Sho: la diagnosi orientale

SHO: LA DIAGNOSI ORIENTALE

In questo articolo parlerò dello sho nel kanpō seguendo i ragionamenti sulla diagnosi di Shizuto Masunaga espressi nel suo libro “Keiraku to shiatsu”. Certamente, abbiamo le idee chiare sul termine diagnosi secondo il modo di procedere della medicina occidentale per identificare la malattia. Nella medicina occidentale, si arriva all’identificazione della malattia attraverso la valutazione dei vari sintomi e segni presentati dal malato. Il medico, basandosi su un ragionamento analogico, dopo aver chiarito il rapporto dei diversi sintomi decide a quale malattia corrisponde maggiormente lo stato morboso e, come dice Masunaga molte volte nei suoi scritti, arriva a dare alla patologia “il nome della malattia”.
Lo sho (diagnosi orientale) è più complesso, come appare interpretando l’ideogramma del termine (証): la parte sinistra significa letteralmente “cuore uscito dalla bocca” (parola) e la parte destra “giustificazione”. Il significato è di annunciare ciò che si pensa.
Per spiegare la complessità e allo stesso tempo la semplicità dello sho, in “Sei Ki – life in resonance” l’autore Akinobu Kishi afferma: “Diagnosi, nel kanpō, è riconoscere il punto focale, e lo sho è già trattamento perché, eseguendolo, si crea l’azione dinamica che armonizza il corpo umano”.
La differenza essenziale tra la medicina orientale e occidentale consiste nel modo di procedere per effettuare la diagnosi. I metodi di valutazione sembrano simili perché, in entrambe, la diagnosi viene fatta utilizzando indagine verbale, vista, udito, palpazione e tatto. Tuttavia, è differente il modo in cui queste valutazioni vengono applicate. Nel kanpō, il procedere è molto più raffinato rispetto alla medicina occidentale, in particolare nella valutazione del polso. L’agopuntore e gli esperti di tecniche manuali, tramite l’uso specifico di tre dita in una determinata posizione su un solo vaso sanguigno del polso, percepiscono contemporaneamente le alterazioni energetiche dei dodici meridiani e dei relativi organi e comprendono l’equilibrio energetico del ricevente. Questo concetto è difficilmente comprensibile con la mentalità scientifica occidentale, che invece rileva un’alterazione organica.
Nel kanpō, la diagnosi del polso fa parte della diagnosi con il tatto (setsushin) e viene utilizzata in combinazione con le altre tre diagnosi: valutazione dell’addome e della schiena e percezione dei meridiani. L’insieme delle informazioni ottenute tramite le quattro diagnosi, se eseguite correttamente, fornisce gli elementi dello sho che, durante il trattamento, permetterà di riequilibrare l’organismo nella sua interezza. Naturalmente, il quadro energetico, per quanto riguarda le tecniche manuali, viene completato dall’indagine con gli altri organi di senso (udito, vista e olfatto) tramite le quattro valutazioni caratteristiche monshin (indagine verbale), boshin (esame con l’osservazione), bunshin (valutazione di tono, voce e odore) e, come abbiamo visto, setsushin (esame con il tatto).
Nel “Suwen” è scritto: “Lo sho tiene conto della radice della malattia negli organi e nei visceri, ed è un modo di fare diagnosi per poi lavorare con le tecniche ho-sha di tonificazione/dispersione sul kyo-jitsu dei meridiani, riequilibrando le anomalie del flusso energetico. Si cerca di inquadrare l’origine della disarmonia nel kyo-jitsu dei meridiani sia con il toeki (rimedi medici orientali) che con shinkiu (agopuntura), moxa e altre tecniche manuali. Valutando lo stato della persona con lo sho, è necessario fare un lavoro per disperdere il ki nel caso di pieno e integrarlo nel caso di vuoto”.
Chiaramente, per la medicina cinese le malattie sono dovute a un eccesso o una carenza di yin oppure a un eccesso o una carenza di yang, e tale visione yin-yang portò a coniare i termini yin-yang e kyo-jitsu.
Nel testo “La teoria dell’anma” (massaggio classico giapponese) del Ministero della Salute giapponese, si determina la malattia tramite quattro test/indicazioni (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi), l’utilizzo della setsushin per determinare lo sho e il metodo ho-sha (dispersione e bonificazione) per riequilibrare le funzioni dell’organismo, considerando i quattordici meridiani, cioè i meridiani tradizionali più il ninmyaku (vaso concezione) e il tokumiaku (vaso governatore).

Masunaga, come sappiamo, nel proprio stile dà molta importanza allo sho e nel libro “Keiraku to shiatsu” esamina tutti i procedimenti utilizzati nel kanpō per determinare lo sho: valutazione del polso, valutazione con le 5 trasformazioni, valutazione dell’anma (kyo-jitsu, pulsazioni, spasmi e blocchi) e le quattro diagnosi classiche della medicina orientale (monshin, bonshin, bushin e setsushin). Il suo modo di diagnosticare deriva da un esame profondo di questi modi di eseguire lo sho ed è influenzato, in particolare, dallo studio del libro “Anpuku Zukai”, dove è importante il lavoro sull’addome e sul movimento di braccia e gambe.
Lo sho, nello stille Iokai, utilizza sia la setsushin (valutazione con mani e dita) sia il movimento di braccia e gambe. Shizuto Masunaga ha identificato aree di diagnosi dell’addome e della schiena da esaminare con la setsushin e da trattare con la tecnica ho-sha / kyo-jitsu e il movimento di braccia e gambe per percepire il kyo-jitsu tramite gli stiramenti.
Nel prossimo articolo affronterò questi argomenti. Per concludere, vi propongo di guardare il disegno che sarà pubblicato sul primo volume del libro “Keiraku to shiatsu” in uscita a breve. Con questa immagine, Masunaga paragona la sequenza della vita e quella dello sho, il che ha fatto riflettere me e le mie collaboratrici Serena e Manuela, e penso anche voi lettori.

Roberto Palasciano, curatore editoriale