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SHIATSU: UN NUOVO LINGUAGGIO, IL LINGUAGGIO DEL TOCCO

REBECCA

Di Marisa Fogarollo. Ci chiamano dall’Hospice pediatrico per chiederci se possiamo andare a trattare una bimba di due anni che ha bisogno di shiatsu.
Arrivo io e trovo Rebecca: è arrabbiatissima, è la prima volta che vedo una bimba così piccola e così arrabbiata. La coordinatrice cerca di calmarla porgendole giocattoli che lei lancia lontano con stizza. Mi avvicino a lei cercando di parlarle ma non mi vuole né guardare né sentire, è in passeggino con la capottina aperta e si gira facendo in modo di non vedermi. Appoggio le mie mani sui suoi piedini e magicamente si calma. E dai piedi passo alle gambe e procedo così, lentamente, fermandomi su tutte le parti del corpo. Non è un trattamento shiatsu consueto, per una bimba così piccola 15 minuti o poco più sarebbero sufficienti, ma Rebecca ha bisogno di più tempo. Mi fermo su ogni zona e lei è lì, ferma, che assapora ogni momento: il respiro diventa profondo, il corpo è rilassato, si addormenta.
Visualizzo lei e me come due piante: noi umani vediamo con gli occhi, sentiamo con le orecchie, respiriamo con i polmoni; le piante vedono, sentono, respirano con tutto il corpo, e così faceva Rebecca. L’apparato radicale di una pianta è costituito da piccole radici che si ripetono infinite volte e si diffondono nel suolo, esplorandolo alla ricerca di nutrimento e dell’acqua; e così faceva Rebecca. E anch’io mi sentivo come una pianta: le mie mani come radici andavano a porgere il nutrimento necessario.
Sappiamo che l’uso delle mani come strumento per comunicare un sentimento di amicizia, per confortare e guarire, per esprimere amore e tenerezza, per calmare e tranquillizzare i bambini risale alle origini stesse della vita.
Ma quando abbiamo smesso di usare le nostre mani e tutti i nostri sensi per ascoltare e sentire tutto quello che ci circonda?
Certo, la medicina fa meravigliosi progressi, ma perché l’uomo ha abbandonato il suo sentire per far posto solo alla scienza? Non possiamo usare le nostre capacità, che ci permettono di vivere in sintonia con il mondo che ci circonda e nello stesso tempo utilizzare, nel miglior modo possibile, tutte le scoperte scientifiche che ci permettono di vivere meglio?
In caso di necessità, le piante riducono la loro taglia, si ispessiscono, si assottigliano. Le piante sono ferme, non possono spostarsi; per questo devono essere molto sensibili per sopravvivere. Sono in grado di mandare nell’aria dei “messaggi d’allarme” per avvisare le altre piante dei pericoli in arrivo e permettere loro di attivare le difese in anticipo. Attraverso le radici possono andare a nutrire altre piante in difficoltà.
E noi umani? Quando abbiamo perso le nostre capacità di sentire, di ascoltare, di metterci in sintonia con le persone vicine? Nel caso del bambino dobbiamo solo ascoltare di cosa ha bisogno.
Sappiamo che, quando viene al mondo, un bimbo ha un enorme bisogno di cure, di coccole, di attenzioni e la stimolazione cutanea è assolutamente necessaria per la sua sopravvivenza.
Lo stesso deve succedere quando è malato perché, anche se sta vivendo una situazione difficile, la consapevolezza corporea è sempre presente, dal primo istante di vita fino alla fine, e i bambini sentono il linguaggio dell’amore e delle attenzioni che li circondano.
Non posso pensare che gli esseri umani abbiano meno capacità delle piante, ma posso pensare che l’essere umano abbia perso il suo sentire a causa della presenza di troppi rumori, troppo caos nella propria vita.
Pochi giorni dopo il trattamento è terminata la vita terrena di Rebecca: io spero che abbia potuto conservare la pace che aveva vissuto grazie allo shiatsu. Sì, penso che lo shiatsu possa essere uno strumento veramente utile per accompagnare i bambini (ma anche gli adulti) a lasciare la vita terrena perché, grazie al tocco, abbiamo la possibilità di rispondere alle richieste del bambino: far sentire la nostra presenza silenziosa, la nostra vicinanza e la tenerezza del contatto.
È di questo che ha bisogno un bimbo: di un nuovo linguaggio, il linguaggio del tocco. Dobbiamo ascoltare il bambino e apprendere da lui cosa gli necessita perché, come diceva Francoise Dolto, “Quello che cerco è di far riflettere i genitori sul fatto che la più grande sofferenza dell’essere umano (anche neonato) è non comunicare con gli altri”.
Dobbiamo rispettare il bambino: c’è il momento del gioco, ma c’è anche il momento per onorare il dolore, la malattia, la morte, senza averne paura. Io penso che ognuno di noi conservi la memoria di cosa gli è successo, anche la memoria di come abbiamo vissuto la nostra vita prenatale, non a caso nei momenti di sconforto noi adulti a volte assumiamo la posizione fetale. E quanto forte può essere questo ricordo in un bimbo che ha da poco lasciato il grembo materno? Perciò la sua memoria di contatto, di presenza, il suo desiderio di tornare lì dove ogni suo desidero era accudito penso che possa essere molto forte! E lo shiatsu può rispondere a questo desiderio: così come nel grembo materno era costante la pressione del liquido amniotico, così durante il trattamento possiamo ricreare con le nostre mani questa leggera pressione. Proviamo a immaginare cosa prova un bambino nella fase terminale della sua malattia, di cosa ha bisogno. Ha bisogno di essere ascoltato, di non soffrire, di sentirsi protetto e accudito con amore. E sì, dalle esperienze che viviamo all’Hospice possiamo dire che lo shiatsu è un valido aiuto perché, accarezzando il corpo, accarezziamo anche l’anima.

Marisa Fogarollo, insegnante e operatrice shiatsu, autrice di “Shiatsu & Bimbi”, “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi” e “Shiatsu per il corpo e per l’anima” – Shiatsu Milano Editore
fogarollo.m@gmail.com

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