L’ANSIA E LO SHIATSU: IL LAVORO SUL CORPO ENERGETICO

Il 22 maggio abbiamo organizzato una giornata sul tema “Shiatsu e anpuku per la cura degli stati ansiosi” a Colla di Netro, sulle colline biellesi, a casa della shiatsuka e amica Manuela (italo/giapponese per scelta), e ho pensato di scrivere due righe su questo argomento, considerando in special modo la natura energetica della medicina orientale, anche per sentire l’opinione degli amici lettori.
Per chi si occupa di tecniche orientali, è presupposto che i problemi psicologici non disturbano solo la mente ma possono manifestarsi nell’intero essere umano e, naturalmente, nel corpo fisico. Si può migliorare il corpo energetico in diversi modi: tramite il contatto con altre persone, con il tocco fisico, con l’elaborazione di esperienze comuni e con la condivisione del momento, quel “qui e ora” che ci trova all’unisono con il ricevente.

Il trattamento con lo shiatsu per disturbi psicologici è un argomento sempre di attualità: ogni operatore, in base alle proprie conoscenze, affronta questo problema cercando di dare sollievo al paziente. Abbiamo a disposizione anche una carta vincente da giocare: il trattamento shiatsu generale, con il quale si è già in grado di riequilibrare il sistema energetico del ricevente ansioso. Questo perché i processi energetici sono presenti, oltre che nel corpo fisico, anche nei pensieri, nelle emozioni, nelle speranze e nelle paure della persona.
Tutto ciò, anche se non ne siamo consci, avviene in un trattamento shiatsu che, per sua natura, non lavora solo su problemi fisici, ma può offrire supporto a chi soffre di disturbi psicologici perché è essenzialmente un contatto energetico che permette di lavorare sulla psiche.
Come vedremo durante il workshop, lo shiatsu ideato da Shizuto Masunaga sensei, così come altri stili di shiatsu, possiede queste caratteristiche e ci permette di toccare lo spazio energetico di una persona, che va oltre la parte fisica, e ristabilire lo scorrere del ki.

Sovente i riceventi, alla fine del trattamento, descrivono le proprie sensazioni con queste parole: “Sento meno tensioni, la mia mente è più libera, mi sento più unito con il corpo”. Questo avviene perché riusciamo ad attivare la parte energetica della persona e spesso, alla fine del trattamento, percepiamo un cambiamento dell’ambiente dove operiamo e anche in noi stessi. Naturalmente, i problemi fisici e psicologici interessano gli organi e, di conseguenza, il percorso del meridiano. Qualche sera fa, durante la presentazione del workshop “Shiatsu e anpuku per la cura degli stati ansiosi”, ho utilizzato una metafora dicendo che è come se i mediani venissero “schiacciati”, non permettendo al flusso di scorrere e creando squilibri nei loro percorsi; in questo caso, rileviamo zone vuote di energia (kyo) ed evidenti zone cariche di energia (jitsu). Praticamente, con lo shiatsu, grazie alla meravigliosa realtà dei meridiani, possiamo collegare in maniera diretta le varie zone del corpo con la mente.

Ognuno di noi operatori potrebbe spiegare come si tratta un ricevente ansioso, ma in questo scritto voglio mettere in rilievo come cominciare un trattamento shiatsu per pazienti psicologicamente coinvolti.
Perché non iniziare dall’addome? Shizuto Masunaga, nel libro “Keiraku to shiatsu”, sottolinea l’importanza del lavoro sull’addome (fukushin) con questa frase: “La fukushin, attraverso cui si può “leggere nell’addome” del paziente, consiste nell’ascoltare i richiami che, “con il cuore in mano”, il soggetto esprime senza parlare, mentre il suo addome si gonfia e si indurisce per comunicare il disagio. Non penso che questa sia una forma di psicoterapia utile solamente nel caso di malattie psicosomatiche; penso che la fukushin, grazie cui si produce una tale profonda relazione, abbia un valore aggiunto in quanto forma di relazione tipicamente giapponese tra medico e paziente”.
Come asserisce Masunaga, l’ascolto dell’addome ha grande importanza per entrare in relazione con il nostro ricevente; per questo è necessario, da parte dell’operatore, un atteggiamento empatico e la pratica della setsushin, cioè una pressione protopatica. Questa percezione ci permette, tramite la tecnica kyo-jitsu, una corretta valutazione dell’energia dei meridiani e dei relativi organi, per poter bilanciare energeticamente le aree dell’addome. Con la tecnica dei due punti e un atteggiamento protopatico possiamo riequilibrare l’addome mettendo in contatto le aree kyo con quelle jitsu.

Trattandosi di lavoro sull’addome, ritengo che, prima di procedere al lavoro con lo shiatsu sui meridiani, sia molto utile lavorare con tecniche tipo anpuku (trattamento dell’addome).
In Giappone, il trattamento sull’addome è molto diffuso ed esistono diversi metodi facenti parte o meno dell’anma (massaggio classico giapponese). Noi, su consiglio del maestro giapponese Haruhiko Masunaga, abbiamo scelto di studiare e proporre lo stile di anpuku che Shizuto Masunaga cita spesso nei propri scritti. Si tratta di quello descritto nel libro “Anpuku Zukai” (da noi tradotto in italiano), che presenta molte affinità con lo stile di shiatsu Masunaga. Ōta Shinsai, autore del libro, illustra le tredici tecniche, alcune delle quali utili in particolare per problemi psicologici. E’ questo il lavoro sull’addome con shiatsu e anpuku che proporremo e praticheremo nel workshop a Colla di Netro (BI), con me e le nostre esperte di anpuku Serena Trotti e Manuela Perardi.

Roberto Palasciano, curatore editoriale

 

Bibliografia:
“Keiraku to shiatsu – shiatsu e medicina orientale” 1° volume, di Shizuto Masunaga
“Anpuku Zukai – Antica arte del trattamento dell’addome” di Ōta Shinsai
(Shiatsu Milano Editore)

 

Potete vedere il video dell’incontro “Anpuku e shiatsu Masunaga nella cura di stati d’ansia e crisi di panico” sul nostro canale youtube a questo link: https://youtu.be/69FwuCkpc_4