UN AIUTO PER LA GENITORIALITÀ
All’inizio del mio percorso di “Shiatsu e bimbi” ho insegnato a una giovane mamma il trattamento per la sua bambina di pochi mesi. Quando abbiamo iniziato il lavoro la bimba era un po’ agitata per il nuovo ambiente e l’incontro con una sconosciuta e ha cominciato a lamentarsi. La mamma l’ha presa in braccio e guardandola le ha detto: “Lisa, è tutto a posto!”; parole magiche, la bimba si è immediatamente calmata. Parole magiche che hanno evidenziato un forte legame tra loro.
Mi ha molto colpito questo episodio e ho invidiato questa giovane mamma per la sua capacità di sintonizzarsi con la bimba e darle sicurezza, cosa che non sempre è facile perché solitamente il pianto del neonato ci fa andare in tilt e pensiamo di non avere gli strumenti per comunicare con lui.
Ho generalizzato questo episodio, pensando che la nuova generazione avesse innata questa capacità di comunicare in modo diverso; poi ho capito che questa mamma era un’eccezione e che c’è ancora tanto lavoro da fare perché i ritmi della vita sono sempre più frenetici e non aiutano a sviluppare le capacità indispensabili per comunicare con un neonato: calma, ascolto, tranquillità, rilassamento e empatia. Comunicazione che è importante tenere viva perché la più grande sofferenza dell’essere umano (anche neonato) è non essere in grado di comunicare con gli altri.
Anche in Pediatria siamo testimoni di esperienze significative: a volte i bambini, durante il trattamento, hanno gli occhi puntati sul volto della mamma, non li staccano un attimo e sembra che pensino: “Non conosco questa persona che mi tocca, ma la mamma è d’accordo perciò va bene!”
Ricordo Stefania, 5 anni, una grave ustione, durante il trattamento ha sempre tenuto gli occhi fissi sul viso della mamma e dalla sua espressione ha ricevuto la risposta che voleva: “Va tutto bene!” Così ha accettato il nostro tocco, si è rilassata e poi addormentata.
Ma non è sempre così, a volte le mamme sono sgomente, troppo abbattute per poter sostenere il figlio. Questi bambini, soprattutto se neonati, vivono un grande stress. Oltre al dolore per la malattia devono affrontare la sofferenza causata da questo abbandono, non più un abbraccio che sostiene, che tranquillizza, ma tocchi spaventati e perciò per i bambini una grande solitudine.
In questi anni si parla tanto di “genitorialità”, intesa come il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori in grado di prendersi cura dei propri figli e dei loro bisogni. Bisogni che cambiano continuamente a seconda della fase evolutiva.
Penso che la prima tappa per un corso di genitorialità debba passare per lo shiatsu o altre tecniche basate sul lavoro del corpo per il semplice motivo che il primo linguaggio che un neonato capisce è quello corporeo e il tatto è la prima esperienza sensoriale che abbiamo.
Essere nutriti, essere tenuti in braccio, il calore e il benessere fisico devono provenire dall’esterno.
Il neonato vive “l’attimo presente”: se è rassicurato, toccato con amore, si sente tranquillo e questo benessere rimarrà nel profondo del suo essere, nella sua memoria, e gli permetterà di essere un adulto più sicuro e compassionevole.
Il contatto fisico aiuta il bambino a lasciar andare le tensioni ed è evidente la differenza tra chi è stato cullato, massaggiato, vezzeggiato e il bimbo che non ha avuto queste attenzioni. Se prendo in braccio un bimbo abituato al contatto, il suo corpo è morbido, non oppone resistenza, non ci sono blocchi. Viceversa, il bambino che non ha confidenza con il contatto corporeo si irrigidisce, la schiena si inarca, oppone resistenza, il flusso energetico è bloccato.
Durante gli incontri dove insegno alle mamme il trattamento al bimbo, vedo che all’inizio il loro tocco è frettoloso, sfuggente, nervoso ma poi con il procedere degli incontri cambia il modo di rapportarsi con il loro piccolo: il tocco diventa tranquillo, morbido, avvolgente e rassicurante.
E’ emozionante assistere a questi cambiamenti: ora la mamma conosce veramente il suo bimbo, sa dialogare con lui e grazie a questa comunicazione non verbale può instaurare un rapporto profondo, fatto tra le mani di chi opera e il corpo di chi riceve; nel silenzio ascoltiamo tutti i messaggi che il bimbo ci invia. Lui conosce già questo modo di comunicare, il suo mondo è legato all’aspetto sensoriale, lui sente se la mamma è tesa o rilassata, se è arrabbiata o felice, stanca o in pace con se stessa. Ora è possibile condividere questo modo di comunicare e la risposta è sempre positiva: sorrisi, discorsi, gorgoglii, sensazione di gran benessere e, come dicevo prima, pace e serenità che rimarranno nel profondo e accompagneranno il bimbo anche nell’età adulta.
Spesse volte c’è il timore di viziare il neonato, ma invece ricordiamoci che andare incontro alle sue necessità non è viziare ma semplicemente accoglierlo e non farlo sentire solo. Questo nostro mondo tecnologico e razionale spezza troppo presto la necessità del contatto fisico: il neonato ha bisogno, anche dopo la nascita, del rapporto simbiotico che aveva con la mamma nella vita uterina, perciò tenere in braccio il bambino non è viziarlo, ma semplicemente andare incontro ai suoi bisogni.
Nei popoli dove il contatto corporeo con il bimbo è mantenuto costante o perché tenuto in braccio, o avvolto nella fascia, ma comunque sempre vicino alla mamma, troviamo dei bambini felici, senza aggressività, tranquilli. I supporti tipo seggioline, girelli e tutto quello che il mercato ci offre possono essere di grande aiuto ma è importante ricordare che il contatto corporeo è indispensabile.
Sonia, una giovane mamma, arriva con la sua bimba, Maria, di pochi mesi, seduta sul seggiolino. La pediatra ha consigliato lo shiatsu per la piccola che soffre di stitichezza; mi avvicino a Maria ma sento che la piccola non è abituata al contatto, il suo corpo è rigido. Durante il trattamento chiedo alla mamma se la tiene in braccio e lei mi risponde: “E’ così comoda la seggiolina!”. Ma la pelle è legata all’energia di Polmone e Intestino Crasso, la sua stimolazione è indispensabile, anche per tutto quello che abbiamo appena visto. Altri bimbi usano il girello troppo presto: il loro collo è rigido, devono sopportare una posizione che non sono ancora in grado di reggere.
Il posto giusto per un neonato è in braccio: in braccio alla mamma o alle persone che ci aiutano nella cura del bimbo perché, come dice F. Leboyer: “Per aiutare i piccoli ad attraversare il deserto dei primi mesi della vita, perché così non provino più l’angoscia di sentirsi isolati, perduti, bisogna parlare al loro dorso, bisogna parlare alla loro pelle, che hanno sete e fame quanto il loro ventre”.
Perciò ricordiamoci che il tocco rassicura, calma, ci fa entrare in un’altra dimensione e ci permette un dialogo con il nostro bambino: un dialogo che va al di là delle parole, è fatto di gesti, di ascolto e di conoscenza del corpo. Toccandolo impariamo veramente a conoscerlo, a sentire dove sono le tensioni e a placarle, e il bambino risponde. Un modo semplice per creare una comunicazione tra genitori e bambini e sentire quali sono le necessità del piccolo: essere toccato, rassicurato. Il pianto del bambino è il suo modo di parlare, non ascoltarlo è crudeltà, che può causare solo dolore e solitudine.
Marisa Fogarollo
Autrice di “Shiatsu & bimbi”, “Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi”, “Shiatsu per il corpo e per l’anima” (Shiatsu Milano Editore)
fogarollo.m@gmail.com
* Alcune parti sono tratte dal libro “Shiatsu & bimbi. Un tocco d’amore per il benessere del tuo bambino” Marisa Fogarollo, Shiatsu Milano Editore 2013



