i medici si esercitavano per acquisire esperienza. Poi, con l’incremento dei macchinari per la diagnostica, il contatto fisico tra medico e paziente ha cominciato ad essere meno frequente. Tale tendenza è confermata dall’aumento delle lamentele circa il fatto che i dottori non toccano più i pazienti. Nonostante siano passati tanti anni ricordo che, per guarire un disturbo che mi aveva colpito durante l’infanzia, il medico curante, ad ogni visita, mi appoggiava la sua calda e grande mano sull’addome, e che tale sensazione era piacevole. Ripensandoci ora, non si trattava di una modalità di diagnosi (shoku-shin) ma di anpuku (una pratica manuale utilizzata per fare la diagnosi addominale anche nel kanpo) che, grazie alla sua efficacia, mi aveva curato. I trattamenti kanpo sull’addome che si praticavano nell’era Edo (Ndr: periodo Edo o Tokugawa, 1600-1868) resero possibili la comprensione dei sintomi che poteva percepire solo il paziente e la loro “traduzione” in manifestazioni analizzabili anche dai medici. L’ineguagliabile dottor Yoshimasu Tōdō (Ndr: 1702-1773) affermava che “l’addome è la fonte della vita”, che quindi le malattie hanno origine in quella zona e che, per fare una diagnosi, si deve “vedere” (se ci è permesso) la pancia; egli considerava tale affermazione la massima della diagnosi dell’addome. Inoltre, nell’anma si diceva che solo le persone più preparate potevano eseguire l’anpuku (il trattamento dell’addome): questo a dimostrazione di quanto non solo fosse importante, ma anche difficile da svolgere correttamente. haraPer diffondere l’anpuku, Shinsai Ota sensei disegnò la prima mappa dell’anpuku (in giapponese, anpuku zukai): senza ricorrere alla complicata tecnica del kyoku-te, dimostrò che, tramite la pressione, si potevano ottenere gli stessi risultati. Il fatto che pochi operatori shiatsu utilizzino questa mappa e che vi siano scuole di pensiero che non pongono al centro dell’attenzione la zona addominale, potrebbe essere dovuto alla diffusione della medicina e del massaggio occidentali, e anche della medicina moderna giapponese. Lo shiatsu sull’addome risulta essere estremamente efficace per i bambini, ma anche i malati gravi e i pazienti che necessitano di riposo provano con esso un giovamento equiparabile ad un vero e proprio trattamento. La piacevolezza della fuku-shin (palpazione dell’addome), praticata dall’esperto di medicina interna, e la possibilità di migliorare le funzionalità degli organi interni, sono aspetti che fanno riflettere sull’importanza di esercitarsi nel trattamento dell’addome. Inoltre, con il ricevente posizione supina, possiamo soffermarci a comunicare con calma e a comprendere lo stato del paziente, che riporrà quindi fiducia nell’operatore. Tale fiducia ci consentirà di chiedere il permesso di “vedere” l’addome; le parole non bastano, serve l’atteggiamento aperto di chi pratica shiatsu.

Shizuto Masunaga