essenza del Seiki

L’ESSENZA DEL SEIKI, l’operatore Anthony Fidler racconta Kishi

Si parla spesso dell’essenza del Seiki di Akinobu Kishi, il cui libro “Seiki – Life in Resonance – L’arte segreta dello shiatsu” ci fa comprendere quanto esso sia frutto di una ricerca. Come editori di questo affascinante testo, abbiamo cercato di comprenderne l’essenza della pratica. Infatti, come scrive il dott. Giuseppe Montanini nella prefazione, Kishi non esita a sottolineare i grandi limiti della parola scritta: l’essenza delle cose si può solo percepire nell’esperienza, non si può comprendere solamente leggendo un libro.
Lo scorso settembre abbiamo ospitato nella nostra sede di Milano il terapista inglese Anthony Fidler, innamorato di questa pratica, che ci ha mostrato il proprio modo di praticare il Seiki Soho. La sua premessa, come si evince anche dalla lettura del libro, è che la pratica del Seiki è fuori dagli schemi, non esistono routine o manovre codificate e ci si affida in gran parte all’esperienza del terapeuta, alla sua capacità di connettersi con il paziente, per cui ogni operatore ha uno stile unico. E’ fondamentale per l’operatore sentire con attenzione lo scorrere dell’energia, vedere dove questa si muove e dove ristagna; ci si affida “all’intelligenza” del corpo del ricevente e alla sua capacità di ripristinare l’omeostasi.

Anthony Fidler conobbe Kishi ad un workshop nel 2004, ricevette un trattamento durante il quale aveva potuto sperimentare diversi stati di coscienza e per lui fu una esperienza molto profonda e pregnante. All’inizio fu molto “scombussolato” ma, successivamente, comprese che ciò in realtà era stato estremamente utile e positivo. Kishi diventò il suo maestro e lo seguì per una decina d’anni. In quel periodo Anthony intraprese un viaggio in India comprendendo che la cosa non era stata casuale ma aveva un particolare significato per lui, forse rappresentava l’inizio di un vero viaggio dentro se stesso, una nuova via per poter essere profondamente connesso con la sua parte più interiore. Anthony, da allora, non ha smesso di sperimentare, esplorare sia attraverso il proprio corpo ma anche la mente e lo spirito e trovare un modo per poter conciliare un lavoro così profondo su se stessi con quello rivolto agli altri. Ci ha confidato che apprendere da Kishi non era facile, parlava poco ma ciò che trasmetteva era principalmente l’invito di essere il più possibile se stessi e concentrarsi per potersi connettere con il corpo e la psiche del ricevente.
Nel 2009 Anthony si rese conto di poter praticare quello che il suo maestro gli aveva trasmesso, si sentiva finalmente pronto, incredibilmente vivo e centrato all’interno del suo corpo e in un trattamento comprese l’importanza della connessione con gli altri. Anthony dice che il suo particolare interesse riguarda soprattutto il trauma e che lavora cercando sempre qualcosa di nuovo. Kishi si era particolarmente concentrato sul tocco ma Anthony ritiene che sia anche altrettanto importante concentrarsi su hara, perché il corpo richiede un certo tempo per aprirsi ed entrare in risonanza e non è certo facile ma il lavoro su hara riesce a facilitare tale apertura. La meditazione e la capacità di percepire il movimento sono, secondo lui, gli atteggiamenti che ci consentono di riuscire a penetrare il nucleo delle persone. Per arrivare a questo è necessario centrarsi nel proprio respiro e ascoltare quando questo entra.

Come anche descritto in “Seiki”, che contiene un bell’affresco storico relativo allo shiatsu, Anthony ci ha raccontato che Kishi aveva studiato sia con Namikoshi che con Masunaga; era tuttavia particolarmente legato a Masunaga e non perdeva l’occasione di osservarlo e di porgli domande; si sforzava continuamente di trovare il kyo “tanto caro” al maestro, ma non riusciva a farlo come lui; comprese quindi che il suo interesse si era spostato maggiormente nell’osservazione della persona da trattare e nella relazione/interazione con questa. Kishi si trasferì in Svizzera e iniziò a lavorare con lo shiatsu, però si ammalò al punto di non riuscire più a camminare; solo allora decise di rientrare in Giappone, dove intraprese un percorso con alcuni sacerdoti scintoisti. Quello fu un momento di grandi cambiamenti sia sul piano fisico che spirituale, che smosse profondamente il suo ki sino a portarlo alla guarigione.
Kishi si confrontò dunque nuovamente con Masunaga su tutti questi temi, maturando l’idea di iniziare a cercare l’origine di questo movimento rigeneratore nel corpo, un movimento quasi sciamanico. Per lui, la cultura del ki rappresentava un modo di aprirsi al divino, il tentativo di trovare il movimento originale nella convinzione che, più si è puliti dentro, più ci si apre all’altro. Il tocco dello shiatsu, per Kishi, possedeva questa incredibile capacità di generare fiducia e la possibilità di aprirsi all’altro.
Kishi aveva una personalità assai particolare e carismatica ed era decisamente interessato a sperimentare aspetti anche molto diversificati della vita. Aveva la convinzione che tutte le esperienze che noi facciamo, soprattutto quelle più negative o traumatiche, si sedimentano e congelano nel nostro corpo, perciò, per poter far veramente brillare se stessi, è necessario ripulire il corpo dal proprio passato. Cominciò così a cercare di aiutare le persone che si rivolgevano a lui lavorando in tal senso con buoni risultati.
Secondo Anthony Fidler, scomparso Kishi, il Seiki Soho finisce in un certo senso con lui, però il testo che ha lasciato illustra la sua visione e filosofia di vita; ora sta alle persone che lui ha incontrato e formato far comprendere l’importanza della connessione con gli altri durante i trattamenti.

essenza del SeikiNell’incontro di Milano, Anthony, nonostante il tempo limitato, ci ha mostrato il proprio modo di trattare e come prepararsi ad un lavoro così particolare; prima della dimostrazione, ha guidato numerosi esercizi utilizzando diversi movimenti e lavorando molto sulla respirazione e sulla meditazione, per focalizzare la centratura e la possibilità di aprirsi meglio all’ascolto.
Nella dimostrazione, dopo un lavoro di meditazione per trovare una connessione con la ricevente, si è concentrato su alcune zone particolari che necessitano di maggior attenzione, per poi passare a quelle successive da cui veniva richiamato. La pressione che ha esercitato non può essere definita fisica, ma una forte connessione energetica. Si è concentrato sulle zone più kyo; il meridiano kyo è anche il meridiano relativo alla cura del corpo. La percezione dell’essenza delle cose ha necessariamente una connotazione spirituale (non religiosa nel senso comune). Durante la dimostrazione, la ricevente ha provato una sensazione di calore e di leggerezza e si è sentita molto bene.
Al prossimo convegno Fisieo del 20-22 marzo 2020 a Montesilvano sarà presente Kyoko Kishi, moglie di Akinobu e sua assistente, che condurrà un workshop di Seiki. Questa sarà sicuramente un’altra grande occasione per comprendere l’essenza del Seiki Soho e per integrare e approfondire quanto appreso nel libro.

Roberto Palasciano, con la collaborazione di Sofia Bossi Poroli