LA CURA CON L’ANPUKU E LA SUA STORIA
In questi anni si parla molto del trattamento dell’addome (anpuku o ampuku) sia come integrazione al trattamento shiatsu ma anche come trattamento a sé stante. Nell’anpuku, trattamento tradizionale giapponese dell’addome, si utilizzano manualità caratteristiche dell’anma, il classico massaggio giapponese. L’anpuku è una forma raffinata di terapia manuale e possiamo considerarla la base dello shiatsu. Hara e puku sono termini giapponesi che significano addome. La cura dell’addome, in Giappone, è uno degli aspetti più importanti per la cura e per la guarigione, grazie alla possibilità di stabilire un riequilibrio energetico in tutto il corpo tramite il trattamento sull’addome.
Già una decina di anni fa, leggendo un articolo scritto da Peter Itin nel 2009 dopo una visita al Centro Iokai di Tokyo, con operatori shiatsu della Svizzera venni a conoscenza dell’importanza, in quegli anni, dell’anpuku in Giappone.
Peter, parlando al centro Iokai del grande maestro Tenpeki Tamai, riconosciuto da molti come il fondatore dello shiatsu e autore del primo libro di shiatsu “Shiatsu-Ryoho”, venne informato da Haruhiko Masunaga e sua madre Keiko che loro consideravano la tecnica di Tenpeki Tamai una combinazione tra il massaggio giapponese anma e l’anpuku. Secondo loro, anma e anpuku hanno una grande importanza per la realizzazione dello shiatsu anche grazie a due libri pubblicati nell’Ottocento che trattavano di anma e anpuku: “Anpuku Zukai” e “Anma Tebiki”.
Al giorno d’oggi, grazie alle traduzioni in italiano e inglese, è possibile consultare sia “Anpuku Zukai”, scritto nel 1827 da Shinsai Ōta, sia “Anma Tebiki” di Fujibayashi Ryokhaku, pubblicato nel 1835.
“Anpuku Zukai”, tradotto in italiano dal giapponese da Manuela Perardi e Tsuya Yamada, è stato pubblicato dalla nostra casa editrice nel 2019.
“Anma Tebiki” è una parte del libro in lingua inglese intitolato “Ampuku Abdominal Acupressure” grazie alla preziosa opera di Philippe Vandenabeele sensei, con la collaborazione di un gruppo di terapisti dell’istituto “Shinzui Body Work international institute” e la traduzione di Iroko Kobayashi. Questo testo comprende la traduzione e interpretazione dei due libri “Anma Tebiki”, con illustrazioni dettagliate sui punti di agopuntura citati nei libri, e “Anpuku Zukai”.
Durante un seminario di shiatsu stile Iokai tenuto nella nostra sede, Haruhiko Masunaga ha ricordato che si deve in gran parte al libro “Anpuku Zukai” di Shinsai Ōta la nascita dello shiatsu di suo padre e ci ha regalato una ristampa del 1977 di questo libro con la prefazione di suo padre.
In questa prefazione, Shizuto Masunaga rileva molti elementi comuni tra il suo stile di shiatsu e quanto descritto nel libro “Anpuku Zukai” quali: il sistema energetico dei meridiani, come questo stile sia contemporaneamente cura e trattamento, l’utilizzo di entrambe le mani per la pressione, gli stiramenti degli arti e l’importanza della diagnosi addominale; riporta anche la frase di Yoshimatsu Tōdō “L’addome è la fonte dell’energia. Tutte le malattie traggono origine dall’addome. Perciò la diagnosi addominale permette di diagnosticare tutte le malattie”.
Un po’ di storia dell’anpuku.
L’esame addominale di origine cinese è citato nel “Nanjing” (難経 classico delle difficoltà) e considerato una pratica molto importante. Il trattamento dell’addome ha avuto in Giappone un notevole sviluppo ed è stato ed è un elemento fondamentale nella pratica della medicina kanpō, termine che definisce la “medicina classica cinese” in Giappone.
Anticamente, l’anpuku veniva eseguito da sacerdoti Zen nel periodo Muromachi (1392–1575). Queste tecniche sono state riassunte da Hoin Taga nel libro “Fukushin no ho” (腹診の法, tecniche di agopuntura e dell’esame addominale), poi insegnate a Isai Misono (1557–1616) dal monaco buddista e agopuntore Mubunsai. Mubunsai praticava una cura
dell’addome, considerava i dodici meridiani e creò il metodo Dashinnohu, che si basava già energicamente sul vuoto e sul pieno (kyo e jitsu), disegnando una mappa per la valutazione dell’addome che richiama alcune aree della mappa dei meridiani di Shizuto Masunaga, anche se si attiene maggiormente alla zona anatomica degli organi.
Figure di spicco che hanno dato grande impulso all’anpuku sono state Yoshimatsu Tōdō nel Settecento e Shinsai Ōta nel primo Ottocento.
Yoshimatsu Tōdō (吉益東洞 1702–1773) era leader della scuola Koho, in cui si seguivano le nozioni scritte nel testo “Shanghanlun”, classico delle malattie da freddo. In questa scuola si usavano tecniche addominali e Tōdō, nei suoi scritti, sottolineò l’importanza dell’esame addominale, con la convinzione che “l’addome è la base della vita umana e quindi mostra segni di varie malattie”. Scrisse anche “ogni alterazione della salute deriva da un unico tipo di intossicazione o squilibrio nell’addome che è l’origine della vita e anche di ogni malattia“.
Shinsai Ōta, famoso medico giapponese dei primi anni dell’Ottocento, per la sua attività aveva ricevuto onorificenze da parte dell’imperatore. In seguito a una grave malattia, difficilmente curabile in quei tempi, guarì grazie alla pratica del do-in anma, come spiega nell’introduzione del suo libro “Anpuku Zukai”. In seguito cominciò a provarla su persone malate, rendendosi conto del valore e dell’importanza di questa pratica, per cui si impegnò ad approfondirla e a lasciare come testimonianza un testo scritto. Essendo la pratica del do-in anma non facile da imparare, scrisse il libro “Anpuku Zukai” nel 1827. Nella prefazione del libro, Ōta precisa che il suo stile di anpuku è una tecnica sulla linea del do-in anma per lavorare su tutto il corpo, infatti si trova descritto il modo di trattare gambe e articolazioni (caviglie, gomiti, polsi e ginocchia). Nel suo libro, Ōta considera i disturbi più comuni di quei tempi, attribuendo un’unica, identica causa, sia alle scariche emotive sia ai dolori addominali.
In altri articoli approfondiremo alcuni concetti di questo prezioso libro. Se siete interessati a questa pratica, vi ricordiamo che a gennaio 2024 terremo un corso di quattro serate online sull’anpuku e sulle sue tredici tecniche e il 24-25 febbraio un corso di approfondimento in presenza sul trattamento anpuku e alcune tecniche complementari.
Roberto Palasciano, curatore editoriale
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