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UNA LAVATRICE NELLA PANCIA

Chi è che da bambino non rimaneva incantato per lungo tempo a guardare i panni che giravano nella lavatrice, cercando di immaginare come si sarebbero cambiati di posto i calzini con le magliette?
E spesso, quando eravamo titubanti di fronte a un dolce, fosse una fetta di torta o una crostata che si era sbriciolata all’atto dell’impiattamento, ci veniva detto: “Tanto poi una volta che è dentro si mischia insieme al resto”.

Forse, l’insieme di queste due immagini si è sovrapposta nelle nostre menti, forse altri detti quali “tutto ciò che non ammazza ingrassa” ci hanno fatto credere che il nostro stomaco si comportasse come la lavatrice che ci ipnotizzava da piccoli.
Se mai lo abbiamo creduto, sbagliavamo.

Lo stomaco è un sacco, tendenzialmente vuoto, che quando si riempie segue il principio del “first-in, first-out”.
Il cibo si sedimenta nello stomaco, e l’uscita è sul fondo; pertanto, ciò che entra per primo, per primo esce. Il resto, inevitabilmente, aspetterà il suo turno.
Esiste, quindi, una sequenza che ci permette di digerire rapidamente senza sforzo ogni cibo, a patto che conosciamo i tempi di digestione degli alimenti.

Partiamo quindi a stomaco vuoto e consideriamo il tempo di transito nello stomaco di un tipo di alimento alla volta.

• Acqua: 5-10 minuti
• Brodo, acqua di cottura di vegetali, soluzione colorata di sali minerali e vitamine non termosensibili, eventualmente salata ma NON ZUCCHERATA O ADDOLCITA, tè, tisane: 15 minuti
• Frutta: 30 minuti
• Verdura cruda: 30 minuti
• Verdura cotta: 30 minuti
• Carboidrati, cereali integrali: 90 minuti
• Proteine: 90-120 minuti
• Grassi: 180 minuti.

Se consideriamo questa sequenza e mangiamo, ad esempio, frutta o un piatto di cruditè lontano dai pasti, come spuntino, ne consegue che mezz’ora più tardi saremo di nuovo a stomaco vuoto.

La maniera ottimale di iniziare un pasto è, senza alcuna ombra di dubbio, A STOMACO VUOTO.

Quindi, si può iniziare con dei salatini (se vogliamo stuzzicare l’appetito), seguiti da zuppa di miso, insalata mista, pinzimonio o minestrone, a anche una vellutata, per poi passare a verdure scottate.
Così iniziamo il pasto in maniera ottimale, poiché non ci priviamo degli imprescindibili e spesso bistrattati nutrienti (le magiche fibre, tanti sali minerali e antiossidanti) e possiamo quindi proseguire, con lo stomaco già mezzo pieno, con il resto.
Non solo: avremo messo un freno all’appetito smodato che ci porta a mangiare troppo, sia per velocità che per quantità, e ci saremo fatti un gran bel favore!

Proseguiamo con i cerali, in forma di chicco integrale, pasta o pane integrale, uniti a legumi che forniscono carboidrati e un set completo di amminoacidi.
Infine, se proprio, dopo tutto ciò, abbiamo ancora appetito, dovremo cercare dei grassi che placheranno il desiderio di mangiare ancora: niente di meglio che gli intramontabili semi oleaginosi quali noci di ogni tipo, pistacchi, arachidi, semi di zucca e di girasole, nocciole, mandorle, pinoli, anacardi, ecc.
E, se proprio non possiamo farne a meno, anche una piccola porzione di dolce.

NOTA: La ricetta del dolce cotto al forno a base di fiocchi di avena e semi oleaginosi ha avuto una interessante evoluzione.

Ma parlerò di questo la prossima volta. Al 2021!

Guido Rotondi, operatore shiatsu specialista di macrobiotica

N.B: i lettori che volessero proporre un argomento o domande alla rubrica “Una mela al giorno” posso scrivere alla nostra redazione.

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